EMILIO TADINI, di Gillo Dorfles – Milano: mostra a Studio Marconi – ora Fondazione Marconi, del 1978. E’ attualmente in corso – fino al 31 ottobre 2012 - presso la Fondazione Marconi (MAPPA) l’esposizione Emilio Tadini 1985 -1997. I profughi, i filosofi, la città, la notte, organizzata per il decennale della scomparsa di Tadini (leggi dettagli) . MAE Milano Arte Expo, per il progetto 1000 MOSTRE D’ARTE (recupero e valorizzazione on-line del materiale documentale e dei cataloghi delle mostre che hanno segnato la storia dell’arte contemporanea in Italia) ha ottenuto da Giorgio Marconi l’utilizzo dei Libretti e dei Quaderni di Studio Marconi, per un periodo che copre almeno due decenni di attività. Vi hanno scritto testi critici, saggi, recensioni, centinaia tra artisti, critici e curatori d’arte nel contesto di una Milano in pieno terremoto culturale e artistico. Una Milano che era – e a nostro parere rimane - crogiolo e principale punto di riferimento non solo del mercato dell’arte, dell’editoria, della moda, ma della civiltà culturale del nostro Paese. Nel bene e nel male – contraddizioni e lacerazioni incluse – nelle arti come nella politica e nell’economia, Milano continua a essere esperimento vivissimo capace di imprimere una direzione al
movimento generale delle cose. Gillo Dorfles descrisse Studio Marconi come il piccolo Beaubourg milanese: se ne sente più che mai il bisogno. GILLO DORFLES – su EMILIO TADINI: È davvero defunta o agonizzante la creatività pittorica? Proprio quando il periodo che attraversiamo è scarso di nuove invenzioni artistiche, si ragiona, si scrive, si discute a tutto spiano di « creatività ». Eppure qualche esempio d’una attività fantastica e inventiva esiste ancora. L’importante è saperlo scoprire e valorizzare. È quanto ci propone una grande mostra di Emilio Tadini che si è aperta in questi giorni a Milano. >> Continua a leggere

DADAMAINO alla Galleria Cortina (MAPPA) di Milano: con la mostra intitolata “Dadamaino, gli anni ’70, rigore e coerenza” – curata da Tommaso Trini, l’Associazione Culturale diretta da Stefano Cortina (al suo 50° anno di attività) giunge al terzo, corposo, appuntamento con l’opera di Emilia “Eduarda” Maino (Milano 1930-2004). Inaugurazione: martedì 5 giugno ore 18,30. “Dadamaino” resterà aperta fino al 27 luglio 2012. MAE Milano Arte Expo ha già reso consultabile on line per intero la monografia DADAMAINO – L’Assoluta leggerezza dell’essere, Cortina Arte, 2008 (LINK) nell’ambito del progetto 1000 MOSTRE d’arte. Per questa nuova mostra Cortina Arte Edizioni ha pubblicato un libro/catalogo con una ricchissima sezione iconografica, introduzione di Tommaso Trini con antologia critica e testimonianze di Marina Apollonio, Gillo Dorfles, Marcello Morandini, Maria Mulas, Jorrit Tornquist. Apparati storico/biografici di Cristina Celario e Veronica Riva. Prefazione di Stefano Cortina, interviste a cura di Susanne Capolongo. >> Continua a leggere
FRANCO FOSSA, MOSTRA ANTOLOGICA 1955 -1999, CIVICA GALLERIA D’ARTE MODERNA, Comune di Gallarate,14 Marzo – 11 Aprile 1999. “(…) L’individuo nel “non luogo” perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare ad esistere solo ed esclusivamente come utente, numero. La ricerca artistica di Fossa, già dagli anni Settanta, precorre e racconta queste tematiche. Sul finire degli anni Ottanta termina la produzione degli “Ambienti”, per lasciare spazio alle opere definite “Piani-superfici”. In esse scompare la scatola contenitore. Lo spazio in cui l’uomo può muoversi, ma anche impantanarsi – come in “Palude” o in “Ginepraio” – smarrirsi – come in “Labirinto” – diventa ipoteticamente piano, infinito. (…) – Cristina Palmieri” - Continua il progetto 1000 Mostre dal dopoguerra a oggi di MAE Milano Arte Expo. Cristina Palmieri firma il breve saggio FRANCO FOSSA, IL PRECURSORE (seguono i testi e, in ultimo, tutte le immagini del catalogo che fu realizzato nel 1999, con un saggio critico di Andrea B. del Guercio e una breve antologia critica con scritti di Mario De Micheli, Giorgio Seveso, Aurelio Natali, Marina De Stasio. >> Continua a leggere

