Fuorisalone 2017- interni, la camera da letto – di Melina Scalise

interni, la camera da letto

Fuorisalone 2017- interni, la camera da letto – di Melina Scalise – Un percorso espositivo che parte dalla riproduzione a dimensione reale della Camera da Letto di Van Gogh ad Arles per arrivare alla progettazione contemporanea.

La cameretta, o stanza per bambini e ragazzi, si diffonde in Italia dopo il boom economico degli anni Sessanta. Anni che coincidono anche con il boom demografico e dell’immigrazione prevalente dal Sud Italia verso il Nord con una particolare concentrazione verso le grandi città con in testa Milano e Torino. Questo fenomeno ha generato un’urgenza abitativa e creato un forte sviluppo edilizio, spesso, incontrollato. La storia sociale ed urbanistica di quegli anni ha visto anche un graduale cambiamento degli spazi abitativi per le famiglieLa casa di quegli anni aveva un’impronta comune data dall’ingresso- corridoio, attraverso il quale si accedeva alle stanze e si prediligevano le case con balconi, mentre il bagno, non più esterno come nelle case di ringhiera, era perlopiù uno solo.

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L’idea dell’abitare era di preservare la privacy attraverso lo spazio anticamera o il corridoio e di dedicare una stanza ai figli segnando un confine tra gli spazi dedicati agli adulti e quelli ai bambini. Ricordiamo, a riguardo, che molte case, specie nei piccoli paesi o nelle realtà agricole, avevano ancora le camere comunicanti se non una sola stanza da letto condivisa tra genitori e figli.

Per la stanza dei figli inizia una fase di progettazione specifica che la allontana sempre più dallo standard letto singolo, armadio e comodino di cui si potrebbe eleggere ad emblema il quadro la Camera da Letto ad Arles di Vincent Van Gogh. A questa esigenza rispose senz’altro l’esperienza proveniente dal Nord Europa dove nel Settecento e nell’Ottocento, esistevano le stanze adibite a nursery con mobili in scala per i bambini. Erano pensate per essere spazi di convivenza tra bambini e adulti incaricati da genitori facoltosi a prendersi cura della loro educazione. Ma ancor più ebbe un’influenza decisiva sull’uso dello spazio abitativo la Casa dei Bambini del 1907 progettata sulle indicazioni psicopedagogiche di Maria Montessori che riteneva importante per i bambini dai 3 ai 6 anni predisporre spazi educativi che offrissero ricchezza di stimoli, possibilità di movimento, sperimentazione e applicazione nonché di disciplina.

Dolls houses

Le prime stanze per bambini si caratterizzano quindi fin da subito con mobili su misura, giochi e colori diversi rispetto al resto della casa e ricche di giochi capaci di stimolare la creatività. Per le loro esigenze si sperimentano anche materiali innovativi dalla plastica, ai metalli, al truciolato e, per favorire spazio per la loro attività ludica si iniziano a progettare soluzioni salva spazio o di arredo trasformabile in relazione alla loro crescita. A completamento di questa attenzione agli spazi per i bambini e i ragazzi all’interno della casa, non è trascurabile la presenza di cortili con portiere nella maggior parte dei condomini residenziali, il cui uso era proprio destinato, per fasce orarie, al gioco dei bambini residenti.

Nel ‘71 viene progettato da Bruno Munari l’Abitacolo, un letto a castello in metallo per i ragazzi, e lo descrive così: “E’ un abitacolo, appunto, costituito da un telaio in acciaio elettrosaldato, corredato da un letto e accessori vari in materiali diversi. E’ un posto dei giochi, del sonno, di studio e di svago, un ‘hortus conclusus’ infantile, trasformabile a piacere […] E poiché è una struttura, è pure facilmente smontabile, pronta ad assumere una nuova veste, correndo dietro alla fantasia… E’ una struttura ridotta all’essenziale, uno spazio delimitato e allo stesso tempo aperto… E’ un modulo abitativo, un habitat, contiene tutti gli oggetti personali… Uno spazio nascosto in cui la presenza del bambino rende superflui i mobili, su cui la polvere non sa dove posarsi. E’ il minimo ma da il massimo. Numerato ma illimitato. L’habitat diventa l’ambiente adattabile alla personalità dell’abitante. Pesa 51 chili e può portare anche venti persone”.

