Street food mediorientale. Tira il Piatto contro il Muro: buon cibo e Integrazione

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Street food mediorientale. Tira il Piatto contro il Muro: buon cibo e Integrazione – di Samanta Airoldi – Moltissimi sono i modi con cui si può fare Politica e influenzare, in qualche modo, il cambiamento socioculturale. Io, ad esempio, scrivo saggi e articoli, altri si muovono attivamente sul territorio con banchetti di raccolte firme, altri ancora compiono un preciso atto politico attraverso l’Arte (dalla danza alla fotografia alla pittura). C’è che promuove politiche sociali volte all’integrazione in un modo molto gustoso: con lo street food!
Questa usanza del “cibo da strada” ha talmente preso piede a Milano che il Comune ha deciso di dare i permessi a ben 50 apecar che proporranno Street Food di vario genere (dalla lasagna al burger ai piatti regionali tipici) e tra queste apecar che gireranno per i vari quartieri meneghini, una mi incuriosisce particolarmente: quella di Tira il Piatto contro il Muro.
Sono andata a parlare con Michela Jesurum, la cordialissima titolare e ideatrice del progetto.

Allora Michela, il tuo è un progetto a tutto tondo: si parte dalla “pancia” per solleticare il cuore e stimolare la “testa”. Dal cibo alla solidarietà tra esseri umani toccando la delicata questione “immigrazione”, “multicultiralismo”, “integrazione”. Come nasce Tira il Piatto contro il Muro?
Eravamo in tanti a ragionare sull’organizzazione della Marcia del 20 Maggio, quella organizzata a Milano per l’accoglienza. La grande sfida, nella mia testa, era dimostrare come l’integrazione rappresenti, se ben gestita, un’ opportunità. Volevo provare a dimostrare come solo dalla contaminazione tra diverse culture possano nascere idee innovative, allegramente multiculturali, e accettare questa sfida partendo dal mondo del cibo mi pareva la via più semplice e logica. Una sera chiacchierando con mio figlio più piccolo, Tommaso, giovane studente decisamente di sinistra, abbiamo iniziato a parlare dello street food, di quanto fosse divertente, adatto ad un mondo giovane e allegro. Ho iniziato ad analizzare quello che offriva Milano e mi è venuta la voglia di provare a coinvolgere persone di diverse culture in un progetto di street food che avesse come base la lotta al razzismo, la voglia di buttare giù i Muri…

tira il piatto contro il muro street food mediorientale

E la scelta del nome? Alquanto insolito per uno Street Food…
Era, appunto, il 20 maggio, debuttavamo in un’occasione che ci onorava: volevamo presentarci insieme a quella che, nei nostri sogni, doveva essere la più importante marcia per l’accoglienza mai organizzata in Italia. Essendo una famiglia di antifascisti convinti ed essendo mio fratello, Stefano Jesurum, un giornalista ho pensato di chieder aiuto a lui per il nome del progetto. Così è nato “ Tira un piatto contro il Muro”: il muro del razzismo, della diffidenza per il diverso, quel Muro che a casa Jesurum abbiamo sempre voluto abbattere. Chissà che “un piatto” non possa contribuire, un piatto multietnico, per strada, tra la gente. Un piatto da “tirare” metaforicamente contro il muro del razzismo.
è un progetto sicuramente ambizioso oltreché bellissimo e di forte impatto sociale. Quali altre realtà coinvolge? Avete stretto collaborazioni con il Comune?
I cuochi che ci forniscono la materia prima per falafel e hummus sono in Italia grazie ai corridoi umanitari della Comunità Valdese, due persone del nostro staff sono state selezionate dal Celav- Centro mediazione lavoro del Comune di Milano, i ragazzi sono giovani studenti che lavorano per arrotondare, uno è mio figlio. Il sogno di ogni mamma è di avere i figli vicini, io ci son riuscita con tutti e due: la grande lavora con me, il più giovane frigge nell’ape. Mamma fortunata quindi

falafel

Integrazione e Cibo: cosa unisce questi due elementi?
Il cibo è la via più facile per far avvicinare le persone, offrire piatti tipici è la partenza per far conoscere culture, scambiare opinioni, avvicinare la gente. Tira un piatto contro il Muro scommette proprio su questo, per ora alla cucina siriana abbiamo avvicinato l’utilizzo di una bacca dalle proprietà organolettiche uniche: l’açai. Perché, dimenticavo, la bellissima signora che grazie al Celav si è unita a noi è brasiliana. Poi si chiama Valchiria, vi pare che non si possa vincere con lei?!

Cosa cucinate e dove possiamo trovarvi?
Abbiamo una pagina FB Tira un piatto contro il Muro che segnala sempre dove siamo, in cantiere un app che possa dire in tempo reale dove potete trovarci. Sul sito, Http://www.tiraunpiattocontroilmuro.it, un po’ della nostra giovane storia.

Tira il piatto contro il muro al lavoro

Progetti futuri?
Abbiamo appena avuto la grande gioia di vederci assegnata una delle 50 licenze che Milano ha voluto dare a progetti di street food che, così, potranno vendere in zona 1. La caratteristica diversa sarà che venderemo su una bici street food altamente tecnologica a impatto zero. Contestualmente stiamo pensando se inserire altre cucine. Una cosa è certa: se i milanesi ci premieranno acquistando la nostra cucina noi potremo ingrandirci e coinvolgere più persone di diversi paesi o italiane in stato di fragilità. Noi ci crediamo tanto, e ce la metteremo tutta, ora devono essere i milanesi a decidere se premiarci.

E da Milanese “naturalizzata” non ho dubbi: Milano ha un cuore immenso e cittadini con una grande testa, in grado di ragionare e valutare criticamente ciò che è il bene della loro città e di esseri umani bisognosi e volenterosi di rimettersi in gioco. Milano non vuole muri e premierà sicuramente l’impegno e gli sforzi di Tira il Piatto contro il Muro 😉

Samanta Airoldi

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Samanta Airoldi

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