Mostra a Palazzo Reale: Arnaldo Pomodoro – recensione di Stefano Malvicini e Silvia Ceffa

Arnaldo Pomodoro

Mostra a Palazzo Reale ed eventi a Milano per Arnaldo Pomodoro – Secondo frammento del volume Sette frammenti

Mostre Milano: Arnaldo Pomodoro a Palazzo Reale – recensione di Stefano Malvicini e Silvia Ceffa. Novant’anni e non sentirli! Ecco lo spirito con cui un grande dell’Arte italiana, e milanese in particolare, Arnaldo Pomodoro, affronta il suo compleanno. Proprio per l’occasione, la Milano che lo ha accolto da giovane e ne ha fatto uno dei suoi simboli creativi, gli dedica una mostra diffusa e celebrativa. Dal 30 novembre 2016 al 5 febbraio 2017, vari luoghi simbolici della presenza di Pomodoro in città ospitano la grande mostra a lui dedicata: Palazzo Reale, la Triennale, il Poldi -Pezzoli e la Fondazione di Via Vigevano.

mostra Pomodoro Palazzo Reale

mostra Pomodoro Palazzo Reale – Foto Vaclav Sedy

Arnaldo Pomodoro è nato nel 1926 a Morciano di Romagna, sulle alture alle spalle di Cattolica, ma, dopo gli studi da geometra e gli esordi scultorei nella Terra natale, si è trasferito a Milano nel 1954, dove ha aperto un suo atelier creativo nei pressi della Darsena di Porta Ticinese, nel quale ha incontrato intellettuali, come Alfonso Gatto e Fernanda Pivano, e artisti come Lucio Fontana e Bruno Munari. Pomodoro ha iniziato come orafo, realizzando gioielli con le forme che sarebbero state tipiche della sua scultura. Nel 1966, dopo la scoperta della tridimensionalità, ha realizzato la prima scultura monumentale, la sfera, destinata all’Expo di Montreal ma oggi a Roma, davanti al Ministero degli Esteri. Da questa scultura, quasi archetipica, sarebbero nate molte delle sue opere che popolano le piazze di Milano, Copenaghen, Darmstadt e Los Angeles, il Trinity College di Dublino o l’edificio dell’ONU a New York. Nel 1995 ha costituito la Fondazione Arnaldo Pomodoro, con l’obiettivo di documentare la sua attività artistica e aiutare i giovani a capire l’Arte contemporanea. Del 2004 è la sua titanica opera Novecento, ubicata a Roma in Piazzale Nervi, davanti al PalaEur, rappresentante il passaggio dal XX al XXI secolo. Del 2010, invece, Il Grande Portale Marco Polo per il Padiglione Italia all’Expo di Shanghai.

Arnaldo Pomodoro

Arnaldo Pomodoro -foto Giorgio Boschetti

Tra le sue opere di Arte ambientale spiccano la Sala d’Armi al Museo Poldi – Pezzoli e, sempre a Milano, il Labirinto di Via Solari, oltre al Carapace, per le Cantine Lunelli di Bevagna, in Umbria. Queste opere lo hanno reso uno degli artisti più popolari per quanto riguarda le mostre all’aria aperta, a contatto con il paesaggio, dalla prima del 1974 alla Rotonda della Besana di Milano alle recenti nel centro di Lugano (2004), nell’area archeologica di Paestum (2005), nei castelli pugliesi di Federico II (2014) e in Piazza dei Miracoli a Pisa (2015). Pomodoro ha anche, all’attivo, mostre itineranti negli Stati Uniti e in Giappone. Pomodoro ha insegnato in varie università americane e, dal 1993, è Socio Onorario dell’Accademia di Brera. Molti i premi e le onorificenze che gli sono state tributate durante la sua lunga carriera
Arnaldo ha anche, sempre, coltivato la passione per la scenografia teatrale, realizzando “macchine spettacolari” per tragedie greche, melodrammi o rappresentazioni contemporanee. Tra queste, si ricordano le scenografie eseguite per la messinscena di Ronconi di un testo di Kleist in Svizzera nel 1972, oppure quelle per il teatro sulle rovine di Gibellina, in Sicilia, oltre alle omologhe per il Teneke di Fabio Vacchi, messo in scena alla Scala nel 2010. Nel 2012, al Palazzo Reale di Torino, si è svolta una mostra sulla sua carriera di scenografo teatrale.

Arnaldo Pomodoro

Arnaldo Pomodoro – foto Aurelio Barbareschi

Palazzo Reale omaggia Arnaldo Pomodoro concedendogli il suo spazio più nobile e ricco di ricordi, la Sala delle Cariatidi. Qui, nel bel mezzo del salone distrutto dalle bombe del 1943, è ospitata una serie di opere dell’artista. Un’anticipazione è data dal Gruppo di Pietrarubbia, installazione in bronzo situata in Piazzetta Reale, che è sia un omaggio al borgo marchigiano in cui Pomodoro iniziò a cercare di divulgare i suoi precetti alle giovani generazioni, ma anche un luogo fisico e immaginario insieme, in cui il visitatore può immedesimarsi e viaggiare con la fantasia. Nella Sala delle Cariatidi si attua un percorso all’interno della carriera artistica di Pomodoro, partendo dai suoi bassorilievi degli anni ’50 per arrivare alle sfere e ai monumenti monolitici per cui è famoso. Ne emerge lo sviluppo del suo stile, che, partendo da un concetto di “taglio” nella superficie simile a quello di Fontana, una volta reso plastico, diventa pura geometria solida, che, a contatto con la mano dell’artista, inizia a sfaldarsi mettendo in evidenza la sua parte interna, magmatica, fatta di ingranaggi, erosioni e fratture. Un taglio, nella forma, fortemente drammatico e intenso, che ha sempre caratterizzato Pomodoro, come provano i lavori in piombo, argento e cemento degli anni ’50, d’ispirazione letteraria e filosofica, ma anche ispirati al lavoro di Klee, ancor più evidente nelle sfere, riprodotte in tante varianti nelle strade e piazze del Mondo, e nei cippi, ancor più squagliati e corrosi, fino all’apoteosi finale del gigantesco bassorilievo Le battaglie, in fiberglass e polvere di grafite, in cui l’influenza di Leonardo da Vinci e di Paolo Uccello, oltre che del Picasso di Guernica, si mescola alle macchine e agli ingranaggi tipici, nel modo artistico di Arnaldo, della società contemporanea dei consumi e della frenesia. Le opere in mostra sono geometria pura, ma smorzata dall’effetto rottura operato dall’artista, che diventa quasi un discendente del Dottor Tulp di Rembrandt, che attua un autopsia sulla forma per cercare di capire le cause di questo magma formale all’interno delle strutture solide.
La Triennale di Milano ospita i progetti per le opere Carapace, per Bevagna, e Moto terreno solare per Marsala. La Fondazione di Via Vigevano accoglie i progetti per il gruppo di Pietrarubbia e per il mai realizzato cimitero di Urbino. Il Poldi- Pezzoli, invece, ospita sedici progetti scenici dell’artista.

Arnaldo Pomodoro

Arnaldo Pomodoro – foto Carlo Orsi

Oltre alle sedi delegate della mostra, sarebbe utile un tour per i luoghi di Milano popolati da opere di Pomodoro, da Piazza Meda al Conservatorio, da Largo Greppi alla sede dell’Istituto Mario Negri alla Bovisa, fino al complesso Mondadori nei pressi dell’Idroscalo a Segrate.

Prima della mostra a Palazzo Reale, si consiglia di provare l’esperienza multisensoriale dell’installazione Labyr-Into, di Oliver Pavicevic e Steve Piccolo, che, attraverso un visore 3D e un paio di cuffie auricolari, permette uno straordinario viaggio all’interno del Labirinto di Pomodoro di Via Solari.

Pomodoro non è protagonista solo nei quattro luoghi delegati della mostra, ma anche presso l’Associazione Cento Amici del Libro di Via Rossari, con un volume d’artista che lui stesso ha realizzato.
L’Associazione Cento Amici del Libro è un sodalizio di amanti del bel libro il cui scopo è quello di realizzare ogni anno un libro d’artista di alta qualità sia sotto l’aspetto della stampa che grafico, sorta nel 1939 a Firenze, ha realizzato libri in cui “dialogano” testi di grandi scrittori del passato e del presente e opere grafiche realizzate da artisti.

Al Circolo della Stampa di Milano, nel 65° anniversario di attività dei Cento Amici del Libro, è stato presentato il 38° volume dell’Associazione “Sette frammenti” da L’Arte dell’uomo primordiale di Emilio Villa con le illustrazioni originali di Arnaldo Pomodoro.

Arnaldo Pomodoro

Arnaldo Pomodoro – sette frammenti

Questo volume, composto a mano in caratteri Baskerville e impresso su carta velata filigranata Magnani di Pescia, sul torchio Dingler dell’Officina Bodoni di Verona, contiene sette testi di Emilio Villa a cui si è ispirato Arnaldo Pomodoro per le sue sette opere grafiche che accompagnano e sono parte integrante dell’opera. Le calcografie in rilievo sono state tirate a cura di Valter Rossi dalla Vigna Antoniana su carta Rosaspina Fabriano. Sono stati tirati 130 esemplari firmati dall’artista.

Il testo critico di Aldo Tagliaferri sottolinea che Arnaldo Pomodoro “ha tradotto le tesi villiane nei termini di un orizzonte segnico che esalta i valori materici e plastici, ma al contempo, rivendica per sé piena autonomia da ogni sapere che si pretenda assoluto e conclusivo. Il segno di Pomodoro allude sia quello “primordiale” sia a quello “moderno” e in questo doppio rinvio trova la propria energia, mentre si misura con il paradosso dal quale hanno preso le mosse grandi artisti di ogni epoca; Pomodoro si impossessa coerentemente della testualità villiana “sacrificandola”, trasformandola in evento visivo, ossia inventando uno spazio in cui materia, segno e scrittura si condizionano inestricabilmente a vicenda”.

Stefano Malvicini e Silvia Ceffa

Mostre da non perdere a Milano

Arnaldo Pomodoro Palazzo Reale

Piazza Duomo 12, 20121 Milano

e
Triennale di Milano, Viale Emilio Alemagna 6,20121 Milano
Museo Poldi Pezzoli, Via Alessandro Manzoni 12, 20121 Milano
Fondazione Arnaldo Pomodoro, Via Vigevano 9, 20144 Milano

Orari:
Palazzo Reale, lunedì 14.30-19.30; martedì – domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Triennale di Milano, martedì – domenica 10.30-20.30, lunedì chiuso
Museo Poldi – Pezzoli, martedì – sabato 11.00-13.00/14.00-19.00, domenica e lunedì chiuso
Fondazione Arnaldo Pomodoro, martedì – sabato 11.00-13.00/14.00-19.00, domenica e lunedì chiuso

Biglietti: per i costi di ingresso alle varie sedi della mostra, si vedano i siti web delle locations

> leggi anche gli altri articoli e recensioni di S. Malvicini per Milano Arte Expo magazine

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