
Giorgio Marconi per Enrico Baj, La Cravatta di Jackson Pollock, Studio Marconi, February 1969, photograph Ugo Mulas
Giorgio Marconi – intervista MAE Milano Arte Expo. Abbiamo fatto un paio di domande a Giorgio Marconi e gli abbiamo chiesto di poter riproporre i testi – che seguono qui – di Flavio Caroli (Tre modelli per la politica dell’arte) e Emilio Isgrò (Perché non diciamo chi sono i magliari?) – pubblicati nel 1978 dal notiziario di Studio Marconi, oltre che dal Corriere della Sera e da Il Giorno – per la loro (sconcertante, potremmo dire) attualità. Potrebbero essere scritti oggi. Poco o nulla è cambiato. L’intento, però, non è la generazione di lacrime catartiche. Vorremmo, come si dice, avviare un dibattito. Quando si dice Studio Marconi – oggi Fondazione Marconi – si parla di un modello di
riferimento. Milano, dalla metà degli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta, oltre a essere incubatrice dei geni imprenditoriali della moda e luogo di aperitivi e cocktails così riusciti da valerle il titolo “Milano da bere”, è stata capitale italiana dell’arte e sede di rilievo internazionale. Merito fu, più che delle politiche culturali pubbliche, di una rete di gallerie e di personalità che seppero interpretare un’epoca di tumultuosi cambiamenti e partecipare a un’idea di modernità che non troviamo superata – nel Gusto – nemmeno dalla rivoluzione dell’era informatica. Milano Arte Expo ha avviato il progetto 1000 MOSTRE con l’obiettivo principale di riportare in superficie – su questi schermi internet – cataloghi di esposizioni che hanno distinto una storia profonda. Giorgio Marconi, con i suoi Enrico Baj, Louise Nevelson, Gianfranco Pardi, Mimmo Rotella, Giuseppe Uncini, Lucio Fontana, Man Ray, Mario Schifano, Emilio Tadini, Gianni Colombo, Sonia Delaunay, Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Richard Hamilton, Giulio Paolini, Arnaldo Pomodoro, Aldo Spoldi, Joe Tilson, Hsiao Chin, Marcello Jori, Franco Vaccari, Adriano Altamira, ha prodotto, crediamo, un modello da imitare, tradurre, riproporre. Addio anni Settanta o arrivederci anni Settanta? Vi invitiamo a leggere la breve intervista a Giorgio Marconi, gli articoli del 1978 di Flavio Caroli ed Emilio Isgrò e … a intervenire! >>> Continua a leggere

Jonathan Guaitamacch, BRITISH BLACK SINAPSI, GIAMPIERO BIASUTTI, Arte Moderna e Contemporanea
British Black “Sinapsi” è il titolo della nuova mostra di Jonathan Guaitamacchi che, con una trentina di opere di cui 5 di grandi dimensioni, ripercorre l’itinerario degli ultimi lavori: dalle vedute londinesi di Battersea alle suggestioni sudafricane di “the Mother City” sino a quelle dei ghiacciai. 10 maggio – 30 giugno 2012, con inaugurazione giovedì 10 maggio ore 18,00 alla GIAMPIERO BIASUTTI Arte Moderna e Contemporanea di Torino (click: MAPPA). Cristina Palmieri (per MAE Milano Arte Expo): “Solitudine, / se vivere devo con te, / Sia almeno lontano dal mucchio confuso / Delle case buie; con me vieni in alto, / dove la natura si svela, e la valle, / il fiorito pendio, la piena cristallina / Del fiume appaiono in miniatura; / Veglia con me, dove i rami fanno dimore / E il cervo veloce, balzando, fuga / Dal calice del fiore l’ape selvaggia. / Qui sarei felice anche con te. Ma la dolce / conversazione d’una mente innocente, quando le parole / Sono immagini di pensieri squisiti e il piacere / Dell’animo mio. E’ quasi come un dio l’uomo / Quando con uno spirito affine abita in te. John Keats - Questi versi di Keats mi riportano alle opere di Jonathan Guaitamacchi. Le sue città, queste prospettive viste dall’alto, l’intersecarsi quasi ossessivo di architetture, di strade, di pieni e di vuoti, che si alternano nel bianco e nero di una poetica caparbiamente identificata e volutamente mai abdicata, restituiscono chi le osserva alla riflessione sul proprio rapporto con la contemporaneità, ma – soprattutto – con se stesso. >> Continua a leggere

Alberto Garcia-Alix, Eva 2001 © Alberto Garcia-Alix
Alberto Garcia-Alix - mostra personale a cura di Carlo Madesani, Camera 16 di Milano (click: MAPPA) da mercoledì 6 giugno al 27 luglio 2012. In quindici immagini il percorso creativo di uno dei fotografi europei di maggior talento. Spagnolo, di Léon (1956) Garcia-Alix è uno degli esponenti della Movida madrilena, movimento sociale e artistico nato a Madrid alla fine della dittatura di Francisco Franco, e che durò per tutti gli anni ’80, agitando e riportando in primo piano, dopo quarant’anni di silenzio, le vite della popolazione spagnola all’insegna della provocazione, in un’alternanza di droga, arte, musica. Alberto Garcia-Alix per la fotografia, Joaquín Sabina per la musica e Pedro Almodóvar per il cinema furono i cantori della nascita di questa cultura alternativa che rivelava il cambiamento in atto in Spagna: dall’ingessata società franchista si stava faticosamente passando ad una nazione aperta alla modernità. >> Continua a leggere

Patrizia Zara, exfabbricadellebambole, milano arte
Patrizia Zara (in mostra a Exfabbricadellebambole, Milano click: MAPPA) ci invita a guardare dei peperoni dipinti. Questi peperoni. Tenuti vicini a chi guarda – a chi dipinge – da una mano. La mano che tiene questi undici peperoni (appena svolti da una carta di giornale, lasciandoci intuire che provengano da un mercato rionale e non da un Supermercato – ovvero non dal luogo delle Supermerci dove si predispone la Supervita del Superconsumatore ) non è una mano qualunque: è la mano di Patrizia Zara. Abbiamo a che vedere con l’autoritratto – parziale – di Patrizia Zara, quindi. Abbiamo a far si, poi, che il nostro sguardo ci collochi a reggere undici peperoni nel luogo stesso dell’artista che ha voluto metterli in evidenza. Patrizia Zara dipinge la posizione della sua mano sinistra che porta vicino allo sguardo undici peperoni che si stagliano su uno sfondo neutro come una tela bianca. Non c’è una cucina – o un qualunque ambiente determinato – a fare da sfondo: c’è un limbo. Limbus, in latino, è una condizione temporanea delle anime. Per i fotografi è il fondale nel quale non c’è l’angolo tra piano orizzontale e piano verticale. Il luogo non finito. L’universo temporaneo dove collocare un prodotto, o un soggetto, fuori da qualunque spigoloso universo permanente. Il luogo del bello? Il posto del Valore? >> Continua a leggere
Milano Arte Expo Video trasmette l’intervista telefonica – di Federicapaola Capecchi – a Silvio Castiglioni, direttore artistico del CRT, centro di ricerca per il teatro di Milano, in seguito alla chiusura anticipata della stagione 2011/2012.
Parole ascoltate, parole dette. Una voce, quella di Silvio Castiglioni, direttore artistico del CRT di Milano, che spiega, che racconta cosa è successo a Milano,
cosa ha portato il centro di ricerca per il teatro a dire “basta! Non ce la facciamo più”. Domenica 6 maggio 2012 si svolgerà l’ultima replica della stagione del CRT, dopodiché … chiuso, non si vedranno i due spettacoli dei Motus, Let the sunshine in e Too late, non si potrà realizzare il progetto Fare teatro in Lombardia oggi. >> continua e guarda il video Continua a leggere
FRANCO FOSSA, MOSTRA ANTOLOGICA 1955 -1999, CIVICA GALLERIA D’ARTE MODERNA, Comune di Gallarate,14 Marzo – 11 Aprile 1999. “(…) L’individuo nel “non luogo” perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare ad esistere solo ed esclusivamente come utente, numero. La ricerca artistica di Fossa, già dagli anni Settanta, precorre e racconta queste tematiche. Sul finire degli anni Ottanta termina la produzione degli “Ambienti”, per lasciare spazio alle opere definite “Piani-superfici”. In esse scompare la scatola contenitore. Lo spazio in cui l’uomo può muoversi, ma anche impantanarsi – come in “Palude” o in “Ginepraio” – smarrirsi – come in “Labirinto” – diventa ipoteticamente piano, infinito. (…) – Cristina Palmieri” - Continua il progetto 1000 Mostre dal dopoguerra a oggi di MAE Milano Arte Expo. Cristina Palmieri firma il breve saggio FRANCO FOSSA, IL PRECURSORE (seguono i testi e, in ultimo, tutte le immagini del catalogo che fu realizzato nel 1999, con un saggio critico di Andrea B. del Guercio e una breve antologia critica con scritti di Mario De Micheli, Giorgio Seveso, Aurelio Natali, Marina De Stasio. >> Continua a leggere

