Mostre Milano – I Macchiaioli

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Mostre Milano: I Macchiaioli – di Stefano Malvicini – Alla GAM Manzoni, una selezione di capolavori ottocenteschi della scuola toscana che rivoluzionò la Storia dell’Arte italiana

I Macchiaioli continuano, mostra dopo mostra, a suscitare grande interesse.

Anche Milano ha deciso di omaggiare questo movimento con una mostra alla GAM Manzoni, dal 20 ottobre 2017 al 22 febbraio 2018. L’esposizione è curata da Francesco Luigi Maspes ed Enzo Savoia, con il patrocinio di Comune di Milano, Città Metropolitana di Milano, Regione Lombardia e Commissione Europea.

La mostra milanese è incentrata su quaranta opere, alcune delle quali già esposte in precedenti e fortunate esposizioni, come quella a Pavia nel 2015 e quella a Padova nel 2009, provenienti dalle collezioni private lombarde, che esemplificano al meglio le scelte stilistiche del gruppo pittorico ottocentesco toscano.

I Macchiaioli, infatti, si formarono a Firenze, a partire dal 1855, quando un gruppo di artisti, guidato da Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, decise di rompere con la visione della Natura e dei soggetti, ancora d’ispirazione romantica, molto idealizzata, per aderire a un nuovo modo di concepire la pittura, intesa come rappresentazione istantanea del Vero, del reale e del concreto. Non più scene eteree, come lo erano quelle dipinte da artisti come Hayez, Diotti e il Piccio, ma immagini concrete della vita quotidiana italiana, toscana soprattutto. Tale visione perfettamente si coniugava con un forte impegno politico, a favore di un’Italia unita e non più sotto il giogo straniero o papale. Non a caso, il movimento artistico nacque alla vigilia della Seconda Guerra d’Indipendenza, che portò, di lì a pochi anni, alla tanto agognata Unità d’Italia. Per rappresentare tali fermenti, i pittori toscani scelsero un modo di dipingere “a macchia”, una tecnica che sarebbe stata ripresa, successivamente, anche dai francesi che avrebbero dato vita al fenomeno dell’Impressionismo. Al gruppo, iniziarono ad accostarsi anche artisti non toscani, come il romagnolo Silvestro Lega, il napoletano Giuseppe Abbati, il veronese Vincenzo Cabianca e il piacentino Stefano Bruzzi, e il luogo di ritrovo fiorentino di questi artisti divenne il Caffè Michelangelo. In questo luogo, i critici, come Adriano Cecioni, coniarono, per loro, il termine ironico “Macchiaioli”, in quanto, nella loro visione, la realtà della forma era il frutto di una proiezione della luce in una macchia di colore, che andava a sovrapporsi ad altre, precedenti, macchie. Per intenderci, il nostro occhio, secondo la loro teoria, vedrebbe la realtà, percependola come un sovrapporsi stratiforme di più macchie luministico-cromatiche. Questa fu la rivoluzione dei Macchiaioli, che iniziarono, per dirla in lessico odierno, a “fare tendenza”: basti pensare che due artisti come Giovanni Boldini e Federico Zandomeneghi, giunti a Firenze, rispettivamente, da Ferrara e Venezia, ebbero esordi artistici macchiaioli anche grazie ai loro maestri come Stefano Ussi ed Enrico Pollastrini. La “Macchia” divenne, quindi il modus operandi di questi artisti, che inaugurarono, e rivoluzionarono, un pezzo di Storia dell’Arte Italiana.

Giovanni Fattori, Silvestro Lega che dipinge sugli scogli

Giovanni Fattori, Silvestro Lega che dipinge sugli scogli

Senza questa premessa, non sarebbe possibile cogliere la bellezza, e l’importanza, della mostra milanese, destinata a evidenziare anche la fortuna del movimento toscano nelle collezioni private legate alla borghesia lombarda. Alla GAM Manzoni sono esposti alcuni capolavori che evidenziano il passaggio tra la prima fase, legata ancora a una pittura di impressione, alla seconda, più conforme ai valori formali, mediati attraverso la conoscenza dell’ambiente artistico francese di Courbet e Millet e legati a un realismo domestico, tipico della Pittura italiana. Si parte, infatti, con opere di Giovanni Fattori (1825-1908), dedicate all’impresa risorgimentale della Seconda Guerra d’Indipendenza, e dipinte con tonalità calde e profonde, a macchie intense, in linea con la definizione che, al movimento, aveva dato la critica. Sulla stessa scia si pone il bellissimo ritratto di Fattori mentre dipinge sugli scogli, eseguito dall’amico Silvestro Lega (1826-95), che rappresenta al meglio lo stile di vita dei Macchiaioli, fatto di meditazione e osservazione della realtà “en plein air”, sulla scia di quanto sperimentavano, in Francia, personaggi come Gustave Courbet.

Giovanni Fattori, Accomodatori di reti a Castiglioncello

Giovanni Fattori, Accomodatori di reti a Castiglioncello

Telemaco Signorini, Una mattina sull'Arno

Telemaco Signorini, Una mattina sull’Arno

Stefano Bruzzi, Prime giornate di bel tempo

Stefano Bruzzi, Prime giornate di bel tempo

Giuseppe Abbati, Marina a Castiglioncello

Giuseppe Abbati, Marina a Castiglioncello

Seguono intense rappresentazioni del lavoro nella campagna toscana, come i renaioli sul greto dell’Arno ritratti da Telemaco Signorini (1835-1901) o gli accomodatori di reti di Castiglioncello, immortalati da Fattori, come simbolo di un realismo sociale che mette al centro gli ultimi, i proletari, i lavoratori, come punto di partenza per l’Italia “unica e indivisibile”, come teorizzò Mazzini. Non mancano nemmeno episodi ameni come quella giornata di festa sulle colline toscane, dipinta da Stefano Bruzzi (1835-1911), accanto a vedute marine colte nella loro più pura semplicità, come quella di Castiglioncello di Giuseppe Abbati (1836-68). I Macchiaioli, però, alternarono la visione della Natura all’aria aperta a scene domestiche di intensa dimensione famigliare, come provano la lezione privata ritratta da Odoardo Borrani (1833-1905) nell’Analfabeta o gli episodi, di taglio didascalico, come L’educazione al lavoro di Lega, in cui colpisce lo sguardo impaurito, ma riverente, della bambina intenta a imparare il lavoro manuale. Non mancano anche rappresentazioni, molto amate da questi pittori, di ragazze o donne intente alla lettura sullo sfondo del paesaggio collinare toscano alle spalle di Firenze, come prova la Lettura romantica, sempre di Lega, in cui è evidente il ritorno alla tecnica delle origini, quasi pre-impressionista.

Odoardo Borrani, L'analfabeta

Odoardo Borrani, L’analfabeta

Silvestro Lega, L'educazione al lavoro

Silvestro Lega, L’educazione al lavoro

Silvestro Lega, Due bambine che fanno le signore

Silvestro Lega, Due bambine che fanno le signore

Silvestro Lega, Lettura romantica

Silvestro Lega, Lettura romantica

L’ultimo passaggio, per i Macchiaioli, è la rappresentazione, umana e realistica, dei centri urbani. Il rapporto tra città e campagna è evidente nelle vedute di Signorini: alla calma piatta del mezzogiorno estivo di Settignano si contrappone la vitalità della Via degli Speziali a Firenze o della High Street di Edimburgo, o anche la compostezza della pausa dal lavoro dei pescatori di Riomaggiore, in cui lo spazio urbano, raccolto nella piazzetta circondata dalle case strette l’una accanto all’altra, fa da scenario a un episodio quotidiano che ritorna, nuovamente, sia alla pittura “a macchia”, che all’impegno sociale dei Macchiaioli.

Telemaco Signorini, Settignano

Telemaco Signorini, Settignano

Telemaco Signorini, Via di Ravenna

Telemaco Signorini, Via di Ravenna

Telemaco Signorini, Via degli Speziali

Telemaco Signorini, Via degli Speziali

Telemaco Signorini, A riposo a Riomaggiore

Telemaco Signorini, A riposo a Riomaggiore

I Macchiaioli. Capolavori da collezioni lombarde
GAM Manzoni, Via Alessandro Manzoni 45, 20121 Milano
Orari: martedì – domenica 10.00-13.00; 15.00-19.00
Biglietti: 6,00 Euro
Info: Tel. 02.62695107; info@gammanzoni.com; www.gammanzoni.com

Stefano Malvicini

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