Dürer, l’Adorazione dei Magi al Museo Diocesano di Milano

Albrecht Dürer

Adorazione dei Magi di Albrecht Dürer – dettaglio – al Museo Diocesano di Milano

Albrecht Dürer, l’Adorazione dei Magi al Museo Diocesano di Milano. Di Stefano Malvicini. Il Museo Diocesano di Milano compie quindici anni. Già tanto tempo è passato da quando l’allora arcivescovo Carlo Maria Martini volle destinare l’antico monastero di Sant’Eustorgio alle collezioni d’Arte di proprietà della Diocesi di Milano. Di strada ne è stata fatta molta, e, ora, per celebrare il compleanno dello spazio museale di Corso di Porta Ticinese, si è deciso di accorpare, in un’unica entità, la Basilica con le reliquie dei Magi, la Cappella Portinari e, appunto, il Museo Diocesano.

Per l’occasione, l’iniziativa Un capolavoro per Milano, che, in contemporanea, ha portato la Madonna della Misericordia di Piero della Francesca a Palazzo Marino, ha presentato al Museo Diocesano l’Adorazione dei Magi di Albrecht Dürer, proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Albrecht Dürer

Albrecht Dürer

L’opera, esposta dal 22 novembre 2016 al 5 febbraio 2017, è sicuramente collocabile dopo il primo soggiorno italiano del grande artista tedesco (1471-1528): il pittore di Norimberga soggiornò due volte nella nostra penisola tra il 1494 e il ’95 e nel 1506-7, mentre la pala degli Uffizi è del 1504, come documentato dalla datazione sulla tela e dal monogramma AD, con cui Dürer si è firmato. Sicuramente, nel dipinto, di 99,50 cm x 113,50 cm, è evidente l’influsso della cultura umanistica italiana, che il pittore conobbe a Padova, Venezia, Mantova e, forse, Pavia, ma anche la grande tradizione pittorica del Nord Europa, soprattutto fiamminga, e la resa del dettaglio tipicamente bavarese, emersa già con i grandi altari scolpiti di Veit Stoss.
Non si sa, esattamente, la destinazione originaria dell’Adorazione: qualcuno aveva parlato di un altare a scomparti, sulla scia dei polittici o dei retabli spagnoli, per Federico Il Saggio, principe elettore di Sassonia, che, in una fase di frequenti epidemie e a causa di una sua molto probabile ipocondria nei confronti delle malattie, commissionò a Dürer varie immagini sacre destinate ad altari, soprattutto per la sua residenza palatina di Wittenberg. La magnificenza e la grandiosità della composizione, comunque, farebbero pensare a tutti gli effetti a una committenza prestigiosa.
L’imperatore asburgico Rodolfo II acquisì l’opera per le sue collezioni di Vienna, nel 1603, come dono del principe elettore di Sassonia Cristiano II. Nel 1793, l’abate Luigi Lanzi, allora curatore della Galleria degli Uffizi, desiderando acquisire un’opera simbolica del Rinascimento germanico, propose (e ottenne) uno scambio tra l’Adorazione di Dürer e una Presentazione al Tempio di Fra Bartolomeo. L’opera giunse, così, nella sua attuale collocazione.

L’iconografia proposta da Albrecht è quella classica, con la Vergine e il Bambino in primo piano e i Magi accanto, colti nell’atto di porre al piccolo Cristo oro, incenso e mirra. I Magi sono raffigurati come uomini di tre età e tre etnie diverse: quello con i capelli lunghi e la barba altro non è che un autoritratto dell’artista. Il bue e l’asino (colto, quest’ultimo, nell’atto di ragliare) si trovano in una piccola capanna di legno che fa tutt’uno con l’edificio in rovina all’interno del quale si svolge la scena. Nell’opera emerge un grande interesse per la classicità, motivato dal suo soggiorno italiano, come provato proprio dalle rovine, ispirate ad alcune di quelle che, con ogni probabilità, poté vedere in area padana, ma anche a un’altra opera che lo influenzò profondamente, ovvero l’analogo soggetto di Leonardo da Vinci, oggi anch’esso agli Uffizi. Le architetture rimandano alle grandi strutture romane, dalla Basilica di Massenzio alle Terme di Caracalla, con grandi arcate aperte su portici o esedre, ma, secondo alcuni, erano il simbolo del Cristianesimo che risorgeva dal Paganesimo (strutture in pietra) e dall’Ebraismo (strutture in legno). Il paesaggio sullo sfondo è totalmente italiano e rimanda ancora alle prove di Leonardo e della scuola veneta, così come le schiere di cavalieri sulla destra, che sembrano preparare un torneo, mediate, anch’esse, dall’Adorazione del genio di Vinci. La resa del dettaglio è, però, totalmente tedesca e tiene atto della formazione del pittore nella bottega del padre orafo, come provano gli scrigni che i Magi porgono a Gesù, quasi piccoli reliquiari ancora in un raffinato stile tardogotico, o anche le vesti dei tre Re. In primo piano, quasi a simboleggiare l’idea di rinascita di una nuova era cristiana, due grandi farfalle bianche si posano l’una su un fiore e l’altra sulla struttura in pietra, insieme a un altro grande insetto, probabilmente un coleottero.

Stefano Malvicini

L’Adorazione dei Magi di Albrecht Dürer

Museo Diocesano

fino al 5 febbraio 2017

Piazza Sant’Eustorgio 3, 20123 Milano
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00; giovedì 10.00-22.00
Biglietti: Intero 8,00 €; Ridotto 6,00 €

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