Mostre Milano – L’Arte di Gino Lucente

Gino Lucente, Senza Titolo

Gino Lucente, Senza Titolo

Mostre Milano – L’Arte di Gino Lucente
Quando il marmo prende vita con sottili tratti disegnati

Capita, a volte, di imbattersi in forme d’Arte che si fondono tra di loro e che costituiscono scenografie e proiezioni esistenziali di quella che è l’interiorità del creatore.

È il caso dell’abruzzese Gino Lucente (Torre de’ Passeri, 1979), artista poliedrico ma anche musicista, che ha esposto le sue opere alla galleria milanese del giovane antiquario Lorenzo Vatalaro il 29 giugno 2017. La mostra, intitolata Rock-post, si focalizza sui lavori eseguiti da Lucente tra il 2003 e il 2004, tutti senza titolo: si tratta di blocchi di marmo di Candoglia, lo stesso materiale con cui è costruito il nostro Duomo, che prendono vita grazie al lavoro di incisione con aghi per tatuaggi. Nascono così le figure esistenziali, proiezioni visibili dell’anima nascosta dell’artista, con cui Lucente si presenta. Si tratta di figure fortemente influenzate dalla sua prima fonte artistica di riferimento, la Musica. Uno dei marmi è un palese richiamo a una delle più note band italiane di indie rock, i friulani Tre Allegri Ragazzi Morti, che suonano vestiti come scheletri od orsi, ma anche altre opere ci riconducono all’universo dark dei Cure e dei Nine Inch Nails, o a quello punk dei Ramones o dei Rancid.

Dall’altro versante, però, c’è anche il richiamo all’Antico, al Rinascimento, che, nell’opera di Lucente altro non è che il ritorno alla purezza delle origini, alle radici della nostra creatività, a quel Quattrocento che è stata la genesi del mito italiano della “Rinascenza”, nonché di una delle nostre grandissime eccellenze: tale elemento emerge nel marmo che raffigura, con una prospettiva perfetta, quattro tra le più significative architetture rinascimentali della Lombardia, ovvero il tiburio di Santa Maria delle Grazie di Bramante, la Cappella Colleoni a Bergamo dell’Amadeo, la facciata di Sant’Andrea a Mantova, dell’Alberti, e la Cappella Portinari in Sant’Eustorgio. Questo marmo ha un che di iconico, perché raccoglie, in sé, la vera essenza dell’Arte di Lucente, un ritorno al primigenio, al graffito, non più su pietra ma su marmo, con lo stesso scopo che avevano gli uomini primitivi, quello di lasciare un segno per i posteri, per marcare la propria presenza terrena. Per tale motivo, si può anche parlare di “Post”, inteso non nel senso “social” di oggi, ma alla latina, di “dopo”, perché le opere sono pensate come testimonianza per i posteri, come ricordo della nostra esperienza, del nostro viaggio sulla Terra, destinate a qualcuno che verrà dopo di noi. E, come ultimo elemento, ci sono i drammi umani e profondi che segnano l’Arte di Gino Lucente, ben evidenziati dal marmo con l’uomo impiccato: il cadavere dell’uomo penzolante è una metafora della contemporaneità, una vita “strozzata” dal consumismo sfrenato e dalla mancanza di relazioni vere e profonde, sostituite dai social network e dalla virtualità.

La presentazione delle opere è stata accompagnata, dallo stesso Lucente, con un pezzo di chitarra elettrica da lui suonato. Il suo stile musicale parte da Frank Zappa e dall’impeto di Jimi Hendrix, per arrivare a sonorità, da un lato, sperimentali, sulla scia dei Pink Floyd dei primi album, ma anche dei Tangerine Dream, dei Porcupine Tree e della PFM, ma, dall’altro lato, meditative come solo il jazz e il blues sanno proporre. Il risultato è un suono di chitarra cristallino e profondo, che ben si accompagna con la visione delle opere d’Arte, per cui costituisce un ottimo sottofondo.

Gino Lucente
Rock-Post
Galleria Lorenzo Vatalaro, Piazza San Simpliciano 7, 20121 Milano
Orari: lunedì – sabato 10.30-12.30; 15.30-19.30
Ingresso libero
Info: telefono 02 8052159; mail info@gallerialorenzovatalaro.it; www.gallerialorenzovatalaro.it

Stefano Malvicini

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