Ranzoni, Lo scapigliato maudit alla Gallerie Maspes – di Stefano Malvicini

Ranzoni, Lo scapigliato maudit

Ranzoni, Lo scapigliato maudit alla Gallerie Maspes – di Stefano Malvicini – Milano è stata la capitale della Scapigliatura. Nella nostra città, hanno lavorato scrittori di questa corrente come Tarchetti e Praga, musicisti come Boito ma, anche, artisti come Tranquillo Cremona, Paolo Troubetzkoy e Daniele Ranzoni. A quest’ultimo, le Gallerie Maspes dedicano una mostra, dal 24 marzo al 24 giugno 2017, imperniata sulla sua produzione ritrattistica. Curata da Annie – Paule Quinsac, l’esposizione ospita nove ritratti e una veduta di quel pittore che, insieme all’amico Cremona, divenne un faro, un punto di riferimento per l’aristocrazia e la borghesia milanese e non, che frequentava le stazioni di villeggiatura sul Lago Maggiore, tra Arona, Belgirate, Lesa, Stresa e l’attuale Verbania.

Daniele Ranzoni nacque nel 1843 a Intra, oggi parte, insieme a Pallanza, di Verbania. Studiò prima a Milano, all’Accademia di Brera, e, poi, all’Albertina di Torino. In Piemonte non si trovò a suo agio, motivo per cui preferì tornare a Milano, alternando periodi in città ad altri nella zona d’origine. Qui intrecciò rapporti con artisti e intellettuali vicini al movimento scapigliato, tra cui il principe Troubetzkoy, che fu anche scultore, e iniziò a dipingere, sulla scia del varesotto Giovanni Carnovali, detto Piccio, ritratti caratterizzati da effetti di sfumato. Nel 1877 si trasferì, per due anni, in Inghilterra, dove dipinse alcune delle sue opere più note, ma, dal 1879, tornò a Milano, dove eseguì vari ritratti in cui lo sfumato si fondeva con delicati effetti di luce, sotto la guida di Luigi Conconi e Virgilio Ripari. Negli ultimi anni iniziò a mostrare squilibrio mentale e sintomi di depressione, accentuati dalla morte dell’amico Cremona nel 1878. Ormai bloccato e sfinito sia nel fisico che nella mente, Daniele Ranzoni morì nella sua Intra nel 1889.

Dalle opere in mostra, emerge uno stile vaporoso, denso, composto con pennellate sfatte, ma che evidenziano benissimo il gusto introspettivo di Ranzoni nei confronti dei suoi soggetti. La villa del Principe Dolgoroncki a Belgirate, sua rara opera di paesaggio, è una testimonianza del realismo degli inizi, simbolo di una volontà di rappresentare i cambiamenti umani e sociali del Lago Maggiore alla fine dell’800. Sono esposte anche varie opere eseguite in Inghilterra, dove Daniele seppe farsi apprezzare dalla nobiltà terriera ma anche dalla nuova, rampantissima, borghesia: ne sono la prova Il barboncino bianco, tra i più bei ritratti di animali della storia dell’Arte, l’altrettanto stupenda, dall’aria birichina, Giovinetta inglese e In contemplazione. I ritratti femminili e di bambini esposti sono tutti frutto di committenze legate all’alta borghesia, ma anche a quella dell’amico letterato Carlo Dossi, che chiese a Daniele di ritrarre sua moglie: così è nato uno dei suoi capolavori, il Ritratto della signora Pisani Dossi, in cui lo sguardo perduto nel vuoto della donna si fonde con l’effetto sfumatura del vestito e dei capelli. La mostra si chiude con un climax ascendente, ovvero il Ritratto della signora Antonietta di Saint-Léger, del 1886, dipinto già sotto gli effetti della depressione. Il quadro, proveniente dalla collezione Jucker, è uno dei più intensi ritratti di Daniele Ranzoni, soprattutto per introspezione psicologica del soggetto. La donna è colta in una fase di vulnerabilità, priva del suo carattere tenace, con lo sguardo malinconico fisso sul cavalletto e sull’osservatore, ed è ritratta con una pennellata scaltra, rapida , limitata a poche gamme di colore intenso. In fondo, anche questo era Ranzoni e, forse, Antonietta altro non era che un suo alter ego nella fase discendente della sua vita.

Stefano Malvicini

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Ranzoni. Lo scapigliato maudit
Gallerie Maspes, Via Manzoni 45 20121 Milano
Orari: martedì – sabato 10.00 – 13.00; 15.00-19.00
Ingresso libero
Info: tel. 02 863885, www.galleriemaspes.com, info@galleriemaspes.com

 

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