Mostre Milano – Frida Kahlo

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Mostre Milano: Frida Kahlo – di Stefano Malvicini – Al MUDEC, una grande retrospettiva dedicata all’Arte e alla personalità della pittrice messicana.

Il nome di Frida Kahlo è in grado, ogni volta che lo si cita, di suscitare una grande passione, oltre che una notevole empatia.

Alla celebre pittrice messicana (1907-54) è dedicata una grande mostra al MUDEC di Milano. Dal 1 febbraio al 3 giugno 2018, infatti, presso la sede museale di Via Tortona, è possibile compiere un viaggio all’interno della creatività dell’artista, analizzando le dinamiche sociali e antropologiche che ne segnarono l’opera lungo il corso intero della sua vita. Curata da Diego Sileo, l’esposizione è un’analisi approfondita, realizzata dopo anni di ricerche e studi, che consente di ricostruire l’opera e la vicenda di Frida Kahlo senza forzature e legami troppo forti con la sua biografia, ma mettendo in rapporto la sua Pittura con le radici etniche azteche del Messico, oltre che con la sua condizione di donna. E’ giusto mettere in evidenza questo elemento, perché Frida fu una delle prime artiste, insieme a Tamara de Lempicka, a fare della propria condizione femminile, e del proprio corpo, un elemento di narrazione nel tempo, per evidenziare una volontà di emancipazione in un universo ancora quasi totalmente maschile. E poi, per Frida Kahlo, rientra anche la questione delle sue condizioni fisiche: qui giova sottolineare il primo elemento biografico fondamentale, ovvero l’incidente che subì nel settembre del 1925, all’età di 18 anni. Frida viaggiava su un autobus che si scontrò con un tram. Le conseguenze, per lei, furono terribili: gravissimi danni alla colonna vertebrale, oltre a fratture in varie parti del corpo. L’incidente, e le sue conseguenze, chiusero la giovane Frida in un disperato isolamento, la cui unica finestra fu la sua Arte, sola testimonianza del suo vuoto interiore.

Senza tali premesse, risulta difficile capire a fondo il senso di questa grande mostra, organizzata in collaborazione con l’Istituto di Belle Arti della Repubblica del Messico e promossa dal Comune di Milano e da 24Ore Cultura, e che riunisce, per la prima volta in Italia, il corpus delle opere di Frida provenienti dal museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, i due maggiori collezionisti della pittrice, insieme ad altre tele provenienti da musei statunitensi. In totale, sono esposti circa un centinaio di dipinti, disegni e fotografie, miranti a ricostruire l’opera di Frida Kahlo, all’interno della sua vicenda biografica, ma anche al di là di essa, verso una dinamica più socio-antropologica, senza limitarsi al focus delle sue (tragiche) vicende. Per capire l’approfondimento effettuato dalla mostra, però, non si possono citare elementi come il rapporto con i genitori (il padre Guillermo era di origini tedesche, mentre la madre era una ricca messicana), la sua adesione agli ideali della Rivoluzione Messicana prima e al Partito Comunista poi, ma soprattutto il suo grande amore per Diego de Rivera (che sposò nel 1929), il più grande pittore del Messico di allora, e il suo costante desiderio, sempre vano, di diventare madre. Per Frida, oltre ai traumi legati alle sue condizioni fisiche, si unirono anche questi tristi episodi, che trasformarono la sua vita in un mare di infelicità. L’Arte, per lei, fu, quindi, denuncia delle sue condizioni, sua voce verso il Mondo, ma anche ancora di salvezza.

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmia, 1940

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmia, 1940

Frida Kahlo, Autoritratto, 1940

Frida Kahlo, Autoritratto, 1940

Frida Kahlo, Diego nella mia mente, 1943

Frida Kahlo, Diego nella mia mente, 1943

All’interno di una nuova chiave di lettura, evidenziata dai molti documenti presenti in mostra, provenienti in buona parte da Casa Azul, dimora di Frida a Città del Messico, la mostra si sviluppa in quattro sezioni, dedicate alle macrotematiche affrontate dall’artista nella sua carriera. La prima è dedicata alla Donna, in quanto Frida fu la prima artista a fare, del proprio corpo, una bandiera di emancipazione, un simbolo di libertà, calato in una dimensione che, nella ritrattistica esposta in mostra, torna a elementi pre-ispanici e aztechi. Il suo corpo è un elemento sacrificale, che viene immolato sull’altare dell’uguaglianza e della parità di genere, ma anche un vero e proprio sistema di segni che delinea un linguaggio semiotico incentrato sul suo ruolo femminile nella società dell’epoca. I ritratti esposti in questa sezione, però, trasformano Frida in un archetipo, in una figura quasi simbolica, che evidenzia, pari passo con la sua vicenda biografica, la debolezza e la fragilità del genere umano intero.

