Palazzo Reale: I Santi d’Italia. La pittura devota tra Tiziano, Guercino e Carlo Maratta

Santi D'Italia

Palazzo Reale: I Santi d’Italia. La pittura devota tra Tiziano, Guercino e Carlo Maratta – di Stefano Malvicini – Tra Arte e Spiritualità, un viaggio nella pittura sacra a Palazzo Reale. Quarantaquattro opere, dedicate ai santi d’Italia, a Milano. – La recente visita di papa Francesco a Milano ha rimesso, in primo piano, la questione del rapporto tra Arte e Fede nella nostra città. Proprio Francesco, persona straordinaria, oltre che pontefice rivoluzionario, ha detto, tornato in Vaticano, che “a Milan si riceve col coeur in man” e, per tal motivo, anche l’Arte deve fare il suo compito. Proprio nei giorni della visita di Francesco, è stata inaugurata una mostra, a Palazzo Reale, dedicata alla pittura sacra (e devota) relativa ai santi più popolari d’Italia, quelli che, insieme ai patrioti, hanno fatto l’Italia o hanno reso gloria e vanto alle due diocesi più famose del nostro Paese, ovvero Roma e Milano. Curata da Daniela Porro e promossa, tra gli altri, da Comune di Milano e Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, la mostra, aperta dal 24 marzo al 4 giugno 2017, mette in evidenza, attraverso quarantaquattro opere provenienti sia da musei italiani ed esteri, ma anche da chiese, il rapporto strettissimo tra l’Italia e i suoi santi più venerati.

Carlo Ceresa, San Carlo in meditazione, Bergamo, Accademia Carrara

Carlo Ceresa, San Carlo in meditazione, Bergamo, Accademia Carrara

La mostra si articola in tre grandi sezioni, dedicate, ognuna, a una coppia di santi celebri del nostro Paese. Si parte con i due santi “mendicanti” per antonomasia, San Francesco d’Assisi (1181/82-1226) e Santa Caterina da Siena (1347-80), che vennero proclamati patroni d’Italia da Pio XII nel 1939. L’uno fondò l’ordine dei Francescani, l’altra seguì la regola di San Domenico, ma entrambi ricevettero le stigmate e fecero parte di quei due ordini religiosi che segnarono la Storia della Chiesa italiana a partire dal Medioevo, e, con essa, anche la Storia dell’Arte. La prima sezione è dominata dal capolavoro maturo di Tiziano, la pala d’altare raffigurante San Francesco che riceve la stigmate (1561 circa), eseguita a Venezia per un membro di una ricca famiglia di Ascoli Piceno, che la volle nella sua cappella nella chiesa di San Francesco della città marchigiana, ma oggi nella Pinacoteca Civica. L’impatto è scenografico e struggente, mentre più emotiva è l’analoga scena dipinta da Guercino nel 1633, oggi nella cattedrale di Novara, ma proveniente, prima, da una collezione torinese e, poi, dalla chiesa di un piccolo paese vicino Verbania. Accanto a queste due grandi pale, compaiono alcuni piccoli dipinti, come il polittico del fiorentino Matteo di Pacino, del 1365, in cui Francesco mostra le stigmate a un Cristo colto nella sua versione medievale della Imago pietatis, alla Vergine e agli Apostoli con gli strumenti dei loro martirii, o nel meditabondo dipinto del seicentesco francese Trophime Bigot, ispirato a Caravaggio nello stile e nell’uso della luce. Santa Caterina, invece, è rappresentata degnamente, nelle sue estasi, in dipinti “da devozione privata” di artisti senesi dal ‘400 al ‘600, come Cozzarelli, Sodoma e Raffaello Vanni, che la raffigurano sempre in preghiera e in diretto contatto con Dio.

Giovanni Serodine, San Pietro in carcere, Rancate (CH), Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst

Giovanni Serodine, San Pietro in carcere, Rancate (CH), Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst

La seconda sezione è dedicata ai santi patroni di Roma, quei santi Pietro e Paolo che, dopo la morte di Cristo, giunsero nell’Urbe a portare “la buona novella” ai pagani, sacrificando la propria testimonianza e la propria vita con il martirio e venendo venerati come protettori già dal I secolo. La sezione si apre con una serie di tesori di arte applicata, quali una chiave smaltata e alcune testimonianze di una statua argentea di San Pietro, tutte provenienti dal tesoro della Basilica vaticana e che rendono ragione dell’importanza del culto del primo Papa a Roma. Dal Vaticano arriva anche la rarissima tavola del 1525 di Ugo da Carpi, raffigurante Veronica che mostra il volto di Cristo tra i santi Pietro e Paolo, probabilmente realizzata su un disegno originario del Parmigianino. Nella sezione spiccano due stupende opere ispirate a Caravaggio e dedicate entrambe a Pietro, una del ticinese Giovanni Serodine, proveniente dalla galleria Zust di Rancate, del 1623-25, e l’altra dello spagnolo Jusepe de Ribera, dello stesso periodo, da Malta. Nella prima San Pietro legge un libro, quasi fosse un dottore della Chiesa, illuminato da una candela, in uno stile che ricorda non solo il Merisi ma anche Gherardo delle Notti, mentre nella seconda ci troviamo direttamente immersi nel filone dell’Arte napoletana dopo l’arrivo, da Roma, del grande lombardo, con la figura scavata di Pietro, dagli occhi indagatori simili a quelli di un filosofo antico, che emerge dalle tenebre grazie a una fonte di luce misteriosa. La sezione dà spazio anche al Settecento, con tre opere che si pongono alle due estremità del secolo.

Enea Salmeggia, Madonna in gloria con il Bambino tra Sant'Ambrogio e Carlo Borromeo

Enea Salmeggia, Madonna in gloria con il Bambino tra Sant’Ambrogio e Carlo Borromeo

La prima, del marchigiano Carlo Maratta, raffigura San Pietro che battezza il centurione Cornelio, dei primi anni del secolo, è un bozzetto, proveniente dalla collezione Lemme di Ariccia, per una pala d’altare della prima cappella sinistra della Basilica Vaticana, realizzata, poi, dall’allievo Andrea Procaccini. Degne di nota sono anche le altre due opere, molto eleganti nello stile, ma ormai da collocarsi nella parabola discendente di fine ‘700, dai fronzoli del Rococò al rigore neoclassico. La prima è del palermitano Francesco Manno, probabilmente un altro bozzetto per un soffitto affrescato, in cui emergono ancora ricordi barocchi dovuti alla sua lunga permanenza nella Capitale, mentre la seconda è del romano Giuseppe Cades, artista già neoclassico, che raffigura L’Apparizione di San Pietro alle sante Agata e Lucia, del 1781, proveniente dalla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno.

Jusepe de Ribera, San Pietro penitente, Malta, collezione privata

Jusepe de Ribera, San Pietro penitente, Malta, collezione privata

L’ultima sezione ci porta a Milano, con una serie di opere dedicate ai santi patroni della nostra città, Sant’Ambrogio (339/40-397) e San Carlo Borromeo (1538-84). I due santi si possono ammirare, insieme, nella pala d’altare del bergamasco Enea Salmeggia (1603), proveniente dalla scomparsa chiesa meneghina di Santa Maria della Neve e oggi, al Castello Sforzesco, in una scena molto teatrale, sullo sfondo di una Milano riconoscibile dalla sagoma della Fabbrica del Duomo. Toccante è la maschera funebre di San Carlo, tratta da un calco del suo volto post-mortem, custodita al Museo dei Cappuccini di Via Kramer, a cui molti artisti, specie del ‘600, si sono ispirati. Tra questi spicca un altro bergamasco, Carlo Ceresa, che lo utilizzò per il suo dipinto San Carlo in meditazione (1670 circa), dell’Accademia Carrara di Bergamo. Degni di nota sono anche il San Carlo in Gloria del novarese Cerano (1610-20), dal Museo Diocesano di Milano, e La visione di San Carlo Borromeo del marchigiano Giovanni Francesco Guerrieri (1630 circa), proveniente da Fano. Sant’Ambrogio, invece, è magistralmente raffigurato da Antonio Boselli, anch’egli proveniente dalle valli di Bergamo, nel suo trittico del Battesimo di Cristo tra i santi Ambrogio e Antonio Abate, dalla Carrara.

In conclusione, la mostra intende anche ringraziare un grande punto di riferimento per la nostra Cultura, quei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale che, dopo anni di indagini, hanno ritrovato, recuperato e fatto restaurare due capolavori di scultura lignea trafugati da chiese. Il primo, scomparso nel 1981 e ritrovato nel 2016, proveniente da una parrocchiale di un paese della Carnia, è opera di Domenico da Tolmezzo, e risale alla fine del ‘400, mentre il secondo è una raffinata opera di manifattura nordica, rubato dalla chiesa del centro austriaco di Halstatt nel 1987 e ritrovato in Italia lo scorso anno.

Stefano Malvicini

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I santi d’Italia. La pittura devota tra Tiziano, Guercino e Carlo Maratta

Palazzo Reale, Piazza Duomo 12 20121 Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30
martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30-19.30
giovedì – sabato 9.30-22.30
Biglietti: 8,00 € intero
6,00 € ridotto
Info: 02 45487400; info@operadartemilano.it; www.operadartemilano.it

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