Paolo Ulian, Finger biscuit, 2004
ULTRABODY. 208 opere tra Arte e Design inaugura giovedì 19 aprile (e fino 17 giugno 2012) al Castello Sforzesco di Milano, Sale Viscontee. Orari: dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 17.30. Durante i giorni del Salone del Mobile (dal 19 al 22 aprile), la mostra rimarrà aperta fino alle 23.00, a ingresso gratuito. L’esposizione è a cura di Beppe Finessi e presenterà una selezione di lavori realizzati dai più significativi protagonisti della scena internazionale del design e delle arti visive che, a partire dal “corpo”, coinvolgeranno l’antropologia, la sociologia, il costume, la società, la tecnologia e l’estetica contemporanea. > c. stampa > ULTRABODY. 208 opere tra Arte e Design è una mostra tematica, dedicata all’influenza che il corpo umano ha esercitato nella creatività contemporanea, spaziando tra l’arte e il design, ma anche tra l’architettura, l’arredamento, le arti applicate, la moda e i gioielli. >> Continua a leggere

M. Davico, Colore e spazio n. 1,1962, cm 65 x 85
Si possono comprendere passaggi cruciali della storia dell’arte recente e delle mostre italiane senza averli, in qualche modo vissuti? Noi crediamo che non siano sufficienti l’osservazione e lo studio di qualche opera isolata in una istituzione museale – o a casa di un illuminato collezionista (Si veda il progetto 1000 MOSTRE di Mae Milano Arte Expo). Nemmeno un’antologica ben organizzata può, in realtà, restituire il clima culturale che ha portato un artista, una galleria, un curatore a scommettere su una mostra. La storia di ogni mostra, soprattutto nei decenni rifondativi del dopoguerra, ha subito e generato, al contempo, un effetto domino nel movimento complessivo delle arti che si confrontavano con le avanguardie (o le loro prosecuzioni), da un lato, e con una parte del mondo che, in piena guerra fredda, guardava agli Stati Uniti come decisiva, ricca, potente fonte di ogni novità e progresso. Basti pensare all’avvento della Pop Art americana, alla Biennale di Venezia del 1964: potremmo dire che lì – oltre che in politica – si consumò una grande vittoria culturale degli Stati Uniti verso l’Europa. Potremmo dire che, oltre al cinema, da lì in avanti gli Stati Uniti avrebbero dominato il Sistema delle Arti. A poco valse ricordare che veniva prima la pop inglese… Due anni prima di quel 1964, sempre alla Biennale di Venezia, si svolse una personale che giudichiamo importante ed estremamente interessante riproporre. E’ la mostra di Mario Davico che, con la curatela di Flaminio Gualdoni, verrà esposta dalla Galleria Bianconi di Milano al MiArt 2012, dal 13 al 15 aprile. “È rarissimo, oggi, poter ricostruire e riproporre nella sua interezza una mostra del passato. Ma è, oltre che importante, assai affascinante: è un clima che si riforma sotto i nostri occhi, una stagione del passato che ci appartiene e che ancora ci parla.”, afferma Renata Bianconi. Quei quadri di Davico dicono di un tempo in cui la pittura era amore, passione, scelta esclusiva autenticamente di vita, e ci riportano a quel momento in cui nel rigore dell’astrazione si insedia compiutamente il valore della “linea curva come forma naturale eminentemente organica”, secondo le parole dello stesso Davico. Continua a leggere

ADAMI, 3 attori - entrée in scène, acrilico su tela, 146x114 cm
Valerio Adami – Figure nel tempo: una mostra da non perdere - aperta fino 21 aprile 2012 – presentata da Maurizio Ferraris e Vincenzo Trione alla Galleria Tega di Milano (click: MAPPA), che ha – con la mostra di Adami – inaugurato i suoi nuovi spazi espositivi (il 28 febbraio). Dai taccuini di Valerio Adami: “Bambino, a Milano, gli anni della guerra; nel giardino sotto casa un pittore veniva ogni mattina, metteva il cavalletto e disegnava gli alberi e tutto quel che vedeva in quel piccolo rettangolo verde, e lì rimaneva fino al tramonto. Fu allora che mi sono detto: questa è la vita che voglio fare. Ora, a settant’anni, lo stile è il mio giardino e io, a questo, lavorerò fino al tramonto”. Adami è indubbiamente uno degli artisti italiani più noti internazionalmente. La pittura – e i disegni! – di Valerio Adami sono stati affrontati, approfonditi, narrati, discussi e consegnati alla storia dell’arte da una quantità di critici, storici, poeti, scrittori e filosofi (uno fra tutti: Jacques Derrida). A noi sembra interessante riproporre, qui, un corposo testo anni sessanta di un altro grande pittore e scrittore che crescette – si può forse dire, data la loro lunga amicizia – con Valerio Adami e percorse quegli anni del dopoguerra e della ricostruzione che furono decisivi per lo sviluppo di una generazione molto solida di artisti. (Per il testo ringraziamo Spazio Tadini di Milano, sede dell’Archivio Emilio Tadini, che ha voluto cortesemente concedercene l’utilizzo). Emilio Tadini, Adami (per una mostra alla Galleria L’Attico, Roma, 1965) > Il buon selvaggio, naturalmente, non sapeva di essere né buono né selvaggio: il segreto della sua innocenza e della sua naturalezza era anche lì, nel suo non sapere. Questi buoni selvaggi che sono, in genere, i pittori americani di ieri e di oggi – la cui bontà, è logico, si riferisce ad una moralità più attuale, e la cui innocenza è debitamente più violenta – sanno benissimo di esserlo. E questo non fa che favorire la loro operazione di conquista. Non sto cercando miseramente di demolire con una battuta alcune tra le situazioni più clamorose della pittura di oggi. Credo di rendermi conto di certe esigenze reali, al di là della massiccia attività di mercato, spietatamente fedele a quel mito della novità sovrastrutturale (della carrozzeria, potremmo dire) che è alla base della civiltà dei consumi: tanto è vero che si sta cercando di infilare a forza nel colombario del museo il corpo ancora vivo e recalcitrante della pop-art, per mettere in circolazione al suo posto la op-art, nata – o scoperta – ieri. >> Continua a leggere

Andy Warhol, L'Ultima Cena The Last Supper, acrilico su tela, 100 x 100 cm, Gruppo Credito Valtellinese, a Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Andy Warhol: THE LAST SUPPER / L’ultima Cena - Da sabato 31 marzo e fino al 15 aprile 2012, Palazzo Magnani di Reggio Emilia (click: MAPPA) ospita The Last Supper, una delle opere più significative nella produzione di Andy Warhol. The Last Supper è una interpretazione straordinaria del Cenacolo di Leonardo da Vinci, realizzata da Andy Warhol nel 1986. L’evento, che cade nel 25° anniversario della morte di Warhol, è parte del progetto Arte in Agenda. A tu per tu con… ideato e promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani. >> Continua a leggere

Dadamaino: “Lucio Fontana ha avuto un ruolo determinante nella mia pittura; […] Se non fosse stato Fontana a perforare la tela, probabilmente non avrei osato farlo neppure io. Si asportava totalmente la materia, al punto da rendere visibili anche parti della tela, per eliminare ogni elemento materiale, per privarla di ogni retorica e ritornare così alla tabula rasa, alla purezza. Così sulle tele pulite operai grandi squarci ovoidali, a volte uno solo, grande come tutto il quadro. Dopo questo atto liberatorio rimasi perplessa sul come proseguire. Il come lo trovai interessandomi al futurismo…“. Con queste parole programmatiche, cariche delle frequentazioni intense di Emilia Maino (poi Eduarda, detta Dada e, infine, Dadamaino) della fine degli anni ’50 – a cominciare dal bar Giamaica a Milano nel “fecondissimo” quartiere milanese di Brera – introduciamo questa ulteriore pubblicazione del progetto 2012/2015: 1000 MOSTRE on line MAE Milano Arte Expo. In accordo con Stefano Cortina, segue per intero (180 pagine), qui, la monografia “Dadamaino”, del 2008, edita da Cortina Arte Edizioni in occasione della mostra “Dadamaino – L’Assoluta leggerezza dell’essere” presso L’Associazione Culturale Renzo Cortina di Milano. >> Continua a leggere
L’Istruttoria di Peter Weiss – al Teatro Elfo Puccini di Milano (clicca: MAPPA), sala Fassbinder – è in scena dal 13 al 25 marzo. L’Istruttoria è uno dei più alti esempi di teatro documento che la drammaturgia contemporanea abbia prodotto, è lo spettacolo-cult di Fondazione Teatro Due, presentato da 28 anni ininterrottamente come fondamentale appuntamento con la memoria. Spettacolo visto da generazioni di spettatori (945 repliche per quasi 150.000 spettatori), che ha visto cambiare il pubblico – la sua coscienza – la storia politica e che ha visto crescere i suoi interpreti. Regia Gigi Dall’Aglio. Con Roberto Abbati, Paolo Bocelli, Cristina Cattellani, Laura Cleri, Gigi Dall’Aglio, Pino L’Abbadessa, Milena Metitieri, Tania Rocchetta. >> Continua a leggere

Winfred GAUL.Signal.1967. acrilico su tavola.90x90cm
Winfred GAUL - inaugura giovedì 3 maggio 2012, ore 17:30 - a cura di Alberto RIGONI – la mostra che Fondazione Zappettini di Milano (click: MAPPA) dedica a uno dei fondatori negli anni Settanta della Pittura analitica. Aperta fino al 29 giugno, l’esposizione propone una selezione di lavori di Winfred GAUL, protagonista di mezzo secolo di pittura in Germania, già presenti in mostre dell’epoca e provenienti da varie collezioni italiane. In primo piano saranno le celebri “Markierungen”, le minimali tracciature che il Maestro di Düsseldorf realizzò come passo decisivo verso il “grado zero” del linguaggio pittorico. > c. stampa > Continua a leggere

Will Benedict, Pro Choice, 2010, Gouache on foamcore, gouache on canvas, photocollage, glass, tape, 108 x 155 cm
La galleria Giò Marconi di Milano (click: MAPPA) inaugura venerdì 13 aprile 2012 dalle 19.00 alle 22.00 (in occasione della notte bianca di MiArt) la prima personale di Will Benedict (1978, vive e lavora a Vienna). > c. stampa > Nel 2008 Will Benedict inizia la serie “Post Card”: imitando su foamcore – uno strato di poliuretano espanso racchiuso da 2 fogli di cartone bianco – il retro di una cartolina vuota, Will lavora sul tema della comunicazione e del ruolo della pittura nella contemporaneità. La linea verticale che separa lo spazio dell’indirizzo da quello del testo e il piccolo dipinto nell’angolo solitamente destinato al francobollo si prestano a questo gioco: spesso le sue “cartoline” non hanno un destinatario, o in alcuni casi si limitano o più genericamente al classico messaggio “Vorrei fossi qui”; altre invece, come quella per Silvio Berlusconi (2011), contengono una nota scritta a mano, poco leggibile, che recita “Buona fortuna con l’indigestione”… >> Continua a leggere

La dinastia BRUEGHEL apre sabato 24 marzo 2012 (fino 29 luglio) alla Villa Olmo di Como (click: MAPPA e INFO). L’esposizione ripercorre la storia della più importante stirpe di artisti fiamminghi attivi tra il XVI e il XVII secolo, attraverso 70 dipinti e 30 tra disegni e grafiche dei maggiori esponenti. Il percorso espositivo si apre e ruota attorno al capolavoro I sette peccati capitali di Hieronymus Bosch – che giunge in Italia per la prima volta – maestro che è stato il punto di riferimento stilistico di Pieter Brueghel il Vecchio. >> Continua a leggere