Frida Kahlo, La mia nutrice e io, 1937

Frida Kahlo, La mia nutrice e io, 1937

Frida Kahlo, Natura morta con pappagallo e frutta, 1951

Frida Kahlo, Natura morta con pappagallo e frutta, 1951

Frida Kahlo, Natura morta (Sole di Samuel Fastlicht), 1951

Frida Kahlo, Natura morta (Sole di Samuel Fastlicht), 1951

Frida Kahlo, L’amoroso abbraccio dell’Universo, la Terra (Messico), Diego, io e il Signor Xólotl , 1949

Frida Kahlo, L’amoroso abbraccio dell’Universo, la Terra (Messico), Diego, io e il Signor Xólotl , 1949

La seconda sezione è dedicata alla Terra, elemento con cui Frida, anche in relazione al suo desiderio di maternità, familiarizzò sempre. La Terra, per lei, non è solo il Messico, ma proprio la Madre Terra, la Gea dei Greci, che genera e rigenera. Frida identificò sempre se stessa con il paesaggio naturale evidente alle spalle dei suoi ritratti, che diventa un’estensione della sua condizione, ma anche una consolazione. La Terra è Madre a tutti i sensi, archetipo, mito, concretezza e nutrice dell’umanità intera, e, per questo elemento, Frida fu una vera rivoluzionaria alla testa di uno stuolo di artiste, non solo americane, ma si configura anche come tomba, elemento finale e simbolo della dissoluzione post-mortem del genere umano.

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmietta, 1945

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmietta, 1945

Frida Kahlo, Bimba tehuacana, Lucha María (Sole e luna), 1943

Frida Kahlo, Bimba tehuacana, Lucha María (Sole e luna), 1943

La terza sezione è incentrata sulla valenza politica dell’Arte di Frida Kahlo. La sua Pittura, al di là della sua adesione al Partito Comunista, ha una valenza post-ideologica, al di là dell’elemento realistico che caratterizzò il muralismo di Rivera e Orozco. Il corpo di Frida è rottura, è rivoluzione, è voglia di emancipazione, e si configura, ancora di più, come sistema di gesti e segni diretti a denunciare una condizione di irresolutezza. Il corpo di Frida, con la sua carica di resistenza, assume una valenza pari a quello delle body-artists venute decenni dopo le sue performances su tela, prima fra tutte Marina Abramovic. La valenza politica sta in questi elementi, non in un mero realismo o nell’astrattismo di Malevic che caratterizzò la prima arte post-rivoluzionaria in Russia. Certo, nelle sue opere la mobilitazione e gli ideali zapatisti e comunisti si riverberano sulle sue tele, così come le tematiche legate alle divergenze di classe ed etnia trovano spazio nei suoi dipinti, ma è la volontà di fare del proprio corpo un elemento politico e essere la vera rivoluzione.

Frida Kahlo, Il suicidio di Dorothy Hale, 1938-39

Frida Kahlo, Il suicidio di Dorothy Hale, 1938-39

Frida Kahlo, La colonna spezzata, 1944

Frida Kahlo, La colonna spezzata, 1944

Frida Kahlo, Henry Ford Hospital, 1932

Frida Kahlo, Henry Ford Hospital, 1932

La mostra si conclude con una quarta sezione dedicata al Dolore. Si tratta dell’elemento che, forse, caratterizzò Frida per tutta la vita: dolore fisico legato alle conseguenze dell’incidente, ma anche dolore interiore, per non essere mai diventata madre e per i continui tradimenti del marito, l’amato Diego de Rivera. Frida, il dolore, ce lo mette davanti agli occhi in maniera molto diretta, con immagini violente, crude, a volte anche impressionanti, in cui emerge la vicinanza dell’artista al fenomeno surrealista, pur sempre filtrato dalla sua triste vicenda personale. Da tali impressioni, al limite del macabro, l’artista vuole far partire un percorso mirante a scardinare il nostro senso di impotenza, passando attraverso elementi sacrali, profani e tendenze quasi perverse. Con la sua Arte, Frida ci mette la morte davanti al naso, e lo fa nella maniera più immediata, ovvero con rappresentazioni di donne che abortiscono su un letto in un lago di sangue, e lo fa per metterci di fronte ai suoi timori, alle sue paure, che, in fondo, sono anche le nostre, di tutti i giorni. Ed è proprio questo il nesso che lega le quattro sezioni della mostra: il voler mettere in evidenza, direttamente, senza veli, la sua sofferenza e il suo Io più profondo, che, però, in fondo è anche il nostro. Non si tratta di universalizzare il suo dolore, ma di mettere in evidenza una condizione, che, tra alti e bassi, connota, nella vita, tutti noi. Per questo motivo, Frida Kahlo ha segnato uno spartiacque nell’Arte e nella Cultura mondiale.

Frida Kahlo. Oltre il Mito
MUDEC, Via Tortona 56, 20144 Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30
martedì-mercoledì-venerdì, 9.30-19.30
giovedì-sabato 9.30-22.30
domenica 9.30-20.30
Biglietti: Intero 13,00 Euro, ridotto 11,00 Euro
Info: Tel. 0254917; www.mudec.it; www.ticket24ore.it

Stefano Malvicini

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