La storia di Milano diventa Street Art in Piazza Vetra – di Stefano Malvicini

Street Art piazza Vetra

La storia di Milano diventa Street Art in Piazza Vetra – di Stefano Malvicini – Street Art, ormai, può voler dire tante, tante cose, in altrettante declinazioni, dall’ abbellimento con colori e forme di angoli nascosti di periferia alla riqualificazione di spazi centrali e semi centrali che, altrimenti, sarebbero lasciati in balia del degrado. C’è ancora molta gente che pensa la Street Art come imbrattamento di muri, considerando come forma artistica solo Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Luini, Foppa, Tiepolo, Hayez e altri grandi maestri della Pittura dal XIV al XIX secolo, e la migliore risposta a tutti coloro può essere il realismo, l’avvicinarsi alle forme della classicità, ma su muro e con le bombolette.

Questo è il senso dell’esperimento tentato sul muro che separa, a Milano, Piazza San Lorenzo, Via Pio IV e Piazza Vetra, proprio accanto alla basilica di origine paleocristiana con le sue colonne, simbolo della città. L’idea è stata di don Augusto Casolo, parroco della Basilica, che, nel 2014, durante uno dei momenti più positivi per la Street Art milanese, ha deciso di affidare a undici artisti la decorazione di un muro con la storia della città attraverso i suoi momenti più salienti. Sono stati coinvolti nell’operazione nomi di peso del muralismo milanese, come Acme 107, Gep, Gatto Nero, Max Gatto, Kasy 23, Giambattista Leoni, ma anche il torinese Neve. Così, in breve tempo, è nata, su questo muro, Milano hi-street story, un piccolo capolavoro simile a una strip di fumetti dedicata alla città: oltre che una galleria a cielo aperto, quest’opera è anche un monito a tutti coloro che si fermano sui muri solo per scrivere le loro firme (o “tag”), deturpandoli e rovinandoli.

Street Art Piazza Vetra Milano

La strip prende in considerazione i personaggi che hanno reso grande Milano , trasformandola in un luogo aperto, di Cultura, di scambio di etnie e di tradizioni, oltre che una città simbolo della Liberazione e della Libertà d’Italia. Ogni artista ha scelto un tema milanese o un personaggio simbolo cittadino, in modo da creare un’opera che non sia solo incanto per il visitatore, ma anche spunto di riflessione. Non a caso, venendo dalle Colonne, si parte dal Sant’Ambrogio dipinto da Neve con un realismo quasi tratto da Caravaggio, con il suo chiaroscuro profondo e totalizzante. Il santo, rappresentato nella tipica iconografia con cui lo vediamo raffigurato sul gonfalone della città o sulle tele che adornano gli altari delle chiese di Milano, viene travolto da un fascio di luce che simboleggia la chiamata del Signore a essere la prima guida spirituale della città. Accanto a lui, c’è Attila, il re unno che entrò a Milano senza trovare alcuna resistenza, stabilendosi in quello che era l’antico palazzo imperiale, nell’area dell’odierna Via Torino. Su Via Pio IV, all’angolo con Corso di Porta Ticinese, campeggia il Carlo Magno di ENCS, geniale nella sua modernità con una bottiglia di birra in mano, simbolo dell’attuale vocazione di “movida” dell’area intorno alla Basilica, nonché primo trait d’union tra antico e contemporaneo. Tutt’intorno, Gep ha creato delle scritte in caratteri gotici che non sono solo didascalie ma anche approfondimenti sul tema nonché riflessioni personali, come prova il Padre Nostro tracciato tra Carlo Magno e il turbine di lance, aste e stendardi che simboleggia, in uno stile simile a quello della Battaglia di Anghiari di Leonardo, le lotte interne tra Visconti e Sforza. Segue un Leonardo visionario, quasi tratto dalla copertina di un album dei Jethro Tull o dei Gentle Giant, impegnato nella creazione di un oggetto molto comune al writer, ovvero la bomboletta: in fondo, anche Leonardo è stato un innovatore come lo sono gli street artists, tutto genio, sperimentazione e verifica scientifica, ed è stato raffigurato, per questo motivo, come un antenato dei writers. Seguono i ritratti di un anziano Manzoni, molto meditativo, e del primo grande simbolo di Libertà, ovvero Giuseppe Verdi che, con le sue opere (a cui è dedicato il finto cartiglio alle sue spalle) e con la sua musica, suscitò sentimenti di riscossa nazionale da parte di quei patrioti che, con il Risorgimento, avrebbero fatto l’Italia proprio partendo da Milano e dalla sua liberazione dal giogo austriaco. Accanto a lui è ritratto Napoleone Bonaparte, a cavallo, come venne dipinto da Jacques-Louis David, l’imperatore che fece di Milano una capitale ma anche un simbolo di pacificazione tra le potenze europee: non a caso, sullo sfondo compare l’Arco della Pace, che lo stesso Bonaparte fece costruire da Luigi Cagnola inizialmente come celebrazione delle sue campagne ma che, poi, dopo il Congresso di Vienna, divenne simbolo della pacificazione tra Francia, Gran Bretagna, Russia e Prussia raggiunta con i trattati del 1815.
Questi uomini traghettano lo spettatore verso l’età contemporanea, rappresentata perfettamente dal dramma della Seconda Guerra Mondiale, identificata dal carro armato in mezzo alle Colonne di San Lorenzo, ma anche simbolo della Liberazione da parte dei partigiani e dell’esercito anglo-americano, e dal soldato che l’autore, Kasy 23, ha voluto raffigurare come simbolo della barbarie del nazismo e del fascismo. Il carro armato e il soldato si trovano su una piazza concepita come una scacchiera su cui il primo abbatte il Re e fa lo scacco matto al secondo: lo scacco matto è una palese allusione alla Resistenza e alla Vittoria della Libertà che, nel 1945, ha reso possibile la rinascita dell’Italia democratica e repubblicana dalla barbarie del fascismo, oltre che la nascita di un nuovo capitolo nella Storia di Milano.

La giusta conclusione è la “Madonna dei Writers” di Max Gatto, seguita da un tratto basso di muro, su cui lo stesso artista ha raffigurato una riproduzione personale del contatto tra le dita di Dio e quelle di Adamo nella Creazione di Michelangelo nella Cappella Sistina.

Stefano Malvicini

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