Mostre Milano – L’Adorazione dei Pastori di Perugino

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Mostre Milano: L’Adorazione dei Pastori di Perugino – di Stefano Malvicini – Al Museo Diocesano, un capolavoro del grande maestro umbro, proveniente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria

Perugino. Forse il più grande nome della pittura umbra del Rinascimento. E’ stato lui il protagonista della stagione invernale del Museo Diocesano di Milano.

Dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, infatti, è arrivato nella nostra città uno dei capolavori di Pietro di Cristoforo Vannucci, detto Perugino (Città della Pieve, 1448 ca. – Fontignano, 1523), l’Adorazione dei Pastori. Dal 20 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018, la grande tavola è stata esposta al primo piano del Museo Diocesano Carlo Maria Martini, all’interno di un percorso che parte da alcune fotografie relative ai dettagli dell’opera, per arrivare alla ricostruzione dell’originaria collocazione e, infine, alla visione frontale, in perfetta prospettiva, della pala. E non tralasciamo nemmeno la provenienza, perché, quest’anno, il Museo Diocesano ha voluto omaggiare Umbria e Marche, regioni colpite dai drammatici terremoti dell’agosto e del novembre 2016, allestendo, insieme all’esposizione relativa al Perugino, un’altra retrospettiva dedicata ai capolavori provenienti dalla zona dei Monti Sibillini.

Torniamo a Perugino, però. Il percorso, curato da Nadia Righi e Marco Pierini, è stato creato per contestualizzare questa grande tavola, di 263×147 cm, realizzata dal pittore pievese nel 1502, nel cuore della sua maturità, dopo le sue decisive esperienze a Roma, dove decorò parte della Cappella Sistina, insieme ad altri artisti quali Signorelli e Pinturicchio, e a Firenze. Forse il grande pubblico conosce Perugino soprattutto per il suo allievo più importante, un tale Raffaello Sanzio, un po’ come Cimabue con Giotto. Perugino, però, fu un innovatore, un maestro che seppe partire dalla geometria di Piero della Francesca, approfondire la gentilezza della Pittura fiorentina del Verrocchio, di Beato Angelico e di Ghirlandaio, per giungere a uno stile naturalistico, ma scenografico nell’impostazione prospettica, con volti dolci e movenze leggiadre, che avrebbe tramandato all’allievo Raffaello e, di conseguenza, alla Storia dell’Arte dei secoli futuri.

Nel 1502, gli Agostiniani di Perugia, per la loro chiesa, affidarono a Pietro il compito di realizzare un grande polittico a più scomparti, destinato all’altar maggiore della chiesa. Stando a quanto è evidenziato in mostra, il polittico, racchiuso in una grandiosa cornice rinascimentale a timpani e volute, più simile a quelle padane che a quelle sobrie di area tosco-umbra, doveva presentare scomparti dipinti sia sul recto che sul verso, in modo da consentire una visione di alcuni episodi della vita di Cristo da parte dei fedeli raccolti nella navata e di altri da quella dei monaci nel coro. L’Adorazione dei Pastori si trovava verso la navata, mentre il verso era occupato dal Battesimo di Cristo. In tutto, gli scomparti dipinti erano una trentina e l’altezza del polittico, simile al retablo tipico delle chiese spagnole, arrivava a oltre otto metri da terra. Per l’epoca, un qualcosa di eccezionalmente monumentale! Perugino ci mise circa vent’anni a realizzare tutti gli scomparti, ma, alla sua morte, la grandiosa struttura non era ancora terminata. Se il Cinquecento segnò la fortuna della “macchina” dipinta, con la Controriforma iniziò il declino di tale struttura. Ritenuto inadatto al nuovo corso liturgico post-tridentino, già nel 1654 l’opera venne smontata e divisa in due parti: da quel momento iniziò la diaspora delle tavole. Una parte è rimasta a Perugia, tra la Galleria Nazionale e la Basilica di San Pietro, mentre le restanti hanno preso la via della Francia, in seguito alla requisizioni napoleoniche, o degli Stati Uniti. Numerosi, ma vani, sono stati i tentativi di ricostruzione dell’apparato originario.

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La pala appare in tutta la sua scenografica monumentalità, in una visione frontale, che è stata perfettamente curata dall’architetto Alessandro Colombo. Al centro della scena, Maria e Giuseppe osservano il Bambino Gesù, steso a terra con il capo adagiato su un cuscino, proprio come un sovrano. Giuseppe alza le mani con un gesto quasi di stupore, mentre Maria prega a mani giunte. Ciò che colpisce maggiormente è il pavimento su cui è adagiato il Bambino, a lastroni quadrangolari azzurri con bordi bianchi: la fuga prospettica spinge il nostro occhio lontano, verso il paesaggio alle spalle della scena e verso l’orizzonte. Emerge, qui, prepotentemente, la lezione di Piero della Francesca e dei trattati di Luca Pacioli, con la geometria al servizio dello spazio. Questo è il Rinascimento! Domina il gruppo in primo piano una capanna di legno di grandiose dimensioni, che ricorda più un baldacchino da altare che un rifugio come quello che, stando ai Vangeli, avrebbero trovato Maria e Giuseppe a Betlemme. Sotto la struttura, due pastori si inginocchiano, mani giunte sul petto, in preghiera e in adorazione, mentre un terzo spunta sulla sinistra, nello stesso atteggiamento. Questi uomini, non figure ideali, ma persone del tempo, naturalisticamente trattate da Perugino, potrebbero sembrare viandanti in cammino sulla Via Francigena o su quelle strade che portavano, attraverso Toscana e Umbria, verso Roma, in pellegrinaggio, ma si desume siano pastori dalla presenza delle pecore sul fondo, al centro. Mentre a destra sbuca l’asinello, come pendant dei pastori, sopra di loro, troneggiano tre angeli, anch’essi in adorazione, con le mani giunte, ma con un aspetto più giocoso, che pare anticipare gli angioletti “scherzosi” di alcune composizioni di Raffaello. Tra i due angeli, su uno dei punti di fuga ottici per lo spettatore, in un bagliore di luce, la colomba dello Spirito Santo giganteggia nel cielo. Il paesaggio è ricchissimo, dalle colline rigogliose in secondo piano, con un altro pastore intento al suo mestiere, allo sfondo, su cui compare una città, con grandiose architetture. In tali elementi, Perugino trae spunto dall’ambito del Verrocchio, ma anche da elementi fiamminghi e della Pittura umbra a lui precedente.

Patrocinano la mostra l’Arcidiocesi di Milano, il Pontificio Consiglio della Cultura, le regioni Lombardia e Umbria e i comuni di Milano e Perugia. Tra i main sponsor ci sono UBI Banca e Trenord.

Perugino. L’Adorazione dei Pastori
Museo Diocesano Carlo Maria Martini, Piazza Sant’Eustorgio 3, 20121 Milano
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00; lunedì chiuso
Biglietti: Intero 8,00 Euro, Ridotto 6,00 Euro
Info: tel. 02.89420019; 02 89402671; info.biglietteria@museodiocesano.it

Stefano Malvicini

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