Mostre Milano – Impressionismo e Avanguardie

philadelphia-moaMostre Milano: Impressionismo e Avanguardie – di Stefano Malvicini – A Palazzo Reale, i capolavori del Philadelphia Museum of Art, a cavallo tra Ottocento e Novecento

Quando si parla di Impressionismo, l’interesse del pubblico si scalda sempre, e subito.

Mary Cassatt, Donna con collana di perle in un palchetto, 1879

Mary Cassatt, Donna con collana di perle in un palchetto, 1879

Claude Monet, La Zuiderkerk di Amsterdam, 1874 ca.

Claude Monet, La Zuiderkerk di Amsterdam, 1874 ca.

Camille Pissarro, La fiera in un pomeriggio di sole a Dieppe, 1901

Camille Pissarro, La fiera in un pomeriggio di sole a Dieppe, 1901

La famosa corrente che ruppe, per sempre, gli schemi artistici di fine ‘800 e segnò la nascita delle Avanguardie, è il perno della grande mostra organizzata a Palazzo Reale di Milano, che riunisce cinquanta capolavori, sia impressionisti che dei successivi movimenti, dal Cubismo al Surrealismo, provenienti dalle collezioni del Philadelphia Museum of Art.

Paul Cezanne, Le Quartier du Four a Auvers-sur-Oise, 1873 ca.

Paul Cezanne, Le Quartier du Four a Auvers-sur-Oise, 1873 ca.

Claude Monet, Il sentiero riparato, 1873

Claude Monet, Il sentiero riparato, 1873

Pierre-Auguste Renoir, I Grands Boulevards, 1875

Pierre-Auguste Renoir, I Grands Boulevards, 1875

Dall’8 marzo al 2 settembre 2018, nelle sale espositive di Piazza Duomo è possibile visitare quello che si configura come un vero e proprio libro di Storia dell’Arte, un percorso tematico suddiviso in sezioni legate alle donazioni, che arricchirono il museo americano, e ai movimenti rappresentati. Curata da Jennifer Thompson, Matthew Affron e dal professor Stefano Zuffi, la mostra è promossa e prodotta da Comune di Milano e da MondoMostre Skira e si inserisce nel progetto “Musei del Mondo a Palazzo Reale”, attivo dal 2015, con cui Palazzo Reale allestisce mostre di collezioni non sempre note e visitabili al grande pubblico.

Edgar Degas, La classe di danza, 1880 ca.

Edgar Degas, La classe di danza, 1880 ca.

Berthe Morisot, Ritratto di bambina, 1894

Berthe Morisot, Ritratto di bambina, 1894

Pierre-Auguste Renoir, Ragazza che fa il merletto, 1906 ca.

Pierre-Auguste Renoir, Ragazza che fa il merletto, 1906 ca.

Quest’anno, il protagonista è il Philadelphia Museum of Art, grande museo, nato nel 1877 per celebrare il primato culturale della città, che, all’epoca, prima del boom museale di New York degli anni ’30, si considerava la vera capitale artistica degli Stati Uniti. La sua borghesia, attiva nel commercio e nell’industria, ebbe modo, in quegli anni, di viaggiare in Europa, unendo gli interessi “di lavoro” a quelli artistici. Per tali motivi, i ricchi eredi di William Penn iniziarono a elargire donazioni per acquistare capolavori in Europa: è nato, in questo modo, il Philadelphia Museum of Art, tempio della Cultura che raccoglie circa duecentoquaranta mila opere, rappresentative di circa duemila anni di Storia dell’Arte, oggi organizzate nell’accurata struttura curata dal grande direttore Fiske Kimball negli anni ’20. Il Museo si configura, esattamente come suggerisce il modello americano, come un’unione di collezioni private, donate all’istituzione dalle stesse famiglie che contribuirono all’acquisto, direttamente in Europa, dei capolavori.

