FONDAZIONE MARCONI William T. Wiley: 43 Years Later, Mole Toe Benny, Returns aka Wiley - La Fondazione Marconi Milano (MAPPA) inaugura lunedì 27 maggio 2013 alle ore 18,00 una mostra dedicata all’artista americano William T. Wiley con opere della fine degli anni Sessanta e di questi ultimi anni. Allestita se entrambi i piani dello spazio espositivo, l’expo è realizzata dopo 43 anni dalla prima mostra personale che W.T. Wiley tenne a Milano nel 1971 allo Studio Marconi. William T. Wiley, talento precoce comincia la sua attività artistica con un’esposizione al San Francisco Museum of Art ancora prima di conseguire il Bachelor of Fine Arts – nell’anno 1961 – presso il San Francisco Art Institute. È il periodo nel quale, nel mondo dell’arte, domina l’Espressionismo Astratto dal quale l’artista viene inizialmente influenzato per tracciare, in seguito, la sua strada con uno stile del tutto originale. > Continua a leggere
Galleria Santo Ficara ALDO MONDINO TAPPETI STESI E APPESI. Alla Galleria Santo Ficara Arte Moderna e Contemporanea di Firenze (MAPPA) la mostra dedicata ad Aldo Mondino curata da Marco Meneguzzo inaugura sabato 13 aprile, ore 11. In collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino Tappeti stesi e appesi proseguirà fino al 20 giugno con le opere incentrate sul concetto di “nuovo esotismo” uno dei temi più frequentati nella prolifica attività dell’artista torinese, scomparso nel 2005. In mostra, oltre ad alcuni gioielli dai soggetti orientaleggianti, il ciclo di opere di Aldo Mondino dei cosiddetti “tappeti stesi” – simulacri di tappeti, di fatto dipinti su telai e superfici sagomate -, delle “Turcate” – chiaro riferimento al folklore turco, con particolare riguardo alle forme culturali e visive della setta dei Dervisci, ma anche all’artista Giulio Turcato -, dei “ritratti” di ambientazione araba, e culmina con il rifacimento di “Mekka Mokka” (1988), una sorta di tappeto- mandala realizzato con l’utilizzo di 50 chili di caffè in grani su carta da spolvero. >> Continua a leggere
Flash Art Event 2013 Emilio Tadini: Studio Marconi di Milano in occasione di Flash Art Event 2013, lo Studio Marconi / Fondazione Marconi ha il piacere di presentare una selezione di disegni realizzati da Emilio Tadini tra gli anni 1980 e 1990 chiamati “i disegni di mezzogiorno”. Giorgio Marconi racconta che si tratta di disegni e schizzi che Tadini ha realizzato durante le riunioni che si svolgevano alla galleria d’arte Studio Marconi verso mezzogiorno. Sempre Giorgio Marconi aggiunge – nell’introduzione del volume in cui i disegni sono pubblicati – che gli artisti che lavoravano con lui erano soliti ritrovarsi allo Studio Marconi verso mezzogiorno per discutere di mostre, di progetti, di libri.. Durante queste riunioni Emilio Tadini disegnava in continuazione su qualsiasi pezzo di carta trovasse in galleria: cartoncini, buste, rassegne stampa.. Ed e’ stato proprio Tadini a intitolare quei disegni “disegni di mezzogiorno”. >> Continua a leggere
