Photofestival Milano: Hermes Mereghetti e i migranti – di Samanta Airoldi

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Photofestival Milano: Hermes Mereghetti e i migranti – di Samanta Airoldi –  Ho conosciuto Hermes Merenghetti a Spazio Tadini (via Jommelli 24, Milano) nel corso del vernissage per la mostra fotografica collettiva “In viaggio con Gianni Berengo Gardin, Massimo Zanti, Davide Ortombina, Luciano Marchi, Lorenzo Zoppolato, Alberto Gandolfo, Hermes Mereghetti, Dario Apostoli”, in cui la curatrice, Federicapaola Capecchi, ha sapientemente accostato a nomi di grandi fotografi come Gianni Berengo Gardin, foto di giovani fotografi, accuratamente selezionati. Il fil rouge della mostra è il viaggio, sviscerato secondo infinite forme concettuali e reali: il viaggio come metafora dell’io in continua sfida con/contro se stesso; il viaggio come eterno limite da oltrepassare per scoprire i propri di limiti; il viaggio come incessante cambiamento e passaggio da una forma ad un’altra dell’esistere; il viaggio come”costrizione”, fuga dalla propria terra per migrare verso l’ignoto… Di quest’ultimo tipo di viaggio si è occupato Hermes Merenghetti, giovane e determinato a conoscere di persona, toccare con mano e vedere con i propri occhi un mondo di cui troppi parlano (a sproposito) ma pochissimi conoscono davvero: la realtà dei migranti.

Sei scatti, sei volti, sei uomini che mi guardavano al di là dell’ immagine fotografica. Sei immagini viste centinaia di volte in un qualunque Telegiornale dietro cui si celano esseri umani di cui io, che spesso scrivo su questa tematica, a conti fatti, nulla so.

“Sono foto realizzate presso una Cooperativa di Mortara, ho voluto portare lì il mio set fotografico, lì nel loro mondo in modo da ritrarre la loro realtà quotidiana, senza abbellimenti né abbruttimenti ma semplicemente così com’è”.

Che cosa ti ha spinto a realizzare questi scatti, semplicemente eppur straordinariamente “crudi” nella loro purezza? Quale la spinta motrice, l’obiettivo che ha guidato il tuo obiettivo?

“In un film che amo molto, La Legenda del pianista sull’ Oceano, una voce narrante dice “i passeggeri della nave avevano l’America negli occhi”…ecco io ho cercato di cogliere l’Europa negli occhi di questi tre uomini! O meglio: la loro idea di Europa, quella speranza viva e fulgida che li spinge a rischiare la vita con la traversata in mare, a lasciare la famiglia, la loro terra di origine”.

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Hermes Mereghetti, Baboucarr, Guinea Bissau

Hermes Mereghetti, Baboucarr, Guinea Bissau

È proprio di qualche giorno fa la neo Legge Minniti- Orlando che sancisce una netta differenza tra profughi, ovvero coloro che fuggono da situazioni di guerre e/o persecuzioni e che, pertanto, noi abbiamo il dovere di accogliere (Convenzioni di Ginevra, 1949) e migranti economici, ovvero coloro che, versando in condizioni di grave miseria, vengono in Europa in cerca di un futuro migliore e che, secondo suddetta legge, devono essere rimpatriati dopo il respingimento della domanda d’asilo.

Per te sussiste, nella realtà fattuale e concreta, tale distinzione?

“Onestamente la mia “missione” non è Politica ma umana, al più sociale, ma politicamente non voglio entrare nel merito né men che meno schierarmi. Io attraverso le mie foto voglio far arrivare questo messaggio: basta essere gli uni contro gli altri! Ho voluto cercare di capire attraverso il loro sguardo che cosa rappresenta per loro l’Europa. Ho voluto andare a conoscere i diretti interessati per fare un po’ di chiarezza su una tematica di cui tanto si parla ma di cui si sa molto poco… Ho conosciuto ragazzi con i quali poi si è instaurato un rapporto di amicizia, con uno di loro, arrivato in Italia quando aveva appena 14 anni e ora assunto regolarmente dalla Cooperativa stessa, ci vediamo anche per andare a mangiare la pizza. Mi parla spesso della sua mucca che aveva in Africa e che gli manca.”

Hermes Mereghetti,  Ibrahim (Gambia)

Hermes Mereghetti, Ibrahim (Gambia)

Hermes Mereghetti, Kelvin (Nigeria)

Hermes Mereghetti, Kelvin (Nigeria)

Al di là delle personali opinioni di ciascuno di noi sulla legge Minniti- Orlando e sulla distinzione tra profughi e non profughi, penso sia fondamentale la conoscenza fattuale, concreta, reale delle persone al di fuori di ogni concetto e stereotipo. Purtroppo cadiamo spesso nella trappola delle categorie a priori di kantiana memoria: guardiamo il mondo non attraverso gli occhi ma attraverso i nostri filtri mentali che ci inducono a vedere solo ciò che noi già preliminarmente abbiamo stabilito di vedere; filtri mentali che diventano gabbie dentro cui inserire non le persone per come davvero sono ma per come noi abbiamo stabilito che devono essere; gabbie che diventano un comodo nido per i nostri preconcetti, così rassicuranti perché mai ci stimolano a mettere in discussione noi stessi e i pilastri su cui abbiamo costruito il nostro vivere e agire. Ma come scrisse la geniale Seyla Behnabib esistono gli individui, non le “culture” e, aggiungo io, nemmeno le “religioni” o le “etnie”. Io per strada non ho mai visto camminare l’Africa né l’Islam nè gli arabi ma vedo ogni giorno esseri umani, soggetti, ognuno con peculiarità sue proprie, sogni, trascorsi, progetti.

Le soluzioni facili e immediate le lascio a chi di mestiere; il compito tanto mio che scrivo quanto di Hermes Merenghetti, attraverso i suoi bellissimi e suggestivi scatti, è di indurre a riflettere e far traballare, anche solo per un istante, quelle famose certezze che tutti portiamo sempre in tasca, quasi per paura di smarrirci senza. Un istante di incerta e consapevole leggerezza con il meraviglioso dubbio in testa che l’essere umano vada scoperto e conosciuto prima che giudicato classificato – assolto – condannato… Il meraviglioso dubbio che l’essere umano non sia un monolite ma semmai un prisma dalle infinite sfaccettature! Per tutto il resto, legge Minniti- Convenzioni di Ginevra – Trattati di Dublino III e Schenghen – Legge Bossi – Fini… per tutto questo esiste la Politica che, tuttavia, deve sempre essere pungolata e stimolata dalle nostre domande e riflessioni di cittadini consapevoli, partecipi e attivi; cittadini sempre pronti a rivedere, rianalizzare e rimettere in discussione tutto, a partire da noi stessi e le nostre idee!

Samanta Airoldi

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Samanta Airoldi

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