Pino Pascali mostra a Milano a Fondazione Carriero: Sciamano – di Lorenzo Bonini

Fondazione Carriero

Fondazione Carriero

Milano arte e mostre: Pino Pascali a Fondazione Carriero con Sciamano – di Lorenzo Bonini. Un sorprendente Pino Pascali “Sciamano” finalmente a Milano con opere del 1966 mai esposte in pubblico al 1968, le ultime prima della sua prematura scomparsa. Si è inaugurata venerdì 24 marzo  – e resta aperta sino al 24 giugno 2017 – presso la Fondazione Giorgio Carriero la mostra di Pino Pascali Sciamano curata da Francesco Stocchi, una vernice degna e ragguardevole del posto, Casa Parravicini, edificio storico nel cuore di Milano (Via Cino del Duca n. 4). Costruita nel XV secolo, questa dimora è rimasta pressoché immutata ed è considerata una delle più antiche case di Milano. La sua facciata in laterizi rossi a vista, le strutture decorative in terracotta, l’ingresso costituito da un portale a sesto acuto, le tributano fascino e bellezza poetica rara da vedersi, tra i grandi palazzi dell’architettura del dopoguerra di San Babila. La rassegna è stata organizzata dalla Fondazione Carriero in collaborazione con la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare, nata nel 2010 quale sede ufficiale aperta al pubblico dal primo giugno del 2012 con la festa dal titolo “Ouverture”. Questo Museo è venuto alla luce per il trentennale della scomparsa di Pascali, Achille Bonito Oliva e Pietro Marino tennero nella sede una storica mostra antologica. Ora Finalmente questo nostro grande artista è visitabile a Milano (fino al 24/06/2017), l’esposizione è ordinata da opere degli ultimi anni di vita, in un dialogo di testimonianze d’indizi artistici, artigianato tribale africano, da lui scelti e utilizzati. La mostra ha l’obiettivo di esplorare l’approccio creativo attraverso il legame con la cultura africana, a partire dall’interesse verso il primitivo, in contrapposizione ai miti della società moderna, e all’attenzione per il totemismo e i fenomeni d’identificazione nascosta della natura.


Pino Pascali – La vita
Diplomatisi all’Accademia di Roma nel 1959 sotto la guida di Toti Scialoja, lavora per la Rai e Cinecittà come grafico, scenografo e sceneggiatore per spot pubblicitari. Le produzioni artistiche degli anni sessanta saranno completamente distrutte per sua volontà perché influenzate dalla pop-art americana, ma nel 1965 tiene la sua prima mostra personale presso la galleria Tartaruga di Roma presentate da de Martiis. Pino Pascali diventa l’artista più cercato, imponendosi all’attenzione dei critici e alcuni galleristi dell’avanguardia italiana, tra il quale è opportuno ricordare: Iolas, Sargentini, Sperone il quale lo invita a esporre le sue Armi e Cannoni nella galleria a Torino. In seguito presenta a Roma, presso la galleria Attico di Fabio Sargentini nel 1966 “Le finte Sculture” lavori di ricerca eseguite in tele bianche. Mentre nel maggio 1967 sempre all’Attico di Sargentini presenta il suo ciclo a mio avviso tra i più importanti: “Il ciclo della natura”, dove in esso si formalizzavano le pozzanghere con l’acqua vera, da cui nacque la mostra “Fuoco, immagine acqua terra” Le pozzanghere diventano per i critici dai raffinati palati, la sostanza del principio di una ricerca che diventa il simbolo nodale dell’Arte Povera. Oggi è ritenuto uno dei più importanti esponenti dell’Arte povera, insieme a Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Mario Merz, Eliseo Mattiacci, Renato Mambor, Sergio Lombardo e Cesare Tacchi. Sempre in quel periodo espone a mio avviso, le due opere più simboliche; un enorme ragno eseguito in peluche, ironico intriso di humour, dal titolo: “La vedova Blu” e i “Bachi da setola, spazzoloni ricavati da impianti di lavaggio per auto in setole colorate che si sviluppano a spirale su sé stesse. Nel 1968 in piena bagarre e subbuglio sessantottino è invitato alla biennale di Venezia con una sala personale, la tensione di protesta era altissima Pino Pascali rifiuta di chiudere l’esposizione e di ritirarsi dalla 34ª Biennale disubbidendo alle direttive del Movimento. Proprio all’apice della sua carriera, il suo destino si manifesta 11 settembre 1968 a Roma, dove muore prematuramente per le conseguenze di un grave incidente in motocicletta, sua grande passione, è sepolto nel cimitero di Polignano a Mare – Bari.


