Diana De Marchi, presidente commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano – intervista di Ketty Carraffa

Diana De Marchi

Ketty Carraffa intervista Diana De Marchi

Diana De Marchi, presidente commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano – intervista di Ketty Carraffa, We are all Artemisia. Le donne che lottano per le donne ci sono da sempre e nella nostra società alquanto confusa e immersa nel caos del quotidiano, fanno capolino e piano piano portano avanti la battaglia alla ricerca della parità, tanto agognata quanto sacrosanta, tutti i giorni.
Diana De Marchi, che per il Comune di Milano è Consigliera comunale e Presidente Commissione Pari Opportunità, è approdata alla Politica 10 anni fa, dopo il suo percorso di studentessa universitaria a Milano, ricercatrice presso il Cisem, interprete e insegnante della lingua tedesca. Con lei ci troviamo spesso dalla stessa parte, in dibattiti televisivi dove ci scontriamo con la povertà di cultura di molti esponenti della politica e società, che non accettano il cambiamento a livello di Comunicazione ad esempio, sui “femminicidi”.

Diana De Marchi

Diana De Marchi

La decisione “su quale parte stare” e su quali temi puntare, Diana l’ha presa sicuramente con una grande consapevolezza, considerando la sua provenienza familiare e il background personale.
Il coraggio delle idee e la voglia perenne di indipendenza, sono caratteristiche fondanti del carattere di Diana e provengono dall’esperienza di vita della sua mamma, di Bucarest, che molto coraggiosamente divorziò quando lei aveva solo sei mesi, che, ancora prima, negli anni ’50, da profuga, scappò al nazismo, si diresse con la famiglia prima a Barletta e che fu la prima donna dirigente in un settore prettamente maschile: quello metalmeccanico…
Diana conosce e valuta bene tutti gli aspetti delle discriminazioni, a partire da quelle emigratorie, religiose e di genere e ribalta quello che può essere un limite in un grande progetto di vita, anche professionale: la sua conoscenza delle lingue, in particolare di quella tedesca (tanto odiata dalla mamma ma studiata apposta per “rivincita, per conoscere la lingua del nemico”), la porta a girare il mondo e a considerarsi sempre più cittadina del mondo.
“Quello che mi manca di più è il “racconto” della storia della mia famiglia, i ricordi, ascoltare il percorso di mia mamma, che non ha mai voluto raccontare la sua storia personale. Mi è servito tanto “girovagare” per l’Europa e vivere tra la Germania, Inghilterra e poi Italia, per capire quale potesse essere la mia strada , dopo un esempio meraviglioso di determinazione femminile”.
Dalla mamma Diana raccoglie il testimone dell’indipendenza, molto presto, cominciando a lavorare da giovanissima, nell’ambito dell’export, presso “I centenari”, a Milano, iscrivendosi all’Università di Lingue (seconda scelta dopo Biologia) per approdare all’insegnamento della lingua tedesca, 11 anni fa.
Diana inizia a far politica tardissimo: “Perché nella scuola tedesca eravamo tagliati fuori da questa realtà. Sono stati i fatti di Genova, nel 2001, che sconvolgendomi per sempre, mi hanno spinto a stare dalla parte giusta, a interessarmi alla Politica attiva e a cominciare a frequentare le iniziative milanesi, per poi divenire rappresentante istituzionale, a partire dal 2006, nel Consiglio di Zona 7, di Milano. Il fatto di essere stata additata a scuola, da piccola, perché mia mamma era divorziata e indipendente dagli uomini, per me è stato di incentivo ulteriore alla lotta sulle tematiche delle donne”.
Dice Diana: “Vivere a Milano mi permette di capire, di ragionare. Ho cominciato a interessarmi ai temi “di genere” quando come interprete frequentando scuole prettamente femminili, mi scontravo con i problemi didattici. Osservando i progetti di ricerca e finanziamenti europei ho capito difficoltà di cui non credevo l’esistenza, avendo avuto come mamma, una donna e “modello” di successo. La passione per la politica è stata divorante, ho lavorato sodo e studiato, fatto formazione politica, mettendo in pratica la “gavetta”. Mia mamma diceva sempre che il lavoro vero non è fare la ricercatrice o la politica, per lei bisogna “produrre”. Quindi, facendo politica e insegnando, ho esaudito il suo desiderio e convinzione di tale principio…”
L’impegno attuale di Diana, come Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano e Diritti civili, è in crescendo: “I ragazzi e le ragazze sono cambiati ma esiste ancora la violenza sulle donne e a Milano, visto anche il mio ruolo di insegnante, cercherò di fare tutto il possibile per portare il mio messaggio e soluzioni concrete sul territorio”.
Diana, “Mamma di due figlie di 30 e 28 anni, con due figlie a testa”, adora Milano e condivide con il suo compagno la vita sociale milanese, frequentando cinema, teatro e l’Opera: “Che piace soprattutto a lui” e che seguirebbe anche in Africa, dove ha lavorato tantissimo.
“Ci avevo fatto un pensierino, di andare in Africa, per via della nostra grande curiosità e consapevolezza della precarietà”.
Diana, che considera Milano: vivace, intelligente e “ricca” in ogni senso, cambierebbe: “Il sistema dei trasporti pubblici e degli ascensori per accedere alla Metro. Penso alle difficoltà delle mamme con i passeggini, ai disabili, ai bambini e agli anziani. E’ vero che all’inizio ci sarebbero costi alti da sostenere, ma tutto porterebbe solo benefici futuri alla cittadinanza intera”.
Diana De Marchi ha una grande fiducia nelle donne di Milano, che descrive come “strepitose”.
“Dobbiamo rendere la nostra città sempre più vivibile e bella. Non è possibile che a Milano, le donne siano ancora vittime di violenza. Dobbiamo lavorare tutti insieme per renderla a “violenza zero”. C’è molto lavoro da fare; se le donne e gli uomini si pongono obiettivi comuni e la rete di intervento diventa sempre più fitta, questa speranza non sarà vana e tutti noi che facciamo politica, potremmo essere soddisfatti del lavoro che facciamo e della qualità di vita migliore per tutte e tutti”.

Ketty Carraffa We are all Artemisia

Diana De Marchi

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leggi anche gli altri articoli di K. Carraffa per la rubrica We are all Artemisia di Milano Arte Expo magazine

 

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