Fondazione Marconi aderisce al progetto Documenti d’Arte del Novecento di Milano Arte Expo con una vasta mole di materiale storico che verrà messo on line. Altre gallerie e fondazioni stanno unendosi a questo cospicuo e progressivo piano di lavoro. Per chi fosse interessato a collaborare: milanoartexpo@gmail.com. Il testo che segue è stato pubblicato nel fascicolo Studio Marconi Documenti n° 8 del 1982. La nuova pittura tedesca – “Una buona opera d’arte è nazionale, ma l’opera d’arte nazionale è brutta”. Di Johannes Gachnang - All’inizio: Berlino. Lautréamont, Artaud così come artisti quali Derain, Balthus e Gruber o ancora Fautrier vi erano, all’inizio degli anni Sessanta, al centro delle discussioni. Di questo stato d’animo, la retrospettiva Jean Paulhan à travers ses peintres (Parigi 1974) rese conto in modo affascinante: sottolineò l’eccezionale continuità, la concentrazione che costituiscono per noi oggi le caratteristiche esemplari di questo periodo — della nostra epoca. Le discussioni giravano ugualmente intorno alla pittura di Stringberg e di Schoenberg, ai disegni di Hill e di Josephson, opere che la mia generazione scoprì per conto proprio, contemporaneamente a L’entrata di Cristo a Bruxelles di Ensor, in occasione dell’esposizione che il Consiglio d’Europa consacrò alle Sources du XX siede (Parigi, autunno 1960). Questa eccezionale esposizione mostrava, quasi in tutta la sua estensione, l’apporto creatore degli anni 1884-1914. Capitale tradizionale delle arti, Parigi, lo si vede, continuava in quegli anni a giocare il suo ruolo, alimentava da noi il dibattito artistico e sembrava incontrare gli interessi specifici tedeschi. >> Continua a leggere

Kazimir Severinovič Malevič, Supremus No.50,1915, Olio su tela, cm97x66, Stedelijk Museum, Amsterdam
Fondazione Marconi – Milano Arte Expo: Documenti d’Arte del Novecento. Le pagine di MAE Milano Arte Expo – oltre l’attualità e le notizie d’arte – seguono un progetto articolato di documentazione che riguarda e coinvolge fondazioni e gallerie, artisti, storici, critici e curatori d’arte. L’obiettivo è semplice: mettere a disposizione una vasta mole di materiale storico d’archivio: una documentazione parziale (ma potenzialmente infinita) di quella storia dell’arte che potrebbe essere “dimenticata” in forma non-digitale e destinata a essere altrimenti custodita solo in biblioteche o archivi privati non sempre raggiungibili con facilità da chi voglia informarsi e studiare. Il nostro modello di riferimento è costituito in senso assoluto dagli eccellentissimi ARCHIVES OF AMERICAN ART dello Smithsonian Institution : With over 20 million items in its continually growing collections, the Archives is the world’s largest and most widely used resource … vedi LINK. Siamo certi di non poter nemmeno paragonare il nostro umile lavoro a quello di una istituzione culturale di primaria importanza come lo Smithsonian, ma siamo convinti che si possa e si debba agire. Per maggiori informazioni e/o partecipare al progetto scriveteci: milanoartexpo@gmail.com. Oggi, grazie a Giorgio Marconi, presidente di una delle fondazioni d’arte che aderisce al progetto – Fondazione Marconi di Milano vedi LINK - pubblichiamo uno dei testi relativi al ricchissimo Notiziario di Studio Marconi (dal numero uscito il 26 gennaio 1978): galleria che per alcuni decenni ha costituito un vero centro nevralgico dell’arte a Milano.
