Tim Walker, fotografia come Storia fantastica – di Federicapaola Capecchi

Tim Walker

Fotografia – Tim Walker – i grandi fotografi – testo di Federicapaola Capecchi

Tim Walker, fotografia come Storia fantastica – di Federicapaola Capecchi per Milano Arte Expo. Tim Walker è uno dei fotografi di maggior talento e successo, uno dei più influenti fotografi di moda, ha una visione vincente e affascinante della moda, la stessa che attraversa anche i suoi ritratti o documentari. E così cattura e restituisce la bellezza.
Scheletri, fantocci, lumache volanti, navicelle spaziali, ufo, bambole indisciplinate, aerei, conigli magici, scale da fiaba, un trionfo di colori, figure antropomorfe, eteree modelle, figure femminili dalla chioma scarlatta: un mondo onirico, fiabesco, visionario, a volte romantico e stravagante si palesa in ogni sua fotografia. Ogni sua foto è una storia fantastica ed unica. Per le immagini, fate riferimento al LINK del sito ufficiale di Tim Walker.
Ciò che è importante nelle sue fotografie è la storia. E una storia che ti accorgi essere in fieri, in corso, in divenire, continuamente; tu, attraverso lo scatto di Walker, cogli un attimo, un momento, un passaggio di quella storia, che continuerà oltre la foto, oltre il tuo sguardo, la tua immaginazione, nel tempo. Al tempo stesso quella storia si sgrana in un equilibrio fragile – l’aspetto fiabesco – che da un momento all’altro potrebbe non farla esistere più. Magia.
Inizialmente colpisce l’uso imponente del colore, con una preferenza assoluta per le tonalità del blu. Che sembra usare come il pittore Vasilij Kandinskij, per creare un distacco dall’uomo, e conferendo austerità solenne, sovraterrestre alle cose. Nelle sue molteplici e diverse sfumature è ritenuto il colore più immateriale, in natura lo troviamo solo come trasparenza, o vuoto che smaterializza tutto ciò che avvolge. Tim Walker ne fa, a volte, il colore della soprannaturalità. Poi impressiona come la natura invada la scena: fantasiosi unicorni colorati camminano per le vie della città, giganti lumache risalgono pareti di stanze o palazzi, alberi imponenti si fanno spazio in ogni dove. Gusto, fantasia, umorismo, ironia e raffinatezza sono alcune delle sue armi migliori. Pochissima post produzione, davvero molto limitata, a favore di mastodontici set fotografici, scenografie, oggetti scenici, installazioni, costumiste e truccatrici per dar vita a colorati e affascinanti atmosfere, nuovi mondi e visioni. E un grande lavoro di ricerca e di conoscenza dell’arte. Ciò che infatti si rivela in toni sempre raffinati, eleganti.
Tim Walker riesce a far sì che il colore non si fermi all’apparenza delle cose, lo sa far essere veramente bello, delicato, a suo modo meraviglioso. Gioca in un labile confine tra reale e surreale e con la nostra percezione e razionalità, invitandoci ad un modo diverso di vedere le cose. E inventandolo. Le fotografie di Tim Walker anche per questo sono senza tempo, nulla – anche rispetto alla moda – sarà mai passeggero e temporaneo grazie alla sua inventiva.
Sono fotografie fortemente teatrali. Che trasformi la realtà in una farsa, in fiaba o nella rievocazione di un particolare momento storico, hanno una drammaturgia affascinante da leggere, anche quella che magari sfugge al fotografo stesso.
Vediamole, per un momento, proprio da un punto di vista teatrale e coreografico. Sono fotografie dove, più volte, regna il caos, spesso apparente. In questo caos, però, nessuno dei molti elementi presenti e ritratti, distoglie l’attenzione dal soggetto o dall’abito. Drammaturgicamente cosa sta succedendo: il caos è la scrittura di ogni dettaglio voluto per incantare, stupire, trasportare lo spettatore. Fuori dal razionale, fuori da punti di riferimento anche visivi. Egualmente in un palcoscenico infiniti oggetti di scena, luci, colori, fumi, suoni, corpi in posture e costumi diversi, più piani (alto, basso, destro, sinistro, come avviene anche nelle fotografie di Walker) mi creerebbero lo stesso movimento degli occhi che mi fa prescindere dalla realtà, trasformandola in una visione onirica.
Tim Walker si comporta, drammaturgicamente, come si farebbe in teatro. Anzi, fa teatro, mi permetto di dirlo. E in più inserisce schegge di realtà nel gioco del teatro. Cosa che non porta alla reinvenzione della realtà ma da vita ad una drammaturgia che può innescare derive dell’immaginario, aprendo i canali del fantastico. La macchina fotografica e la “maschera”. Ne fa drammaturgia, elementi di una scena dove avviene una commedia: quella del ritratto. E la drammaturgia ha un testo, immagini di riferimento a quel testo, vive di personaggi e un capocomico: il fotografo. Non è infatti un caso la sua amicizia e collaborazione con Tim Burton … il lato gotico e teatrale di Tim Walker. Se pensiamo, per esempio, alla retrospettiva sulla carriera di Tim Burton (Museo d’Arte Moderna di New York, novembre 2009) molte delle fotografie di Tim Walker rivelano una