Mostre Milano: New York New York

Mimmo Rotella, Viva America, Museo del Novecento, 2017

Mimmo Rotella, Viva America, Museo del Novecento, 2017

Mostre Milano: New York New York – di Stefano Malvicini – New York New York, centocinquanta opere raccontano i rapporti artistici tra l’Italia e la Grande Mela

Giacomo Balla, Bambinaxbalcone, Gallerie d'Italia

Giacomo Balla, Bambinaxbalcone

Capita, a volte, di pensare all’Arte contemporanea italiana come a un fenomeno di nicchia, che non ha mai superato i confini della Penisola o, al massimo, dell’Europa, così come si immagina la sua omologa americana come un fenomeno di massa in grado di totalizzare (e focalizzare) l’attenzione della critica e del pubblico. In realtà, ci si sbaglia.
Questo è l’obiettivo della mostra New York New York che, dal 13 aprile al 14 settembre 2017, si tiene presso il Museo del Novecento e le Gallerie d’Italia di Milano. Curata dal professor Francesco Tedeschi, associato di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università Cattolica, insieme a Francesca Pola e Federica Boragina, la mostra intende essere un percorso tra le tappe salienti per l’Arte italiana del XX secolo negli Stati Uniti, oltre che tra le grandi mostre organizzate da musei e collezioni americane per artisti di casa nostra. Sia chiaro, il titolo della mostra richiama, per antonomasia, New York intesa come l’America, come il mondo culturale americano, proprio come la intendeva la famosa canzone di Liza Minnelli. I due estremi temporali sono il 1928, quando il futurista trentino Fortunato Depero giunse, per restarvi due anni, a New York, e il 1967-68, quando il fotografo Ugo Mulas lavorò al libro in cui ritrasse i più grandi artisti del tempo attivi nella Grande Mela. In mezzo a questi confini temporali, si collocano le circa centocinquanta opere in mostra tra Piazza della Scala e Via Marconi, che rendono ragione della subordinazione dell’Arte italiana nei confronti dei nuovi stimoli in arrivo da Oltreoceano.

Alberto Burri, Sabbia, Gallerie d'Italia

Alberto Burri, Sabbia, Gallerie d’Italia

Giuseppe Capogrossi, Superficie, Gallerie d'Italia

Giuseppe Capogrossi, Superficie, Gallerie d’Italia

La sede di Gallerie d’Italia è dedicata al percorso più puramente cronologico, legato alle grandi mostre organizzate in America per gli artisti italiani. Si parte, non a caso, con il Futurismo che, con il soggiorno newyorkese di Depero, iniziò ad attrarre il pubblico americano. Era il 1949 quando il Museum of Modern Art, che tutti conoscono come MOMA, ospitò la prima grande esposizione, curata dal grande Alfred H. Barr, uno dei padri della museologia moderna, e dedicata al Novecento italiano.
Carlo Carrà, Natura morta con la squadra, Gallerie d'Italia

Carlo Carrà, Natura morta con la squadra, Gallerie d’Italia

Pietro Consagra, New York City, Gallerie d'Italia

Pietro Consagra, New York City, Gallerie d’Italia

Da un lato, la mostra si orientò al Futurismo, con opere come la Bambina x balcone di Balla, ma, dall’altro lato, anche alla Metafisica di De Chirico e Savinio, alle nature morte di Morandi, molto apprezzate dal pubblico yankee, oltre che al Fronte Nuovo delle Arti di Guttuso e alla scultura di Manzù e Marini, a sottolineare il carattere originale della mostra, concepita per mettere in contatto galleristi e collezionisti americani con il mondo nuovo dell’Arte italiana del Novecento. Il risultato venne centrato in pieno: già a inizio anni ’50, vari galleristi di New York si rivolsero ad artisti italiani per implementare le proprie collezioni: tra questi vi furono Marini, Afro e Burri, con opere dedicate alla società americana, come Negro della Louisiana del secondo. L’Arte italiana del Dopoguerra conquistò tutti, mercanti, galleristi, ma anche pubblicità e cinema.
Giorgio De Chirico, Manichini in riva al mare

Giorgio De Chirico, Manichini in riva al mare

Fortunato Depero, Grattacieli e tunnel

Fortunato Depero, Grattacieli e tunnel

Altre grandi mostre vennero organizzate nel 1953 al Guggenheim e nel 1955 di nuovo al MOMA, con artisti come Capogrossi, Mirko, Minguzzi e, soprattutto, il veneziano Vedova che, con l’opera Trittico della Libertà vinse il prestigioso premio Guggenheim nel 1956. Con l’esplosione critica e di pubblico, questo fenomeno iniziò a evolversi verso forme di dialogo tra le due sponde dell’Oceano: da un lato, l’interesse per gli artisti italiani in America, dall’altro quello per gli americani in Italia. Le riviste d’Arte italiana iniziarono a dedicare articoli agli americani e viceversa, così come grandi collezionisti, quali il famoso Joseph Pulitzer Jr., intrapresero rapporti con i nostri artisti.
Pietro Dorazio, Crack Bleu

Pietro Dorazio, Crack Bleu

Tano Festa, Cielo newyorkese

Tano Festa, Cielo newyorkese

Anche gli artisti stessi iniziarono a influenzarsi tra di loro, come ben evidenziato dalle assonanze tra Vedova, Afro, Burri, Scialoja e l’informale di De Kooning o la scultura “mobile” di Calder. Ne nacquero scambi osmotici tra Italia e America che segnano ancora oggi l’ambiente culturale dei due Paesi. E poi, non mancarono nemmeno gli artisti italo-americani, come Scarpitta o Nangeroni, che compirono i loro studi artistici nella Terra d’origine dei genitori, o anche artisti italiani, come Dorazio e Savelli, che fecero il percorso inverso per perfezionarsi in America, stabilendovisi per un lungo periodo (il secondo, addirittura, divenne professore all’Università della Pennsylvania).
Emilio Isgrò, Poesia Jacqueline

Emilio Isgrò, Poesia Jacqueline

Ugo Mulas, New York

Ugo Mulas, New York

Al di là dell’Oceano, a Roma, l’ambiente culturale favorì, tra gli anni Cinquanta e i Sessanta, l’arrivo di artisti da Oltreoceano, esattamente come aveva fatto Depero ormai trent’anni prima: vi si stabilì Cy Twombly, mentre il grande gallerista italo-americano Leo Castelli provò, senza riuscirvi, ad aprire una galleria nell’Urbe.
Ugo Mulas, Warhol Malanga Fagan

Ugo Mulas, Warhol Malanga Fagan

Gastone Novelli, New York notes II

Gastone Novelli, New York notes II

L’episodio più significativo, però, fu l’apertura, nel 1957, fino al ’62, della Rome-New York Art Foundation, iniziativa di un’ereditiera USA, Frances McCann, che volle favorire gli scambi artistici e culturali tra le due sponde dell’Oceano: giunsero, così, a New York opere di artisti come Carla Accardi, Giulio Turcato, Gianfranco Baruchello, Mimmo Rotella, Enrico Baj, Mario Schifano, Michelangelo Pistoletto e altri, che approfondirono le loro scelte estetiche in contatto con l’informale, ma anche con due fenomeni nascenti come la Pop Art e il concettuale.
Gastone Novelli, Per ricordare la vita

Gastone Novelli, Per ricordare la vita

Arnaldo Pomodoro, In memory of John Fitzgerald Kennedy

Arnaldo Pomodoro, In memory of John Fitzgerald Kennedy

Un’ulteriore tappa importante fu il 1962, quando la galleria di Sidney Janis, a New York, dedicò una mostra ai Nuovi Realisti: accanto ai francesi e agli americani, tra New Dada e nascente Pop, vennero esposte opere come Birra di Rotella o Il grande pellegrinaggio dei Baruch e degli Smith di Baruchello, tutte frutto della presa di coscienza critica, da parte degli artisti italiani, verso la società consumistica di massa statunitense, proprio negli anni del Grande Boom, ma anche del primo rock ‘n roll di Elvis Presley. Questi e altri artisti, grazie a tale atteggiamento e approccio critico, finirono per attrarre collezionisti di peso, che li fecero conoscere. Alcuni di loro, come Titina Maselli, si stabilirono a New York, mentre altri, come Pascali, approfondirono l’aspetto critico anti-consumista dell’Arte italiana a contatto con il mondo USA.
Mimmo Rotella, Mitologia in nero e rosso

Mimmo Rotella, Mitologia in nero e rosso

Salvatore Scarpitta, Senza titolo

Salvatore Scarpitta, Senza titolo

New York attirò, dal 1961, anche il talento di Lucio Fontana che, a contatto con l’ambiente americano, approfondì la sua idea di taglio divenuta poi, istituzionalizzata, “concetto spaziale”: fu Martha Jackson a farlo esporre per la prima volta oltreoceano, con una personale imperniata su opere su tela dedicate a Venezia. La frenetica vita di New York influenzò Fontana tanto da indurlo a creare una serie di pannelli verticali di lamiera su cui il riflesso del Sole fa lo stesso “effetto vetro” prodotto sulle pareti dei grattacieli, come prova Concetto Spaziale, New York, n.14. Nel frattempo, si infittirono i rapporti tra artisti italiani e università americane: Mirko si trasferì ad Harvard, così come Consagra collaborò con alcune istituzioni accademiche statunitensi. Tali scambi furono favoriti anche da collezionisti come Peggy Guggenheim, la quale sostenne sempre l’internazionalità dell’Arte contemporanea ma spinse, anche, sul mercato statunitense, da Venezia, dove si era trasferita nel 1948, artisti lagunari come Tancredi.
Mario Schifano, Particolare di esterno

Mario Schifano, Particolare di esterno

 

 

La sede del Museo del Novecento, invece, è maggiormente imperniata sulla parte “tematica”, dedicata ai grandi artisti che fecero la Storia dell’Arte italiana con i loro soggiorni americani, ovvero Giorgio De Chirico, Fortunato Depero e Corrado Cagli, che frequentarono gli Stati Uniti tra il 1928 e i primi anni ’40. De Chirico giunse nel 1936 nella Grande Mela, spinto dalla voglia di superare la sua fase metafisica: qui realizzò opere come le Visioni di New York, che sono un misto di fantastico e di surreale, e che gli valsero una mostra personale organizzata da Julian Levy. Diverso il percorso compiuto da Depero, giunto, come già anticipato, nel 1928 a New York. Il trentino vi aprì una Casa d’Arte Futurista nel 1929, sulla falsariga di quanto già fatto in Italia, per lavorare su ogni versante creativo e creare opere d’Arte totali. A New York, Depero vide la realizzazione futurista delle teorie artistiche e architettoniche esposte nei vari manifesti, e, nei due anni di soggiorno, si dedicò alla decorazione, alla grafica e alla scenografia, come provano, in mostra, i bozzetti per un progetto teatrale dedicato alla metropoli moderna. Ancora diverso il percorso di Cagli, giunto a New York nel 1939 in seguito alle leggi razziali fasciste, in quanto ebreo, che, grazie alla mediazione di Mimì Pecci Blunt, sua collezionista, riuscì a esporre in città, ma anche, girando gli States fino in California, a trasformare il suo stile da quello del Realismo Magico all’astrattismo, sull’influenza, come, poi, sarebbe avvenuto con Fontana, dei grattacieli delle metropoli USA.
Toti Scialoja, New York bianco

Toti Scialoja, New York bianco

Concludono la mostra una sezione dedicata all’influenza che New York esercitò sugli artisti italiani, da Fontana a Consagra, una parte dedicata al mito di John Fitzgerald Kennedy, il presidente assassinato a Dallas nel 1963, che affascinò gli artisti per le sue idee di uguaglianza e antirazziste, culminante nel fantastico collage di Rotella, Viva America, che fa da copertina si manifesti della mostra, e la logica chiusura con le foto del 1967-68 di Ugo Mulas, con cui immortalò i grandi artisti del tempo presenti a New York, dall’anziano Marcel Duchamp ad Andy Warhol.

New York New York
Arte italiana: la riscoperta dell’America
Gallerie d’Italia, Piazza della Scala 6, 20121 Milano
Museo del Novecento, Via Guglielmo Marconi 1, 20122 Milano

Orari:
Gallerie d’Italia: lunedì chiuso; da martedì a domenica 9.30 – 19.30; giovedì 9.30 – 22.30
Museo del Novecento: lunedì 14.30 – 19.30 ; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30

Biglietti:
10,00 € intero; 8,00 € ridotto

Info:
Gallerie d’Italia: tel. 800.167619 , mail info@gallerieditalia.com
Museo del Novecento: tel. 02 88444061 mail c.museo900@comune.milano.it

 

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli e recensioni di S. Malvicini per Milano Arte Expo magazine

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