Mostre Milano – Novecento di carta

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Mostre Milano: Novecento di carta – di Stefano Malvicini – Al Castello Sforzesco un’antologia di opere grafiche del XX Secolo provenienti dalle Civiche Raccolte d’Arte

Il disegno ha, come la tela, la sua valenza artistica e le opere di grafica, spesso catalogate come “preparatorie”, bozzetti, si presentano come lavori autonomi d’artista, tanto affascinanti quanto le opere su tela.

Marcello Dudovich, Il corredo del bambino, 1915-18

Marcello Dudovich, Il corredo del bambino, 1915-18

La mostra Novecento di carta, allestita nella sala viscontea del Castello Sforzesco, si propone proprio questo scopo. La strategia è quella di andare a creare non tanto un percorso, quanto un’antologia di opere grafiche del Novecento, secolo in cui la prassi grafica, ormai affrancatasi dall’idea, ancora sette-ottocentesca, del bozzetto preparatorio, divenne una modalità diffusa, ma soprattutto autonoma dal lavoro su tela o all’installazione. Dal 23 marzo al 1 luglio 2018, presso il Castello, si può, pertanto, ammirare un vero e proprio manuale di Storia del disegno del Novecento, attraverso le circa 210 opere selezionate dal curatore, il professor Claudio Salsi, insieme al comitato scientifico delle Collezioni Grafiche milanesi. La mostra è stata organizzata e promossa insieme alla Casa Editrice Electa.

Alberto Martini, Il bacio, 1916

Alberto Martini, Il bacio, 1916

Secondo obiettivo della mostra è quello di spiegare ed evidenziare, al pubblico internazionale che, ogni giorno, visita le collezioni d’Arte del Castello, la vastità e la completezza del patrimonio grafico custodito presso le Civiche Raccolte d’Arte, circa sedicimila fogli solo per quanto riguarda il secondo Ottocento e il Novecento. Le opere grafiche in mostra provengono dai vari settori in cui le Civiche Raccolte d’Arte di Milano sono suddivise: Civico Gabinetto dei Disegni, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, Civica Biblioteca d’Arte, Galleria d’Arte Moderna, Civiche Raccolte Storiche, Museo del Novecento e Centro Studi Arti Visive. A completare un corpus straordinario, una quarantina di opere, prevalentemente di Lucio Fontana, provenienti dalle Collezioni di Intesa San Paolo, nucleo originario di quello che, oggi, sono le Gallerie d’Italia di Piazza della Scala. Da questo patrimonio grafico, unito a quello su tela e alle installazioni, infatti, sono nati, tramite acquisti, lasciti e donazioni, sin dai primi anni del ‘900, i nuclei base delle grandi collezioni museali della città, dal Museo del Novecento alla GAM e al MUDEC di Via Tortona.

Umberto Boccioni, Interno con due figure femminili, 1918

Umberto Boccioni, Interno con due figure femminili, 1918

Carlo Carrà, Testa, 1913

Carlo Carrà, Testa, 1913

Innocente Cantinotti, Ritratto di prigioniero serbo-croato, 1918

Innocente Cantinotti, Ritratto di prigioniero serbo-croato, 1918

Come anticipato, la mostra intende essere un’antologia dei più grandi maestri del Novecento italiano e, per questo, si configura con una struttura cronologica mirante a far scoprire tutte le tendenze artistiche di quello che lo storico inglese Eric Hobsbawm definì “il secolo breve”. Il percorso, a dire il vero, parte da disegni di artisti non italiani, come il catalano Mariano Fortuny y Marsal, il belga James Ensor, il norvegese Edvard Munch e il francese Auguste Rodin, molto amati dal primo grande estimatore milanese di opere grafiche, Vittorio Pica (1862-1930), colto critico d’Arte napoletano trapiantato in città. Pica costituì un corpus di opere grafiche dei maestri di fine Ottocento e inizio Novecento, dando grande risalto al Divisionismo, con la Ninetta del Verzée di Segantini, alla Belle Epoque, con disegni di Giovanni Boldini e Marcello Dudovich (Il corredo del bambino è una litografia di chiara matrice pubblicitaria calata in un’atmosfera liberty), ma anche alle prime avanguardie. Pica, infatti, fu tra i primi a interessarsi alla grafica di Soffici e di Boccioni, entrambi nella fase di passaggio dal figurativo al dinamismo futurista. La prima sezione della mostra è dedicata alla sua grande passione per la grafica e al ruolo che ebbe fino alla morte, nel 1930, come critico. Le opere in mostra, infatti testimoniano una grande personalità volta a spaziare dal Simbolismo di Rodin al Neoclassicismo di Fortuny, dall’Estetismo di Boldini al Liberty di Sartorio fino al nascente Futurismo di Boccioni e Soffici, ma anche alla grafica di Carrà e di Balla e a quella di Modigliani. Un corpus a parte sono i disegni di guerra eseguiti dagli artisti inviati al fronte durante il primo conflitto mondiale, tra cui spiccano una drammatica immagine del traino di un cannone sul monte Vodice eseguita proprio da Sartorio e i ritratti di prigionieri serbi-croati di Innocente Cantinotti, così come le opere dei primi pittori-collezionisti di grafica a Milano, i fratelli Grubicy de Dragon, ancora influenzati dal divisionismo di Previati e Segantini.

Adolfo Wildt, Sudario, 1929

Adolfo Wildt, Sudario, 1929

Giorgio De Chirico, Gli archeologi II, 1927

Giorgio De Chirico, Gli archeologi II, 1927

Mario Sironi, Allegoria dell'espansione urbanistica, 1921 ca.

Mario Sironi, Allegoria dell’espansione urbanistica, 1921 ca.

Giorgio Morandi, Grande Natura morta con la lampada a destra, 1928

Giorgio Morandi, Grande Natura morta con la lampada a destra, 1928

Successivamente all’esperienza di Pica, con gli anni ’30, in epoca fascista, si affermarono nuove figure di collezionisti, come i coniugi Alberto Boschi e Marieda Di Stefano, i quali, fino al 1973, anno della donazione della loro collezione al Comune di Milano, spadroneggiarono nel campo collezionistico meneghino. In quarant’anni di collezionismo i Boschi-Di Stefano raccolsero uno sterminato corpus di opere, circa 1800, nella loro casa art decò di Via Jan, presso Piazza Lima. Da figure come i due coniugi prende le mosse la seconda sezione, gravitante intorno alla grafica milanese di epoca fascista e a movimenti come Novecento, di Margherita Sarfatti. Spiccano opere come l’autoritratto in croce o il Sudario di Adolfo Wildt, insieme a disegni del De Chirico metafisico e alla grafica celebrativa di Sironi, con due celebri manifesti e l’Allegoria dell’evoluzione urbanistica, che prefigura già il suo tronfalismo degli anni ’30. In tale sezione hanno spazio anche prove grafiche di Giorgio Morandi, raffiguranti nature morte, e paesaggi di Luigi Bartolini, così come la grandiosa prova celebrativa, iniziata come protesta anti-austriaca durante la Prima Guerra Mondiale e divenuta, poi, retorica nazionalista con il fascismo, di Alberto Colombo, con il suo cartone raffigurante Il martirio di Cesare Battisti.

Aligi Sassu, Giovani ignudi (che giocano), 1931

Aligi Sassu, Giovani ignudi (che giocano), 1931

Renato Guttuso, Donna sdraiata (Nudo giovanile)

Renato Guttuso, Donna sdraiata (Nudo giovanile)

Segue una sezione dedicata a Corrente, movimento pittorico nato alla fine degli anni ’30 ma sviluppatosi negli anni della Guerra, ufficialmente senza tendenze politiche ma a cui aderirono personalità come Aligi Sassu, Renato Guttuso e Giacomo Manzù, artisticamente formatesi sotto il fascismo ma radicalmente antifasciste. Di Sassu spiccano i bellissimi Giovani Ignudi, di intenso colore rosso, mentre di Guttuso è degno di nota il Nudo giovanile, di chiara matrice picassiana nella resa del corpo femminile.