M. Davico, Colore e spazio n. 1,1962, cm 65 x 85
Si possono comprendere passaggi cruciali della storia dell’arte recente e delle mostre italiane senza averli, in qualche modo vissuti? Noi crediamo che non siano sufficienti l’osservazione e lo studio di qualche opera isolata in una istituzione museale – o a casa di un illuminato collezionista (Si veda il progetto 1000 MOSTRE di Mae Milano Arte Expo). Nemmeno un’antologica ben organizzata può, in realtà, restituire il clima culturale che ha portato un artista, una galleria, un curatore a scommettere su una mostra. La storia di ogni mostra, soprattutto nei decenni rifondativi del dopoguerra, ha subito e generato, al contempo, un effetto domino nel movimento complessivo delle arti che si confrontavano con le avanguardie (o le loro prosecuzioni), da un lato, e con una parte del mondo che, in piena guerra fredda, guardava agli Stati Uniti come decisiva, ricca, potente fonte di ogni novità e progresso. Basti pensare all’avvento della Pop Art americana, alla Biennale di Venezia del 1964: potremmo dire che lì – oltre che in politica – si consumò una grande vittoria culturale degli Stati Uniti verso l’Europa. Potremmo dire che, oltre al cinema, da lì in avanti gli Stati Uniti avrebbero dominato il Sistema delle Arti. A poco valse ricordare che veniva prima la pop inglese… Due anni prima di quel 1964, sempre alla Biennale di Venezia, si svolse una personale che giudichiamo importante ed estremamente interessante riproporre. E’ la mostra di Mario Davico che, con la curatela di Flaminio Gualdoni, verrà esposta dalla Galleria Bianconi di Milano al MiArt 2012, dal 13 al 15 aprile. “È rarissimo, oggi, poter ricostruire e riproporre nella sua interezza una mostra del passato. Ma è, oltre che importante, assai affascinante: è un clima che si riforma sotto i nostri occhi, una stagione del passato che ci appartiene e che ancora ci parla.”, afferma Renata Bianconi. Quei quadri di Davico dicono di un tempo in cui la pittura era amore, passione, scelta esclusiva autenticamente di vita, e ci riportano a quel momento in cui nel rigore dell’astrazione si insedia compiutamente il valore della “linea curva come forma naturale eminentemente organica”, secondo le parole dello stesso Davico. Continua a leggere

Dadamaino: “Lucio Fontana ha avuto un ruolo determinante nella mia pittura; […] Se non fosse stato Fontana a perforare la tela, probabilmente non avrei osato farlo neppure io. Si asportava totalmente la materia, al punto da rendere visibili anche parti della tela, per eliminare ogni elemento materiale, per privarla di ogni retorica e ritornare così alla tabula rasa, alla purezza. Così sulle tele pulite operai grandi squarci ovoidali, a volte uno solo, grande come tutto il quadro. Dopo questo atto liberatorio rimasi perplessa sul come proseguire. Il come lo trovai interessandomi al futurismo…“. Con queste parole programmatiche, cariche delle frequentazioni intense di Emilia Maino (poi Eduarda, detta Dada e, infine, Dadamaino) della fine degli anni ’50 – a cominciare dal bar Giamaica a Milano nel “fecondissimo” quartiere milanese di Brera – introduciamo questa ulteriore pubblicazione del progetto 2012/2015: 1000 MOSTRE on line MAE Milano Arte Expo. In accordo con Stefano Cortina, segue per intero (180 pagine), qui, la monografia “Dadamaino”, del 2008, edita da Cortina Arte Edizioni in occasione della mostra “Dadamaino – L’Assoluta leggerezza dell’essere” presso L’Associazione Culturale Renzo Cortina di Milano. >> Continua a leggere
MAE Milano Arte Expo re-inaugura 1000 mostre dal dopoguerra a oggi. Kandinsky, Venezia 1951. Testo di Luca Pietro Nicoletti - Il 6 settembre 1951, a Venezia, Carlo Cardazzo inaugura la prima mostra italiana del dopoguerra sull’opera grafica di Kandinsky. Il pittore russo era già morto dal 1944, e la Biennale di Venezia, nel 1950, gli aveva dedicato una grande sala retrospettiva, che valeva come una consacrazione ufficiale in quella che era ancora la più importante manifestazione internazionale per l’arte contemporanea. Cardazzo, in cui era costante la tensione verso l’avanguardia e il desiderio di arrivare prima degli altri con proposte espositive inedite, non si era fatto sfuggire l’occasione di cavalcare l’onda del successo lagunare per proporre anche lui, nella stessa città, una mostra del genere. I tempi erano molto cambiati da quando i Ghiringhelli, negli anni Trenta, avevano proposto a Milano, alla Galleria del Milione, la prima mostra italiana del pittore russo: la novità non era stata recepita se non da uno sparuto gruppo di artisti particolarmente ricettivo ed incline al mondo astratto. > Continua a leggere
Come avevamo preannunciato, MAE Milano Arte Expo re-inaugura le mostre. La prima, scelta in accordo con il gallerista Giorgio Marconi, riguarda il passato recente dello Studio Marconi. 1973: LOUISE NEVELSON. Crediamo che tale lavoro di archiviazione e messa online sia utile a chi studia e considera l’arte un pezzo non secondario del grande puzzle della storia di un paese, di una cultura, di un popolo. L’intento non è celebrativo, ma ha il duplice scopo di fare memoria e di riconsiderare l’assoluta attualità di avvenimenti, personaggi e luoghi che hanno visto protagonisti – oltre agli artisti e alle loro opere – intere generazioni cresciute dalla fine della seconda guerra mondiale in avanti. In breve: la storia del gusto e dell’estetica si è intrecciata a quella delle passioni politiche, dell’evoluzione sociale, del rapporto uomo / donna e ha lasciato tracce persistenti nel nostro modo di vivere, preoccuparci del bello e del brutto e, persino, di arrabbiarci o essere “indignati”. Una enorme opera di Louise Nevelson, per chi volesse approfittarne, è esposta proprio in questi giorni presso la Fondazione Marconi di Milano, nel contesto della mostra collettiva Grandi opere … Grandi,( clicca qui per leggere l’articolo relativo a essa). E ora, senza indugio, torniamo al mese di maggio dell’anno 1973….(clicca le immagini per ingrandirle) Continua a leggere