I Maestri del colore. Arte a Venezia nell’Ottocento – di Stefano Malvicini

Maestri del colore

I Maestri del colore. Arte a Venezia nell’Ottocento – di Stefano Malvicini – Alla Galleria Bottegantica quaranta opere di artisti veneti del XIX secolo. Venezia è sempre stata grande, nelle Arti. Nel Rinascimento ha combattuto per il primato pittorico e scultoreo con Firenze e Roma, nel Settecento ha avuto la sua gloria con la pittura di Storia e religiosa, oltre al vedutismo, ma i manuali di Storia dell’Arte dedicano capitoli secondari alla fortuna artistica veneziana oltre Francesco Hayez. Ebbene, non è stato così: Venezia ha continuato, anche dopo la caduta della Serenissima, la Restaurazione e, poi, l’annessione nel 1866 al Regno d’Italia, a essere una potenza nel mondo dell’Arte.

Proprio questo è l’obiettivo della mostra, allestita alla Galleria Bottegantica di Via Manzoni a Milano, dal 24 marzo al 20 maggio 2017: far scoprire al visitatore la grande scuola di pittura “dal vero”, che si formò a Venezia e intorno a cui fiorirono grandi personalità artistiche. Curata da Enzo Savoia e Stefano Bosi, la mostra presenta 40 opere di maestri veneti, di nascita o di adozione, dell’800, con alcune opere addirittura mai esposte. La scuola “dal vero” si formò tra gli anni settanta e ottanta dell’800, quando, ormai, Venezia era divenuta parte del Regno d’Italia: riallacciandosi alla tradizione secolare della pittura tonale e del colore di Tiziano, Tintoretto, Veronese e Tiepolo, la scuola si dimostrò capace di rinnovare tematiche e modi espressivi. L’obiettivo era quello di uscire dalla veduta ancora arcaica di Canaletto e dei Guardi, ma anche dalle scene di genere in costume medievale di Hayez: per tale motivo si scelse di riprendere i grandi del Rinascimento e il Tiepolo per rappresentare la realtà “en plein air”, all’aperto, liberamente. Non a caso, i pittori esponenti di tale scuola, alla ricerca delle minime variazioni di luce, uscirono dai loro atelier per dipingere ciò che vedevano con i loro occhi, ovvero la realtà veneziana del tempo, pur usando stilemi derivati dal passato.

Tra questi artisti, spicca Guglielmo Ciardi (1842-1917), erede designato, nella pittura di paesaggio, della tradizione di Canaletto, Bellotto e dei Guardi, soprattutto per le sue spinte realistiche, che lo portarono a raffigurare una Venezia sfuggente, quasi decadente come quella descritta da Thomas Mann in Morte a Venezia. Ciardi preferì dipingere vedute aperte sulla Laguna o sul mare, con luci e colori più intensi nella resa dei particolari di paesaggio, come provano il bellissimo L’aratura, soggetto che fa quasi concorrenza, per la resa e la precisione, all’Angelus di Millet, Il Porto di Anzio, dalla fantastica resa al dettaglio, e Mattino sulla Laguna.
Nel gruppo compare anche Giacomo Favretto (1849-87), anch’egli fortemente influenzato dal Settecento, soprattutto da Pietro Longhi per le scene di genere e dal Tiepolo per l’utilizzo di colori caldi e chiari. Le sue scene di vita quotidiana sono immagini vive, brani quasi fotografici della Venezia di fine ‘800, caratterizzati da introspezione psicologica e resa realistica mediata sempre dall’uso delle fonti luminose e cromatiche. In questo senso, Favretto è un vero realista, ma il suo è un realismo non di denuncia, come lo era per Courbet, ma, piuttosto, un realismo descrittivo, quasi storico, frutto di una volontà documentaria, proprio come lo era quello di Pasini in Medio Oriente. La sua pittura non fu mai un esercizio drammatico: Favretto trattò sempre i suoi soggetti con un tocco ironico e dissacrante, quasi caricaturale, anche quando andò a rappresentare le condizioni di vita dei pescatori di Chioggia o di Burano, e, in questo, si rivelò un autentico erede dei Longhi, come prova, tra le opere in mostra, In pinacoteca.


Debitore di questo tipo di pittura, ma in senso più lirico e meditabondo, è Luigi Nono (1850-1918). Le sue opere sono frutto di un pensiero religioso, legato alla fragilità della vita e alla ricerca di un equilibrio tra stato d’animo e paesaggio, come testimoniano opere del calibro de Il mattino della domenica, in cui una giovane contadina vestita a festa torna verso casa dopo essere uscita dalla messa, come si evince dalla chiesa sullo sfondo, la quale farebbe pensare a un’ambientazione ai piedi del Monte Grappa.
Molti altri artisti seguirono l’esempio dei tre maestri. Tra questi spicca Alessandro Milesi (1856-1945), che, nella sua tela L’arrotino, raffigura uno spaccato di vita della Venezia dell’epoca, con un artigiano intento al lavoro in un campo davanti a una donna con un bimbo in braccio. La vita popolare attrasse anche il veronese Angelo Dall’Oca Bianca (1858-1942), mentre, nel solco del vedutismo, si mossero, in linea con i precetti del padre, Beppe ed Emma Ciardi, figli di Guglielmo, ma anche il triestino Pietro Fragiacomo (1856-1922), la cui veduta di Piazza San Marco diventa un paesaggio emotivo, frutto di contemplazione, ma anche di descrizione dell’umanità dei pescatori intenti nel loro lavoro.
A concludere la mostra ci pensa il napoletano Ettore Tito (1859-1941), veneziano d’adozione, che, per le sue composizioni, scelse il magistero del Tiepolo come fonte d’ispirazione primaria, sia nell’impostazione monumentale della scena che nel colore, rasentando il virtuosismo. Basti osservare opere come La gomena per capire l’influenza del grande maestro del Settecento, ma anche per notare un influsso del Divisionismo di Previati, mentre, nei suoi studi di teste femminili, fortissimo è il rimando al simbolismo, già quasi liberty, di Giulio Aristide Sartorio.
L’ultimo spazio è destinato a una chicca, ovvero la tela Place Pigalle di Federico Zandomeneghi (1841-1917), artista veneziano che, nel 1874, si stabilì definitivamente a Parigi. Uscito da questa scuola, Federico trasferì la lezione in Francia, dove divenne uno dei più significativi artisti della corrente impressionista. Ciò è la prova di quanto la scuola veneziana di pittura “dal vero” abbia lasciato tracce profonde tracce sul futuro dell’Arte sia in Italia che all’Estero.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli e recensioni di S. Malvicini per Milano Arte Expo magazine

I maestri del colore. Arte a Venezia nell’800

Galleria Bottegantica, Via Manzoni 45 20121 Milano
Orari: martedì – sabato 10.00-13.00; 15.00-19.00
Ingresso libero
Info: tel. 02 62695489; www.bottegantica.com; info@bottegantica.com

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