Edouard Manet, Ritratto di Isabelle Lemonnier, 1877 ca.

Edouard Manet, Ritratto di Isabelle Lemonnier, 1877 ca.

Camille Pissarro, Paesaggio con frutteto, 1892

Camille Pissarro, Paesaggio con frutteto, 1892

I ricchi americani, imprenditori ma, nello stesso tempo, per hobby, collezionisti, si interessarono, in particolare, a quei fenomeni artistici che si stavano sviluppando in quel periodo. In primis, l’Impressionismo. E su questo si struttura la prima parte della mostra. Il tramite tra Philadelphia e la corrente artistica francese ha un nome e un cognome: Mary Cassatt (1844-1926). Questa pittrice, unica americana a entrare nei circoli artistici parigini, divenne amica e allieva di Degas, contribuendo, al suo ritorno in Patria, alla diffusione, tra i ricchi mecenati di Philadelphia, dell’Impressionismo. Con grandi elargizioni di denaro, arrivarono in riva al Delaware, capolavori di Monet, Manet, Utrillo, Degas e Pissarro. Il primo grande collezionista americano degli Impressionisti fu il fratello di Mary, Alexander, presidente della locale azienda di trasporti ferroviari, insieme a Frank Graham Thomson, suo successore, ma le opere entrarono al Museo di Philadelphia solo nel 1921, quando un fondo consentì l’acquisto di alcune opere della collezione Cassatt. Il terzo nome che contribuì alla fortuna delle collezioni impressioniste di Philadelphia fu Samuel Stockton White III. Rampollo di una famiglia borghese, Samuel fu appassionato di culturismo, ma anche di Arte e, per questo, viaggiò a Parigi, dove divenne modello per Auguste Rodin e conobbe i pittori impressionisti, esattamente come fece Mary Cassatt. Tornato in America e sposatosi, White, con la moglie Vera, acquistò capolavori impressionisti che vennero, poi donati al Museo. Senza queste premesse, non si potrebbero capire alcune delle opere esposte. Spiccano i paesaggi di Monet, Pissarro, Cezanne, i ritratti di Renoir, le scene di genere di Bonnard e Degas e le vedute cittadine di Utrillo. Degno di nota è, anche, l’ampio spazio conferito alle pittrici, all’epoca simbolo di emancipazione femminile, come Berthe Morisot e Mary Cassatt.

Pierre Bonnard, Omaggio a Maillol, 1917

Pierre Bonnard, Omaggio a Maillol, 1917

Finita la “moda” impressionista, il collezionismo di Philadelphia continuò a mostrare il suo interesse verso quei fenomeni di rottura che, dai primi anni del XX secolo, scossero l’Arte mondiale: le Avanguardie storiche. La seconda parte della mostra è dedicata al post-Impressionismo europeo giunto negli States. Gli americani compresero, per primi dopo i francesi, il valore metafisico del primo Cubismo e, con ampi esborsi di denaro, cominciarono a condurre, al di là dell’Oceano, le prime opere della maturità di Juan Gris o di Georges Braque, oltre a tele di un giovane artista spagnolo, allora agli albori della fama, ovvero Pablo Picasso. Il primo grande collezionista fu Henry McIlhenny che, coadiuvato dalla sorella Berenice, acquistò un nucleo di opere dapprima impressioniste (Renoir, Degas), salvo, poi, convertirsi al Cubismo di Braque e di Picasso e ai Fauves, con tele di Matisse. A proseguire su questa strada fu Albert Eugene Gallatin che, negli anni ’20, creò una vastissima collezione di opere d’Avanguardia del primo ‘900, poi trasferita, massivamente, nel 1942, al Philadelphia Museum of Art, per volontà del direttore Kimball. I principali collezionisti di Arte europea dopo l’Impressionismo, però, furono i coniugi Walter e Louise Arensberg. I due, trasferitisi a New York, fulminati dalla mostra Armory show del 1913, ebbero modo di conoscere Marcel Duchamp, che li aiutò nell’acquisto, in Europa, di capolavori di Picasso, Braque, Matisse e di opere surrealiste. La collezione venne ufficialmente trasferita al Philadelphia Museum of Art, nuovamente per volontà dell’illuminato Fiske Kimball, nel 1949. L’ultimo nome fondamentale per capire la mostra è Louis E. Stern, collezionista americano di origine ebraica ucraina, che, nei decenni, acquistò opere sia impressioniste che successive, ma, soprattutto, diede ampio spazio ai Nabis, a personaggi come Henri Rousseau e alla Scuola di Parigi. Stern privilegiò, in particolare, le opere di Chaim Soutine e di Marc Chagall, entrambi ebrei come lui, ma anche la scultura di Constantin Brancusi. La collezione Stern passò, nel 1964, al Philadelphia Museum of Art. Senza tali premesse non si potrebbero apprezzare i capolavori esposti in mostra. Degni di nota sono i ritratti cubisti di Picasso, Gleizes, Metzinger, quelli di Van Gogh, come il bellissimo Joseph Roulin, così come sono da ammirare le vedute trasognate di Chagall a Vitebsk o la campagna di Cagnes immortalata da Soutine, le nature morte “scomposte” di Braque e Gris, oltre a quelle di Matisse, la scultura Il Bacio di Brancusi, così come i paesaggi di Vlaminck.

Marc Chagall, Nella notte, 1943

Marc Chagall, Nella notte, 1943

Costantin Brancusi, Il Bacio, 1916

Costantin Brancusi, Il Bacio, 1916

Georges Braque, Cesta di pesci, 1910

Georges Braque, Cesta di pesci, 1910

Albert Gleizes, Uomo al balcone (Ritratto del dottor Theo Morinaud), 1912

Albert Gleizes, Uomo al balcone (Ritratto del dottor Theo Morinaud), 1912

Jean Metzinger, L'ora del tè (Donna col cucchiaino), 1911

Jean Metzinger, L’ora del tè (Donna col cucchiaino), 1911

Henri Rousseau, Una sera di Carnevale, 1886

Henri Rousseau, Una sera di Carnevale, 1886

Maurice de Vlaminck, La Senna a Chatou, 1908 ca.

Maurice de Vlaminck, La Senna a Chatou, 1908 ca.

Concludono la mostra, opere che rappresentano il superamento radicale della dimensione figurativa, come il gioco di cerchi di Kandinskij o l’opera a olio su pannello di Klee rappresentante un misterioso sogno, assai difficile da interpretare, o, ancora, il curioso cucchiaio che si curva pensato da Dalì, il nudo “spezzettato” di Mirò o la veduta familiare di Picasso degli anni ’60, che chiude idealmente la mostra, segnando il passaggio da un’impressione fisica, quella pensata dai vari Manet, Monet, Degas, a un’altra mentale, interiore e quasi primitiva, rappresentata dal regresso all’infanzia e all’essenziale.

Salvador Dalì, Simbolo agnostico, 1932

Salvador Dalì, Simbolo agnostico, 1932

Juan Gris, Lampada, 1916

Juan Gris, Lampada, 1916

Vassily Kandinskij, Cerchi in un cerchio, 1923

Vassily Kandinskij, Cerchi in un cerchio, 1923

Paul Klee, Carnevale al villaggio, 1926

Paul Klee, Carnevale al villaggio, 1926

Pablo Picasso, Donna e bambine, 1961

Pablo Picasso, Donna e bambine, 1961

Impressionismo e Avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, 20121 Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30;
martedì-mercoledì-venerdì-domenica 9.30-19.30;
giovedì-sabato 9.30-22.30
Biglietti: intero 12,00 Euro; ridotto 10,00 Euro
Info: www.palazzorealemilano.it; www.impressionismoeavanguardie.it

Stefano Malvicini

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