Mostre Milano – Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec

Mostre Milano: Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec – di Stefano Malvicini – A Palazzo Reale, un viaggio nella Belle Epoque attraverso le opere di uno dei più grandi pittori dell’800

Toulouse-Lautrec, A letto, 1892, Collezione Buerlich, Zurigo

Toulouse-Lautrec, A letto, 1892, Collezione Buerlich, Zurigo

Palazzo Reale di Milano è di nuovo sulla cresta dell’onda con una grande mostra dedicata a un pezzo “sacro” dell’Arte europea dell’800: Henri de Toulouse-Lautrec.

Al genio di Albi è dedicata una grande personale nella sede museale di Piazza Duomo, dal 17 ottobre 2017 al 18 febbraio 2018. Curata da Daniéle Devynck e Claudia Beltramo Ceppi Zevi, la mostra è promossa da Comune di Milano, Palazzo Reale, Giunti Arte Mostre e Musei ed Electa, in collaborazione con il museo Toulouse-Lautrec di Albi.

Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1892-93

Toulouse-Lautrec, Divan Japonais, 1892-93

La vita di Henri de Toulouse-Lautrec fu un’esistenza tormentata. Nacque ad Albi, in Provenza, nel 1864, da genitori aristocratici, cugini tra di loro. Le sue condizioni fisiche, dovute alle conseguenze genetiche dell’unione tra consanguinei, sin dall’infanzia, lo segnarono, in quanto fu affetto da nanismo e da una rara forma di deformazione ossea, che, anche da adulto, lo resero alto poco più di un metro e cinquanta, con una testa da uomo ma con le gambe di un bambino piccolo, e con un problema alla lingua che lo portò a difetti di pronuncia. A quattordici anni, avvenne la svolta della sua vita, quando, a causa della sua gracilità, gli si ruppero entrambi i femori. Costretto a letto per la lunga convalescenza, si diede al disegno. Il suo talento venne notato dai genitori, che lo assecondarono nella scelta di diventare pittore. Nel 1882 si recò a Parigi ed entrò nell’atelier di Leon Bonnat e, successivamente di Ferdinand Cormon, dove conobbe alcuni di quelli che furono suoi amici per tutta la vita, come Emile Bernard, oltre a un pittore all’epoca misconosciuto, di nome Vincent Van Gogh. Nel 1886 aprì un suo atelier di pittura a Montmartre, quartiere allora popolare, con locali di musica dal vivo, ma anche case di tolleranza e luoghi di malaffare. I genitori furono scandalizzati dalla sua scelta, moralmente discutibile, ma Henri, fermo nella sua scelta, decise di andare avanti con le sue convinzioni, vivendo da bohemien, frequentando la “vita” del quartiere, che sarebbe divenuta linfa vitale per le sue opere, e solidarizzando con gli “ultimi”, cantanti e prostitute, rifiutati dalla società tanto quanto lui perché disabile. Furono anni di intensa attività artistica, tra tele, disegni e litografie (i cosiddetti “affiche”) per i locali da lui frequentati, in cui esaltava la potenza degli attori da lui conosciuti. Un locale di Montmartre, di nome Moulin Rouge, divenne famosissimo grazie alle sue litografie che introducevano gli spettacoli. In questo periodo visse un’intensa storia d’amore con Suzanne Valadon, futura madre di Maurice Utrillo, e si legò al cantante Aristide Bruant, che divenne suo intimo amico. In questi anni, Henri viaggiò molto, tra Belgio, dove conobbe Horta, Spagna, per studiare Goya ed El Greco, e Inghilterra, dove, a Londra, venne folgorato dal giapponismo di McNeill Whistler e conobbe Oscar Wilde. Ovviamente, accanto ai grandi successi artistici legati alle sue tele e ai suoi manifesti, vivendo a Montmartre, Henri peggiorò la sua situazione fisica: contrasse la sifilide nei bordelli prima dei trent’anni e, nei locali, iniziò a bere assenzio senza freni, divenendo alcolista. Si manifestarono anche problemi psichici, come crisi di delirium tremens e manie di persecuzione, allucinazioni e frequenti attacchi di rabbia violenta. Cercò di disintossicarsi dall’alcol, ma il suo tentativo fu vano e solo il disegno, oltre all’aiuto degli amici Bernard e Bruant, lo salvò parzialmente, anche di fronte a una stampa che non perdeva un attimo per screditarlo, anche alla luce delle sue nobili origini. Gli ultimi anni furono un grande, unico, declino fisico e morale, tanto che il povero Henri non fece nemmeno in tempo a rendersi conto del grandioso successo che le sue opere iniziarono a riscuotere a Parigi. Sfinito nel fisico e nella mente, dopo un emiplegia, tra acuti dolori e poca voglia di vivere, Henri de Toulouse-Lautrec morì il 9 settembre del 1901 a Saint-André-du-Bois, in Gironda.

Toulouse-Lautrec, Studio di nudo. Donna seduta su un divano, 1882, Museo Toulouse-Lautrec, Albi

Toulouse-Lautrec, Studio di nudo. Donna seduta su un divano, 1882, Museo Toulouse-Lautrec, Albi

Senza queste premesse, è difficile capire le circa duecento opere in mostra, tra tele, disegni e litografie, che testimoniano quanto, al di là della sua condizione fisica, Toulouse-Lautrec fosse un innovatore, un pittore straordinariamente moderno. Innanzitutto, fu moderno come ritrattista e seppe approfondire quell’introspezione psicologica che, in quegli stessi anni, un giovane studioso austriaco, di nome Sigmund Freud, iniziava ad analizzare sui pazienti psichici in una clinica parigina. I suoi ritratti sono un simbolo, una voglia di andare oltre la freddezza di quelli accademici dei Salon, un tentativo di mettere in evidenza, attraverso luci e colori sfumati, la ricerca interiore di noi stessi e, per questo fu un anticipatore degli impressionisti. Toulouse-Lautrec fu anche innovatore nel campo dell’illustrazione: le sue litografie aprirono la strada al fenomeno dell’Art Nouveau, tra fronzoli, linee sinuose e una mancanza di prospettiva che collocava le sue figure in una dimensione sospesa nell’Etere, al di fuori dell’accademismo imperante all’epoca: su questa linea iniziarono a lavorare personaggi come Beardsley e i nostri Cappiello e Dudovich. Nemmeno a dirlo, anche grazie alla sua ammirazione per Van Gogh e McNeill Whistler, Toulouse-Lautrec fu influenzato tantissimo dall’Arte giapponese di Utamaro e Hiroshige: in mostra, infatti si possono cogliere moltissimi parallelismi tra le stampe dei grandi artisti del Sol Levante e le opere del pittore di Albi, come prova la clown chiamata Cha-u-Kao per la sua posizione a gambe divaricate, mediata da una guerriera nipponica in fase di difesa. Il Giappone, nella Parigi dell’epoca, significava evasione, voglia di scappare da una routine quotidiana, ma ben presto divenne una moda, come nella vita, così nell’Arte, come provano opere come Le Pere Tanguy di Van Gogh.

Toulouse-Lautrec, La clown seduta. Madame Cha-u-Kao, 1896, Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia

Toulouse-Lautrec, La clown seduta. Madame Cha-u-Kao, 1896, Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia

La linfa vitale dell’Arte di Toulouse-Lautrec furono, però, le donne. Il suo fu un elemento femminile lontanissimo dal modello accademico di bellezza ideale proposto dai suoi maestri, come Bonnat. Le sue donne erano sì Veneri, ma figure della quotidianità, senza i canoni di bellezza pura imposti dai Salon. Le sue donne erano semplici, spesso belle ma mai eteree come le figure di Cabanel e di Couture. Per Toulouse-Lautrec, una donna poteva essere bella anche per un abbigliamento semplice o per il colore di capelli, come provano, in mostra, la Carmen dai capelli rossi, oppure la meravigliosa chioma bionda della moglie dell’impiegato coloniale conosciuta sul piroscafo Le Havre-Dakar, di cui Henri si  innamorò perdutamente. Per intenderci, il suo concetto di bellezza era un qualcosa di personale, non assoluto, che univa alla sua grande ammirazione per il genere femminile, legata al fortissimo rapporto, che coltivò per tutta la vita, con la madre. Le donne di Toulouse-Lautrec sono indagate a livello psicologico e, per la prima volta dopo Courbet, acquisiscono una carica realistica straordinaria, colte nella loro meditazione o nella loro intimità. La figura femminile, per Henri, fu anche un simbolo del potere dell’Arte, e ciò è evidente in tutti i ventidue manifesti dedicati ai locali di Montmartre, in cui si esibivano figure come Jane Avril, Loie Fuller, May Milton e Marcelle Lender, figure esaltate sia per le loro qualità fisiche di bellezza sublime, ma anche per il loro potere artistico, scatenato dalla danza e dal canto, a testimoniare un’incarnazione dell’Arte nella donna, come se si trattasse di un’allegoria. Su tale substrato si muove la vera rivoluzione di Toulouse-Lautrec, ovvero la carica sensuale ed erotica attribuita alla figura femminile. Non siamo più alla sensualità pura delle tele dei Salon, ma a una forma più semplice e diretta di erotismo, ottenuta con pochi tratti di penna o di matita, con semplici linee sinuose, o con veloci colpi di pennello. I suoi primi studi di nudo testimoniano questa volontà, con la ragazza seduta sul letto con lo sguardo nel vuoto, ma le cui calze nere testimoniano una carica erotica e sensuale veramente rivoluzionaria. Anche la mitica figura della Gouloue, la ballerina simbolo del Moulin Rouge, che alzava, nella danza, la gamba sempre più in alto, su richiesta del pubblico, per mostrare la sua biancheria intima, acquisisce tale significato. Questo sarebbe stato il punto di partenza per tutta la produzione erotica dell’Arte del XX secolo, in primis per le opere viennesi di Schiele e Kokoschka. L’erotismo di Toulouse-Lautrec non è voyeurismo, ma voglia di evidenziare la carica sensuale (e sessuale) della donna, oltre alla sua reazione psicologica: in questo senso, fondamentali sono le tele che raffigurano le ragazze dei bordelli di Montmartre colte nei loro momenti più intimi e personali, mentre dormono, mentre puliscono la stanza o mentre (scandalo all’epoca!!!) intrecciano rapporti saffici, in quanto stanche di vendersi ai maschi alfa parigini. L’erotismo di Tolouse-Lautrec non è certo pornografia, come era stato additato all’epoca dai moralisti del jet-set, ma un elemento di indagine e di emancipazione della figura femminile, agli albori di quell’epoca che avrebbe concesso, alle donne, alcuni diritti fondamentali, come quello di voto. La frequentazione dei bordelli, per Henri, fu sì causa di sventura, ma anche un punto di partenza per esplorare quella dimensione del sesso che, all’epoca era considerato un tabù: non a caso, è stato deciso di affiancare, alle tele e ai disegni di Toulouse-Lautrec, immagini di quanto accadeva nei bordelli parigini e la serie completa delle incisioni erotiche di Utamaro, dedicate a quanto accadeva nel quartiere “a luci rosse” di Tokyo.

Toulouse-Lautrec, Jane Avril,1899 , Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia

Toulouse-Lautrec, Jane Avril,1899 , Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, 20121 Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30
martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30-19.30
giovedì – sabato 9.30-22.30
Biglietti: Intero 12,00 euro; ridotto 10,00 euro
Info: http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale/mostre/inCorso/TOULOUSE_LAUTREC

Stefano Malvicini

 > leggi anche gli altri articoli e recensioni di S. Malvicini per Milano Arte Expo magazine

contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com– telefono: +393662632523

Per recensioni, redazionali e banner sul magazine online, contattate Melina Scalise, telefono +393664584532

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *