Livio Marzot: geometrie e sogno in mostra a Milano – di Stefano Malvicini

Livio Marzot Geometrie e sogno in mostra a Milano

Livio Marzot: geometrie e sogno in mostra a Milano – di Stefano Malvicini – Retrospettive dell’artista alla Galleria Milano, allo Studio Grossetti e alla Galleria Jannone. Milano dedica una grande retrospettiva all’Arte di Livio Marzot con tre mostre in tre location differenti: alla Galleria Milano di Via Turati, allo Studio Grossetti di Piazza XXV Aprile e alla Galleria Antonia Jannone di Corso Garibaldi.

Livio Marzot è nato nel 1934 a Induno Olona, poco a Nord di Varese. La sua prima mostra fu del 1959, ma la sua consacrazione avvenne nel 1968, in piena contestazione, con l’apertura di una sala personale alla Biennale di Venezia. Fu un successo, ma l’anno dopo Marzot rifiutò di partecipare alla grande kermesse veneziana in seguito agli scontri tra contestatori e Polizia, per un senso di claustrofobico soffocamento dovuto alle cariche degli agenti nelle calli, ma anche in seguito alle pressioni degli altri artisti, fortemente ideologizzati. Dopo l’esperienza veneziana, Marzot si trasferì in California, dove si dedicò a un’Arte marcatamente concettuale, lavorando anche per l’Università di Stanford e per il MIT di Boston.

Livio Marzot, Senza titolo, 1966_mista e collage su carta

Livio Marzot, Senza titolo, 1966_mista e collage su carta

Tornato in Italia alla fine degli anni ‘70, iniziò a collaborare con il grande Bruno Munari alla creazione di giochi didattici, ma anche alla pubblicazione di libri d’artista con case editrici come Einaudi. Espose con il gallerista Grossetti a partire dal 1981, con la mostra Un ricercare e cento variazioni. Successivamente, lavorò anche per la galleria, in Via Montenapoleone, di Philippe Daverio, con opere di paesaggio in cui l’atmosfera si faceva più trasognata, animata da presenze trascendenti che dominavano scenari mediterranei quasi al limite del mito. Dall’inizio degli anni ’90, Marzot tornò al paesaggio classico e alla pittura di animali, con mostre da Antonia Jannone e da Jean Blanchaert. Del 2009 è l’ultima grande tappa, quasi miliare, della sua carriera artistica, ovvero la grande mostra antologica della Fondazione Mudima sulle sue opere dal 1961. Attualmente Marzot vive in Grecia. Sulla sua opera hanno scritto personaggi che hanno fatto la Storia, e basti citare Emilio Tadini, Raffaele De Grada, Dino Buzzati, Gillo Dorfles, Giovanni Raboni ed Ettore Sottsass.

Livio Marzot, Da Lesbia, 1968, lamiera, fronte

Livio Marzot, Da Lesbia, 1968, lamiera, fronte

L’Arte di Livio Marzot è un incrocio significativo tra figurativo trasognato e astrazione geometrica molto minimale. Questo convergere di tendenze artistiche rende la sua prassi creativa un modello di esplorazione di rapporto tra uomo, Natura, vita e cicli biologici. La sua Arte è “live”, fenomeno vissuto in diretta, in un costante flusso di pensieri, emozioni e sentimenti, quasi uno “stream of consciousness” che ricorda Virginia Woolf. Dal magma creativo emergono piccoli fenomeni naturali uniti a emozioni che stanno per esplodere ma che sono ancora soggiacenti. Per tale motivo, l’Arte di Livio si è espressa, e continua a farlo, tramite Pittura e Scultura, ma anche lavorando sull’installazione e sulla simbiosi tra processo creativo e ambiente, con un meccanismo simile a quanto facevano i padri della Land Art, come Richard Long, ma anche il nostro Ugo La Pietra: ne emerge un reticolo di segni, musiche elementari e incontri inaspettati.
Un’altra base dell’opera di Marzot è la malinconia unita alla voglia di scoprire e di andare oltre, di navigare, come Ulisse, verso lidi sconosciuti prima del rientro a casa, al focolare domestico. Non a caso, Livio è partito dall’astrazione di fine ’50 – inizio ’60 per arrivare all’uso del ferro nero per la Biennale di Venezia, e, poi, dagli anni Ottanta e Novanta, al recupero del figurativo, un “ritorno all’ordine” che lo ha portato, oggi, a riscoprire il colore che va oltre la figura, ad aprire nuovi orizzonti dominati, sempre, da quel senso panico della Natura che ha sempre contraddistinto la sua ricerca artistica.

Livio Marzot, Senza titolo, 1967, collage su carta

Livio Marzot, Senza titolo, 1967, collage su carta

Le tre mostre si dividono il lavoro di Marzot abbastanza equamente. La Galleria Jannone si focalizza su grandi gouache su carta in cui il linguaggio minimale evoca l’architettura. Studio Grossetti ospita le opere concepite, dal 1958 alla metà degli anni ’70, come le lamiere sagomate verniciate, che furono la risposta di Marzot al minimalismo americano, unitamente a opere pittoriche in cui geometria e metafisica si fondono in un universo che ricorda Cezanne e Severini. Galleria Milano, invece, lavora sugli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, con tele e collages, smalti a fuoco su alluminio e tre piccole scatole con assemblaggi di foto.

Stefano Malvicini

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Livio Marzot – Tre mostre a Milano

Grossetti Arte
Piazza XXV Aprile 11/B 20154 Milano
4 maggio – 26 maggio 2017
Orari: lunedì – venerdì 10.00-13.00; 14.00-18.00
Ingresso gratuito
Info: 344 2046825; galleria@grossettiart.it

Antonia Jannone
Corso Garibaldi 125 20125 Milano
4 maggio – 27 maggio 2017
Orari: martedì – sabato 15.30-19.30
Ingresso gratuito
Info: 02 29002930; info@antoniajannone.it

Galleria Milano
Via Manin 13 – Via Turati 14 20121 Milano
5 maggio – fine maggio 2017
Orari: martedì –sabato 10.00-13.00; 16.00-20.00
Ingresso gratuito
Info: 02 29000352; info@galleriamilano.com

 

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