Pino Pascali – Arte Trasmutativa.
Cesare Brandi aveva individuato in Pino Pascali il dono che gli permetteva di: “Trasmutare il materiale più vile, facendolo vedere con una luce zenitale e sorgiva”. Ricordandolo, prosegue: “Aveva qualcosa di fatato, sfiorando il mistero della creazione [egli] trasformava la materia nell’oro purissimo della fantasia”. Crudele fatalità per un essere scomparso così giovane: i due fattori principi della sua arte trasmutativa, mi si permetta il neologismo, furono 1’amore per la vita e il senso dell’humour mordace. Il suo amore per la vita si è tradotto irresistibilmente in amore per il vivente e in amore per la natura.
Come stupirsi, allora, se un solo pensiero l’ha ossessionato per tutta la sua breve vita: fermare il tempo e annullarne l’opera così da perpetuare, per sempre, la bellezza di una naturante natura, della quale si sentiva di essere parte attiva. Anche Achille Bonito Oliva aveva acutamente osservato che l’opera di Pino Pascali: “Macina dentro di sé ogni differenza tra passato e futuro, tra natura e cultura, tra civiltà contadina e industriale, tra mate­riale naturale e artificiale, tra elaborazione mentale e costruzione concreta”.
Non si stancherà mai di vedere la natura con gli occhi stupiti e ammirati di un bambino svegliatosi all’alba del mondo. Credo che nessun artista abbia nutrito un progetto così ambizioso: creare sculture che hanno una gelida fissità che trasforma le rassegne in un sepolcreto, riuscendo a dare ai suoi cloni della natura una realtà così emozionante da farli diventare più veri degli originali. Con lui, natura e cultura si sposano armoniosamente all’homo ludens nel significato più completo del termine, su un foglio protocollo giallo dato a Vittorio Rubiu, Pino Pascali aveva ver­gato queste righe, quasi un testamento: “Cerco di fare quello che mi piace fare … non che il gioco sia solo quello dei bambini è tutto un gioco, no?”. Tornando all’in­fanzia, ricordava: “I miei primi giochi erano basati soprattutto sulla guerra, i miei giocattoli erano mucchi di oggetti trovati in casa che rappresentavano armi. Per esempio un fagiolo diveniva una pallottola, un bastone di scopa ed una scatola tenuti insieme da un elastico diventavano un fucile, un rotolo di carta legato ad uno sgabello un cannone … Gli studi scolastici che limitavano la mia libertà e fantasia mi spinsero a rifugiarmi in un genere di gioco isolato che consisteva nella proget­tazione dei miei giocattoli”. Questi giocattoli divennero le opere d’arte che oggi con­tinuiamo ad ammirare, si è ricordato prima quanto questa predisposizione fosse uno dei principali fattori della sua pratica artistica (Armi e Cannoni). Pascali rappresenta uno dei precursori del distacco esistenzialista; indubbiamente egli é un pensatore piuttosto anomalo ed isolato nel suo contesto, che é andato a toccare corde non strettamente legate alla fase storica in cui stava vivendo, che vedeva l’affermarsi sempre più netto del meccanicismo, ed è interessante notare che condivide con i bambini lo stesso atteggiamento verso il divertimento effettivo (poetica del gioco) ed è per questo che spesso il gioco nasce da una natura inquietante, segnando un momento d’indipendenza assoluta dalla poesia, ed è, innanzitutto, una rivolta dello spirito e dell’inconscio contro i condizionamenti della società e della vita. Il gioco possiede un valore inesauribile di sfida e provocazione. È un fat­tore d’opposizione del tutto sovversivo, poiché consacra il trionfo del principio del piacere. Concepire una nuova realtà, sul principio di materialità, la stessa che impone una visione del mondo logorata dall’abitudine. Nell’impresa artistica di ricerca vi è anche una grande affinità con la visione ecologica, questa visione, diventa in lui una inestinguibile pulsione estetica, non ha altro scopo se non quello di sanare il duplice iato tra le polarità individuo­ & cosmo, donna & uomo, dove l’identità trascese a livello etico ed estetico per divenire com­plementari e non più conflittuali. Anche il rapporto di gerarchia tra creatura & creatore è da lui abolito in quanto condivide la formula spinoziana secondo la quale siamo parte di un singolo insieme: “. siamo la natura naturata che ha imparato ad essere natura naturante”. Frantumando così la rigida struttura del realismo pragmatico sostituendo alla camicia di forza imposta alla nostra immaginazione una visione poetica del mondo dove tutte le antitesi sono oltrepassate.

Lorenzo Bonini
* Critico – Storico dell’arte – Poeta

PINO PASCALI SCIAMANO

Dal 23 Marzo 2017 al 24 Giugno 2017
MILANO
LUOGO: Fondazione Carriero
CURATORI: Francesco Stocchi
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 36747039
E-MAIL INFO: info@fondazionecarriero.org

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *