Kandinskij, il cavaliere errante. Al Mudec – di Stefano Malvicini

Kandinskij, Mudec Milano

Kandinskij, il cavaliere errante. Al Mudec, Milano – di Stefano Malvicini – Chi non conosce Kandinskij? Quasi nessuno, si potrebbe dire, in quanto si tratta di un artista universalmente noto anche a tutti coloro che, di Arte, non masticano quotidianamente. Forse perché a scuola te lo fanno studiare, forse perché quell’unione di punti, linee e superfici , che hanno dato il titolo a una delle sue opere teoriche più famose, sono talmente semplici da essere diventati elementi universali della Storia dell’Arte. E poi, in fondo, anche il suo testo teorico- critico più famoso, Lo spirituale nell’Arte, è uno dei libri più letti tra i banchi di scuola o durante i corsi universitari di Storia dell’Arte contemporanea.

Il MUDEC di Milano, dal 15 marzo al 9 luglio 2017, rende omaggio a un Kandinskij recondito, con una mostra alla ricerca delle basi della sua (notissima) produzione astratta, tra realismo, simbolismo e tradizione popolare-folklorica russa. Non a caso, la sede museale di Via Tortona si mantiene fedele al rapporto tra Arte ed etnografia, anche in relazione a un pezzo da Novanta come Kandinskij. Curata da Silvia Burini e Ada Masoero, e organizzata da Comune di Milano e Gruppo 24 Ore Cultura, la mostra intende essere un percorso alla scoperta dei motivi che hanno condotto il grande artista russo a superare il muro del suono rappresentato dall’universo figurativo in direzione di qualcosa che andasse oltre tale barriera e oltre ciò che noi consideriamo “tangibile”, verso la pura astrazione, generata dalla scoperta interiore del rapporto tra percezione e colori, ma anche dalla componente spirituale descritta benissimo dal suo più noto testo teorico. Sono esposte 49 opere del maestro, insieme a 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa, alcuni dei quali mai esposti in Italia. Le opere sono provenienti da vari musei russi, ma anche da collezioni statali di Tbilisi e di Erevan. L’arco temporale che la mostra abbraccia va dagli ultimi anni dell’800, quando il giovane Kandinskij iniziò a dipingere secondo schemi realistici, fino al 1921, anno in cui, già nella fase astratta, in contrasto con le nuove istituzioni culturali russe nate dalla Rivoluzione, lasciò il Paese d’origine per non farvi più ritorno. Non a caso, la mostra cade anche nel centenario della Rivoluzione russa, in seguito alla quale Kandinskij tornò in Patria da Monaco e dopo la quale partecipò alla creazione di iniziative culturali per il Commissariato del Popolo.

La mostra, comunque, intende essere un percorso che si muove quasi in parallelo al viaggio compiuto, metafisicamente, da Kandinskij, dalle radici realistiche e popolari russe all’astrazione e a quella che lui stesso chiamò “Liberazione dalla schiavitù dell’Oggetto”. Visitando la mostra ci troviamo dentro a questo viaggio che, in fondo, è anche “travelling without moving”, per parafrasare il titolo di un album dei Jamiroquai del 1996, ma anche un’avventura cognitiva e un percorso tra realtà e sogno: perché l’astrazione altro non è che trasposizione onirica e spirituale di ciò che vediamo ogni giorno con i nostri occhi. La prima sezione è proprio dedicata a tale binomio, tra viaggio reale e percorso onirico-interiore, che Kandinskij iniziò a percorrere nei suoi anni universitari, quando, nel 1889, appassionato dall’etnografia e dal folklore russo, volle recarsi nel governatorato di Vologda, una città a circa cinquecento chilometri a Nord di Mosca, per scoprire le vere tradizioni del suo popolo: qui si trovò circondato da tutti quegli oggetti, esposti in mostra, simboli di tale folklore, dalle antiche icone alle stampe popolari (lubki, in russo) fino ai semplici giocattoli in legno per i bambini, che erano esposti sia nelle case di campagna, le isbe, sia nelle chiese ortodosse. Tutti questi oggetti rendono ragione delle radici da cui partire per coinvolgere oggetti e percezioni interiori da rendere insieme sulla tela attraverso forme essenziali, ovvero il nesso base dell’astrattismo. La fase successiva è la più importante, in quanto chiarisce uno dei suoi temi più cari, quello del Cavaliere Errante. Già dall’infanzia, Kandinskij ricordava di giocare, in compagnia di una zia, con un cavallino di stagno che, poi, cercò di ritrarre in un acquerello. Senza poi dimenticare che, a Monaco, insieme all’amico Franz Marc, avrebbe fondato un movimento chiamato “Il Cavaliere Azzurro”. I modelli base per arrivare a tale raffigurazione sono ancora dati dal repertorio sacro delle icone, soprattutto l’immagine di San Giorgio, patrono di Mosca, che, a cavallo, uccide il drago per liberare la principessa, ma anche dalle fantasmagoriche lotte tra uomini e centauri nei lubki: ne sono nate opere magistrali, come l’immagine simbolo della mostra, quel San Giorgio e il Drago del 1914-15, dal tocco intensamente poetico, che ricalca un’icona del Cinquecento dedicata allo stesso tema, proveniente dal Museo Tretjakov di Mosca. Non solo santi, ma anche eroi, popolano l’universo del primo Kandinskij: essi sono legati alle leggende tradizionali russe dei lubki, così come alle fiabe di area francese e tedesca, che la nonna baltica (e di lingua germanica) gli raccontava e a cui attinse per le bellissime incisioni del 1907 intitolate Notte di Luna. Il tratto di Kandinskij è una linea che ricorda il simbolismo, ma anche i contorni nettissimi di Schiele e le opere della Secessione Viennese. Un Kandinskij Jugendstil, insomma, che nessuno mai si sarebbe aspettato!

La terza sezione, invece, è dedicata al rapporto intenso con la sua città natale, non a caso intitolata “Mosca madre”. Mosca era la città in cui era nata anche la madre e, per questo motivo, Kandinskij iniziò a identificare la Capitale russa con l’elemento materno. Si tratta della sezione più “figurativa” di Kandinskij, in cui sono esposti alcuni capolavori accanto ad autentiche sorprese. Tra queste ultime vanno annoverati il bellissimo paesaggio del porto ucraino di Odessa (dove Vasilij visse da bambino), del 1898, ignoto fino al 1959, opera che, se la si guarda attentamente, per luci, colori e scorcio ricorda ancora i grandi scenari di Turner e Constable, così come Destino (cupole) del 1909, tela che, per le campiture larghe e dense di colore, lo avvicina al Fauvismo francese: la quinta di questa visione onirica sono le coperture a cipolla delle cupole del Cremlino di Mosca. La sezione pullula di vedute cittadine, come quelle moscovite del 1906 o le omologhe di Monaco e Murnau, realizzate negli stessi anni sia in estate che in inverno, ricche di colori e luci tipici della sua fase del Cavaliere Azzurro. Il capolavoro è, però, rappresentato da quella tela del 1916, intitolata Piazza Rossa: Kandinskij volle raffigurare il punto nevralgico della sua città, con le sue architetture contraddittorie, dalla Cattedrale di San Basilio alla Torre del Salvatore. Il punto di vista è, però, rivoluzionario, visto che la piazza è intesa come un qualcosa che tutto genera e tutto avvolge, come madre, appunto, oltre che come metafora di tutti i ritorni di Kandinskij, da quello fisico, che sarebbe avvenuto di lì a poco, con la Rivoluzione, a quello, costante nella sua produzione, all’infanzia. Si tratta dell’opera che, maggiormente, segna il passaggio dalla fase figurativa a quella astratta dell’ultima sezione, intitolata La musica dell’Astrazione. Sì, perché di Musica si tratta: la liberazione dal figurativo, per Kandinskij, procede di pari passo, negli stessi anni, con la nascita di un nuovo sistema musicale chiamato dodecafonia, da parte del compositore austriaco Arnold Schönberg. Così come le note dodecafoniche producono melodie nuove, anche le forme geometriche, le macchie di colore delle improvvisazioni e le mille interpretazioni che ne nascono sono frutto di una liberazione dagli schemi del passato. La teoria ci dice che sia stato Lo spirituale nell’Arte a sancire la nascita dell’Astrattismo, ma Kandinskij stesso raccontò il vero motivo di tale rottura: l’artista sarebbe rimasto folgorato da un suo quadro appeso, al crepuscolo, nel suo studio di Schwabing, a Monaco. In questo quadro vedeva solo forme e colori, con oggetti improvvisamente divenuti tanto incomprensibili da pensare che, da allora in poi, la sua pittura avrebbe superato il confine dell’oggettualità in direzione dell’interiorità attraverso forme e colori puri. Sono nati in questo modo i vari capolavori esposti nella grande sala finale della mostra, tutti uniti dal concetto di “musica del futuro”, alla ricerca delle vibrazioni dentro noi stessi e dentro il nostro sistema percettivo, a creare una nuova pittura liberata dal dato oggettivo, “passatista”, come avrebbe detto Marinetti, verso la pura soggettività, influenzata dal nostro occhio e dalla nostra mente ma anche dall’elemento spirituale. Degni di nota sono Quadro con cerchio, del 1911, proveniente da Tbilisi, la prima tela astratta di Kandinskij, in cui il meccanismo dell’improvvisazione luce-colore si traduce in un primo giustapporsi di forme ancora molto modulate dalle campiture dense, ma anche Improvvisazione 20 (Due cavalli), del Museo Puskin di Mosca, palesemente ispirata a un’icona cinquecentesca, con la raffigurazione del profeta Elia proveniente da Palazzo Leoni Montanari a Vicenza. Nell’Ouverture musicale del 1919 la silhouette delle forme ricorda da vicino un pentagramma, molto probabilmente ricavato dall’ascolto della nuova musica dodecafonica di Schönberg, mentre l’Improvvisazione 217 (Ovale grigio), nel suo turbine, rievoca sia il ciclico ritorno espresso nella Piazza Rossa che le antiche raffigurazioni, anche qui mediate da icone, del Giudizio Finale. A riprova che il messaggio della mostra sia perfettamente riuscito: dalla fase figurativa a quella puramente astratta, Kandinskij lavora sempre sulla mediazione delle fonti antiche e folkloriche della tradizione russa.

Stefano Malvicini

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Kandinskij. Il Cavaliere Errante in viaggio verso l’Astrazione.
MUDEC, Via Tortona 56, 20144 Milano
Orari: lunedì 14.30-19.30;
martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30-19.30
giovedì – sabato 9.30-22.30
Biglietti: Intero 12,00 €
Ridotto 10,00 €
Ridotto speciale 8,00 €

Info: www.ticket24ore.it
Tel.: 02 54917

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