Mostre Milano – Tiziano, la Sacra Conversazione

 

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Mostre Milano: Tiziano, la Sacra Conversazione – di Stefano Malvicini – A Palazzo Marino, un altro capolavoro del Rinascimento a Milano per le feste di Natale

Il Comune di Milano, come ogni anno, per augurare buone feste ai propri concittadini appassionati d’Arte, ospita, nella sala Alessi, un dipinto proveniente da un’altra città. Negli ultimi anni, si sono scelte sempre opere provenienti dal Centro Italia, culla del Rinascimento: lo scorso anno era arrivato in città lo scomparto centrale del polittico della Misericordia di Piero della Francesca, proveniente dal Museo Civico di Sansepolcro, mentre, nel 2015, in mostra c’era l’Adorazione dei Pastori di Pieter Paul Rubens, giunta da Fermo.

Tiziano, Pala Gozzi, 1520, Pinacoteca Civica, Ancona

Tiziano, Pala Gozzi, 1520, Pinacoteca Civica, Ancona

Per il 2017, il regalo della città ai milanesi è una pala d’altare di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/90 – Venezia, 1576), genio del Rinascimento veneto. Il grande dipinto, su tavola, di 312 x 215 cm, a Milano dal 5 dicembre 2017 al 14 gennaio 2018, proviene dalla Pinacoteca Civica Francesco Podesti di Ancona. Proprio per il capoluogo marchigiano, il trentenne Tiziano realizzò la grande pala nel 1520, destinandola alla chiesa di San Francesco in Alto. Quel 1520 fu un anno funesto per la Storia dell’Arte italiana, in quanto vi morì, improvvisamente, Raffaello e la sua scomparsa seguì, di due anni, quella di un altro nume tutelare del nostro Rinascimento, Leonardo da Vinci. All’epoca, Tiziano era già un artista assai conosciuto a Venezia e nella Repubblica Serenissima, dall’Adda alla Dalmazia. Proprio da quest’ultima regione, oggi in Croazia, arrivava il committente della pala, il mercante Alvise Gozzi. Il Gozzi era originario di Dubrovnik, allora chiamata Ragusa, ma si era stabilito, per lavoro, ad Ancona, crocevia strategico, ancora oggi, con il suo porto, per i traffici sull’Adriatico, tra le terre veneziane e quelle papali. Per tale motivo, il dipinto è conosciuto come Pala Gozzi. Nel 1863, dopo l’Unità d’Italia, la chiesa divenne parte del demanio e, dopo la trasformazione in ospedale militare, nel 1884 fu trasferita alla Pinacoteca Civica del Comune di Ancona.

La pala è datata e firmata da Tiziano nel cartiglio in basso, al centro, in cui la data campeggia trionfalmente, con caratteri decisamente più grandi rispetto alla firma, segno dell’importanza, nel bene o nel male, di quel 1520, nella Storia dell’Arte italiana. Il dipinto segna un importante passo avanti nella concezione della pala d’altare rinascimentale: si supera, infatti, non solo la vecchia struttura “geometrica” e prospettica del Quattrocento, evidente, per esempio, nella Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, ma anche quella di Raffaello. Tiziano volle sicuramente confrontarsi con il modello della Madonna di Foligno del grande pittore di Urbino, superando, però, la sua garbata serenità con un titanico ed eroico impeto umano, fatto di gesti grandiosi e avvolto da colori più tenui e sfumati rispetto a quelli puri di Raffaello. Si potrebbe dire che Tiziano, come aveva fatto Giorgione e come, di lì a poco, faranno anche i Bassano e Veronese, abbia scelto la Natura come struttura della sua pala, rinunciando, in gran parte, all’artificio architettonico e prospettico tipico dei suoi contemporanei toscani e umbri: questo smarcamento segnò la nascita di un modo di dipingere che, in Laguna e nella Serenissima, si sarebbe protratto fino alla rivoluzione luministica del Tiepolo nel ‘700 e che ebbe proprio in Giorgione, in Tiziano, nei fratelli Bassano e in Paolo Veronese i suoi massimi esponenti.

