Galleria Carla Sozzani, Nobuyoshi Araki: mostra fotografica Araki Amore in Corso Como 10

Galleria Carla Sozzani

Mostre fotografiche Milano: Nobuyoshi Araki alla Galleria Carla Sozzani

Galleria Carla Sozzani, Nobuyoshi Araki: mostra fotografica Araki Amore. Recensione di Federicapaola Capecchi. Da non perdere, aperta fino al 12 febbraio 2017, l’esposizione in Corso Como 10 è a cura di Filippo Maggia. L’orario è buono, le 13, per non avere troppa gente e gustarmi fotografia per fotografia.

Corso Como 10Il percorso intreccia da subito i principali soggetti e temi di Nobuyoshi Araki uno dei fotografi più celebri, prolifici e controversi del Giappone: il kinbaku-bi, rituale della legatura dei corpi – alcune fotografie, alla sinistra dell’apertura sulla sala, rimandano alla sua ricerca con donne nude, legate, appese, imbavagliate, sulle pratiche erotiche succedutesi nei secoli e su questo rituale millenario -, i nudi di donna e geishe in kimono, i ritratti, i fiori (orchidee soprattutto, ma anche dalie, camelie) e le composizioni floreali con bambole, giocattolini, mostri, lucertole, dinosauri. 80 fotografie – alcuni inediti 2015 e 2016, 300 polaroid e una video intervista in una sessione di nudo con la sua nuova moglie e modella, la danzatrice Kaori – in un percorso affascinante tra piacere e dolore, male e bene, forza e fragilità, vita e morte e la sempiterna battaglia tra Eros e Thanatos, in un viaggio seducente tra bellezza, fotografia, eros, amore e morte. Araki ha un uso pittorico del colore, un occhio impeccabile per la composizione, uno sguardo intenso sulle donne e l’universo femminile. Nei lavori più recenti la donna e il corpo donna solo solo meno ostentati. Stai ancora guardano la prima sala e sei già preso, le sue fotografie trasudano magnetismo.

Per aprire la galleria d’immagini a pieno schermo, clicca sul simbolo con le 4 frecce: 

E così ti muovi, già sedotto in partenza, tra le sue audaci fotografie di corpi femminili nudi, che per qualche istante richiamano alla mente le xilografie erotiche Shunga* e che poi, invece, per inquadratura, luce, composizione, taglio e sguardo vanno ben oltre la “timidezza” di quelle stampe e aprono il mondo reale e vero del gioco vivo tra sesso e bellezza. E così sono naturali, intense e dirette le fotografie di donne che indossano kimono ma con i genitali o il seno rivelati, scoperti, come è assolutamente privo di voyeurismo morboso ogni richiamo all’arte giapponese della legatura erotica (Kinbaku-bi). Un sorriso di commozione innegabile lo strappa la fotografia sul terrazzo del gatto Chiro circondato da mini dinosauri: molti scatti sono avvenuti su quel terrazzo, tra le loro orchidee, fiori e piante di ogni specie, con la prima moglie come modella e l’immancabile Chiro ad assistere. Poi ritorni immerso nel suo lavoro, nel suo fotografare, in questa macchina fotografica – che immagini – estensione vitale del suo corpo, con cui entra – e ti fa entrare – in contatto con il mondo, le persone, le relazioni; così come con il suo sguardo altamente erotico. La sua forte carica di erotismo è stata, a volte, fraintesa, tacciata di pornografia e denigrazione della donna a oggetto. Forse perché le pratiche del legare, mentre in Giappone sono parte integrante della cultura, scevre da umiliazione e finalizzate solo al piacere, in Occidente (riassunte erroneamente nel termine bondage) sono viste invece come una perversione? Ogni sua fotografia non ha nulla di osceno o volgare o scandaloso.

La mostra mette bene in evidenza come ogni suo nudo femminile esalti il valore della donna e del suo corpo, e di questa ammaliante forma e universo instancabilmente da indagare, conoscere e scoprire. E non vi è infatti nessuno sguardo dei soggetti che non sia più che complice di questo gioco. Le composizioni floreali, dove primeggia l’orchidea, il fiore più sensuale in assoluto, sono intrise di eros ma al tempo stesso rappresentano la vivacità, la fragilità e la costanza della vita. Tutto – le sensuali donne, nude o non, il sesso, i fiori, il cielo – è specchio che riflette la realtà, la vita, la morte e ciò che viviamo, fatto di forti energie come di vuoti immensi, di divertimento, casualità, desiderio ed eventi.

Le donne, l’eros, l’amore: tutto questo vive nelle immagini di Araki. Tutto ruota attorno all’erotismo femminile e all’universo donna, così come alla sua Tokyo, e il suo soggetto è, comunque, il quotidiano. Le sue fotografie sanno essere inquietanti, elettrizzanti, commuoventi, struggenti, creano disordine in chi guarda … come il quotidiano. Come l’amore, come la fotografia, come la morte. Araki distilla in ogni immagine tutto ciò, legando l’una all’altra vita, morte, fotografia. Ogni immagine è potente, forse più ancora alcuni suoi lavori più recenti, con luci molto contrastate, colori quasi più teatrali; con una drammaturgia che scandisce, quasi a passo di danza, la celebrazione della bellezza e la caducità delle cose. E proseguendo nel percorso della mostra ti soffermi a lungo anche sugli assemblaggi di polaroid. Nemmeno Araki è sfuggito alla seduzione di questo processo, la rapidità dell’impressione istantanea. Alcune di queste immagini sono in forma di collage con tagli, sovrapposizioni e interventi pittorici.

Federicapaola Capecchi

Federicapaola Capecchi

E ancora, ripercorrendo sale e ritornando su alcune fotografie, mi è venuta alla mente l’estasi e la malia di Kazuo Ohno* – coreografo e danzatore giapponese, guro e ispiratore della Danza Butoh*- del momento della sua ricerca in cui sviluppò la poetica del “corpo morto”.

In Tenko Chido (The Road in Heaven – The Road in Earth) Kazuo Ohno è geisha, fanciulla e demone (con splendidi iris nelle mani), è perturbante, erotico; una maschera di candore e crudeltà, portatore di stupori virginali come della conoscenza delle più devastanti e torbide esperienze dell’eros, della vita, dell’amore e della morte. Non ho potuto non immaginare come sarebbe stato un loro incontro o shooting.

Esci dalla mostra con negli occhi e nella mente davvero molte foto splendide e provocanti, ma nel senso soprattutto del provocare pensieri, ricordi, idee, riflessioni.

Da vedere.

Federicapaola Capecchi

Shunga*- silografie di argomento erotico, principalmente del periodo Edo (1603-1868).

Il periodo Edo prende il nome dalla vecchia denominazione di Tokyo, dove si era spostata la capitale, ed è caratterizzato da un periodo di forza della corte imperiale, che ha permesso alle arti e alla cultura di fiorire.

Kazuo Ohno > vedi articolo al LINK

Danza Butoh > vedi articolo al LINK

Galleria Carla Sozzani Araki Amore

mostra fotografica di

Nobuyoshi Araki

a cura di Filippo Maggia

Periodo di apertura della mostra: 18 novembre 2016 – 12 febbraio 2017

Indirizzo: Corso Como 10

Orari: tutti i giorni, 10.30 – 19.30
Mercoledì e giovedì, 10.30 – 21.00
La mostra Araki Amore è inserita nelle celebrazioni ufficiali del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia.

Contesto storico

La fine della seconda guerra mondiale ha prodotto in Giappone profondi e traumatici cambiamenti, senza però minare nel profondo la sua solida cultura. Infatti il clima del dopoguerra diviene terreno fertile di idee e vede la nascita di movimenti artistici che, tra l’altro, hanno spesso anticipato ciò che, nell’arte, sarebbe accaduto in Occidente. Nasce per esempio il gruppo Gutai – Jiro Yoshihara, Murakami Saburo, Atsuko Tanaka, Kazuo Shiraga – portatore di un concetto di arte libera e sperimentale, senza regole o limiti precisi. Nel ’68 poi, in pieno clima politico (e non solo) di cambiamento anche il Giappone vive rivolte studentesche e vede la nascita di un nuovo movimento artistico: il Mono-Ha. E anche la fotografia si muove, si trasforma e rappresenta una riflessione sull’identità, diretta conseguenza degli stravolgimenti profondi che il Giappone aveva subito. Tutto questo fermento in fotografia favorisce la nascita di un nuovo linguaggio visivo, più profondo forse e più crudo. Molti fotografi sono pervasi dal sentimento di angoscia provocato dagli eventi di Hiroshima e Nagasaki, altri sono attratti e pervasi dal desiderio di conoscere cosa si muove negli uomini dopo un evento che ha sconvolto le esistenze; ognuno con il suo sguardo, stile e metodo di indagine, e lavori radicalmente differenti, ma la centralità è data all’uomo e al suo ambiente.

Daido Moriyama, massimo esponente del collettivo di “Provoke”, descrive ogni piccolo istante della società: scatti e momenti rubati di azioni comuni e quotidiane.

Domon Ken ritenuto maestro della fotografia realista giapponese, attraverso i suoi scatti documenta la vita, nella sua quotidianità, di un paese devastato dalla guerra mostrando come le persone colpite dalla tragedia abbiano saputo rialzarsi e ricomanciare.

Shomei Tomatsu fotografa gli effetti devastanti della bomba atomica attraverso le mutazioni subite anche dagli oggetti quotidiani e di casa.

Araki Nobuyoshi dapprima descrive la sua città Tokyo, sempre in continua trasformazione e avvolta nel caos pur così ordinata. Lo fa con Tokyo lucky hole. Nobuyoshi Araki era un assiduo frequentatore dei sex club del distretto di Shinjuku, a Tokyo, e li ha fotografati profusamente fino a quando, nel febbraio del 1985, l’attuazione del New Amusement Business Control and Improvement Act pose bruscamente fine all’era d’oro dell’industria del sesso giapponese. In oltre 800 fotografie, Tokyo Lucky Hole documenta lo spirito aperto di quei club attraverso l’obiettivo di Araki.

Successivamente, senza mai perdere di vista l’amata Tokyo, innesca la sua ontologia circolare di eros, bellezza, amore, fotografia, morte.

Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940) è un fotografo con sede a Tokyo. Araki ha completato i suoi studi presso il Dipartimento di fotografia, pittura e Ingegneria della Chiba University con una particolare attenzione per lo studio del cinema e della fotografia. Il suo progetto fotografico “Satchin” gli è valso il prestigioso premio Taiyo nel 1964, poco dopo che si era unito l’agenzia pubblicitaria Dentsu, dove ha lavorato fino al 1972. A Dentsu ha incontrato sua moglie Yoko, al quale ha reso omaggio a Sentimental Journey, una fotografica record di loro luna di miele pubblicato nel 1971. Eros e Thanatos (sesso e morte) è stato un tema centrale nel lavoro di Araki; un fascino costante con genitali femminili e il corpo delle donne in schiavitù giapponese, fiori, cibo, il suo gatto, volti e scene di strada di Tokyo. Le sue mostre personali ricordiamo “Araki”, Musée National des Arts Asiatiques Guimet, Parigi (2016); “Ojo shashu: Fotografia for the Afterlife – Volti, Skyscapes, Roards”, Museo Toyota Comunale d’Arte (2014); “Exhibition Nobuyoshi Araki Photobook: Araki”, Izu FOTO MUSEUM, Shizuoka (2012); “Nobuyoshi Araki: Self, vita, morte”, la Galleria Barbican Art, Londra (2005); “Hana- Jinsei”, Tokyo Metropolitan Museum of Photography (2003); “Tokyo Still Life”, Ikon Gallery, Birmingham (2001);”Nobuyoshi Araki”, SMAK, Gent (2000); “ARAKI Nobuyoshi Sentimental Fotografia, Sentimental Life”, Museum of Contemporary Art, Tokyo (1999); “Tokyo Comedy”, Wiener Secession, Vienna (1997); “Journal intime”, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi (1995); “Akt-Tokyo: Nobuyoshi Araki 1971-1991”, Forum Stadtpark, Graz (1992). Araki era un destinatario della decorazione austriaca d’Onore per la Scienza e delle Arti (2008) e il 54 ° Premio Arte Mainichi (2012).

contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono: +393662632523

Per recensioni, redazionali e banner sul magazine online, contattate Melina Scalise, telefono +393664584532

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *