Arnaldo Pomodoro: Milano festeggia i 90 anni – di Lorenzo Bonini

Arnaldo Pomodoro

mostra Arnaldo Pomodoro a Milano

Arnaldo Pomodoro: Milano Festeggia i 90 anni – di Lorenzo Bonini. Dal 30 novembre 2016 al 5 febbraio 2017 Milano festeggia i 90 anni dell’artista romagnolo affermato nel mondo Arnaldo Pomodoro, con una grande rassegna antologica allestita in più sedi contemporaneamente, in un percorso che coinvolge e interessa l’intera metropoli lombarda.

Il cuore dell’iniziativa dedicata ad Arnaldo Pomodoro è quella ospitata nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, che accoglie una trentina di sculture realizzate dal 1955 ad oggi. In Piazzetta Reale è esposto, per la prima volta nella sua totalità, il complesso scultoreo The Pietrarubbia Group, un’opera ambientale iniziata nel 1975 e completata nel 2015.

Ideata e realizzata per il Centro di Trattamento Artistico dei Metalli nel Comune di Pietrarubbia nelle Marche. Il TAM, prima di tutto, va ricordato che è una scuola dove ogni anno si svolge un corso di formazione di alto livello per la lavorazione artistica dei metalli, rivolto soprattutto ai giovani artisti. Nato nell’estate del 1990 per iniziativa del Comune che in accordo con lo scultore Arnaldo Pomodoro, uno dei più significativi e celebre personaggio dell’arte contemporanea. Maestro dell’espressionismo astratto e della scultura pubblica a grandi dimensioni, affascinato dal borgo di Pietrarubbia, l’artista volle adoperarsi per rivitalizzarlo, il suo attaccamento a Pietrarubbia è dimostrato dal fatto che a metà degli anni sessanta, creò una delle sue opere più significative, la grande e complessa struttura chiamata The Pietrarubbia Group“, in bronzo e ferro che si può vedere nella sua completezza a Milano, fu esposta per la prima volta a New York nel 1976. Alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di via Vigevano, 9 Milano e alla Triennale di Milano vengono presentati, attraverso maquette, disegni e fotografie, quattro progetti “visionari”: il monumento di Pietrarubbia, il progetto del cimitero di Urbino, la cantina di Bevagna e il Simposio Minoa di Marsala. La passione di Arnaldo Pomodoro per il teatro è infine documentata attraverso una selezione di 16 modellini di progetti scenici realizzati tra il 1982 e il 2009, esposti nella Sala del collezionista del Museo Poldi Pezzoli. Il progetto prevede anche un itinerario guidato nella città che collega le opere presenti nei musei e negli spazi pubblici e privati.

Arnaldo Pomodoro – Cimitero di Urbino 1973

Con questo contributo Arnaldo Pomodoro ripercorre la vicenda del suo progetto per il Cimitero di Urbino. Esso fu un esempio di cimitero in scavo”, che applicava la poetica tipica dell’autore al paesaggio e alla terra con percorsi e tombe scavate come un solco sotto il livello di campagna, ma lasciamo che sia lui stesso a descriverlo. «Il mio progetto per il nuovo cimitero di Urbino è datato 1973. Si tratta di un progetto che integra architettura e natura: da parte mia ho inteso progettare un’opera di architettura che fosse soprattutto una scultura nel paesaggio, la cui materia fosse la natura stessa; senza peraltro propormi, come ha rivelato Argan , di fare della Land-Art. All’inizio fui coinvolto da due giovani architetti di Modena – Carlo Trevisi e Tullio Zini – con i quali avevo collaborato per l’installazione di una mia scultura a Modena in memoria dei partigiani, perché partecipassi a un concorso pubblico di cui non sapevo neppure l’esistenza. Per me era molto difficile affrontare la progettazione di un cimitero, perché ho molta paura della morte e soffro di una grande angoscia quando ci penso. Ma, mentre mi venivano mostrate le foto scattate da diversi punti: dalle mura e dall’aereo, della collina attorno a Urbino per il nuovo cimitero, mi venne una folgorazione: aprire la collina, rispettandone la forma, per costruire un percorso solare dove poter riflettere sulla morte, una strada pressappoco a forma di croce, sulle cui pareti collocare le tombe. In un sito importante dal punto di vista paesaggistico e storico come quello (si pensi alla vicinanza della chiesa di San Bernardino, opera di Francesco di Giorgio Martini), ampliare o raddoppiare il vecchio cimitero, uno dei più confusi in Italia, seguendone l’impianto ottocentesco e il mediocre livello delle architetture, sarebbe stato un errore. Una costruzione cimiteriale tutta in scavo, senza elementi emergenti, sarebbe stata, invece, quanto di più rispettoso si potesse immaginare. Ma l’intervento di notabili del luogo bloccarono la messa in opera».

