Mostre Milano – Durer e il Rinascimento tra Germania e Italia

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Mostre Milano: Durer e il Rinascimento tra Germania e Italia – di Stefano Malvicini – A Palazzo Reale, una grande mostra dedicata ai rapporti tra il pittore di Norimberga e la nostra Penisola

La magia del Rinascimento europeo è la protagonista della nuova mostra di Palazzo Reale a Milano.

Dal 21 febbraio al 24 giugno, infatti, nelle sale al primo piano della sede espositiva di Piazza Duomo, è allestita la grande mostra Durer e il Rinascimento tra Germania e Italia, imperniata sul pittore di Norimberga, ma aperta, a trecentosessanta gradi, sul panorama artistico tedesco e ai suoi rapporti con quello nostrano. Curata dal professor Bernard Aikema, in collaborazione con Andrew John Martin, la mostra è promossa e prodotta da Comune di Milano, Palazzo Reale e 24Ore Cultura.

Albrecht Durer, Adorazione dei Magi, 1504, Firenze, Galleria degli Uffizi

Albrecht Durer, Adorazione dei Magi, 1504, Firenze, Galleria degli Uffizi

Albrecht Durer, Gesù tra i dottori, 1506, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza

Albrecht Durer, Gesù tra i dottori, 1506, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza

Albrecht Durer, Ritratto di giovane veneziana, 1505, Vienna, Kunsthistoriches Museum

Albrecht Durer, Ritratto di giovane veneziana, 1505, Vienna, Kunsthistoriches Museum

Nelle sale di Palazzo Reale sono esposte circa centotrenta opere, provenienti da oltre 40 sedi espositive, tra cui dodici dipinti e sessanta disegni di Albrecht Durer (1471-1528), il grande maestro che, da Norimberga, basandosi sullo stile degli altari lignei tipici della Baviera di fine ‘400, creò uno stile totalmente nuovo, che cambiò per sempre l’Arte a Nord delle Alpi, facendosi influenzare sia dalla pittura fiamminga che, soprattutto, da quella italiana. Si potrebbe dire che Durer abbia importato il Rinascimento in terra tedesca, segnando le fortune di artisti a lui contempranei come Altdorfer e i Cranach. Fondamentale, per lui, fu il viaggio a Venezia, tra il 1494 e il ’95: nella città lagunare, ebbe modo di conoscere da vicino l’Arte dei Bellini, dei Vivarini e di Carpaccio, così come, nella vicina Padova, poté vedere da vicino l’innovazione introdotta da Mantegna. In Italia, Durer imparò a costruire scene prospettiche, anche grazie all’osservazione diretta di capolavori toscani durante il suo passaggio a Mantova, ma studiò, e approfondì, soprattutto l’esuberanza decorativa, specie dei panneggi, gettando le basi per le opere della sua maturità. Albrecht compì un secondo viaggio a Venezia, tra il 1505 e il 1507, ma, in Laguna, tornò da pittore affermato e trovò committenze importanti, come la Festa del Rosario, per il Fontego dei Tedeschi, ma anche il bellissimo Cristo dodicenne tra i dottori. A Venezia, Durer fu anche valente ritrattista, come attesta la Giovane veneziana, che fa da immagine simbolo per i manifesti della mostra.

Leonardo da Vinci, San Girolamo, 1480-82, Città del Vaticano, Musei Vaticani

Leonardo da Vinci, San Girolamo, 1480-82, Città del Vaticano, Musei Vaticani

Senza questa premessa, sarebbe difficile capire le sei sezioni in cui è articolata la mostra. La prima è imperniata sui rapporti artistici tra la Germania e il Nord Italia, Milano, Mantova e Venezia in particolare, e sugli scambi osmotici tra le due parti. Balza subito all’occhio la grande attenzione conferita alla grafica: la mostra pullula di incisioni, acqueforti, bulini e altre tecniche, in cui sia i tedeschi che i veneziani furono maestri. Ci accolgono, l’una accanto all’altra, l’Adorazione dei Magi di Durer e la grandiosa Veduta di Venezia, incisa da Jacopo de’ Barbari, che, probabilmente, era conosciuta, tramite copie, in area bavarese, accanto a uno spettacolare Passaggio del Mar Rosso del giovane Tiziano. In sala, c’è ampio spazio per le incisioni mitologiche di Durer, come la Morte di Orfeo, accanto a quelle più meditative dei suoi contemporanei, ma colpisce soprattutto il dialogo serrato tra Italia e Germania nei capolavori su tavola, come provano i rapporti con Leonardo da Vinci, specie nel campo del disegno.

Albrecht Durer, Anatra morta, 1502 ca, Lisbona, Museo Calouste-Gulbenkian

Albrecht Durer, Anatra morta, 1502 ca, Lisbona, Museo Calouste-Gulbenkian

La seconda sezione è, ancora di più, imperniata sulla grafica, in cui Durer mette in evidenza la sua capacità di ritrarre la Natura, secondo il modello della pittura veneziana e lombarda, e secondo principi matematici e scientifici. L’opera di Albrecht viene affiancata ad altri fogli incisi da artisti a lui contemporanei, come Hans Baldung Grien e Albrecht Altdorfer, in cui Mito, Religione e Natura paiono fondersi in un tutt’uno che pare anticipare la panica identificazione tra uomo e ambiente tipica della fine dell’800. In tali disegni e incisioni, conta il concetto di “proporzione”, insieme a quello di “modello”: dovendo scegliere un canone, Durer, e i tedeschi in generale, optarono per l’antico, per quel passato romano di cui il Nord Italia era ancora pervaso e che, con gli Umanisti, aveva trovato terreno fertile per una “rinascenza” culturale e artistica. Basti confrontare le incisioni del maestro tedesco con gli studi di Leonardo sui cavalli, per capire quanto la radice sia la stessa, tra Germania e Italia. Durer, mente matematica e razionale, scrisse anche trattati sulla proporzione della figura umana nello spazio del cosmo e, di alcuni di questi, sono esposte delle copie in mostra. Degna di nota è anche la concezione del “Trionfo”, ispirata a quella dipinta da Mantegna per i Gonzaga e ora dispersa tra vari musei mondiali: Durer concepì, in questo modo, il grandioso arco trionfale per Massimiliano I d’Asburgo, così come, in parallelo, Tiziano incise la sfilata di santi e sante per il suo Trionfo della Fede, ispirandosi al modello mantovano.

Albrecht Durer, San Girolamo, 1496 ca., Londra, National Gallery

Albrecht Durer, San Girolamo, 1496 ca., Londra, National Gallery

Albrecht Durer, Madonna della Scimmia, 1498 ca, collezione privata

Albrecht Durer, Madonna della Scimmia, 1498 ca, collezione privata

Il terzo passaggio è la rappresentazione della Natura con quell’elemento che il primo Romanticismo avrebbe chiamato “sublime”: un fenomeno atmosferico che esplode, in tutto il suo fulgore, lasciando a bocca aperta lo spettatore. In questo senso si colloca il verso della tavola con San Girolamo, su cui Durer raffigurò un asteroide, molto probabilmente quello che vide direttamente, a Basilea, tra il 1493 e il ’94, e che molto lo colpì. Nella stessa sezione, colpiscono, per la somiglianza con le opere del maestro tedesco, le tavolette con vicende pastorali del bergamasco Andrea Previtali, insieme a studi grafici, puramente naturalistici, di Marco Basaiti. La Natura ha il suo trionfo, insieme al modello antico, in due splendide incisioni di Durer, la Nemesi, del 1502, in cui una Dea classica si staglia, di profilo, sullo sfondo del paesaggio altoatesino della valle dell’Isarco, dove è riconoscibile una veduta del borgo di Chiusa, e la Madonna della Scimmia, in cui il maestro rispolvera, insieme ai suoi contemporanei tedeschi e italiani, una descrizione minuziosa, e scientifica, dell’elemento vegetale e animale, liberandolo dalla schiavitù medievale dei bestiari e degli erbari.

Albrecht Durer, Ritratto di Albrecht Durer il Vecchio, 1490, Firenze, Galleria degli Uffizi

Albrecht Durer, Ritratto di Albrecht Durer il Vecchio, 1490, Firenze, Galleria degli Uffizi

Albrecht Durer, Ritratto di religioso, 1471, Washington, National Gallery of Art

Albrecht Durer, Ritratto di religioso, 1471, Washington, National Gallery of Art

La quarta sezione è dedicata alla ritrattistica, in particolar modo a quella ufficiale, in cui il maturo Durer eccelse. Nel Ritratto di ecclesiastico, irrompe un nuovo modello italiano a cui il tedesco ebbe a ispirarsi: Lorenzo Lotto. I suoi ritratti, naturalistici ed estremamente realistici, specie quelli precedenti al suo trasferimento a Bergamo, segnarono Durer già durante i suoi soggiorni veneziani. Nel ritratto, si potrebbe dire che il tedesco abbia scoperto l’individuo, segnandolo fisionomicamente e connotandolo a livello sociale. Anche la Riforma segnò la ritrattistica di Durer e dei contemporanei, come provato dai due fogli raffiguranti Lutero e Melantone, incisi negli stessi anni da Cranach il Vecchio e dal maestro di Norimberga.

La quinta pagina del nostro libro di Storia dell’Arte è dedicata ai due più importanti cicli incisi da Durer, ovvero L’Apocalisse e la Passione di Cristo. Il primo, del 1498, dedicato al celebre testo di San Giovanni, venne realizzato in due edizioni, in tedesco e in latino, e fu una rivoluzione: fu il primo libro a unire testo e figure, concepito, inciso con la tecnica della xilografia, ed edito interamente da un artista. Il libro, inoltre, concepiva una nuova versione di narrazione, incisa sul recto e con il testo sul verso. Le xilografie di Durer mostrano un approccio molto più personale, e fantasioso, alla vicenda religiosa, con figure mostruose, tratte, sicuramente, dai bestiari medievali, ma anche una natura rigogliosa, scientificamente curata nei dettagli. Il secondo ciclo, iniziato negli anni dell’Apocalisse e terminato solo nel 1510, è una straordinaria testimonianza di partecipazione umana alla vicenda della Passione di Cristo, secondo un’ottica che, già, anticipava la Riforma di Lutero. La Grande Passione, come viene chiamata, è una Sacra Rappresentazione incisa con la tecnica della xilografia, e possiede gli stessi requisiti tecnici del primo ciclo, essendo un altro libro concepito e raffigurato direttamente da Durer. La scelta del soggetto, in questo caso, ha reso obbligatoria una rappresentazione più teatrale della vicenda, e meno naturalistica, fatta di gesti drammatici e scene apertamente concitate.

Albrecht Durer, Melancolia, 1514, Londra, National Gallery

Albrecht Durer, Melancolia, 1514, Londra, National Gallery

Albrecht Durer, Il sogno del dottore, 1498 ca., collezione privata

Albrecht Durer, Il sogno del dottore, 1498 ca., collezione privata

Lucas Cranach il Vecchio. Ercole e Atlante, 1530 ca., Washington, National Gallery of Art

Lucas Cranach il Vecchio. Ercole e Atlante, 1530 ca., Washington, National Gallery of Art

L’ultima sezione si apre con il capolavoro grafico di Durer, quella Melancolia, del 1514, che, secondo la critica, ha sempre avvicinato il maestro di Norimberga all’esoterismo. Si tratta di una visione misteriosa, composta da strumenti alchemici e matematici, davanti a cui si staglia una figura femminile mesta e pensierosa. Forse potremmo definirla la prima opera “romantica” della Storia dell’Arte, in cui l’introspezione psicologica si accompagna al mistero. Accanto a essa, spiccano una serie di incisioni scherzose, sia di artisti tedeschi che italiani, come Raimondi, che accompagnano il visitatore in un’atmosfera onirica e visionaria, fatta di erotismo e di moniti morali (come prova l’incisione relativa al corteggiamento tra cavalli), uniti al ripudio del classicismo, che rimane solo forma, modello per la figura umana, e che viene tematicamente superato, in nome di un rifiuto di quel canone che aprirà la strada al Manierismo: non a caso, già dai primi anni del XVI secolo, ma soprattutto intorno al 1520, nella Pittura del Nord Italia, si assistette alla trasformazione del canone classico in elemento giocoso, come, per esempio, nell’Arte di Romanino e di Savoldo, o anche in area emiliana con alcune opere di scuola parmigiana e bolognese. Di Durer è emblematica l’incisione Il sogno del dottore, in cui la Scienza diviene visione erotica e onirica, sprizzante femminilità, mentre di Cranach il Vecchio è straordinario l’Incontro tra Ercole e Atlanteappena abbozzato, ma simbolico, nel tratto, per il superamento del canone. La logica conclusione della mostra, legata a questo “varcare la soglia”, è il Ritratto di vecchia di Giorgione (1505), preceduto da incisioni di area tedesca sullo stesso soggetto. Nell’arco di pochi anni, si passò, quindi, dal classico all’anti-classico, dai canoni di bellezza provenienti dall’antico all’attrazione per il reale e per tutti quei soggetti non propriamente “ideali”, sia in terra italiana che in Germania.

Il tramite di questi continui scambi è stato proprio lui, Albrecht Durer, l’uomo che, con i suoi viaggi nel Nord Italia, seppe coniare una nuova forma di Rinascimento tedesco, mediato da quello veneziano e mantovano, e creare le basi per un nuovo Umanesimo pangermanico, influenzato dalla nascente Riforma luterana, che indusse alcuni intellettuali a sostenere che, nei primi anni del ‘500, le Muse si fossero spostate dal Parnaso in Germania.

Durer e il Rinascimento tra Germania e Italia
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, 20121 Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30
martedì-mercoledì-venerdì-domenica 9.30-19.30
giovedì-sabato 9.30-22.30
Biglietti: Intero 12,00 Euro, ridotto 10,00 Euro
Info: www.ticket24ore.it  | Tel. +39 02 54913 | www.palazzorealemilano.it | www.mostradurer.it

Stefano Malvicini

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