Mostre Milano – Milano e la mala

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Mostre Milano: Milano e la mala – di Stefano Malvicini – A Palazzo Morando, un percorso nella Storia oscura della nostra città, dalla fine della Guerra agli anni ’80

Beppe Piroddi e Odile Rodin, 1968, Archivi Farabola

Beppe Piroddi e Odile Rodin, 1968, Archivi Farabola

Angelo Epaminonda portato in Questura, 1984, Archivio Fotogramma

Angelo Epaminonda portato in Questura, 1984, Archivio Fotogramma

Palazzo Morando, ancora una volta, si qualifica come il volto delle mostre fotografiche dedicate alla nostra amata Milano.

Ezio Barbieri a processo, 1949, Archivi Farabola

Ezio Barbieri a processo, 1949, Archivi Farabola

Il Pussy Cat, anni '70, Apice - Università degli Studi di Milano

Il Pussy Cat, anni ’70, Apice – Università degli Studi di Milano

Dal 9 novembre 2017 all’11 febbraio 2018, infatti, presso la sede museale di Via Sant’Andrea, è possibile visitare un’esposizione interamente dedicata al rapporto tra Milano e la malavita. Curata da Stefano Galli, la mostra è un vero e proprio percorso all’interno della Storia “oscura” di Milano, quella che, già allora, stava alle spalle della mondanità e dell’economia, che fanno della nostra città la Capitale “finanziaria” d’Italia, per sfruttare questo successo a fini illeciti. Già allora: sì, perché la mostra si snoda nell’arco di un lasso temporale che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, per arrivare agli anni ’80 e alla nascita della “Milano da bere”. Già allora si stavano ponendo le basi dell’importanza strategica, a livello economico, di Milano e la città, già tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50, era la più ricca del Paese; non a caso, Milano cominciò ad attirare contadini alla ricerca di un lavoro prima dalle campagne lombarde, poi dal Veneto devastato dalle alluvioni e, infine, dal Sud. In questo contesto, si muoveva anche la malavita che, nei primi anni ’50, era ancora sfruttamento della prostituzione, prima della chiusura dei bordelli con la Legge Merlin del 1958, e attività “da manina”, come si dice a Milano, ovvero microcriminalità legata a piccoli furti commessi, spesso, sui mitici tram Carrelli 1928, che scorrazzavano per la città.

Controlli in Piazza Duomo, 1954, Archivi Farabola

Controlli in Piazza Duomo, 1954, Archivi Farabola

Il bar di Via Novara della famiglia Lutring, anni '40, collezione privata

Il bar di Via Novara della famiglia Lutring, anni ’40, collezione privata

Senza questa piccola premessa non si potrebbe capire l’impennata che, per circa trent’anni, ebbe il fenomeno criminale gravitante su Milano. La mostra non vuole assolutamente essere una didascalia, mera e pura, di fotografie che ritraggono episodi come rapine e omicidi, ma un viaggio per cercare di osservare questo fenomeno più da vicino, attraverso una dinamica narrativa condotta per episodi simbolici, personaggi e luoghi.

L'arresto di Renato Vallanzasca, 1977, Archivi Farabola

L’arresto di Renato Vallanzasca, 1977, Archivi Farabola

Pietro Cavallero nel cortile della Caserma dei Carabinieri di Via Moscova, 1967, Olympia

Pietro Cavallero nel cortile della Caserma dei Carabinieri di Via Moscova, 1967, Olympia

Centosettanta immagini d’epoca, provenienti da archivi fotografici come Farabola e Giancolombo, illustrano, infatti, il volto tragico della Milano del boom e degli anni ’70, con episodi che sembrano usciti dai libri di Lucarelli o Colaprico. La mostra ha un che di eccezionale perché, nella scelta dei documenti da esporre, è stata coinvolta anche la Polizia di Stato, che ha fornito le schede di segnalazione di molti criminali noti a Milano in questo lasso di tempo e che ha collaborato nella selezione delle foto, ma che, soprattutto, ha consentito, grazie al suo Archivio Storico, di ricostruire interamente, com’era allora, un ufficio della Questura di Via Fatebenefratelli, per rievocare l’atmosfera in cui i gangster venivano interrogati dopo l’arresto. La mostra parte da un episodio tragico, ovvero la rivolta del carcere di San Vittore del 21 aprile 1946, soprannominata la Pasqua Rossa, che passò alla Storia come la più violenta sommossa nell’Italia del Secondo Dopoguerra, costata la vita ad alcuni reclusi e a un agente di custodia. Uno dei capi di questa rivolta è il primo personaggio su cui si focalizza l’attenzione, ovvero Ezio Barbieri, che sopravvisse, per poi essere condannato al carcere duro. Barbieri era un malavitoso specializzato in piccoli furti: a bordo della sua mitica Lancia, targata 777, come il numero del centralino della Polizia di Stato, Barbieri formava dei finti posti di blocco e, poi, derubava automobilisti e passanti, ma compiva anche rapine, come quella che gli costò l’arresto. Barbieri era uno dei capi della “ligera”, quella piccola malavita tutta milanese, composta esclusivamente da milanesi, e, quasi novello Robin Hood, distribuiva i proventi delle rapine alla gente del suo quartiere, all’epoca uno dei più malfamati della città: l’Isola. La “ligera” sarebbe divenuta, di lì a pochi anni, un mito “romantico” cantato da pezzi di Storia della Musica, da Ornella Vanoni a Giorgio Gaber, con brani come Porta Romana, destinati a fare breccia nel cuore di molti milanesi.

Rapina di via Osoppo, 1958, Archivi Farabola

Rapina di via Osoppo, 1958, Archivi Farabola

Francis Turatello, anni '70, collezione privata

Francis Turatello, anni ’70, collezione privata

Gli anni ’50 furono quelli del boom, e anche i malavitosi si diedero alla “bella vita”, come evidenziano le foto di Giuseppe Piroddi o di un giovane Luciano Lutring all’interno dei night della città. Questo decennio segnò, però, una recrudescenza delle pratiche criminali, con rapine sempre più “da film” e spettacolari azioni dei gangster. Una pietra miliare della Storia della malavita milanese fu la rapina di Via Osoppo: il 27 febbraio 1958, un comando di sette uomini fermò, senza sparare un colpo, un portavalori in Via Osoppo, poco prima dell’incrocio con Piazzale Brescia, esattamente accanto alla chiesa dei Santi Gervaso e Protaso. Il bottino, all’epoca, fu considerevolmente alto: 580 milioni di Lire. La banda, da allora detta “di Via Osoppo”, fu arrestata per intero e, in carcere, finirono gangster come l’ex partigiano Ugo Ciappina, Arnaldo Gesmundo (Jess il Bandito) e Ferdinando Russo (Nando il Terrone). Via Osoppo segnò uno spartiacque nella criminalità milanese, perché segno l’apice, e il successivo rapido declino, della ligera e l’affermarsi di gruppi, spesso di stampo mafioso e di provenienza meridionale, molto più aggressivi di quanto era avvenuto in passato.

Il Questore Vincenzo Agnesina nel suo ufficio. Milano, 1948. Archivio Giancolombo

Il Questore Vincenzo Agnesina nel suo ufficio. Milano, 1948. Archivio Giancolombo

Gli anni 1960-1980 segnarono il crollo della malavita milanese, per passare a un tipo di delinquenza più organizzata e dedita al traffico di droga, allo sfruttamento della prostituzione, illegale dopo la Legge Merlin, e al gioco d’azzardo, con personaggi che sarebbero rimasti nella Storia criminale di Milano, come Luciano Lutring, il veneto Francis Turatello, e il siciliano Angelo Epaminonda, detto “Il Tebano”. Questi personaggi, nati come piccoli criminali, spesso con problemi famigliari alle spalle, scalarono, tra delitti, rapine e, anche, sequestri, le gerarchie della delinquenza milanese. Se i nostri nonni ricorderanno le imprese di Barbieri e di Via Osoppo, i nostri genitori non potranno non ricordare le rapine da Far West di questi anni. La Milano in cui vissero Turatello ed Epaminonda fu la città che stava cambiando in senso internazionale, con le Fiere Campionarie, la grande industria che faceva concorrenza a Torino e, soprattutto, quel grande potere economico che iniziò a fare gola alla mafia, che intendeva fare affari loschi con appalti ed edilizia. I malavitosi vivevano, e facevano affari, di notte, nei night club e nelle bische. Questi anni sono documentati anche da immagini relative a rivolte carcerarie e luoghi di detenzione, oltre a quelle dei gruppi di killer, come i siciliani Apaches, guidati da Epaminonda, che terrorizzarono la città.

Luciano Lutring ed Elsa Pasini, primi anni '60, collezione privata

Luciano Lutring ed Elsa Pasini, primi anni ’60, collezione privata

La mostra conferisce anche particolare spazio ai quartieri in cui si mossero i malavitosi, dall’Isola di Ezio Barbieri, all’epoca quartiere popolare, alla zona a ridosso della Darsena e alle nuove aree costruite in seguito alla massiccia emigrazione dal Veneto e dal Sud, come il Giambellino o la Lambrate dove vissero Turatello e Vallanzasca.

Francis Turatello, anni '70, collezione privata

Francis Turatello, anni ’70, collezione privata

Di pari passo con quella criminale, la mostra mette in risalto anche la Storia delle Forze dell’Ordine milanesi, soprattutto della Polizia di Stato, attraverso personaggi impegnati in prima linea contro i malavitosi, come il questore Vincenzo Agnesina, il commissario Mario Nardone e un giovane investigatore romano destinato a un grande successo tra le Fiamme Gialle: Achille Serra. La mostra documenta anche l’evoluzione delle tecniche investigative, grazie a cui si pose fine a quella tragica stagione.

Arresto di Renato Vallanzasca dopo una rapina, 1972, Archivio Fotogramma

Arresto di Renato Vallanzasca dopo una rapina, 1972, Archivio Fotogramma

La conclusione è affidata a una sezione dedicata al bandito milanese per antonomasia, Renato Vallanzasca, detto “Il Bel René” per il suo aspetto fisico e le sue maniere gentili. Amante della bella vita e delle belle donne, Vallanzasca, come Lutring e Turatello, nacque come piccolo criminale, per poi passare a imprese più rocambolesche, dalle rapine ai sequestri. Nato a Lambrate e cresciuto al Giambellino, Vallanzasca formò e fu a capo della più famosa e spietata banda criminale di Milano, quella della Comasina, che divenne famosa per molti sequestri. Vallanzasca fu l’ultimo esponente della mala milanese figlia della “ligera”: dai primi anni ’80, infatti, il sempre maggiore radicamento in città della mafia siciliana, della camorra campana e della ‘ndrangheta calabrese, attratte dalla “Milano da bere” e dai soldi facili di appalti e nuovi quartieri residenziali, fece calare il sipario su un tipo di malavita “di altri tempi”.

Francis Turatello testimone di nozze di Renato Vallanzasca, 1979, collezione privata

Francis Turatello testimone di nozze di Renato Vallanzasca, 1979, collezione privata

Milano e la mala. Storia criminale della città, dalla rapina di Via Osoppo a Vallanzasca
Palazzo Morando, Via Sant’Andrea 6, 20121 Milano
Orari: martedì – domenica 10.00-20.00; giovedì 10.00-22.30
Biglietti: intero 10,00 Euro; ridotto 8,00 Euro
Info: 02 884 65735 – 02 64532; www.mostramalamilano.itc.palazzomorando@comune.milano.it

Stefano Malvicini

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