Menù vegano a scuola

pasta al pomodoroMenù Vegano a scuola- di Samanta Airoldi. “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo“, così recita una splendida canzone italiana e, aggiungo io, di questi tempi sono giovani donne determinate e intraprendenti a cambiarlo…in meglio 😉
è questo il caso di Chiara Appendino, giovane sindaca di Torino, che non ha paura di sfidare le critiche e, ai consensi a tutti i costi, sta dimostrando di preferire l’ antica massima “fa’ la cosa giusta!”.
La giunta Appendino, infatti, dimostrandosi sensibile e preparata su tematiche importanti e urgenti come ecologia, clima e salute, ha varato il menù vegano nelle mense scolastiche delle scuole elementari : un bel primo passo per la città che si propone di essere il primo capoluogo “vegan friendly” in Italia!

frutta fresca di stagione nelle scuole

frutta fresca di stagione nelle scuole

I nuovi menù vegan approderanno nelle mense delle scuole primarie di Torino a cominciare dal prossimo anno scolastico.
Al rientro dalle vacanze i bambini che frequentano le scuole elementari del capoluogo piemontese, una volta al mese, gusteranno un pasto “cruelty free“, ovvero senza prodotti di origine animale.
Il menù è stato pensato per educare il palato dei bambini a sapori naturali, semplici e appartenenti alla tradizione culinaria italiana. Niente prodotti “strani” come tofu o seitan dunque ma veracissima pasta al pomodoro, riso e piselli, legumi, verdure e insalate fresche e frutta di stagione.
Niente “sofisticazioni” ma natura, salute e tradizione nel piatto di questi giovanissimi alunni.

pasta al pomodoro piatto vegano per eccellenza della cucina italiana

pasta al pomodoro piatto vegano per eccellenza della cucina italiana

Per completare la formazione, oltre a questa buona pratica, è stata pensata anche la parte teorica. Infatti la giunta Appendino ha in programma di istituire nelle scuole progetti didattici sulla tutela dell’ambiente, sul rispetto degli animali e sulla corretta alimentazione in collaborazione con associazioni animaliste, medici nutrizionisti ed esperti di settore.

legumi fonte di proteine vegetali

legumi fonte di proteine vegetali

Ovviamente questa scelta anticonformista e coraggiosa ha suscitato non poche critiche e polemiche da parte di chi lo ritiene un provvedimento “ridicolo”, da “radical chic”, mentre, secondo costoro, le priorità sarebbero altre.
Alcuni ancora non comprendono appieno quanto il consumo di carne, ancor più se prodotta in allevamenti intensivi, sia diventato ormai un serio problema non solo per la salute ma per l’ambiente e il clima.

verdura fresca

verdura fresca

Giusto per darvi un’idea di quanto una scelta vegana (seppur, per ora, limitata ad 1 pasto al mese) possa influire sull’Ecosistema e sull’economia nazionale e mondiale, vi riporto qualche dato.
Ad oggi, purtroppo, un gran numero di allevamenti (forse la maggioranza) sono di tipo intensivo al fine di mantenere piuttosto bassi i costi della carne, delle uova, del latte e dei formaggi e di essere, dunque, competitivi sul mercato.
Gli animali all’interno di molti allevamenti di tipo intensivo, vivono la maggior parte della giornata al chiuso, senza vedere la luce del sole e con ridotta possibilità di movimento.
Le emissioni di gas prodotte dagli allevamenti hanno un impatto  sul clima  pari a quello delle industrie e superiore del 33% rispetto a quello dei trasporti.
Ma non è tutto: se analizziamo il rapporto fra risorse impiegate e resa in termini di produzione di cibo, l’allevamento non è minimamente paragonabile all’agricoltura: non esiste nessun tipo di animale che possa produrre la stessa quantità di cibo che potremmo ottenere, impiegando le stesse risorse, con l’agricoltura. Questo a causa di un meccanismo molto semplice: per produrre cibo da fonti animali (carne, uova, latte e latticini) dobbiamo investire enormi quantità di cibo di origine vegetale. Impieghiamo mesi o anni per far crescere gli animali negli allevamenti (sia intensivi sia non intensivi) e per fare questo è necessario produrre enormi quantità di mangimi. Questi mangimi, ovviamente, devono venire coltivati e, dunque, viene impiegato terreno fertile.
Questo fa sì che i 2/3 dei terreni arabili presenti su questo pianeta sia destinato alla produzione di mangimi per sfamare gli animali tenuti in “prigione” dentro gli allevamenti intensivi. Significa che oltre un terzo di quello che viene coltivato viene dato da mangiare agli animali i quali se vivessero in piena libertà (secondo natura!) si ciberebbero spontaneamente del cibo adatto alla loro specie senza bisogno di coltivare nulla per sfamarli.
Ma non è tutto: gli animali impiegano molte più calorie (ricavate dai vegetali) di quante ne producano sotto forma di carne, latte e uova. Non tutto il cibo vegetale che ingeriscono viene trasformato in “carne” adatta all’alimentazione: il rapporto di conversione da mangimi a cibo per gli umani varia a seconda della specie, ma è in media molto alto, 1:15. Ciò significa che servono circa 15kg di mangime per produrre un solo kg di carne.
Stesso discorso vale per le risorse idriche: il 92% del consumo di acqua da parte dell’essere umano è imputabile alla produzione di cibo; di questo 92 % ben un terzo viene impiegato per produrre cibo di origine animale in quanto viene impiegato per irrigare i terreni coltivati per il mangime destinato agli animali negli allevamenti, nell’elaborazione dei mangimi stessi, come acqua potabile per gli animali ed infine anche per il mantenimento delle strutture degli allevamenti.
Negli anni sono stati effettuati diversi studi sulle differenti impronte idriche di quello che mangiamo, ed anche in questo caso l’industria della carne è al primo posto in termini di utilizzo. Sono necessari infatti circa 200.000 litri d’acqua dolce per produrre un kg di carne di manzo, circa 5000 litri per un kg di formaggio o 4800 litri per un kg di carne di maiale. Queste cifre si scontrano contro i 4055 litri necessari per un kg di legumi, i 970 litri necessari per un kg di frutta ed i 325 litri necessari per un kg di verdura.
Senza contare che nel 2015 ,con uno studio pubblicato su Lancet Oncology, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (AIRC), un organismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con sede a Lione, ha decretato che le carni processate (come salumi, salsicce e wurstel) sono cancerogene per l’essere umano.
E, a livello mondiale, il consumo di prodotti animali incide profondamente anche sulla distribuzione di risorse alimentari e idriche.
L’82% degli esseri umani che soffrono di fame nel mondo vive in paesi i cui terreni agricoli sono destinati alla produzione dei mangimi con cui vengono nutriti gli animali negli allevamenti e che vengono uccisi e mangiati nel mondo occidentale. Stesso discorso vale per le risorse idriche, la maggior parte delle quali serve per irrigare tali colture (prevalentemente soya e mais).
A conti fatti: dove mangia 1 carnivoro (od onnivoro), potrebbero mangiare 20 vegani e, dunque, ben vengano sindaci e sindache innovativi come la giovane Chiara Appendino che unisce informazione teorica e pratica alimentare nelle mense. Perché la scuola non può più limitarsi ad insegnare a scrivere , leggere e contare ma deve anche formare future generazioni di cittadini consapevoli e responsabili!
FONTI:
Altroconsumo (dati aggiornati 2012)
Animalequality (dati aggiornati 2016)
AIRC (dati aggiornati 2015)

 

Samanta Airoldi

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Samanta Airoldi

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