Mostre Milano – Kuniyoshi

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Mostre Milano: Kuniyoshi, il visionario del Mondo Fluttuante – di Stefano Malvicini – Alla Permanente, 160 opere di uno dei grandi della grafica giapponese dell’800

Kuniyoshi, L'universo femminile, 1852

Kuniyoshi, L’universo femminile, 1852

Kuniyoshi, Rōri Hakuchō Chōjun, 1828-29

Kuniyoshi, Rōri Hakuchō Chōjun, 1828-29

Kuniyoshi, Polipo, 1842

Kuniyoshi, Polipo, 1842

L’Arte giapponese, già da qualche anno, ha cominciato ad attirare un pubblico sempre maggiore, a Milano e in Italia, in occasione di grandi mostre a essa dedicate.

Kuniyoshi, Cortigiana, 1833

Kuniyoshi, Cortigiana, 1833

Kuniyoshi, La principessa Tamatori ruba il sacro gioiello dal Palazzo del Drago, 1853

Kuniyoshi, La principessa Tamatori ruba il sacro gioiello dal Palazzo del Drago, 1853

Già lo scorso anno, a Palazzo Reale, i tre pilastri dell’Arte nipponica, ovvero Hokusai, Hiroshige e Utamaro, erano stati i protagonisti di una retrospettiva su quel fenomeno che viene chiamato “Ukiyoe”, ovvero “Mondo Fluttuante”, che identifica la grafica del Sol Levante tra ‘700 e ‘800. Al momento, un’ampia sezione di stampe, tra cui quelle erotiche di Utamaro, è esposta all’interno dell’esposizione su Henri de Toulouse-Lautrec, sempre a Palazzo Reale.

Kuniyoshi, Arcobaleno primaverile, 1836

Kuniyoshi, Arcobaleno primaverile, 1836

Kuniyoshi, pesci rossi e pesci combattenti, 1842

Kuniyoshi, pesci rossi e pesci combattenti, 1842

Alla Permanente, il protagonista è, invece, Utagawa Kuniyoshi. Personaggio minore rispetto ai tre grandi sopra citati, Kuniyoshi nacque nel 1798, con il nome di Yoshisaburo Kichiyemon. Figlio di un tintore, fu, sin da bambino, dotato di un talento straordinario nel disegno e fu attratto dai tessuti e dai loro colori, oltre che dalle coeve stampe dedicate ad attori e guerrieri, che lo influenzarono profondamente. Il maestro Utagawa Toyokuni lo volle come suo allievo, conferendogli quel nome con cui oggi lo conosciamo, frutto dell’unione tra la parte finale di quello del maestro e quella iniziale del suo: Kuniyoshi. I suoi esordi, dal 1814, furono legati all’illustrazione di spettacoli teatrali kabuki, genere di rappresentazione scenica diffusasi in Giappone dal XVII secolo. Tra il 1818 e il 1827, in seguito alle scarse commesse e alla conseguente povertà, si dedicò a silografie e incisioni dedicate a ritratti femminili. La sua fama iniziò a crescere quando, nel 1827, gli venne affidata l’illustrazione della versione giapponese di un popolare racconto cinese: nacquero, così, i 108 eroi popolari Suikoden, alcuni dei quali esposti in mostra. Per tutti gli anni ’30, si dedicò a lavori su tema epico-guerresco e mitologico, definendo uno stile molto personale, ma anche moderno. A seguito delle riforme dello shogunato, tra il 1841 e il ’43, con cui si impose una censura sulla raffigurazione di attori, cortigiani e piaceri, Kuniyoshi dovette modificare il suo stile, ma senza rinunciare ai suoi temi prediletti, tanto da creare i cosiddetti “giga”, caricature che rappresentano attori ma anche personaggi dell’alta società giapponese in chiave scherzosa e grottesca, che divennero molto popolari tra gli oppositori del nuovo regime culturale. Fu in questo periodo che l’artista iniziò anche a occuparsi di paesaggi, così come di animali ed elementi vegetali: tra questi, iniziarono a spiccare i lavori dedicati ai gatti, di cui Kuniyoshi amava circondarsi e che considerava quasi umani, con una venerazione al limite del religioso. Con la fine degli anni ’40, l’artista tornò alla rappresentazione del teatro, ma con l’elemento caricaturale che gli permise di eludere la censura dello Shogun. Nel 1856, fu colpito da un ictus, con conseguente limitazione dell’uso degli arti: ciò limitò anche la sua produzione. Morì nel 1865, a 65 anni, nella sua casa di Edo, oggi Tokyo.

Kuniyoshi, Tenjiku Tokubei, 1826-27

Kuniyoshi, Tenjiku Tokubei, 1826-27

Kuniyoshi, Composizione di pesci rossi che cantano "bonbon", 1842

Kuniyoshi, Composizione di pesci rossi che cantano “bonbon”, 1842

Senza queste premesse biografiche sarebbe difficile comprendere la mostra milanese alla Permanente, curata dalla professoressa Rossella Menegazzo. Dal 4 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018, presso lo spazio espositivo al primo piano del palazzo di Via Turati, è possibile osservare da vicino centosessanta incisioni, soprattutto silografie, realizzate dal maestro durante i suoi sessantacinque anni di vita. Ne emerge il ritratto di un artista particolarmente moderno e straordinariamente aggiornato sulle novità artistiche del suo tempo, ma soprattutto assai interessato all’Arte europea, che costituisce, oltre al Giappone ancora feudale dell’epoca, la sua principale fonte d’ispirazione. I suoi paesaggi sono frutto di un’attenta osservazione, sia delle opere coeve di Hokusai e Utamaro (Kuniyoshi realizzò anche una versione personale di quella Grande Onda che rese famoso il primo maestro dell’Arte nipponica) che di alcune vedute olandesi stampate intorno al 1690 e giunte a Edo grazie a mercanti dei Paesi Bassi. I paesaggi sono un archetipo, per la produzione di Kuniyoshi, perché rappresentano il punto di partenza di un percorso artistico che lo avrebbe consacrato tra i più grandi maestri della grafica del Sol Levante: i colori accesi richiamano ancora Hokusai e consentono di collocare le opere nel solco dell’Ukiyoe, ma il taglio della veduta, con una prospettiva frontale, assai scenografica, è sicuramente europeo. Il suo stile, inoltre, gli consente di rappresentare la pioggia che scende con sottilissimi tratti di penna e di rendere l’elemento umano con tocchi decisi destinati a tramandarsi nella sua fase d’oro, quella degli anni ’40, in cui si diede alla grafica epica, guerresca e mitologica. In questa fase, per l’impostazione delle scene e per l’atmosfera, si può, forse, considerare Kuniyoshi come il primo vero anticipatore della tecnica grafica che, oggi, caratterizza sia i fumetti (i manga) che i cartoons (gli anime) giapponesi, ma anche l’Arte del tatuaggio rituale nipponico.

Kuniyoshi, La principessa Takiyasha risveglia uno scheletro mostruoso al palazzo di Sōma, 1845-46

Kuniyoshi, La principessa Takiyasha risveglia uno scheletro mostruoso al palazzo di Sōma, 1845-46

Kuniyoshi, Fa paura ma è veramente una buona persona, 1847

Kuniyoshi, Fa paura ma è veramente una buona persona, 1847

La mostra si suddivide in cinque sezioni. La prima, “Beltà”, è dedicata ai primi grandi soggetti di Kuniyoshi, le donne, le cortigiane, che rappresentavano un ideale sia di bellezza che di femminilità, e gli attori, simbolo del potere dell’Arte sulla società. La seconda è dedicata al paesaggio. La terza, “Eroi e guerrieri”, si presenta come un fantastico libro illustrato di ancestrale mitologia giapponese, profondamente legata alle antiche tradizioni del Paese, ma anche proiettata alla rappresentazione diretta del pantheon epico alla base della Cultura millenaria dei Samurai e degli Shogun: senza tali testimonianze, forse, non conosceremmo così bene le vicende mitologiche alla base del modo di pensare dei giapponesi! Una sottosezione speciale è dedicata al capolavoro assoluto di Kuniyoshi, quella serie di 108 eroi di Suikoden, ispirati alle vicende di personaggi romanzeschi che girano le campagne per difendere, come Robin Hood con gli occhi a mandorla, le popolazioni stremate dalle ingiustizie dei feudatari. In questa serie, la minuzia dei particolari, quasi da miniatore medievale, si fonde con un attento studio anatomico di probabile matrice europea e con la particolare cura rivolta ai tatuaggi, in base ai quali la figura mitologica poteva essere riconosciuta da tutti, oltre l’elemento didascalico presente nelle scritte situate accanto. La quarta sezione, “Animali e Parodie”, mette in evidenza la carica scherzosa e giocosa con cui Kuniyoshi seppe costruirsi il suo successo, sia raffigurando animali, soprattutto pesci, dotati di significati ancestrali, ma anche realizzando caricature di attori durante il periodo della censura, oppure con opere burlesche in cui dolci tipici giapponesi prendono vita, con un procedimento simile a quanto avveniva nel Baldus di Folengo, o, ancora, costruendo volti umani attraverso una composizione di corpi nudi posti “a mosaico”: per questo motivo, la critica riconosce l’artista come “l’Arcimboldo giapponese”, per via della perfetta somiglianza tra le sue figure e quelle dipinte, due secoli prima, dal pittore milanese. Non si hanno certezze documentarie sulla conoscenza di Arcimboldo da parte di Kuniyoshi, ma l’assonanza tra i due, in mostra, si presenta in modo palese ai nostri occhi. La quinta sezione è, infine, dedicata al soggetto preferito dall’artista, ovvero i gatti. Per Kuniyoshi il gatto non è semplicemente un micio da compagnia oppure un animale domestico che fa le fusa e vuole le coccole, ma una figura quasi rituale, che merita un culto (lui stesso seppelliva i suoi gatti con riti celebrati appositamente da sacerdoti scintoisti) e che diviene degna di essere antropomorfa, come provano, in mostra, le incisioni raffiguranti gatti che compiono azioni umane, come bere un tè, frequentare una palestra o una casa di piacere.

Kuniyoshi, Giorno di buon auspicio. Kaidōmaru, 1860

Kuniyoshi, Giorno di buon auspicio. Kaidōmaru, 1860

Kuniyoshi, Ragazza che gioca col gatto, 1845

Kuniyoshi, Ragazza che gioca col gatto, 1845

Dalla mostra emerge uno stile barocco, grandioso e roboante, con luci e colori accesi, ma anche con figure scenografiche, quasi “da film”, come si direbbe oggi, e non è un caso che il concetto di “supereroe” sia nato in Giappone con i primi manga e i primi anime. Le sue figure non lasciano mai spazio alla Natura circostante, ma, volutamente, occupano tutta la superficie dipinta per darsi un tono di grandiosità. Sontuosa è anche la scelta, da parte dell’artista, di formati diversi dal solito, con più pannelli composti, per arrivare al trittico e al polittico.

Kuniyoshi, Asahina Yoshihide combatte con due coccodrilli nel mare nei pressi di Kamakura Kotsubo osservato da Minamoto Yoriie, 1843

Kuniyoshi, Asahina Yoshihide combatte con due coccodrilli nel mare nei pressi di Kamakura Kotsubo osservato da Minamoto Yoriie, 1843

Kuniyoshi, Tagliarsi le unghie, 1843-44

Kuniyoshi, Tagliarsi le unghie, 1843-44

Kuniyoshi, infine, è stato moderno perché ha creato, per primo, un genere di stampe epico-guerresche, il mushae, di cui è stato un vero maestro, ma anche perché ha saputo affrancarsi dal modello di Hiroshige, Hokusai e Utamaro, che lavoravano incidendo una matrice in legno, per prediligere il lavoro su lastra di rame, secondo la tecnica diffusa in Europa nel ‘600 e nel ‘700. Per questo motivo, i posteri lo hanno molto amato, a partire da quegli artisti, come McNeill Whistler o alcuni impressionisti, che, a fine ‘800, fecero del giapponismo una bandiera culturale: Monet aveva appese, in cucina, alcune riproduzioni dei lavori di Kuniyoshi.

Kuniyoshi, Kanchi Kotsuritsu Shuki, 1828-29

Kuniyoshi, Kanchi Kotsuritsu Shuki, 1828-29

Kuniyoshi, Proverbi illustrati con i gatti, 1852

Kuniyoshi, Proverbi illustrati con i gatti, 1852

Kuniyoshi. Il visionario del mondo fluttuante
Palazzo della Permanente, Via Filippo Turati 34, 20121 Milano
Orari: tutti i giorni, 9.30-19.30
Biglietti: intero 13,00 euro, ridotto 11,00 euro
Info: www.kuniyoshimilano.it;  tel. 02 99901905

Stefano Malvicini

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