Tobia Ravà a Spazio Tadini, a cura di Melina Scalise e Francesco Tadini – mostre Milano 2017

Tobia Ravà a Spazio Tadini

Motre Milano 2017: Tobia Ravà a Spazio Tadini, a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise

Mostre Milano 2017: Tobia Ravà a Spazio Tadini, a cura di Francesco TadiniMelina Scalise dal 19 gennaio al 19 febbraio. Per la corposa mostra personale – nella Casa Museo di via Jommelli 24 – abbiamo incontrato l’artista Tobia Ravà nel suo singolare quanto sorprendente studio di Mirano, in provincia di Venezia: un’antica barchessa annessa a una villa veneta in cui ha sede anche il Laboratorio di Ricerca D’Arte Contemporanea PaRDeS fondato da lui e dalla critica d’arte Maria Luisa Trevisan.

Tobia Ravà

Tobia Ravà – nel parco delle sculture del centro culturale PaRDeS, Mirano

L’apertura del cancello del parco che circonda la sede equivale all’ingresso in un mondo parallelo che lascia alle spalle la strada per scoprire le suggestioni di opere di artisti internazionali sparse tra gli alberi come in un paesaggio incantato quanto misterioso. A cominciare dal nome: PaRDeS.

Con questa parola si intendono le metodologie dell’esegesi biblica nell’ebraismo. Il vocabolo è acronimo di Peshat (superficie) Remez (nascosto -simbolico) Derash (ricercare) Sod (segreto). Nella nostra cultura da questo termine deriva più semplicemente una parola più che nota: Paradiso, giardino dell’Eden.

Si scopre così immediatamente che per Tobia Ravà nulla è lasciato al caso: luoghi e parole nella vita, come nell’arte, sono strettamente interconnessi.

Gli studi di Ravà in semiologia delle arti all’Università di Bologna con maestri come Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese Flavio Caroli hanno lasciato il segno. Anche letterale.

Tobia Ravà

Tobia Ravà, angolo dello studio dell’artista a Mirano

Nei segni e nei loro riferimenti simbolici, nei loro significati e significanti, negli arcani non solo letterali, ma anche numerici c’è tutto il mondo di Tobia Ravà, uno degli artisti più singolari del panorama artistico contemporaneo italiano e internazionale.

Le origini ebraiche dell’artista costituiscono le basi di partenza dell’elaborazione del suo lavoro di ricerca. L’alfabeto ebraico, composto da 22 lettere ha un corrispettivo numerico e ogni numero ha un riferimento anche oggettuale che sia un luogo, una persona, una relazione.

Scopriamo nei suoi lavori pittorici paesaggi interamente composti da numeri, sculture strutturate da numeri, sculture con un continuo gioco tra segno, significante e significato, un tutto pieno che determina una visione del mondo indissolubilmente legata alla presenza di rapporti matematici e simbolici.

Il mio lavoro è una rappresentazione del mondo in cui la forma è costituita da numeri e anche lettere che rimandano a calcoli algebrici e riferimenti simbolici – spiega Tobia Ravàper esempio troviamo sequenze di Fibonacci, ma anche rapporti di corrispondenza tra le parole e i numeri partendo dall’alfabeto ebraico così ogni titolo, ogni luogo raffigurato ha un racconto nell’opera: sono l’applicazione della ghematrià e di riferimenti alla Kabbalah”.

La ghematrià è il calcolo del valore numerico di una parola costituito dalla corrispondenza di numeri e lettere nell’alfabeto ebraico. Secondo la Cabala parole diverse, ma con identico valore numerico, hanno una radice comune e di conseguenza un legame di appartenenza lasciando margini interpretativi anche psicoanalitici. Basti pensare ad esempio al concetto di struttura dell’inconscio di Lacan che è il linguaggio. Nelle opere di Tobia Ravà trovo ci sia una fusione tra la struttura interiore dell’uomo e quella dell’ambiente circostante in cui entrambe si muovono ed evolvono attraverso rigorosi “ordini e disordini” matematici.

Tobia Ravà

Tobia Ravà, sequenza rossa

Nell’opera Sequenza rossa, per esempio, è racchiusa una sequenza riferita alla parola “uomo” (Adamo) che corrisponde al numero 45 somma di 44 sangue (dam)+1 ovvero uomo+Dio (Alef); 44 è anche la ghematrià di bambino che è composto da 3+41 ovvero padre + madre e via così…

Ravà trae spunto nel suo lavoro concettuale dall’elaborazione delle tesi di Isaac Luria, teologo, filosofo e cabalista vissuto a Safed nel 500 che interpreta la creazione del mondo da parte di Dio come la conseguenza di una “contrazione del suo essere”, in ebraico Tzimtzum, per “creare spazio” per il mondo, per l’altro da sé. Pertanto la vita dell’uomo ha inizio da una sorta di esplosione vitale e luminosa che si espande da un fulcro. Un fenomeno che forse i fisici e gli astronomi potrebbero ricondurre a un Big Bang.

