Fuorisalone Milano Design Week 2017: waiting for Luceplan, Made in Light

Fuorisalone 2017 Luceplan

Waiting for Fuorisalone 2017: Luceplan – le grandi aziende del design – Made in Light

Fuorisalone Milano Design Week 2017: waiting for Luceplan, Made in Light. La luce come territorio immaginario (ma non troppo) che unisce chiunque progetti o abiti l’intero pianeta. Forse, potremmo dire che il claim di Luceplan sposta l’attenzione dal bello come oggetto , al bello della natura – il sublime? – e all’ambito della proprietà comune. Collettiva è l’acqua, di tutti è la luce. Così, il brand di design famoso in tutto il mondo per alcune delle creazioni più intramontabili – come Costanza, disegnata nel 1986 da Paolo Rizzatto (vedila al LINK)- trasferisce la propria “essenza” nella geografia ideale dove speriamo di poter vivere: in un futuro edificato con un’idea di globalizzazione più democratica. E se le idee sono come mattoni, con le quali costruire, possiamo fare un piccolo salto indietro nel tempo per comprendere come facciano a essere così solide quelle di Luceplan…

Se gli anni ’70 sono rinomati per la musica rock’n’roll, per lo spirito ribelle e gli abiti hippies – che hanno costellato i sogni delle generazioni future – anche nel campo del design si sono contraddistinti per lo stile unico e caratteristico.
In Italia, una forte impronta è stata lasciata dall’azienda specializzata in illuminazione, Arteluce. Proprio dalla scia luminosa di Gino Sarfatti, il suo fondatore, è nata Luceplan.
Nata nel 1978, dal volere di Sandra Severi, Riccardo Sarfatti e Paolo Rizzatto, tre architetti che avevano collaborato con Arteluce e che volevano portare avanti le stesse idee di qualità e innovazione.
Da subito i prodotti dell’azienda sono stati presentati nella loro essenza piuttosto che nella loro magnificenza.
Il mood di Luceplan era quello di creare oggi belli, adatti ai più, rifuggendo colossali costruzioni che avrebbero provocato grandi stupori ma poca utilità funzionale.
Paolo Rizzatto è un milanese DOC nato e cresciuto in questa città dove continua a lavorare e a proporre oggetti di interior design e light design con la stessa curiosità che lo ha contraddistinto ai suoi inizi. Tra le sue creazioni vi sono elementi iconici che hanno scritto la storia del design italiano e mondiale, pezzi che hanno cementato l’immagine di Luceplan ma non solo, l’architetto collabora infatti anche con altre aziende, come Artemide (vedi articolo), Cassina (vedi articolo), Kartell, Knoll, Serralunga, ecc.
Riccardo Sarfatti è figlio di Gino Sarfatti, cresciuto quindi lavorando nell’azienda Arteluce del padre, durante il periodo universitario. Dopo la laurea in architettura, al Politecnico di Milano, è diventato professore di Storia dell’Architettura a Venezia e Milano. Fino al 2004, è stato Amministratore Delegato e Direttore Generale di Luceplan ma ha anche coltivato progetti paralleli, rivestendo la carica di Presidente in altre associazioni di design e ha scritto molti saggi e articoli sull’argomento.
Sandra Severi, anch’essa laureata al Politecnico di Milano, è stata responsabile del coordinamento grafico e dell’immagine dell’azienda. Essendo una libera professionista, realizza case monofamiliari in Sardegna, nelle Marche e a Bologna, partecipando anche a progetti di ristrutturazione.
Non passarono molti anni prima che il pubblico si innamorasse degli oggetti proposti dal marchio, pensati ad adattarsi alle esigenze di una casa senza tralasciare l’aspetto estetico.
Ed è così che dopo soli tre anni arriva il primo premio della storia del marchio con il ‘Compasso d’Oro 1981′ per la lampada D7 creata da Sandro Corbertaldo e Paolo Rizzatto (vedila al LINK). Dall’aspetto futuristico, la forma è a braccio basculante, da fissare direttamente sul soffitto o sulla parete e da regolare a seconda delle necessità. La luce può fornire illuminazione diretta o indiretta e la sua luminosità è regolabile a mano. Questo prodotto racchiude le radici di Luceplan, design altamente sofisticato, linee semplici e pulite, materiali di prima qualità e un uso molteplice dello spazio e della funzionalità, permettendo al cliente piena libertà di installazione.
Nel 1985 arriva il primo premio per l’azienda, il ‘Compasso d’Oro’, per la lampada Berenice di Alberto Meda e Paolo Rizzatto.
Berenice aprì il varco alle lampade a molla di medie dimensioni, totalmente disarticolata e rotazione di 360°, risolveva tutti i possibili problemi di luce in una stanza, riuscendo a illuminare qualsiasi angolo seppur in uno spazio ridotto.
A distanza di 15 anni, lo stesso modello è stato riprodotto in una nuova versione aggiornata, consacrandola all’eternità.
Sempre degli stessi architetti la lampada Lola (vedi LINK) che pone un punto fermo tra il passato e il futuro dell’illuminazione italiana.
Viene considerata il ‘classico contemporaneo’ grazie alle sue forme inusuali e all’intero progetto untraditional. La lampada è realizzata con materiali talmente leggeri, e allo stesso tempo solidi, da risultare quasi intangibile. Anche il design amplifica la sensazione di modernità, con una particolare biforcazione che sembra quasi abbracciare la testa del riflettore orientabile, permettendo di giostrare la luce (soffusa o diretta) a seconda delle proprie esigenze. La lampada inoltre è regolabile in altezza grazie allo stativo telescopico. Un progetto così rivoluzionario non poteva non destare attenzione nel settore, venendo premiato nel 1989 con il premio ‘Prize’.
Nel 1994, il brand conquistò un altro ‘Compasso d’Oro’, questa volta con un prodotto declassato e sottovalutato per anni dall’intero settore del design: la plafoniera.
Questo elemento d’arredo è stato sempre un fanalino di coda rispetto alle altre lampade presenti in una casa, a volte considerato talmente irrisorio da costituire la luce a basso prezzo del bagno o del corridoio. Solo Luceplan è riuscito, con coraggio a proporre un progetto unico e irresistibile.
La plafoniera Metropoli (vedi LINK) è stata architettata da Alberto Meda, Paolo Rizzatto e Riccardo Sarfatti. Il suo design è impeccabile, con linee semplici ed eleganti. Il telaio è in alluminio e può ospitare lampadine alogene o fluorescenti, entrambe soppiantante dai più moderni LED che migliorano l’intensità della luce e il dispendio energetico. L’elementarità di questa lampada ne permette una pulizia profonda e veloce, rendendola adatta sia agli interni che agli esterni.
GlassGlass del 1998, riesce invece a vincere due premi, nel 1999 e nel 2000, rispettivamente SWiatlo e Good Design.
Anche questa lampada ha la firma di Paolo Rizzatto, inizialmente concepita come lampada da soffitto è stata proposta, in un secondo momento, anche nella versione da parete.
In questo modello c’è la riscoperta di una grande tradizione italiana come quella del vetro soffiato, ogni pezzo è quindi unico. La struttura delle lampade è intercambiabile, sia nella forma che nel colore, e sono sospesi al soffitto tramite un filo portante agganciato alla struttura tramite un anello con maniglia.
Il risultato è un prodotto sicuro, facilmente pulibile e con una tale facilità di montaggio da instillare nei clienti la voglia di cambiare spesso look alla propria illuminazione.