drammaturgia anche coreografica sorprendente (vedi LINK). Colori saturi nitidi che esaltano l’aspetto surreale; ogni oggetto, fino agli abiti, alle chiome, all’atmosfera, crea un contrasto con l’ambiente circostante; luce per lo più naturale e diffusa che esalta la normalità della situazione straordinaria. Come anche la fotografia “Karlie Kloss and broken Humpty Dumpty, Rye, East Sussex, 2010” (vedi LINK), come se fosse normale in un campo di grano incontrare una donna/aliena in pizzo e pelliccia che danza con un uovo dal mezzo corpo umano. Coreograficamente i piedi memorizzano (sembra quasi una quarta posizione), la testa ruota dalla parte opposta alla gamba destra, il port de bras solletica l’aria e crea una relazione spaziale e di significato anche con il movimento delle braccia del uovo/uomo, l’espressione del viso è intensa, la bocca segue il respiro di un movimento scomposto e sospeso o congelato. L’eleganza dell’estensione del braccio destro e il particolare del movimento delle dita richiamano la finezza di alcune gestualità di Martha Graham. Nell’insieme, se provate a guardare con questi occhi, la composizione e scomposizione coreografica dei due corpi soggetti propone allo spettatore variazioni di spazio e di tempo, pause, accumulazioni, ripetizioni; una scomposizione e una ricomposizione che offre frammenti di un discorso surreale, tra il comico e il tragico. Teatro. Danza. Drammaturgia. Che esiste ed aumenta la sua forza espressiva in quell’istante geniale e creativo in cui Tim Walker individua e coglie un’espressione particolare, un gioco di luce. Et voilat. Come il teatro Tim Walker permette di esplorare i sogni e la fantasia così come la realtà. Le sue non sono semplici fotografie ma un sapiente sgretolamento di ogni certezza razionale che coniuga surreale, eterno, moda e verità.
Prendiamo per esempio anche le recenti fotografie per British Vogue di Dicembre 2016 (vedi LINK) la fotografia di Rianne Van Rompaey, Kumotaro Mukai, Barabbas Okuyama, Masashi Nakamura, Yuta Ishiyama & Masaharu Imazu – danzatori butoh – o quella di Yoshito Ohno. Yoshito Ohno è il figlio di Kazuo Ohno, guru ispiratore della Danza Butoh. Il corpo nella danza Butoh è in continua metamorfosi e tensione, vive di movimenti e gesti ora rapidissimi ora dilatati, quasi al rallentatore, si sompone, si distorce. È un corpo che riscopre la propria arcaica naturalità e si manifesta in una sensualità concupiscente. È la relazione tra corpo e natura. È la ricerca delle origini dell’esistenza attraverso l’incontro e il dialogo tra le tenebre e la luce. Ora guardate le due fotografie tenendo conto di quanto abbiamo detto della drammaturgia e coreografia della foto. Guardate il corpo della modella, una postura verticale e con i piedi paralleli: sembra che stia camminando da molto tempo, lentamente, forse da sempre dato lo sguardo che è un poco più oltre l’orizzonte; la postura del braccio destro e il suggerito gesto delle dita portano un movimento anch’esso lento e sospeso; il bacino leggermente proteso in avanti rispetto al resto della verticalità del corpo come il riflesso di un’onda o di un colpo di vento. Lei e i danzatori scenicamente sono in diagonale e in angolo: il punto dove puoi controllare tutto lo spazio acquisendo una posizione di “potere” o primarietà. Forse la neve, forse una tempesta, il suono che arriva … tutto ha una carica dirompente, esattamente come sarebbe dal vivo sulla scena, e una sacralità rituale. Come è la drammaturgia della danza butoh. Tim Walker scrive un’altra partitura onirica (e teatrale) eccezionale, e la potenza suggestiva della fotografia è lì da gustare.

Classe 1970, inglese, Tim Walker vive a Londra. Si avvicina al mondo della fotografia ancor prima di frequentare l’università, collaborando all’archivio di Cecil Beaton presso la Condé Nast Library di Londra. Terzo al concorso The Indipendent Newspaper Photography Awards, consegue la laurea alla Exeter College of Art nel 1994 e lavora come assistente fotografo a Londra prima di trasferirsi a New York per assistere a tempo pieno il fotografo Richard Avedon. Una volta rientrato in Inghilterra si dedica al ritratto e al lavoro documentaristico, fino ad approdare a Vogue, dove realizza il suo primo servizio a soli 25 anni. Con foto esposte nelle collezioni permanenti al Victoria and Albert Museum e alla National Portrait Gallery di Londra, Tim Walker ha all’attivo la pubblicazione di diversi libri, ha ricevuto molti riconoscimenti e girato brevi film. Alla Somerset House di Londra ha debuttato la mostra fotografica Story teller che è anche il titolo di uno dei suoi libri recenti.
Le sue collaborazioni si estendono anche a riviste come W e Harper’s Bazaar, così come a campagne pubblicitarie per grandi brand in cerca di un’immagine sofisticata e originale.

Federicapaola Capecchi

contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono: +393662632523

 

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