Kazimir (o Kasimir) Severinovič Malevič – Sul museo - PREMESSA – Le pagine delle riviste moscovite « L’Arte della Comune » e « Anarchia » offrono a Malevič la possibilità di esprimere in pubblico le sue idee socioartistiche nel periodo immediatamente successivo alla rivoluzione d’Ottobre. Come la maggior parte dei suoi compagni futuristi (Majakovskij, Kamenskij, BurIjuk), egli è completamente impegnato nella concreta trasformazione delle strutture sociali del mondo dell’arte: entra nella Federazione degli artisti di sinistra, creata subito dopo la rivoluzione del febbraio 1917, e partecipa ai lavori del Commissario del popolo per l’istruzione (Narkompros). Solo la partenza per Vitebsk, nell’autunno del 1919, modificherà l’orientamento del suo impegno pubblico, trasferendolo su un piano maggiormente teorico, e inducendo l’artista a concentrare i suoi sforzi sul materiale proprio della sua attività plastica (teoria e architettura). >> Continua a leggere
EMILIO TADINI, di Gillo Dorfles – Milano: mostra a Studio Marconi – ora Fondazione Marconi, del 1978. E’ attualmente in corso – fino al 31 ottobre 2012 - presso la Fondazione Marconi (MAPPA) l’esposizione Emilio Tadini 1985 -1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte, organizzata per il decennale della scomparsa di Tadini (leggi dettagli) . MAE Milano Arte Expo, per il progetto 1000 MOSTRE D’ARTE (recupero e valorizzazione on-line del materiale documentale e dei cataloghi delle mostre che hanno segnato la storia dell’arte contemporanea in Italia) ha ottenuto da Giorgio Marconi l’utilizzo dei Libretti e dei Quaderni di Studio Marconi, per un periodo che copre almeno due decenni di attività. Vi hanno scritto testi critici, saggi, recensioni, centinaia tra artisti, critici e curatori d’arte nel contesto di una Milano in pieno terremoto culturale e artistico. Una Milano che era – e a nostro parere rimane - crogiolo e principale punto di riferimento non solo del mercato dell’arte, dell’editoria, della moda, ma della civiltà culturale del nostro Paese. Nel bene e nel male – contraddizioni e lacerazioni incluse – nelle arti come nella politica e nell’economia, Milano continua a essere esperimento vivissimo capace di imprimere una direzione al
movimento generale delle cose. Gillo Dorfles descrisse Studio Marconi come il piccolo Beaubourg milanese: se ne sente più che mai il bisogno. GILLO DORFLES – su EMILIO TADINI: È davvero defunta o agonizzante la creatività pittorica? Proprio quando il periodo che attraversiamo è scarso di nuove invenzioni artistiche, si ragiona, si scrive, si discute a tutto spiano di « creatività ». Eppure qualche esempio d’una attività fantastica e inventiva esiste ancora. L’importante è saperlo scoprire e valorizzare. È quanto ci propone una grande mostra di Emilio Tadini che si è aperta in questi giorni a Milano. >> Continua a leggere
MAXIM KANTOR VULCANO, Fondazione Stelline MILANO. Dalla prima mostra a Milano del 1988 allo Studio Marconi / Fondazione Marconi ad oggi Maxim Kantor – pittore e scrittore – ha esposto in tutto il mondo. Kantor torna a Milano alle Stelline - inaugurazione giovedì 25 ottobre ore 18.30 – con una mostra antologica curata da Alexandr Borovsky e Cristina Barbano, in collaborazione con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo. L’esposizione proseguirà fino al 9 dicembre 2012. Cuore della mostra è il portfolio Vulcanus. Atlas del 2010, insieme a un nucleo di dipinti degli ultimi anni e a opere rappresentative dell’intera attività pittorica di Maxim Kantor (1980-2012). Una sezione della grande mostra alla Fondazione Stelline sarà dedicata alla sua attività di scrittore (ultimo libro: DUSTPAN AND BROOM - SHORT STORIES AND POEMS, MOSCOW, A.S.T., 2010) >> Continua a leggere

Emilio Tadini, Il ballo dei filosofi, 1995, Acrilici su tela, trittico 190×120 – 200 x 120 – 190×120 cm, alla Fondazioni Marconi di Milano
