Mostre Milano – L’Egitto di Amenofi II

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Mostre Milano: L’Egitto di Amenofi II – di Stefano Malvicini – Al MUDEC rivive l’Età dell’Oro egizia attraverso la scoperta della tomba del grande faraone e con la sua ricostruzione.

Amenofi assiso in trono, Il Cairo, Museo Egizio

Amenofi assiso in trono, Il Cairo, Museo Egizio

L’antico Egitto ha sempre affascinato tutti, con la sua Cultura, le sue usanze che, spesso, hanno anticipato la modernità, specie quelle funerarie, ma anche con i suoi personaggi, faraoni e dignitari di corte, che hanno lasciato, nella valle del Nilo, testimonianze eccezionali, come le piramidi, i templi e le tombe ancora oggi visitate, tutto l’anno, da migliaia di turisti che sfidano l’incubo del terrorismo per scoprire meraviglie uniche, sia dal punto di vista culturale che da quello antropologico.

Arciere, dalla tomba di Amenofi II, Archivio del Dipartimento di Egittologia, Università degli Studi di Milano

Arciere, dalla tomba di Amenofi II, Archivio del Dipartimento di Egittologia, Università degli Studi di Milano

Questo è il senso della grande mostra organizzata al MUDEC di Milano, dedicata alla figura di Amenofi II, il faraone che “fece” grande l’Egitto, sia in politica estera, rinforzando le difese contro gli invasori esterni, sia in quella interna. Tutti conoscono uno dei suoi discendenti, Tutankhamon, ma Amenofi fu un uomo che trasformò la Corte in un centro culturale. Curata da Patrizia Piacentini e Christian Orsenigo, in collaborazione con Massimiliana Pozzi Battaglia, dal 13 settembre 2017 al 7 gennaio 2018, nella sede museale di Via Tortona, la mostra presenta un percorso espositivo straordinario, che unisce reperti, statue, monili, steli, oggetti d’uso quotidiano, papiri e fotografie sulle campagne di scavo, all’eccezionale ricostruzione della tomba di Amenofi II, rinvenuta nel 1898 dal francese Victor Loret nella Valle dei Re. Un viaggio immersivo, tra interattività e “visione diretta”, che coniuga emozione e approccio scientifico. Tutto ciò è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione dell’Università Statale di Milano, presso il cui dipartimento di Egittologia, uno dei maggiori d’Europa, è custodita la documentazione relativa alla scoperta della tomba del faraone. E pensiamo che, fino a una quindicina di anni fa, i documenti relativi alle scoperte di Loret erano totalmente sconosciuti! I documenti in possesso dell’ateneo milanese furono acquistati nel 2002 dall’archivio di Alexandre Varille, allievo prediletto di Loret, a cui il maestro aveva lascito in eredità molto del materiale che possiamo vedere in mostra. Grazie a tutto ciò, è possibile sia rivalutare, storicamente, la figura di Amenofi, oscurata a lungo dalla fama del padre Thutmosis III, ma anche ammirare il ritrovamento archeologico a lungo celato e la ricostruzione interattiva della tomba del faraone.

Amenofi II in forma di sfinge, Il Cairo, Museo Egizio

Amenofi II in forma di sfinge, Il Cairo, Museo Egizio

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, chi fosse Amenofi II. Il faraone visse tra il 1427 e il 1401 a.C., durante la XVIII dinastia. Suo padre fu Thutmosis III, il sovrano che guidò gli Egizi in campagne militari in Siria e Mesopotamia e che arricchì di splendidi templi città come Karnak. Il suo vero nome fu Imenothep, o Amenothep, ma gli egittologi lo hanno sempre chiamato Amenofi, distinguendo il suo nome dalla corretta grafia greca Amenotepe. Amenofi proseguì le scelte del padre in politica estera, guidando l’esercito verso l’Oronte, in Siria, così come in quella interna. Morì dopo circa ventisei anni di regno, all’età di quarantaquattro. Fu sepolto in quella tomba sfarzosa, che venne scoperta da Loret e che abbiamo la fortuna di vedere ricostruita in mostra.

Victor Loret, Giornale degli scavi della tomba di Amenofi II, Archivio del Dipartimento di Egittologia, Università degli Studi di Milano

Victor Loret, Giornale degli scavi della tomba di Amenofi II, Archivio del Dipartimento di Egittologia, Università degli Studi di Milano

Non è stata fondamentale solo la collaborazione con la Statale di Milano, ma anche con gli archeologi egiziani e con il Museo del Cairo, che ha prestato molti reperti. Insieme al museo cairota, sono arrivate opere anche dai musei egizi di Leida, Firenze e Vienna, ma anche dalle Civiche Raccolte Archeologiche del Comune di Milano. Con l’aiuto dell’interattività tipica delle mostre del MUDEC, infatti, il visitatore può, non solo, scoprire e approfondire la figura di Amenofi II, ma anche viaggiare, con la mente, all’interno di quella sfarzosa corte che rese famoso il faraone e scoprire le novità culturali e antropologiche introdotte durante il suo regno e oltre, fino alla fine della XVIII dinastia.

Pettine, Leida, Rijksmuseum

Pettine, Leida, Rijksmuseum

Suddivisa in quattro sezioni, la mostra si apre con una stele, proveniente da una collezione privata ed esposta per la prima volta in una mostra, che raffigura Amenofi II mentre offre doni al dio Amon-Ra, e con statue che lo raffigurano in sembianze di babbuino, attribuito del dio Thot, o come una sfinge, segno di una volontà di ricoprirsi di un potere straordinario, quasi a contatto diretto con le divinità. Scopriamo che, durante il suo regno, i bambini che vennero allevati con lui in quella che era la nursery reale ricoprirono ruoli di rilievo dal punto di vista politico e militare, prendendo il nome di “fanciulli del Kap“. Grande spazio è dato anche alla figura del padre Thutmosis, il cui busto, proveniente da Vienna, attira l’attenzione con la sua severità. Seguono rappresentazioni familiari, come il gruppo scolpito, da Leida, legate, come i reperti della sezioni, ai funzionari di Amenofi e di suo figlio Thutmosi IV, come quel Tjenena raffigurato assiso con il braccio sinistro alzato.

Specchio, Leida, Rijksmuseum

Specchio, Leida, Rijksmuseum

Grande importanza, in mostra, hanno anche i corredi funerari che, dall’epoca del Nuovo Regno, a cui Amenofi appartenne, si arricchirono di nuove tipologie e forme, a partire dai sarcofagi che, in onore di Osiride, il Dio dell’Aldilà, divennero antropomorfi, in modo da potervi deporre i cadaveri mummificati, ma anche con i vasi canopi, dai coperchi in forma zoomorfa, destinati a raccogliere gli organi interni del defunto prima della mummificazione, e con gli ushabti, le statuine del defunto che lo dovevano “sostituire” durante il lavoro nei campi di Osiride. In questa sezione spiccano piccole piramidi e steli di raffinata bellezza, in cui i dignitari di corte sono raffigurati accanto agli Dei in segno di adorazione. Degni di nota sono anche alcuni papiri e dei tessuti, archiviati e catalogati dal milanese Luigi Vassalli nel XIX secolo. Segue una parte, con sarcofagi, dedicata alla mummificazione, pratica in cui gli Egizi furono maestri, e al rapporto, strettissimo nell’antico Egitto, tra mito, religione e concezione dell’Aldilà: la pratica di imbalsamare e mummificare il corpo del defunto, infatti, era destinata a “trasportare” idealmente il morto in una seconda vita ultraterrena sul modello di Osiride, il Dio smembrato e, poi, ricomposto da Iside e Nefti. Come Osiride, il defunto doveva sopravvivere nell’eternità, divenendo una figura quasi semi-divina, nella dimensione ultraterrena. Ecco spiegato il motivo dell’importanza che gli Egizi, soprattutto durante il Nuovo Regno e nell’Epoca Tarda, conferivano alla mummificazione e all’imbalsamazione, prima di deporre il cadavere nel sarcofago antropomorfo. Se i corredi funerari rimasero simili all’epoca precedente, le decorazioni divennero policrome e più ricche, anche per influenza di popoli confinanti con il Regno. Notevoli sono anche i papiri relativi a quell’insieme di formule magico-rituali chiamato “Libro dei Morti“.

Stele di Amenofi II e Thutmosis III, Leida, Rijksmuseum

Stele di Amenofi II e Thutmosis III, Leida, Rijksmuseum

La logica conclusione della mostra è la straordinaria esperienza interattiva, sensoriale ed emozionale, della ricostruzione della tomba di Amenofi II. Suddivisa in più stanze, essa, da quanto ci dice il diario di Victor Loret, ospitava non solo il corpo del sovrano, ma anche quelli di alcuni personaggi della corte, come testimoniato dalle mummie di donna ritrovate nei vani antistanti la meravigliosa camera a pilastri dove era sepolto Amenofi. Le pareti erano decorate da motivi astratti e da scene di vita quotidiana su più livelli, mentre, sui pilastri, campeggiavano le figure delle divinità, destinate a proteggere il faraone-Dio nel mondo dell’Aldilà. A corollario di questa esperienza, sono fotografie che raccontano l’attività di scavo di Loret, ma anche oggetti rinvenuti nell’apparato tombale, come la pantera scolpita in legno e ricoperta di bitume e la Dea serpentiforme, tutti custoditi al Museo del Cairo.

Vasetto Kohl, Leida, Rijksmuseum

Vasetto Kohl, Leida, Rijksmuseum

Vasetto Kohl, Leida, Rijksmuseum

Vasetto Kohl, Leida, Rijksmuseum

Vasetto Kohl, Leida, Rijksmuseum

Vasetto Kohl, Leida, Rijksmuseum

Non resta che visitare la mostra per vedere tutti questi tesori e fare un viaggio indietro nel tempo, fino all’epoca di Amenofi II!

Egitto – La straordinaria scoperta del faraone Amenofi II
MUDEC, Via Tortona 56, 20144 Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30
martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30-19.30
giovedì – sabato 9.30-22.30
Biglietti: intero 12,00 euro, ridotto 10,00 euro
Info: www.mudec.it; www.ticket24ore.it; 02 54917

Victor Loret all'opera, Archivio del Dipartimento di Egittologia, Università degli Studi di Milano

Victor Loret all’opera, Archivio del Dipartimento di Egittologia, Università degli Studi di Milano

Stefano Malvicini

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