Il Carapace di Pomodoro Architetto.

Con questa opera ha dimostrato di essere uno dei pochissimi grandi scultori al mondo ad avere la dimensione dell’architettura. «Pomodoro ha visto in quella terra delle cose che io non ho visto e mai vedrò» disse il committente Marcello Lunelli. I lavori sono cominciati nel 2006 e ora il “Carapace” si offre allo sguardo come una grande cupola ricoperta di rame, incisa da crepe che ricordano i solchi della terra che l’abbraccia, elemento scultoreo a forma di dardo di colore rosso che si conficca nel terreno e Arnaldo Pomodoro c’è lo racconta così: «Per me è stata l’occasione di fare per una volta l’architetto. Si è trattato di un incarico che mi ha gratificato immensamente è di un progetto difficile che doveva conciliare l’idea di fare una struttura con un forte impatto visivo e le esigenze funzionali di una cantina di vinificazione, un luogo “organico”. Inoltre il paesaggio, che mi ricordava il Montefeltro dove ho passato la mia infanzia, era meraviglioso e non volevo disturbare troppo quella dolcezza con le mie visioni. Per questo ho scelto la forma del carapace e all’interno ho conficcato nel terreno un’enorme scultura che svetta. Volevo una cantina integrata, ma che non avesse la sempre fallace ambizione di mimetizzarsi».

Simposio Minoa di Marsala

Questo environment – è la tendenza della ricerca artistica diffusa a partire dagli anni ‘60 del secolo scorso, consistente in allestimenti di ambienti, di spazi nei quali vengono disposti oggetti o materiali vari, in modo da coinvolgere l’osservatore – veniva commissionato per il Simposio Minoa, un centro di incontri da farsi a Marsala in Sicilia, su suggerimento dell’architetto paesaggista Ermanno Casasco allo scultore romagnolo Arnaldo Pomodoro, ed è l’insieme Moto terreno solare, da considerarsi una delle avventure ambientalipiù originali e coraggiose di cui Pomodoro abbia accolto l’incarico. Ardimentose per le dimensioni insolite, anzi decisamente straordinarie, il complesso scultoreo alto dai 3 ai 9 metri giace come grande murale, per novanta metri sulla riva di un basso bacino d’acqua, che riflette come uno specchio la limpida e implacabile luce del Sud, l’azzurrità del cielo e la stessa struttura che sembra fatta di gigantesche forme marine fossilizzate. L’opera ambiente possiede in sé chiare allusioni alla vita e all’arte arcaica, soprattutto alla cultura minoico-egea la cui dischiusa architettura serpeggiante ispirò le leggende del labirinto e del Minotauro. Questa costruzione innovativa e articolata è stata realizzata in cemento secondo una tecnica di costruzione inventata dall’architetto Pierluigi Nervi. Ora questa meravigliosa scultura la si può ammirare nella grande antologica a lui dedicata e allestita in più sedi in un percorso che abbraccia l’intera città di Milano.

Profilo di Arnaldo Pomodoro

Arnaldo Pomodoro Romagnolo di nascita, marchigiano d’adozione, fratello maggiore di Giorgio (Giò) Pomodoro si affaccia al mondo dell’arte, poco più che ventenne, nel campo della scenografia e dell’oreficeria. Nel 1954 si trasferisce a Milano, dove stringe rapporti di amicizia con Lucio Fontana, che all’inizio degli anni Sessanta condivide con lui l’esperienza, nel campo della ricerca dell’arte informale nel Gruppo Continuità. Risale a questi anni il raffinamento della sua idea di scultura e della sua particolarità stilistica che trova espressione nell’equilibrio tra l’essenzialità dei volumi geometrici e gli intricati ingranaggi interni agli stessi volumi, resi visibili da spaccature che fendono la superficie della scorza mostrando il meandro dove dimora lo spirito della poetica e del concetto. Una simbologia che raggiunge il suo apice nelle sculture monumentali, dove la superficie levigata del bronzo riflette l’esterno e crea un dialogo con lo spazio circostante indizio del tempo e del luogo.

La mostra intende ripercorrere la straordinaria carriera dello scultore, le cui opere sono presenti in tutto il mondo da Dublino, Mosca, Parigi, Los Angeles, Città del Messico, New York e nelle maggiori città italiane. Un dovuto omaggio a uno dei protagonisti della scultura internazionale di oggi, nonché un invito a riscoprire le sue opere milanesi, dal Disco solare in Piazza Meda, alla Torre a spirale il Largo Greppi al Monumento Goglio al Cimitero Monumentale, facendo diventare Milano la capitale mondiale dell’Arte Scultorea. 0

9/12/2016

Lorenzo Bonini

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