La pala è configurabile come un esempio di Sacra Conversazione, schema tipico del dipinto “da altare” dal Rinascimento fino all’epoca barocca. Nel cielo illuminato dai bagliori del tramonto, la Madonna appare su una nuvola con il Bambino scortata da un angelo. Maria è il ritratto di una ragazza del tempo, giovane e pura, ma è il piccolo Gesù a stupirci per la sua attualità e il suo realismo: con un movimento umano, tipico dei bambini desiderosi di scendere dalle braccia della mamma per camminare un po’, pare divincolarsi dalle braccia di Maria per appoggiarsi sulla nuvola, mentre alza il braccio nel gesto benedicente tipico dell’iconografia di Cristo Redentore. Accompagnano la Vergine due angioletti che, distratti forse dalla luce, porgono corone di fiori. Nella parte bassa della pala, compaiono tre figure. A sinistra, troviamo San Francesco, colto in adorazione della visione celestiale, mentre a destra troneggia il gruppo con Alvise Gozzi inginocchiato, con le mani giunte in preghiera, affiancato da San Biagio che indica al committente quanto sta accadendo in cielo. Al centro, un ramo di fico fiorito su un ceppo di legno costituisce il perno geometrico della composizione, mentre, sullo sfondo, è possibile cogliere una veduta di Venezia, perfettamente riconoscibile dalle cupole e dal campanile della Basilica di San Marco e dalla Punta della Dogana, con il mare solcato da barche. Verrebbe spontaneo chiedersi il motivo delle scelte iconografiche di Tiziano: il motivo è molto semplice. San Francesco è un rimando alla destinazione dell’opera e, quindi, ad Ancona, mentre San Biagio, vescovo armeno vissuto e martirizzato nel III secolo, è il patrono di Dubrovnik, la città di origine del committente e, non a caso, è raffigurato proprio accanto ad Alvise. Lo sfondo è un rimando alla patria adottiva di Tiziano, quella Venezia che lo accolse da bambino e lo fece diventare un grande artista, ma anche a una questione puramente commerciale, legata al fatto che la città lagunare fosse il più grande porto dell’Adriatico, sui cui traffici mercantili dipendevano anche quelli di Ancona e di Dubrovnik, le città in cui il Gozzi fece affari. Ovviamente la Vergine con il Bambino è un rimando al potere di protezione che le città di Venezia, Ancona e Dubrovnik le avevano affidato in un momento di forte instabilità legata alle incursioni dei pirati e delle truppe turche sulle coste adriatiche. Il dipinto unisce idealmente i tre grandi porti dell’Adriatico e, con questa pala, Tiziano pare auspicarsi un’alleanza tra queste tre città per proteggersi, “par terra e par mar”, sia dalle turbolenze politiche italiane che dalle minacce sulle coste.

In conclusione, è degno di nota l’allestimento dell’architetto Corrado Anselmi, il quale ha progettato una struttura con una pedana, raggiungibile con una leggera salita, da cui è possibile osservare il retro della pala, molto interessante sia dal punto di vista strutturale, con le centine in legno che ci testimoniano il metodo di costruzione delle “macchine” lignee per sorreggere la tavola dipinta, che, anche, dal punto di vista artistico, perché, sul legno è possibile vedere disegni, attribuibili a vari pittori, tra cui spicca una testa di bambino, quasi sicuramente autografa di Tiziano, che potrebbe rappresentare uno studio preparatorio per quella, definitiva, del Bambino Gesù sulla tavola.

Tiziano, Pala Gozzi, 1520, Pinacoteca Civica, Ancona

Tiziano, Pala Gozzi, 1520, Pinacoteca Civica, Ancona, retro

Tiziano, Pala Gozzi, 1520, Pinacoteca Civica, Ancona

Tiziano, Pala Gozzi, 1520, Pinacoteca Civica, Ancona, retro

Tiziano, Pala Gozzi, 1520, Pinacoteca Civica, Ancona

Tiziano, Pala Gozzi, 1520, Pinacoteca Civica, Ancona, retro

Tiziano, la Sacra Conversazione
Sala Alessi, Palazzo Marino, Piazza della Scala 2, 20121 Milano
Orari: tutti i giorni 9.30-20.00; giovedì 9.30-22.30
Ingresso libero
Info: Tel. 800.167.619  www.comune.milano.it mostre@civita.it

 

Stefano Malvicini

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