Molte delle opere di Tobia Ravà raffigurano questo movimento di irraggiamento e di energia, alcune hanno come riferimento il tempo ovvero veri e propri orologi ricchi di significati cabalistici.

Ho realizzato un ciclo di orologi etici più che cronologici – spiega Tobia Ravà – perché legati al percorso di riqualificazione dell’uomo. Ogni ora può essere quella che offre l’opportunità di rialzarsi, di elevarsi. In questa idea di tempo l’orologio può anche andare al contrario”.

Tobia Ravà

Tobia Ravà, Boscone alchemico

La serie di opere con filari di alberi e pioppi con un punto centrale che porta verso l’infinito sono particolarmente suggestivi.

Ho lavorato molto sui filari di pioppi, sui paesaggi lungo i fiumi – prosegue Ravà – l’idea che questi boschi abbiano tutti alberi equidistanti uno dall’altro mi affascina e rientra nella logica di Luria ovvero di un uomo riqualificato che costruisce più boschi che capannoni industriali. Questo aspetto spesso sfugge”.

Una visione positiva ed illuminante domina dunque tutto il lavoro artistico di Ravà. Uno sguardo attento pronto a cogliere il linguaggio matematico e simbolico che sottende ogni cosa tanto da aver scoperto, lui stesso, una “congettura matematica”: partendo dalla sequenza di Fibonacci in cui ogni numero è la somma dei due precedenti e ogni numero diviso il precedente dava numeri vicini a 1,618 (la sezione aurea) Tobia Ravà ha scoperto che “facendo una riduzione teosofica (riduzione iterativa del risultato della somma delle singole cifre di un numero alla sua radice numerica )– spiega l’artista – ho riscontrato che ogni 24 numeri si presenta la stessa sequenza”.

Quali misteri racchiude dunque il numero 24? Abbiamo deciso di scoprirlo invitando Ravà a presentare una grande mostra presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano da noi fondata in memoria dell’artista e scrittore Emilio Tadini di cui Ravà è estimatore e collezionista. Informiamo che nei prossimi giorni, a Venezia, si terrà il primo capitolo di questa collaborazione con un’esposizione di grafiche e multipli – ma anche qualche tela – curata da Maria Luisa Trevisan dal titolo Segnali dall’Altrove dove dialogheranno opere di Tadini e Ravà: dal 7 dicembre al 14 gennaio 2017 in Fondamenta de l’Arzere, Dorsoduro 2324, all’Art Factory di Tobia Ravà. Si tratta, come scrive M. L. Trevisan, del “ritorno a Venezia di Emilio Tadini che iniziò la sua carriera espositiva proprio da questa città nel 1961 con la personale alla storica Galleria del Cavallino, fondata nel 1942 da Carlo Cardazzo, vera avanguardia culturale del tempo…”.

Tobia Ravà

Tobia Ravà, scultura

La mostra a Milano di Tobia Ravà si svolgerà dal 19 gennaio al 19 febbraio 2017 o forse dovremmo dire dal 19-1-2017 al 19-2-2017 per dare spazio anche alle vostre interpretazioni…

Sarà un viaggio non solo alla scoperta di questo originale artista, ma uno spunto di riflessione sulla teologia, la filosofia, la Kabbalah, la matematica. Ha scritto su Ravà il matematico Piergiorgio Odifreddi: “One of Rava’s merits – by no means the least important – is to have succeeded in communicating this substance using the instruments of art that one can see with one’s eyes, illustrating in this way the science that can only be imagined with the mind”.

Un invito a riflettere su un aspetto che oserei dire è, a dir poco, affascinante partendo dalla lettura delle opere di Tobia Ravà ci ricorda che tutto ciò che la scienza può produrre può essere solo immaginato dalla mente. Un aspetto interessate che conferisce un’importanza basilare alla struttura del pensiero, agli aspetti cognitivi della visione e della creatività anche al pensiero scientifico. Infatti, lo sguardo sulle opere di Tobia valorizza anche il minimo dettaglio e si muove con la stessa curiosità di un bambino alla scoperta dei misteri e della magia del mondo.

Mostre a Milano 2017

Tobia Ravà a Spazio Tadini

a cura di Melina Scalise e Francesco Tadini

Periodo espositivo: 19 gennaio – 19 febbraio 2017

Casa Museo Spazio Tadini, via Niccolò Jommelli 24, 20131, Milano

website: https://spaziotadini.com/

contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono Francesco Tadini +393662632523

Per ulteriori informazioni: Melina Scalise, telefono +393664584532 – mail ms@spaziotadini.it

 

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *