Mostre Milano – Che Guevara, tu y todos

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Mostre Milano: Che Guevara, tu y todos – di Stefano Malvicini – Alla Fabbrica del Vapore, la storia di un uomo che, da medico e rivoluzionario, divenne un’icona della cultura contemporanea

Che Guevara. Basta questo nome perché una fetta dell’umanità pensi a un’icona pop che compare su poster e magliette. Dietro il fenomeno, però, sta una delle figure più carismatiche di tutto il ‘900.

Ernesto Che Guevara nella Sierra Maestra, 1958

Ernesto Che Guevara nella Sierra Maestra, 1958

Ernesto “Che” Guevara (Rosario, 1928 – La Higuera, 1967) è diventato un simbolo, dopo la sua morte, per i movimenti di sinistra radicale, ma non solo, ed è un personaggio cantato da vari poeti, come Pablo Neruda e Julio Cortàzar. A lui sono state dedicate molte canzoni, a partire dalla mitica Comandante di Carlos Puebla, del 1965, seguite da pezzi di musicisti come Angelo Branduardi, Sergio Endrigo, Francesco Guccini e Roberto Vecchioni, o di gruppi come gli Inti-Illimani, i Modena City Ramblers o gli Skiantos. Anche il cinema lo ha più volte omaggiato, e il suo ruolo è stato interpretato, tra gli altri, nel 2004 da Gael Garcia Bernal e, nel 2008, da Benicio Del Toro.

Ernesto Che Guevara a Las Villas Escambray prima della battaglia di Santa Clara, 1958

Ernesto Che Guevara a Las Villas Escambray prima della battaglia di Santa Clara, 1958

In occasione dei cinquant’anni dalla morte del Che, Milano dedica una grande retrospettiva al rivoluzionario argentino, intitolata Che Guevara, tu y todosAlla Fabbrica del Vapore, dal 6 dicembre 2017 al 1 aprile 2018, un percorso multimediale, curato da Simmetrico Cultura, punta ad affrancare la figura del Che dall’icona pop che è divenuta, per riscoprire l’uomo, con i suoi affetti famigliari, e il rivoluzionario, che ha voluto sacrificare la sua originaria vocazione di medico in Argentina, per viaggiare, in motocicletta, attraverso il Sud America, alla scoperta dell’umanità più profonda del continente, indigena e sfruttata dalle multinazionali nelle miniere o nelle piantagioni, prima di scegliere di imbarcarsi, insieme a un giovane cubano conosciuto a Città del Messico, di nome Fidel Castro, su una nave, per raggiungere l’isola caraibica e, con un gruppo di combattenti chiamati “barbudos”, rovesciare il regime autoritario di Fulgencio Batista. L’obiettivo della mostra è proprio questo: raccontare. La narrazione si svolge non secondo i canoni tradizionali, ma attraverso la multimedialità, che ci lascia immergere, con un’esperienza straordinaria uditiva e visiva, nelle vicende umane, personali, politiche e di ribellione, di Ernesto Che Guevara

La mostra si sviluppa in due parti e, pertanto, si configura come un vero e proprio libro di Storia multimediale aperto davanti ai nostri occhi. La prima è dedicata alla giovinezza di Ernesto, dalla nascita a Rosario nel 1928 fino al 1956, quando maturò la decisione di partire per Cuba sul Granma con i Castro e Cienfuegos. Questa sezione è concepita proprio come un libro, su cui, sfogliando le pagine, alcuni proiettori riflettono alcune immagini giovanili del personaggio. Ci sembra, quasi, di trovarci davanti a un album fotografico di famiglia! Viene dato ampio risalto al rapporto con i genitori, il padre Ernesto Guevara Lynch e l’amatissima madre Celia de la Serna, e con i fratelli, ma anche alle sue precarie condizioni di salute giovanili, con violenti attacchi d’asma che, spesso, lo portarono quasi alla morte, e che costrinsero i genitori a frequenti peregrinazioni nel Nord dell’Argentina, alla ricerca di un clima salutare per il piccolo Ernesto. Costretto a letto, Ernesto si appassionò di scacchi, ma soprattutto di lettura: divorò classici, ma anche Salgari e Verne. Il ragazzino, comunque, si dimostrò, sin da piccolo, un resistente e sopravvisse sempre a tali attacchi, che, in età adulta, si fecero meno frequenti. Ernesto, da buon argentino, giocò a calcio e a rugby, e, quando dovette decidere cosa fare nella vita, scelse di svolgere la professione medica, anche in relazione ai suoi problemi di asma. Da ragazzino, però, il Che iniziò a mostrare un senso di ribrezzo per le disastrose condizioni di lavoro in cui i gauchos costringevano i contadini indigeni, nelle loro proprietà, riducendoli alla fame. Da tali episodi nacque la sua volontà di combattere contro gli oppressori a favore dei più deboli. Approfondì la sua passione per la lettura, con Russell, Marx ed Engels. Durante i suoi anni universitari, Ernesto compì due volte un viaggio, in moto, dall’Argentina al Venezuela, toccando Cile, Perù, Ecuador e Colombia, per conoscere le condizioni di vita degli indigeni e approfondire l’analisi del loro sfruttamento da parte delle multinazionali, guidate soprattutto dagli Stati Uniti. Questo viaggio, insieme a quello in Centro America, durante il quale conobbe la prima moglie Hilda Gadea, furono, per lui, fondamentali nella presa di coscienza delle condizioni di sfruttamento degli indigeni. Ernesto radicalizzò le sue posizioni e, in Messico, entrò in contatto con esuli cubani, che gli presentarono i fratelli Castro. Fidel, il maggiore, gli propose di partecipare alla spedizione per rovesciare il regime di Batista ed Ernesto, ormai radicalizzatosi nelle sue posizioni marxiste, decise di partire, nel 1956, per Cuba con il Granma, rinunciando a un viaggio di specializzazione post-laurea, in allergologia, in Francia.

Ernesto Che Guevara in Congo, 1965

Ernesto Che Guevara in Congo, 1965

Ernesto Che Guevara in Congo, 1965

Ernesto Che Guevara in Congo, 1965

La seconda parte della mostra è dedicata al Che. Ernesto, infatti, sin dagli anni della guerriglia nella foresta cubana, colpì i compagni per il suo intercalare con l’espressione “Che”, tipicamente argentina, corrispondente al nostro “cioè”: per tale motivo, i Castro e gli altri barbudos iniziarono a chiamarlo con tale soprannome, che sarebbe divenuto, insieme al suo volto, un’icona. Si parte dall’immersione audiovisiva nella foresta cubana, durante la guerriglia contro Batista, in cui si coglie perfettamente la simbiosi tra i rivoluzionari e la popolazione rurale, ridotta alla fame dal dittatore, per arrivare al 1959, quando i rivoluzionari, con l’aiuto fondamentale dei cubani proletari, cacciato il tiranno, presero il potere: Fidel Castro divenne premier e il Che Ministro dell’Agricoltura. L’esperienza multimediale diventa un’apoteosi di materiale audiovisivo, destinato a descrivere la vita del Che dalla presa del potere fino alla morte in Bolivia. Questa parte si configura, ancor di più, come un libro di Storia, affiancato da colonne audiovisive che illustrano il contesto dei grandi eventi mondiali che segnarono gli otto anni in cui il Che visse e governò a Cuba. Grandi pannelli illustrano le vicende cubane in cui il Che fu protagonista, dalla sua nomina a presidente del Banco Nazionale a quella a Ministro dell’Industria, ma anche episodi storici, come il disastro della nave francese Coubre (1960) e la crisi dei missili con gli Stati Uniti. allora guidati da John Fitzgerald Kennedy (1962), nella cui risoluzione Guevara ebbe un ruolo importante. Grande spazio è conferito alle riproduzioni delle foto d’epoca, tra cui spiccano quella celeberrima, divenuta icona pop, di Alberto Korda, del 1960, intitolata Guerrillero heroico, e l’istantanea di René Burri, del 1963, con il sigaro in bocca. Degne di nota sono anche le immagini che lo ritraggono impegnato nella giornata di lavoro volontario nel porto dell’Avana o, in missione diplomatica, accanto a Kruscev o ad altri potenti del Mondo legato al blocco sovietico. I viaggi del Che sono descritti attraverso pannelli concepiti come carte geografiche, su cui sono appesi dei taccuini nei quali sono riprodotte le immagini di Ernesto in missione diplomatica per il Mondo. Molto importanti sono gli scatti dedicati al rapporto con la famiglia, con la prima moglie Hilda (da cui divorziò nel 1959) e con la seconda Aleida March, conosciuta a Cuba poco dopo la presa del potere, così come con i cinque figli avuti dai due matrimoni. Spicca anche la riproduzione della copertina di Time del 1960, su cui il Che compariva come personaggio dell’anno. Tutto ciò è accompagnato sia da filmati con i discorsi originali del Che e di Fidel Castro, in spagnolo, ma sottotitolati, che da riproduzioni dei suoi scritti, in cui esaltava il marxismo e la Rivoluzione Cubana, pubblicati soprattutto sulla rivista Verde Olivo. La parte finale è la più struggente: il Che, completamente camuffato, dopo il fallimento di una missione in Congo, partì per la Bolivia, con l’obiettivo di estendere la Rivoluzione anche nel Paese andino. Era la fine del 1966, ed Ernesto sentiva già la sua fine imminente. Per tale motivo scrisse alcune bellissime lettere e poesie sia alla moglie Aleida che ai figli, dimostrando l’affetto di un marito e di un padre che, da lontano, non si dimentica dei suoi affetti più cari, nonostante l’impegno nella guerriglia contro il regime di Barrientos. La lettera, intitolata Tu y todos, è una descrizione del microcosmo del Che: il “tu” è la famiglia, mentre il “todos” è l’umanità intera, dall’Africa all’Asia e all’America Latina, oppressa dai potenti e che attende di far sentire la sua voce. Una parte di essa è riprodotta in mostra, insieme ai suoi quaderni della guerriglia boliviana. Commovente è il discorso finale di Fidel Castro, in cui il Lider maximo esaltava la figura del Che e il suo esempio per i giovani cubani. La fine del Che la conosciamo tutti: steso su un tavolo, con il corpo crivellato dalle pallottole dell’esercito boliviano sostenuto dagli americani. A descrivere ciò, le parole dei Modena City Ramblers, in Transamerika:

Addio, è il capolinea 
So che non ritornerai 
A Quebrada de lo Yuro 
Ti aspettavano i macellai 
Ti hanno mostrato ai giornalisti 
Hanno detto “Eccolo, è lui” 
Regna l’ombra su Valle Grande

Dalla mostra si esce con un ritratto diverso di Ernesto “Che” Guevara: l’immersione totale nell’audiovisivo e nella multimedialità ci conduce a un’identificazione con il personaggio, ormai affrancato dall’iconicità “pop” in cui la cultura di massa lo ha trasformato. Ne emerge una figura moderna, un uomo che decise di andare contro i potenti per dare una speranza ai popoli oppressi non solo dell’America Latina, ma di tutto il Mondo, a tutti quegli indigeni e quei neri sfruttati e calpestati dalle multinazionali. Ne emerge anche un uomo straordinario che fu, sì, un guerrigliero, che combatté, armi alla mano, contro le truppe di Batista, ma che, una volta raggiunto l’obiettivo, cercò sempre una strada di conciliazione a quelle controversie che lo videro protagonista. Il Che fu un uomo moderno, legato sicuramente alla dottrina marxista ortodossa che, pertanto, vedeva il lavoro come elemento di nobilitazione dell’operaio o del contadino, ma che seppe anticipare battaglie del decennio a lui successivo, come la parità dei sessi o la lotta al razzismo nei confronti dei neri. Il Che fu innovatore, e rivoluzionario, nell’unire, in un unico afflato, tutti i popoli dell’America Latina, congiunti dal destino e dalla lotta per condizioni migliori di vita e di lavoro, e, forse, potremmo definirlo come l’unico, vero, panamericano del ‘900. Il Che non fu solo eroe della Rivoluzione Cubana, ma fu colui che diede la sua vita per un ideale anti-sfruttamento e anti-capitalista che univa tutti i popoli latinoamericani, africani e asiatici, e, assolutamente, anche un eroe della loro libertà, alla vigilia di tempi bui per le democrazie nei Paesi latinoamericani o ex-coloniali, con nuove dittature militari incombenti, alla finestra. Non è un caso che tanti governanti del Sud America, tra cui quel Barrientos che diede ordine di uccidere il Che in Bolivia, e tanti militari assetati di potere grazie all’appoggio americano, vedessero Cuba e le sue politiche come una minaccia e, per questo, cercarono di ostacolare il contagio rivoluzionario nei loro Paesi: da ciò nacquero le dittature militari degli anni ’70 e ’80. Al di là di ciò, questo è stato il Che. Non solo un’icona da magliette, striscioni che, a volte, alcune tifoserie espongono negli stadi, e poster, ma un uomo, vero, autentico e combattente.

Che Guevara, tu y todos
Fabbrica del Vapore, Via Giulio Cesare Procaccini 4, 20154 Milano
Orari: martedì – mercoledì – giovedì – domenica 10.00-19.30; venerdì – sabato 9.30-22.30
Biglietti: intero 15,00 euro; ridotto 13.00 euro
Info: 02 99901967; www.mostracheguevara.it

Stefano Malvicini

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