Fotografia: Alessandro Trovati, lo sport in bianco e nero e il corpo che racconta – di Federicapaola Capecchi

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Alessandro Trovati: lo sport in bianco e nero e il corpo che racconta. – di Federicapaola Capecchi. Il volto di profilo, verso il basso. Non riusciamo a vedere gli occhi, perché fissi su quel punto preciso di polvere di ghiaccio in cui lei sta condensando ogni pensiero; ma li percepiamo, e ne esauriamo tutte le immagini possibili. La bocca è socchiusa, il respiro di chi ha appena conchiuso un difficile volare cade nel solco spirale dinanzi al suo naso; le lettere/parole del suo pensare prendono corpo visibile nei sapienti giochi di chiaro scuro attorno a lei … “la musica, ho appena volato davvero, chiuso il giro e il salto. Ho fermato il tempo, raccolto le emozioni, e tra un istante volerò di nuovo. Non ho paura!” Sembra avere cuore e anima alleggerite.

Il bianco e nero di Alessandro Trovati ci fa sentire la musica, muove l’aria attorno a noi; e la polvere di ghiaccio ancora sembra spostarsi al suono delle lame d’acciaio dei pattini. Ci fa vedere sul corpo il riflesso di tutti quei volti fissi, dei mille occhi della gente e dei fotografi, per vedere tutto di quel salto, da ogni angolo, da ogni prospettiva. Ci restituisce un movimento che fluisce incessantemente come sabbia in una clessidra, nonostante la colga nel momento di stasi. Ci da gli applausi crescenti e poi il silenzio che tutto tace, e fa soffermare il nostro sguardo su un improvviso e assoluto bagliore in cui tutto può avvenire e raccontarsi.

Quell’espressione quell’accento quel segreto che gli sembrava d’esser lì lì per cogliere sul viso di lei era qualcosa che lo trascinava nelle sabbie mobili degli stati d’animo, degli umori, della psicologia […] La fotografia ha un senso solo se esaurisce tutte le immagini possibili. […] – Da Gli Amori difficili – L’avventura di un fotografo di Italo Calvino

Come per Italo Calvino lo è la fotografia, per Alessandro Trovati ogni singolo movimento, postura del corpo o gesto atletico è punto di partenza di una storia, la scintilla bastante a mettere in moto la macchina dell’immaginazione narrativa e della sua grande passione: il bianco e nero. Sì, ha una forte passione per il bianco e nero, nonostante le commissioni lo portino quasi sempre ad usare il colore. E la forza della narrazione di Alessandro Trovati trova la sua sublimazione nel bianco e nero. Esprime con densa corporeità e musicalità il suo estro artistico nella composizione di una fotografia in bianco e nero tecnicamente elevata e poeticamente intima. Luce e buio, chiusura e apertura, sfumature e gradazioni di ombre e grigi, silenzio e mistero, e un improvviso e assoluto bagliore in cui tutto può avvenire e raccontarsi. L’intensità e il carattere del Bianco e Nero di Alessandro Trovati manifesta con forza l’essenza del soggetto, e di come lui ha scelto di coglierlo e guardarlo, ne svela l’intimità di ogni espressione, anche laddove non vediamo direttamente il volto. Esattamente come in questa fotografia.

Alessandro Trovati, attraverso questo suo modo di usare il bianco e nero, svela una sua vicinanza e sintonia con il teatro e la danza – come d’altra parte lo è la fotografia, lo sostengo da tempo -. Perché?

AlessaAlessandro Trovati Canon Day

Sochi (RUS) , Olympic Winter Games 2014 – Figure Skating – Mao Asada (JPN) – (Pentaphoto)

Riguardate, osservate di nuovo bene la fotografia. Un’azione fuori dal tempo, chiarezza della forma, intensità del carattere, tanto del soggetto quanto del fotografo – e potremmo dire tanto del danzatore quanto del coreografo; Alessandro Trovati nel bianco e nero va diretto all’essenziale ed estrae il messaggio. Questo fa la danza. È come se Alessandro Trovati spogliasse l’immagine di tutti gli elementi che possono essere di disturbo. Lascia solo il corpo, e il corpo principale dell’idea che ha visto, in una visione in cui la sensazione, la storia, il racconto, l’immaginazione e la composizione stanno alla base del linguaggio e del messaggio. Gioca con le forme attraverso luci ed ombre. L’impressione è che il tempo si dilati in questa fotografia, così come avviene quando sei a teatro, e dinanzi ad uno spettacolo di danza. Lei e l’intera fotografia sono avvolte da una misteriosa quiete, un silenzio corposo risolve e conchiude forme e ombre, accentua il gioco col contrasto e, come l’immobilità in danza, consente di intuire e visualizzare ogni movimento e gesto che inciderà e disegnerà lo spazio. Alessandro Trovati ha un gioco sapiente della luce che da corpo alle parti della scena più interessanti. Come la danza e la coreografia. Provate ancora a guardare la fotografia. Lo spazio del ghiaccio è il palcoscenico, le braccia di lei sono lievemente conserte – chiudono il vortice del movimento per ritrovare il centro e la verticalità -, le gambe e i piedi in una sorta (potremmo immaginare) di soutenu o sissonne … tutto di questo corpo, benché noi lo si veda in stasi – gioca con la ricerca continua di muovi movimenti che verranno di lì a breve, con le ombre – che esistono – nella transizione da un movimento all’altro e dalla verticalità alla torsione. A raccontare una storia. Oltre la sua impeccabile capacità di cogliere e “fermare” movimenti complessi, Alessandro Trovati elabora particolari effetti con le ombre, i neri e i grigi; come la danza lo fa per la ricerca, esplorazione e comunicazione del corpo. Uno stile, questo del bianco e nero di Trovati, che è un linguaggio fatto di purezza del gesto e di bellezza. Come la danza. Fatto di un bianco e nero di forte contrasto, intenso, narrativo.

Storie, racconto e narrazione. E un mondo da cogliere e raccontare. Come la danza.

Federicapaola Capecchi

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