La Strada, Mostra itinerante di Aniello Saravo – di Samanta Airoldi

Aniello Saravo, La Strada

La Strada, Mostra itinerante di Aniello Saravo – di Samanta Airoldi –  Domenica 8 Gennaio 2017 a Brera, nella Basilica di San Marco, ha inaugurato la mostra pittorica La Strada del maestro Aniello Saravo; mostra itinerante che si concluderà in autunno presso la Biennale di Firenze.

Ho avuto il piacere e l’onore di scrivere l’introduzione per il catalogo della mostra dai forti risvolti sociali.

Le nostre città, Milano non fa eccezione, escogitano ogni forma di escamotage per rendersi sempre più “visibili”: piazze letteralmente invase da ragioni sociali, occupate da negozi con insegne luminose, centri commerciali con luci colorate e scintillanti, manifesti pubblicitari, slogan. Eppure nelle nostre stesse città, per le nostre stesse strade vivono esseri umani “invisibili”: esseri umani che sfuggono ad ogni categoria sociale precostituita e che, per scelta o per indigenza, vivono la strada a 360 gradi. L’artista e maestro d’arte Saravo ha voluto dedicare la mostra “la Strada” proprio all’ Invisibilità: una collezione di dipinti per trascrivere sulla tela ciò che l’anima vede prima degli occhi… Per dare colore a coloro che molti fanno finta di non vedere… Per restituire alla strada quella dignità che le è propria! Ma chi sono, per Aniello Saravo, artista e maestro d’ arte, gli “invisibili”? E, soprattutto, cosa rappresenta la Strada?

Gli invisibili sono tutti cloro che la società, pur di non vedere, mette ai margini ed esclude. Sono coloro che, talvolta per scelta, talvolta per costrizione, vivono in un modo alternativo e non catalogabile; incomprensibile agli occhi dei più che li evitano. La Strada è cammino, è incontro, è percorso di vita fatto di tanti tasselli. Alcuni tasselli ci spaventano e preferiamo ignorarli, renderli, appunto, “invisibili” per esorcizzare la paura inconscia che ognuno dentro di ha la “sua” strada da percorrere. La Strada è emozione che mette in discussione i pilastri dello status quo.

Gli “invisibili”- aggiungo io- sono i soggetti che hanno detto un fermo “No” ad un sistema che rende l’essere umano un mero ingranaggio della macchina economica e produttiva. Gli “invisibili” sono coloro che hanno scelto di vivere in un modo che sfugge ad ogni forma di inquadratura sociale imposta dall’alto. Forse per questo cerchiamo di evitarli, di non vederli: sfuggono alle nostre categorie mentali e, dunque, sfuggono ad una comprensione immediata data da categorie precostituite da schemi socialmente imposti. Gli invisibili sono coloro che potrebbero farci mettere in discussione un “modus vivendi” che crediamo libero quando, invece, è solo la possibilità che la società ha scelto per noi.

Maestro Saravo lei sostiene di dipingere con l’anima prima ancora che con gli occhi e con la mano. Per questo i suoi lavori hanno un’ impronta intimistica pur restano fedeli alla realtà e ai soggetti: lei non trasfigura ma riesce a cogliere ed evidenziare particolari che, talvolta, un occhio non vede.

L’anima vede molto prima dell’occhio ed è lei a condurre la mano. Attraverso l’anima io metto su tela emozioni e valori sociali attraverso dipinti di soggetti, pur restando fedele alla realtà: non aggiungo e non tolgo nulla rispetto a ciò che vedo.”

La Strada

Aniello Saravo, La Strada

Si potrebbe cogliere una platonica metempsicosi nell’arte di Saravo: l’anima o la coscienza sociale!) hanno già in sé l’idea. L’occhio e la mano sono semplicemente gli strumenti materiale per dare forma concreta all’idea che preesiste ad essi. Il progetto La Strada vuole proseguire il percorso tracciato dalla precedente mostra “Era perduto ed è stato Ritrovato” che prendeva le mosse dalla parabola evangelica del Figliol Prodigo. Nell’anno del Giubileo attenzionare la Strada che ricopre il duplice ruolo di luogo di autentico incontro ma anche metafora della “strada smarrita” dall’uomo moderno che deve compiere un cammino di verità e misericordia per tornare al “padre”. Il Padre non solo in senso religioso (per i credenti: Dio) ma anche in senso sociale: ritornare a “vedere” l’altro come nostro “prossimo” al di là di ogni possibile differenza di colore, religione, cultura o classe sociale. Ritrovare nell’altro quel “tu” di cui scriveva il filosofo Levinas, quella esistenza altra indispensabile per il pieno sviluppo e presa di coscienza del‘ Io. Tra i diversi dipinti della mostra che si chiuderà ad ottobre 2017 a Firenze con la Biennale Florance, sono rimasta piacevolmente e grottescamente colpita da Trallallero. “Trallallero” sembra quasi un suono onomatopeico … Il suono di un sonaglio, di nacchere, di uno strumento che vuole riprodurre e trasmettere gioia, spensieratezza, allegria… Produrre un sorriso! Ed è questo il compito di un clown in fondo: produrre sorrisi! In questa‘ opera Saravo ritrae un artista di strada che vive la strada e vive in strada ma che ha scelto di non subirla ma piuttosto animarla e colorarla con il suo naso, la sua parrucca, i suoi palloncini e le sue performance.

Trallallero

Aniello Saravo, Trallallero

Dai forti toni felliniani, il “pagliaccio” ritratto da Saravo è assai vicino a quella piccola e folle Giulietta Masina vestita di stracci buffi che si esibiva in giochi e manifestazioni di folklore sempre in strada… Perché la Strada non è sciagura ma è vita! perché la Strada non è miseria ma incontro, scambio di sguardi e “fabbrica di sorrisi”! Il sorriso suscitato da chi non si arrende, da chi ha colto l’essenza della sua esistenza nella perdita del tutto: di quel “tutto” che è nulla ma che la società ci impone come “indispensabile”, costringendoci alla perdita del sorriso pur di possederlo. Il sorriso “fabbricato” da chi lo ha scoperto al di là dei “bisogni indotti” e al di fuori delle opzioni prestabilite dall’ alto di interessi socioeconomici e vuole regalarne un pezzetto ai passanti che, spesso, il sorriso lo hanno perso, ucciso dalle gabbie dei doveri socialmente imposti … E tutto questo nell’attimo di un passaggio rapido, uno sguardo, un “Trallallero” e poi si cambia Strada…

Samanta Airoldi

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Samanta Airoldi

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