EMILIO TADINI: FONDAZIONE MARCONI – Studio Marconi ’65 (MAPPA). Milano arte / StartMilano – Con la mostra dal titolo Emilio Tadini 1985 -1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte, una delle più prestigiose gallerie d’arte contemporanea di Milano, di Giorgio Marconi, apre la stagione 2012 / 2013. Inaugurazione: martedì 18 settembre 2012 ore 18,30. L’esposizione antologica dedicata a Tadini a dieci anni dalla scomparsa dell’artista resterà aperta fino al 31 ottobre, accompagnata dall’uscita di una monografia Skira con antologia di testi critici e un nuovo saggio su Tadini di Arturo Carlo Quintavalle. La mostra, sui tre piani piani dello spazio espositivo, è dedicata alla produzione del pittore negli anni dal 1985 al 1997 e si propone come logico proseguimento della rassegna Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura, predisposta negli spazi della Fondazione Marconi, di Fondazione Mudima e dell’Accademia di Brera nel 2007, dedicata al lavoro di Tadini dagli esordi fino alla metà degli anni Ottanta. Scrive Quintavalle: (…)Tadini ha dipinto con gioia e ironia e questa gioia e ironia, e insieme questa profonda consapevolezza dell’artista come ideologo e creatore di organiche visioni del mondo, ne fanno la figura più rilevante dell’arte della sua generazione in Italia e una delle maggiori in Europa, una figura che è stata finora da molti citata e imitata. >>
FRANCO VIMERCATI Tutte le cose emergono dal nulla: a Palazzo Fortuny (MAPPA), Venezia, la mostra dedicata a Franco Vimercati (1940-2001), un grande della fotografia italiana, a cura di Elio Grazioli, progetto di allestimento di Daniela Ferretti. Inaugurazione: venerdì 31 agosto open day dalle 12 alle 20 – l’esposizione a Palazzo Fortuny resterà aperta fino al 19 novembre 2012. Elio Grazioli (dal testo “Io sono la lastra”): Franco Vimercati era diventato una piccola leggenda nel mondo dell’arte italiana. Di lui si diceva che si era chiuso in casa per dieci anni a fotografare esclusivamente una piccola ciotola su un fondo nero. La leggenda lo colorava perciò di anticonformismo e inattualità, con un’aura di sapore orientaleggiante, quasi un buddista in meditazione contemplativa su un unico oggetto. Erano gli anni ottanta, il decennio dell’euforia e della trans modernità e lui se ne stava in disparte concentrato su un semplice oggetto di poco conto e significato e di uso quotidiano. > c. stampa Carlotta Toscano - Studio Lucia Crespi > La grande mostra personale a Palazzo Fortuny di Venezia di Franco Vimercati è senz’altro la più esaustiva dedicata a questo artista che aveva trovato nella fotografia il suo mezzo espressivo d’elezione e copre il periodo dagli anni Settanta fino alla scomparsa nel 2001. >> Continua a leggere

Giuseppe Maraniello In-Es, cm 206x346x15, 2012, Lorenzelli Arte, Milano
Giuseppe Maraniello In-Es, galleria Lorenzelli Arte, Milano (clicca: MAPPA), fino al 19 luglio 2012, a cura di Alberto Fiz, Matteo Lorenzelli. Recensione per MAE Milano Arte Expo, Jean Luc Neverborn > Cerchiamo di guardare piano. Di non farci solo travolgere da queste operose macchine dell’immaginario. Di non appoggiare una sola parola al muro (con l’aria di chi lasci intendere” poi passo a riprenderla e la metto a posto”). Cerchiamo di non rimanere estasiati troppo velocemente dalle opere di Giuseppe Maraniello solo perché continuiamo a farlo da anni.
Ek-stàsis – lo star fuori di sé – è cosa seria. E’ cosa di chi “fissa un oggetto fuori di sé”. Per Plotino “Estasi” è traguardo della ragione umana in via di ricongiunzione con il Principio da cui proviene, quando riesca a coglierlo non padroneggiandolo ma lasciandosene, in qualche modo, possedere. Lasciamoci quindi trascinare dall’estasi e dalle forze assorbite, da Maranielllo, nelle opere di In-Es. Inspirare , espirare. Come polmoni. Dentro, fuori. Lentamente.
Realizzando questo ciclo In-Es , Maraniello porta a compimento un processo metabolico. Non c’è nulla che non venga trasformato. Nulla, che riguardi la visione, che non tragga ossigeno. E gli occhi, a lasciarli andare, si tirano dietro la testa, il collo e tutto il resto, fino ai piedi. >> Continua a leggere

Giorgio Marconi per Enrico Baj, La Cravatta di Jackson Pollock, Studio Marconi, February 1969, photograph Ugo Mulas
Giorgio Marconi – intervista MAE Milano Arte Expo. Abbiamo fatto un paio di domande a Giorgio Marconi e gli abbiamo chiesto di poter riproporre i testi – che seguono qui – di Flavio Caroli (Tre modelli per la politica dell’arte) e Emilio Isgrò (Perché non diciamo chi sono i magliari?) – pubblicati nel 1978 dal notiziario di Studio Marconi, oltre che dal Corriere della Sera e da Il Giorno – per la loro (sconcertante, potremmo dire) attualità. Potrebbero essere scritti oggi. Poco o nulla è cambiato. L’intento, però, non è la generazione di lacrime catartiche. Vorremmo, come si dice, avviare un dibattito. Quando si dice Studio Marconi – oggi Fondazione Marconi – si parla di un modello di
riferimento. Milano, dalla metà degli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta, oltre a essere incubatrice dei geni imprenditoriali della moda e luogo di aperitivi e cocktails così riusciti da valerle il titolo “Milano da bere”, è stata capitale italiana dell’arte e sede di rilievo internazionale. Merito fu, più che delle politiche culturali pubbliche, di una rete di gallerie e di personalità che seppero interpretare un’epoca di tumultuosi cambiamenti e partecipare a un’idea di modernità che non troviamo superata – nel Gusto – nemmeno dalla rivoluzione dell’era informatica. Milano Arte Expo ha avviato il progetto 1000 MOSTRE con l’obiettivo principale di riportare in superficie – su questi schermi internet – cataloghi di esposizioni che hanno distinto una storia profonda. Giorgio Marconi, con i suoi Enrico Baj, Louise Nevelson, Gianfranco Pardi, Mimmo Rotella, Giuseppe Uncini, Lucio Fontana, Man Ray, Mario Schifano, Emilio Tadini, Gianni Colombo, Sonia Delaunay, Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Richard Hamilton, Giulio Paolini, Arnaldo Pomodoro, Aldo Spoldi, Joe Tilson, Hsiao Chin, Marcello Jori, Franco Vaccari, Adriano Altamira, ha prodotto, crediamo, un modello da imitare, tradurre, riproporre. Addio anni Settanta o arrivederci anni Settanta? Vi invitiamo a leggere la breve intervista a Giorgio Marconi, gli articoli del 1978 di Flavio Caroli ed Emilio Isgrò e … a intervenire! >>> Continua a leggere

Gianluigi Colin, Mercurio/In God We Trust, 2008-‐2011 stampa con pigmenti naturali su carta da quotidiano 175 x 290 cm - Fondazione Marconi di Milano
Fondazione Marconi di Milano (click: MAPPA) inaugura venerdì 13 aprile 2012, alle ore 18, la mostra Mitografie di Gianluigi Colin. Mitografie propone parte della importante mostra realizzata qualche mese fa al museo IVAM (Instituto Valenciano de Arte Moderno) di Valencia. Dodici opere di grande formato suddivise in quattro gruppi: Venere, Marte, Saturno e Mercurio. Gillo Dorfles: “Colin – rivendicatore e “decontesatatore” di un’arte elaborata e sublimata “con le sue mani” – finisce per ottenere un’immagine mitica del nostro tempo e insieme ammonitrice di vicende future. Ma restituisce anche – e va sottolineato – un’immagine plastica e figurativa (senza bisogno di pennelli di sgorbi che spesso ne tradiscono l’autentica valenza). Un’ immagine, in definitiva, che testimonia molto bene l’aspetto della più recente creatività italiana. E che non ha bisogno di ostentare le etichette di “arte” o di cronaca. C’è solo un modo davvero appropriato per commentare queste opere: “mitografia estetica“. Per l’occasione sarà pubblicato il Quaderno della Fondazione n. 7 una pubblicazione che raccoglie immagini delle opere esposte, fotografie, con testi di Giorgio Marconi, Arturo Carlo Quintavalle, Gillo Dorfles, Barbara Rose, Vincenzo Trione, Arturo Pèrez-Reverte, Emilio Tadini. >> Continua a leggere
Grazia Varisco e Aurelio Sartorio, aprono il 2012 alla Fabbri Contemporary Art di Milano (click: MAPPA) con la mostra d’istanti. Curatore: Federico Sardella. Inaugurazione mercoledì 11 gennaio, dalle ore 18.30. Grazia Varisco e Aurelio Sartori: artisti milanesi di differenti generazioni e distinte storie nelle quali sono, però, rintracciabili tratti che li accomunano e li legano. Grazia Varisco – a nostro avviso artista di calibro internazionale, importante e imperdibile degli ultimi decenni – è attiva dalla fine degli anni Cinquanta. Aurelio Sartorio dalla metà del Novanta. Grazia Varisco, membro del Gruppo T (Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco, nato nel 1959 a Milano e attivo sino alla fine degli anni Settanta), ha partecipato alle mostre Miriorama e a quelle internazionali di arte cinetica e programmata per proseguire, poi, il suo percorso in modo individuale. > comunicato stampa > Continua a leggere
Nel 1980 Riva Castleman direttore del Dipartimento di Grafica e Libri del Museum of Modern Art di New York, scriveva nel catalogo della mostra Printed Art: A View of Two Decades: “le stampe degli artisti Pop, Op, Minimalisti, Concettuali, Foto-Realisti e dei recenti artisti figurativi, sono di notevole importanza per la
comprensione dellʼarte del nostro tempo”. Martedì 29 novembre 2011 la Fondazione Marconi di Milano (clicca: MAPPA), ha il piacere di ospitare lo Studio Marconi ʼ65 con una mostra dedicata allʼarte moltiplicata, dal titolo Grafica. Litografia, serigrafia, acquatinta, puntasecca … sono molte le tecniche che hanno fatto la storia dellʼarte passata e più recente, a cui è corrisposto un mercato abbastanza vivace fino agli anni Ottanta del secolo scorso, per la possibilità di acquistare ad un prezzo contenuto le “idee” dei grandi maestri. comunicato stampa > Continua a leggere
Come avevamo preannunciato, MAE Milano Arte Expo re-inaugura le mostre. La prima, scelta in accordo con il gallerista Giorgio Marconi, riguarda il passato recente dello Studio Marconi. 1973: LOUISE NEVELSON. Crediamo che tale lavoro di archiviazione e messa online sia utile a chi studia e considera l’arte un pezzo non secondario del grande puzzle della storia di un paese, di una cultura, di un popolo. L’intento non è celebrativo, ma ha il duplice scopo di fare memoria e di riconsiderare l’assoluta attualità di avvenimenti, personaggi e luoghi che hanno visto protagonisti – oltre agli artisti e alle loro opere – intere generazioni cresciute dalla fine della seconda guerra mondiale in avanti. In breve: la storia del gusto e dell’estetica si è intrecciata a quella delle passioni politiche, dell’evoluzione sociale, del rapporto uomo / donna e ha lasciato tracce persistenti nel nostro modo di vivere, preoccuparci del bello e del brutto e, persino, di arrabbiarci o essere “indignati”. Una enorme opera di Louise Nevelson, per chi volesse approfittarne, è esposta proprio in questi giorni presso la Fondazione Marconi di Milano, nel contesto della mostra collettiva Grandi opere … Grandi,( clicca qui per leggere l’articolo relativo a essa). E ora, senza indugio, torniamo al mese di maggio dell’anno 1973….(clicca le immagini per ingrandirle) Continua a leggere