Pao: Strade sterrate per post sperduti alla Galleria Il Castello – di Stefano Malvicini

Pao, Mostra alla Galleria Il Castello

Pao: Strade sterrate per post sperduti alla Galleria Il Castello – di Stefano Malvicini – Il viaggio di Pao tra ironia e Street Art – Diciotto opere dell’artista milanese alla Galleria Il Castello –  Dici “Pao” e, automaticamente, associ pinguini, animaletti, ma anche orsi che si muovono in un mondo fantastico che pare tratto da un cartone animato di Hayao Miyazaki. Dietro questi personaggi, però, c’è la mente creativa di un artista geniale e innovatore. Pao (Paolo Bordino, nato a Milano nel 1977) è uno dei più noti Street Artists italiani e scrivere una sua biografia sarebbe inutile, oltre che superfluo, perché distoglierebbe l’attenzione dal tema della mostra dedicata a diciotto sue opere, in corso alla Galleria Il Castello di Milano, dal 4 aprile al 13 maggio.

Curata da Adriano e Marcello Conte, con il prezioso contributo di Jacopo Perfetti per il testo a catalogo, la mostra intende essere l’esplicazione di un percorso non tanto fisico, quanto mentale e interiore, che ci porta a viaggiare in un universo parallelo al nostro, che non conosciamo, ma che possiamo percepire osservando le opere di Pao, che, con la loro tridimensionalità, ci aprono, esattamente come il trompe-l’oeil barocco e l’illusione ottica settecentesca, occhio e mente verso altri piccoli favolosi mondi. Tutto ciò, Pao lo ottiene con un linguaggio visivo strabiliante, tridimensionale e fantasmagorico, ottenuto attraverso i più svariati effetti ottici, che sono strade verso l’infinito, “strade sterrate per post sperduti”, come recita il sottotitolo della mostra.

Pao, Private eye, acrilici su tela, 2014, 100x100

Pao, Private eye, acrilici su tela, 2014, 100×100

Pao,15 P.M, acrilici su tela, 2008

Pao,15 P.M, acrilici su tela, 2008

Post e non posti, perché l’Arte, al giorno d’oggi, viene spesso condivisa e l’utilizzo dei social è sempre più elemento di circolazione e conoscenza, come prova l’importanza di Instagram nel Mondo delle mostre. Pao, in mostra, ci propone sia gli oggetti d’uso, i cosiddetti “panettoni”, che lui stesso ha trasformato in opere d’arte con figure di pinguini, che altre opere su tela o con colori acrilici in cui ci sembra di trovarci nel bel mezzo di una puntata dei Pokemon o sullo scenario di un qualsiasi manga o anime giapponese. L’altra faccia dell’opera di Pao è l’ironia, quell’ironia che lo porta a scherzare su temi seri quali la globalizzazione, il branding selvaggio, le multinazionali e i loro abusi nel mondo, oltre che su un pezzo di Storia del ‘900, ovvero il Comunismo. Non a caso, a ottobre ricorrerà il centenario della Rivoluzione Russa e Pao, per tale motivo, scherza con l’icona comunista per antonomasia, ovvero il ritratto di Karl Marx, sostituendolo a quello del colonnello Harland Sanders, simbolo della catena di fast food statunitense Kentucky Fried Chicken, e variando le iniziali KFC, con quelle cirilliche KΠC, che danno il nome all’omonima opera la quale, in sé, riassume irrisione, senza scopi politici ma solo estetici e culturali, del fenomeno comunista ma anche della massificazione delle icone e del consumismo, un po’ come aveva fatto, a suo tempo, la Pop Art inglese di Richard Hamilton, oltre che del superamento del confine tra Comunismo e Capitalismo, soprattutto nella nuova società cinese dopo la morte di Mao Tse-Tung.

Alla Cina è dedicata un’altra opera ironica in mostra, Like for your rights, allusione alla mancanza di libertà in un Paese ancora monopolizzata dal potente Partito Comunista ma ormai convertito al Capitalismo più sfrenato: non a caso, Pao riprende un motivo comune dei tazebao cinesi post- Rivoluzione, con tanto di “Sol dell’Avvenire” e Stella, all’interno della quale, però, l’artista si adatta ai giorni d’oggi, sostituendo alla classica falce del simbolo comunista l’iconcina di Facebook che compare su ognuno dei nostri computer o smartphone. Ciò è anche una denuncia del potere spregiudicato dei social, in questo caso Facebook, i quali invitano a condividere post (e torniamo ancora all’origine della mostra) o “mettere un like” di fronte alle questioni più banali ed elementari della nostra vita, tra cui i nostri diritti, come recita il titolo dell’opera. Segno di un’altra massificazione: dopo quella dei consumi, anche quella dell’Arte e della Cultura. Da cui solo l’Arte e la Cultura, con i loro potenti mezzi, sapranno uscire.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli e recensioni di S. Malvicini per Milano Arte Expo magazine

Post Pao – Strade Sterrate per Post Sperduti

Galleria Il Castello, Via Brera 16, 20121 Milano
Orari: martedì – venerdì 11.00-18.30; lunedì 15.00-18.30; sabato 11.00-14.00; domenica chiuso
Ingresso gratuito
Info: info@ilcastelloarte.it; www.ilcastelloarte.it; 02 862913

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