Roberto Crippa, Composizione, 1954

Roberto Crippa, Composizione, 1954

Nino Franchina, Alto Forno, 1979

Nino Franchina, Alto Forno, 1979

Giulio Turcato, Composizione, 1960 ca.

Giulio Turcato, Composizione, 1960 ca.

Piero Dorazio, Grisgris, 1971

Piero Dorazio, Grisgris, 1971

Giuseppe Santomaso, Desdemona, 1976

Giuseppe Santomaso, Desdemona, 1976

Afro Basaldella, Grande Grigio, 1974

Afro Basaldella, Grande Grigio, 1974

Michelangelo Pistoletto, Senza titolo, 1963

Michelangelo Pistoletto, Senza titolo, 1963

A seguire, si sviluppa una sezione dedicata al Fronte Nuovo delle Arti, nato dalle ceneri di Corrente dopo la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, con opere di CrippaBirolli, Santomaso, Turcato, Vedova e altri, in cui, ormai, la cifra stilistica si è evoluta verso l’Informale. Pochi segni, semplici, diretti verso l’astrazione e il concettuale. A parte, merita attenzione il corpus grafico di Lucio Fontana, composto da studi per i suoi mille esperimenti sul “concetto spaziale”, con fogli semplici, bucati al centro o tagliati, esattamente come aveva proposto, per la prima volta, nel 1949, alla Galleria del Naviglio, per lanciare la sua nuova Arte, che lui stesso chiamò Spazialismo. Un’estrema propaggine dell’Informale del Fronte Nuovo furono i fratelli Basaldella, Afro e Mirko, che, con i loro segni neri sul foglio, segnavano le tracce dell’inquietudine di fine anni’50, con il Mondo alle prese con il boom consumistico.

Fortunato Depero, dal libro Depero Futurista, 1927

Fortunato Depero, dal libro Depero Futurista, 1927

Bruno Munari, Scultura da viaggio, 1958

Bruno Munari, Scultura da viaggio, 1958

Luciano Baldessari, Atrio della IX Triennale di Milano, 1949-51

Luciano Baldessari, Atrio della IX Triennale di Milano, 1949-51

Un discorso a parte meritano i libri d’artista, vere e proprie narrazioni in immagini schizzate e disegnate sulle pagine da pezzi grossi della Storia dell’Arte del ‘900: in mostra è possibile ammirare un bellissimo racconto di forme astratte di Vassilij Kandinskij o una curiosa sperimentazione di parole e immagini, quasi a collage, del futurista Fortunato Depero.

Alberto Burri, Trittico A, 1973-76

Alberto Burri, Trittico A, 1973-76

Mario Schifano, Gente che cammina, 1964

Mario Schifano, Gente che cammina, 1964

Mario Merz, Sei case a Sydney, 1968

Mario Merz, Sei case a Sydney, 1968

La mostra si conclude con un panorama sugli sviluppi concettuali, con opere grafiche di Burri, Pistoletto e Merz, sulla Pop Art, con lavori di Adami e Schifano, e sull’Arte Povera, con i disegni di Boetti. Tutte le opere sono situate cronologicamente tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70.

Novecento di carta. Disegni e stampe di maestri italiani dalle raccolte civiche di Milano e dalle collezioni di Intesa San Paolo.
Castello Sforzesco, Sala Viscontea, Piazza Castello, 20121 Milano
Orari: martedì-domenica 9.00-17.30, lunedì chiuso
Biglietti: 10,00 Euro intero, 8,00 Euro ridotto
Info: tel. 02.88463700; https://www.milanocastello.it 

 

Stefano Malvicini

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