Progetto stanza trasformabile di Max Camerette

A Torino in quegli anni diventa leader del mercato delle camerette per ragazzi Max Camerette proprio ispirandosi agli insegnamenti della Montessori e sperimenta in particolare materiali come il truciolato (particelle di legno lavorabili che hanno sostituito il legno vero e proprio) per lavorare sull’arredo componibile.

Con l’entrata nel 2000 la camera da letto per i bambini e per i ragazzi è diventata gradualmente uno spazio che non gode più di molti metri quadrati e si è dovuto ripensare sia in relazione alle ridotte disponibilità economiche che alla maggiore attenzione all’ecologia e alla duttilità dell’abitare.

A dare un impulso nuovo al concetto di arredo, in particolare per i bambini, in particolare negli anni 90 è Ikea, l’azienda Svedese che stravolge l’idea del mobile per durare introducendo materiali più poveri e auto componibili, ma soprattutto, meno costosi ed ecologici e atossici.

appartamento con soppalco

Una politica di progettazione che rende per tutti possibile cambiare più spesso arredo o arredare una seconda casa a prezzi contenuti fino a contagiare anche marchi italiani che tuttavia non rinunciano alla qualità artigianale e si ricollocano sul mercato con soluzioni trasformabili. È il caso di Max Camerette che alla rinuncia di metri quadrati abitativi progetta soluzioni per il giorno e la notte funzionali sia per i ragazzi, che per le giovani coppie o single che vivono in monolocali.

In occasione del Fuorisalone 2017 la Casa Museo Spazio Tadini espone la riproduzione della Camera da letto ad Arles di Van Gogh in scala reale affiancata ad una camera da letto trasformabile ideata da Max Camerette azienda storica nel settore arredo per ragazzi. La Casa Museo esporrà l’opera la Camera da Letto di Emilio Tadini e Pampurio opera dedicata al personaggio del Corriere dei Piccoli. (vedi)

Cenni su come cambia la casa degli italiani

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Fino agli 60

Si predilige l’appartamento costituito da cucina abitabile, bagno, corridoio e stanze da letto. I mobili erano prevalentemente in legno con preponderanza di marroni. Si prediligevano piastrelle e anche di colori diversi da una stanza all’altra e i pavimenti di marmo.

Anni 70

Tutte le case hanno elettrodomestici come la lavatrice, il frigorifero, la lavastoviglie. Entrano in casa nuovi materiali come la plastica, la formica, il truciolato. Subentra il colore dagli arredi alle tappezzerie. Va di moda la mouquette.

Anni 80

Si richiede lo studio in casa ovvero una stanza dedicata alla lettura, all’ascolto musicale o al lavoro. Inizia l’era della casa minimalista bianco e nero.

Anni 90

Nasce il Living: si eliminano i corridoi per una migliore economica degli spazi e per incentivare l’uso comune del soggiorno – cucina. La zona notte viene dotata di un ingresso- anticamera.

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Anni 2000

La cucina entra ufficialmente in salotto rendendo il momento della preparazione del cibo occasione principe di socializzazione. Di fatto toglie dall’isolamento chi opera ai fornelli e resta partecipe alle conversazioni con gli invitati. In qualche modo, toglie definitivamente il ruolo di “servizio” anche alla figura addetta a questo compito. Se si pensa che in tutto il 900 era un ruolo attribuito quasi esclusivamente alla donna – casalinga la cucina in salotto è la conferma di un cambiamento radicale dei costumi.

Scompare la stanza studio spesso dedicata alla lettura, all’ascolto musicale o al lavoro grazie al progresso tecnologico

Scompare la stanza ripostiglio per dare spazio alle cabine armadio e ai controsoffitti dove riporre.

Si richiede in appartamento un secondo bagno.

Ritorna il colore.

Le case con soffitti alti tendono ad essere soppalcate.

La casa può diventare autonoma dal punto di vista energetico e domotica.

Secono i dati di Immobiliare.it per 6 milioni di italiani solo 18% degli italiani cerca una casa col balcone perché non c’è più tempo, dicono, per fare manutenzione.

Secondo i dati Istati riferiti al censimento 2011 un terzo dei cittadini italiani vive in quattro stanze, un quinto in cinque stanze, un sesto in appartamenti con più di sei stanze. Pertanto solo il 12 per cento dei residenti sembra vivere in mono e bilocali.

Melina Scalise

…per approfondimento, leggi anche l’articolo: https://melinascalise.com/2017/03/23/la-stanza-del-figlio-raccontata-a-spazio-tadini/

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