Maurizio L’Altrella, intervista di Annalisa D’Amelio

Maurizio L'Altrella

Maurizio L’Altrella, intervista di Annalisa D’Amelio. Dopo mesi di attenta osservazione, finalmente, sono faccia a faccia con Maurizio L’Altrella nel suo studio a Monza. É da tempo che ho il desiderio e la curiosità di confrontarmi con lui, mi incuriosisce molto il suo lavoro. Ogni volta che parlo per la prima volta con un artista mi pongo sempre la stessa domanda: chissà se ci sarà dell’ empatia e di conseguenza una bella conversazione? Bene, per fortuna anche questa volta, c’è stata un’intesa immediata.

Sono seduta su una sedia del suo studio, lui di fronte a me su un’altra sedia e mentre parliamo, il mio sguardo cerca di carpire ed individuare il quid della nostra conversazione, che non decido mai a priori. Non mi piace stabilire prima concetti che in realtà vengono tranquillamente alla luce quando inizi a dialogare con un artista. Il tutto si crea al momento, secondo me. Giro la testa e al mio fianco c’è la sua ultima opera sul cavalletto, terminata da qualche giorno.

Maurizio, penso che le due figure presenti in quest’ opera siano Adamo ed Eva.

Sì, sono loro. Adamo ed Eva nel giardino dell’ Eden. Il mio interesse e la mia ricerca è spirituale, anche se non sono religioso. A me piace andare oltre ciò che appare. Ho sentito un’interiorità latente, ho frequentato gruppi che mi potessero aiutare in questo tipo di ricerca.

La convinzione che ci fosse una latenza nelle tue opere l’ho notato nei tuoi lavori precedenti. Tempo fa ho letto un piccolo passo di Pierre Soulages, in cui lui ritiene che “prima della luce, il mondo e le cose erano nella più totale oscurità. Con la luce, sono nati i colori. Il nero è loro precedente. (…) è un colore che non scende a compromessi. Un colore violento, ma ciononostante incita all’ interiorizzazione. Quando la luce si riflette, lui la trasforma e la trasmuta. Si apre ad un campo mentale che gli è proprio”… Ti si è aperto un nuovo campo mentale?

É un’apertura del cuore e una necessità di avere una visione diversa e di respiro, non mi faccio mai condizionare da un concetto e poi lavoro, ma nascono insieme. E’ un po’ come quando finisce un amore, nel momento in cui sai che non c’è più niente da dire, pur avendo amato. Nella fase successiva, rimani solo per un po’ e ricerchi una nuova dimensione. Ecco, per me è un po’ così. Anche con la pittura. Era nata una nuova esigenza, l’ho vissuta prima interiormente, per poi aprirmi al nuovo.

Perché questi Adami senza testa?

Per non dare una connotazione fisica e fisiognomica, è sempre l’essenza, lo spirito.Adamo senza testa e gli uomini senza testa sono in una situazione di eterno divenire e non consapevolezza.

Quindi tendenzialmente analizzi un’ ipotetico Eden?

Sì, lo analizzo con una visione nuova. Perché relativamente ad alcune teorie, si dice che delle traduzioni dell’ Antico Testamento non siano state fatte in maniera corretta e pertinente, perché anche l’evoluzione e il passaggio a più lingue, ha probabilmente fatto perdere o cambiato il significato originale. Quindi, si presume che alcune cose siano diverse da quelle che leggiamo sui testi. Tipo, il Giardino dell’ Eden tradotto letteralmente dall’ aramaico significa: giardino recintato.

E tu Maurizio, in questo giardino incantato ci sei entrato con la tua immaginazione e hai cominciato a creare. Gioca con la sua immaginazione nel trasferire un dialogo con il fruitore e con lo spettatore, ma con la libertà d’interpretazione da parte di chi guarda. Non cercando a tutti i costi la presunzione di essere serioso e pertinente a niente, che a volte non è male, ma gioca con ironia su ipotesi. Pensate e sentite attraverso la sua sensibilità e grazie al raggiungimento di una nuova maturità artistica e forse, perché no, personale. I colori sono propri di una sua ritrovata immaginazione.

Maurizio, toglimi una curiosità, da quando hai iniziato a dipingere?

Da sei anni, perché ho sentito che era iniziata la fase della mia espressione più vivida e più pura.

Ho visto dei lavori precedenti, sei cambiato tanto ed in poco tempo. Sei passato da una visione introspettiva e di chiusura verso il mondo esterno ad uno più libero; ti sei accettato?

Sì, mi sono accettato in ogni mia forma. Io sono la mia vita, la mia verità, sempre e in ogni forma.

Maurizio, ti voglio salutare con questa citazione di Marc Chagall, che recita: “nella vita c’è solo un colore che dona senso all’arte e alla vita stessa. Il colore dell’amore”.

Ringrazio Maurizio L’Altrella per la disponibilità e per l’interessante confronto.

La galleria immagini è a vostra disposizione!

Annalisa D’Amelio The Art Runner

Leggi anche gli articoli della rubrica The Art Runner di Annalisa D’Amelio per Milano Arte Expo.

Annalisa D'Amelio

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