Enrico Cattaneo, Christian Cremona, Paesaggi senza panorama Photofestival Milano 2017

Cattaneo-Cremona

Enrico Cattaneo, Christian Cremona, Paesaggi senza panorama Photofestival Milano 2017 – di Stefano Malvicini – A Milano è tempo di Photofestival e, tra maggio e giugno, le gallerie della città pullulano di mostre dedicate ad artisti più o meno noti. Scoglio di Quarto, galleria situata sul Naviglio Pavese, nei pressi della Darsena, ha appena dedicato una mostra a due artisti che lavorano sul tema del paesaggio interiore e trascendente, Enrico Cattaneo e Christian Cremona. Se Cattaneo, milanese, classe 1933, è sempre stato un fotografo d’Arte, autore di ritratti di personalità della Cultura internazionale, Cremona è il futuro di questo tipo di produzione creativa. La mostra, curata da Cristina Rossi, è consistita in un confronto serrato tra i due artisti sul tema del paesaggio interiore, al limite della trascendenza.

Cattaneo realizza fotografie in cui il perno è la reazione chimica generata sulla carta dagli acidi. Tali reazioni producono aloni che sembrano quasi un passaggio da una galassia all’altra, un “interstellar overdrive”, per citare il titolo di una nota canzone dei Pink Floyd. Il paesaggio diventa tridimensionale e onirico, ma apre anche degli interrogativi dentro noi stessi, chiedendoci dove siamo e dove stiamo viaggiando. Cattaneo, di formazione scientifica, lavora molto sul procedimento tecnico di reazione degli acidi sulla carta proprio a voler documentare una logica naturale, e non artificiale, all’interno del suo lavoro.

Emorun, 2009 (media rex)

Emorun, 2009 (media rex)

Gan Eden I, 2017 (media rex)

Gan Eden I, 2017 (media rex)

Cremona, varesotto di Lonate Ceppino, classe 1985, approfondisce questa tecnica per estenderla al senso più profondo della vita, al rapporto con la Divinità e il trascendente. L’opera di Cremona avvicina all’Altissimo anche chi, in lui, non crede, perché ci fa viaggiare tra terreno, materiale e trascendente, attraverso l’esperienza estetica, ottenuta con sfumature nell’uso della fotocamera ed effetti che ricordano i grandi maestri ispiratori dell’artista, Michelangelo, Raffaello e Caravaggio. Cremona, però, non è né un purista né un classicista, ma è un innovatore nell’uso della fotocamera, come provano i suoi scatti. In mostra è esposta una serie di fotografie ispirate alla Bibbia, nella fattispecie al Libro della Genesi, con lo scopo di rimandarci, con la memoria, ai primordi dell’umanità, alle origini del profondo rapporto che noi abbiamo con la Natura. Le prime due opere sono esemplificative di tale percorso, e sono Tardemah e Halom, ovvero “Torpore” e “Sogno”, i due elementi attraverso i quali l’uomo inizia questo percorso di vita. In tali opere, la luce non irrompe violentemente, come avviene in Caravaggio, ma penetra gradualmente, quasi accarezzando la superficie dipinta. Nelle opere successive, prende quota una carica sensuale ottenuta attraverso forme sinuose ed effetti quasi “barocchi” con la fotocamera, come, per esempio, in Gan Eden, opera quasi illusionistica, che non ci rappresenta un paesaggio concreto, ma ci lascia immaginare quanto di più profondo c’è dentro di noi, e anche al di sopra di noi, per spingerci verso la ricerca del Trascendente.

Tov meod, 2017 (media rex)

Tov meod, 2017 (media rex)

L’incontro tra uomo e Dio, tra concreto e trascendente, si realizza nella luce, ora intensamente bianca e pura, semplicissima nella sua chiarezza. Cremona lavora, in queste opere, su un effetto pittorico, ottenuto senza ritocchi al computer, in modo da rendere un’idea di sfumatura, simile all’acquerello o al pastello, ma solo con la macchina fotografica, ora, come non mai, medium perfetto tra artista e luce.

Stefano Malvicini

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