Gli anni 2000 sono caratterizzati da un proseguimento dell’azienda verso la produzione di prodotti compatibili con l’ambiente e allo stesso tempo ricercare nuovi metodi di fabbricazione in linea con le nuove scoperte tecnologiche.
Questo pensiero venne concretizzato con la lampada Sky del 2007 (vedi LINK), premiata con il riconoscimento ‘Lights of the Future 2008’.
Costruita in alluminio e policarbonato per esterno, l’alimentazione risponde a due diverse esigenze a seconda dei desideri e della localizzazione dell’elemento. Senza cavi elettrici, e con sistema fotovoltaico o batterie per usi esterni, e al massimo risparmio energetico o con un alimentatore elettronico a LED per massimizzare l’intensità luminosa.
Il design è, come sempre, lineare e chiaro. Con una forma tubulare allungata che si apre alla sua estremità per ospitare la luce, disponibile anche in diverse altezze. Un gioiello dalle massime aspirazioni ad opera di Alfredo Häberli.
Ma la lampada iconica, considerata uno dei più bei pezzi della storia del design, è sicuramente Hope di Francisco Gomez Paz e Paolo Rizzatto. Hope (vedila al link) è una magnificenza sospesa, dovuta al suo materiale che non è il classico e pesante vetro ma sottili lenti Fresnel che donano leggerezza e una miriade di riflessi luminosi. La forma ripercorre un classico delle case, ovvero quella del lampadario di cristallo ma ne sviscera completamente la struttura per riprenderne il lato più attraente e chic. Hope è anche scomponibile per accentuare, a seconda del locale in cui è immessa, luce e riverberato. Disponibile sia da sospensione che da parete.
Guardando questo miracolo del design non risulta incredibile che sia stato premiato con il Reddot Award, il Compasso d’oro e il Good Design, segno che il talento e l’impegno vengono sempre riconosciuti.
Alla linea Hope si aggiungono altri fratelli che ne ripropongono lo stile ma in chiavi diverse, in modo da poter essere acquistate seguendo una coerenza grafica di primaria importanza per l’arredamento di un immobile. Ad esempio esiste la versione Hope da terra.
Guardando al passato e alla ricerca di Luceplan di proporre oggetti dallo stile futuristico e originale, sembra essere uscita la lampada Counterbalance del designer Daniel Rybakken.
La spazialità usata da questo elemento sembra quasi confondersi con la scultura. Grazie ad un sistema di bilanciamento, il braccio orientabile della lampada si allunga a dismisura e sorprende la sua resistenza e caparbietà. Un modo per stupire tutti gli ospiti senza rinunciare all’efficienza. Premiato con un Red Dot nel 2013 e un Compasso d’Oro nel 2014, questa lampada si conferma uno dei prodotti di design più amati degli ultimi anni.
Tra le ultime novità offerte da Luceplan c’è la lampada Mesh (vedi LINK) dalla particolarissima forma a lampada (sembra quasi un paradosso ma non è), scomponendone la struttura e ricompattandola per mezzo di una rete metallica che isola, gli uni dagli altri, tanti singoli LED.
L’acquirente non solo avrà un prodotto leggerissimo, particolare e affascinante ma potrà fornire nuova visione a seconda dei Led che deciderà di montare e accendere.
Uno spettacolo radioso che illumina la stanza e i volti degli ospiti.
Premiato con il ‘Best of the best 2016’, porta la firma del designer argentino Francisco Gomez Paz.


Luceplan è un’azienda coraggiosa, che punta sui giovani e gli dà la spinta necessaria per confermarsi in un campo spesso dominato da una vecchia guardia obsoleta e restia a stare al passo con i tempi. Luceplan è un’azienda coraggiosa perché è stata una delle prime a basare il proprio operato sui concetti di rispetto per l’ambiente, utilizzando materiali eco-sostenibili e progettando oggetti d’illuminazione pensati a tal proposito.
Luceplan è un’azienda coraggiosa anche per le sue scelte imprenditoriali, nel 2006 è infatti nato il marchio ‘Elementi‘ che propone standard di elevato design architetturale e contract, oltre ad aver aperto diverse filiali in giro per il mondo (Copenaghen, New York, Parigi e Berlino) e circa 2.000 punti vendita.
Da maggio 2010, il brand è entrata nel portfolio di ‘Design Luminares‘ di Philips Lighting, una multinazionale olandese che rafforzerà il carattere di Luceplan e salderà ancor di più il nome del marchio italiano nel mondo.
Il messaggio esplicativo, come dicevamo, dell’azienda è Made in Light … come dire anche: non esiste una localizzazione geografica dei suoi articoli, non importa la nazionalità dei suoi designer. L’illuminazione è l’inizio, il fine e lo scopo di Luceplan, i cui frutti sono pensati solo in virtù dell’etica e della maternità che contraddistingue questo termine. La luce è la prima prova dell’amore che la natura prova per il genere umano, tutto. Arrivando in qualsiasi parte del globo, in maniera gratuita e generosa. Made in light diventa quindi simbolo di condivisione, di ricerca, di passione e di attaccamento morale. Tutti elementi vicino all’esperienza di Luceplan, tutti elementi vicini ai suoi prodotti.

a cura di A.B. Smith per Milano Arte Expo.

Fuorisalone 2017

…waiting for the Milan Design Week

Le grandi aziende che hanno cambiato il design:

Luceplan

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