Mostre Milano – La Guerra Bianca

guerra-bianca

Mostre Milano: La Guerra Bianca – di Stefano Malvicini – Testimonianze fotografiche della Prima Guerra Mondiale sulle Alpi Trentine alla Fabbrica del Vapore

La Grande Guerra. Basta solo questa parola per farci venire in mente quella che è stata, insieme all’Olocausto nazifascista, la più grande tragedia umana del XX Secolo. Ognuno di noi, dai libri di Storia, conosce quanto questo conflitto abbia devastato l’Europa e coinvolto, per la prima volta, l’intero Globo, suddiviso in due schieramenti, gli Alleati (Belgio, Brasile, Francia, Giappone, Regno Unito, Russia, Montenegro, Portogallo, Italia, Romania, Serbia, Siam e Stati Uniti) e gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria, Germania, Turchia ottomana e Bulgaria, compresi gli Stati satelliti). Tutti noi sappiamo che questa guerra, nella sua durata quadriennale, dal 1914 al ‘18, fu un conflitto durissimo, spesso statico, di logoramento e di trincea, che costò milioni di morti tra i soldati e che, di frequente, colpì anche duramente i civili, come provano tante, tantissime testimonianze, sia fotografiche che letterarie, come le poesie di Giuseppe Ungaretti, sulle difficili condizioni di combattimento, anche nel bel mezzo di centri abitati. Tutti noi sappiamo, anche, che la Grande Guerra segnò la fine di un’epoca, con il crollo dell’Impero Asburgico e di quello ottomano, e che ne aprì una nuova, di instabilità, con i reduci che, ormai privi di ogni cosa, insieme al malcontento generale e a vuoti di potere, andarono ad alimentare le fiammelle dei nascenti totalitarismi, in Italia e in Germania e in Russia.

Sbarramento di reticolato a difesa delle postazioni austro-ungariche sul Madaccio di Dentro

Sbarramento di reticolato a difesa delle postazioni austro-ungariche sul Madaccio di Dentro

Pochi, però, sanno che la Grande Guerra fu un conflitto combattuto anche in alta montagna, su quelle vette che tanti turisti, oggi, amano visitare d’estate e d’inverno: le Dolomiti trentine. Far conoscere questo aspetto nascosto della Grande Guerra è l’obiettivo principale della mostra, presso la Fabbrica del Vapore di Milano, sulle fotografie dedicate ai reperti bellici del conflitto che stanno riemergendo tra le rocce in seguito alla drammatica e, inesorabilmente rapida, ritirata dei ghiacciai in questa parte d’Italia. Non è un caso che si parli di “guerra bianca”, in quanto queste fasi del combattimento avvennero tra le nevi perenni. Dal 14 luglio al 5 novembre 2017, è possibile osservare da vicino il reportage di oltre settanta immagini scattate dal fotografo valdostano Stefano Torrione (1962), insieme al Presidente della Commissione Storica della Società Archeologica Trentina, Marco Gramola. Tale reportage fotografico è stato pubblicato a marzo 2014 su National Geographic Italia ed è stato il primo a essere tradotto per il sito primario www.nationalgeographic.com , ottenendo circa duecentomila visualizzazioni.
Feritoia della Postazione Italiana verso la Val dei Vitelli e Cima Nagler

Feritoia della Postazione Italiana verso la Val dei Vitelli e Cima Nagler

Per comprendere le foto, bisogna fare un’altra piccola premessa storica: sulle montagne trentine, ai confini con il Veneto e la Lombardia, si affrontarono, per i tre lunghi anni 1915-18, italiani e austro-ungarici. Conquistare un lembo di montagna al nemico, poteva valere molto al fine di logorare il morale delle truppe nostrane o asburgiche: questa la strategia dei comandanti che sovrintesero alle operazioni militari in zona alpina, ovvero Luigi Cadorna e Conrad Von Hötzendorf. Sforzi sovrumani per un obiettivo inutile, dato che la vittoria finale si sarebbe registrata tra la linea del Piave e le alture del Collio e del Carso, fino a Trieste. Allora, il confine tra Italia e Austria si estendeva su quella linea, quasi esattamente corrispondente a quella del fronte, che, dal Passo dello Stelvio, conduceva, per l’Alta Val di Sole, la Val Rendena, le Giudicarie, fino a Storo e a Riva del Garda, per poi proseguire verso Avio, in Val Lagarina, e risalire verso Folgaria, la Val di Fiemme, la Val di Fassa e, infine, terminare alla Marmolada, dove si incrociavano il territorio veneto e quello del Sudtirolo ancora interamente “germanico” e ladino. Con l’obiettivo della presa di Trento, Bolzano, Trieste, Istria e Dalmazia, per gli italiani, e per la difesa di tali territori, da parte austriaca, i generali inviarono migliaia di soldati a combattere su questo fronte che univa Trentino, alta Lombardia e Veneto.

Resti del presidio austro-ungarico presso la Punta San Matteo, gruppo del Cevedale

Resti del presidio austro-ungarico presso la Punta San Matteo, gruppo del Cevedale

Le foto in mostra testimoniano quanto siano stati tre anni drammatici, quelli combattuti tra le rocce, tra il 1915 e il ’18. Entrando e osservando già le prime foto, possiamo immedesimarci in quei soldati che, spesso senza nemmeno conoscerle, furono inviati tra queste montagne per scopi bellici e per operazioni molto marginali, senza una vera chiave strategica. Pura logica di logoramento, non solo bellico, ma anche umano, fisico, visto che molti ragazzi morirono di fame o di freddo piuttosto che colpiti dal fuoco nemico, durante inverni con temperature fino a -30 gradi, e morale, con la completa e forzata alienazione dal Mondo, quasi i soldati fossero degli anacoreti del XX Secolo. Su queste montagne, si affrontarono, ragazzi italiani da una parte, e, dall’altra, quel melting pot austro-ungarico che serviva il Kaiser: tirolesi, trentini, austriaci, tedeschi, boemi, slovacchi, ungheresi, sloveni, serbi, croati, bosniaci e polacchi. Da quanto sta riemergendo sotto le nevi e i ghiacci, costoro, sia da parte italiana che asburgica, ebbero modo di costruire delle vere e proprie città dentro le montagne, fortini con postazioni per l’artiglieria, camminamenti e chilometri di gallerie dentro il ventre dell’Ortles, dell’Adamello o della Marmolada. Notevole è il racconto fotografico che ha seguito i sentieri a gradoni costruiti dagli italiani proprio sull’Adamello, che ancora oggi sono vie seguite dagli alpinisti, così come la teleferica eretta dai nostri soldati a un’altitudine che fa rabbrividire. Fanno venire i brividi anche le foto che raffigurano i giacigli su cui i soldati dormivano, coperti solo di paglia, o i locali dove erano costretti a vivere, nei quali freddo e sporcizia erano quasi compagni di vita. Da queste immagini risulta facile capire come molti ragazzi sotto le armi non siano sopravvissuti a questi tre anni di battaglie: la foto con lo scarpone che è affiorato sul gruppo dell’Ortles è emblematica e rappresenta, a tutti gli effetti, una drammatica ed efficace testimonianza della bestialità non solo della Grande Guerra, ma di tutti i conflitti, ancor più se pensiamo all’obiettivo marginale delle strategie dei comandi italiani e asburgici da ottenersi sulle Dolomiti. Emblematiche sono anche le riproduzioni di tutti quegli effetti personali riemersi dai ghiacci, appartenuti soprattutto a soldati austriaci, e custoditi nei musei di Trento, Rovereto e della Valsugana, perché rappresentano l’umanità perduta di una generazione. Tutti sappiamo quanto il 1899, per l’Italia, ma anche per le altre nazioni europee, sia stata una generazione perduta, da Verdun a Ypres, da Caporetto alle battaglie sull’Isonzo, ma anche la “Guerra Bianca” sulle vette trentine fece la sua parte e lasciò il segno nel decimare una classe di ragazzi mandati in guerra con l’obiettivo, per il nostro Paese, di una “Quarta Guerra d’Indipendenza”, per conquistare i confini naturali d’Italia, fino a Nizza, alla Savoia, al Brennero e alle città dell’Istria e della Dalmazia, in passato dominate da Venezia, mentre, per l’Austria-Ungheria, di difesa di un impero ormai nella sua fase decadente, alle prese con i nazionalismi laceranti al suo interno. In conclusione, si potrebbe dire che le foto di Torrione, oltre che straordinarie testimonianze realistiche di quanto riemerso dai ghiacciai trentini, siano anche un monito chiaro: non dimentichiamo il sacrificio di questi ragazzi, ma che questo orrore non si ripeta mai più!

Baracca austro-ungarica sul versante sud-est del Gruppo dell'Adamello

Baracca austro-ungarica sul versante sud-est del Gruppo dell’Adamello

La Guerra Bianca. 1915-18: vivere e morire sui ghiacciai
Fabbrica del Vapore, Via Giulio Cesare Procaccini 4, 20154 Milano
Orari: 14/7 – 4/9 lunedì – domenica 17.00-21.15
5/9 – 5/11 lunedì – domenica 10.00-19.00
Biglietti: 10,00 € intero: 8,00 € ridotto
Info: www.fabbricadelvapore.org; laguerrabianca@libero.it; 3387811024

Lettera di Ernesto Bugey alla moglie

Lettera di Ernesto Begey alla moglie

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *