Basquiat: Milano, Mudec – mostra al Museo delle Culture fino al 26 febbraio 2017

Basquiat Milano Mudec

Mostra di Jean-Michel Basquiat a Milano, al Mudec Museo delle Culture

Basquiat Milano, Mudec mostra al Museo delle Culture fino al 26 febbraio 2017. Recensione di Stefano Malvicini. Milano ospita, per la prima volta in grande stile, una mostra dedicata al fondatore del graffitismo statunitense, Jean-Michel Basquiat. La mostra, al MUDEC di Via Tortona, curata da Jeffrey Deitch e Gianni Mercurio, esplora l’Arte del pioniere della Street Art attraverso un percorso cronologico che tocca le fasi più significative della sua carriera.

Basquiat nacque a New York nel 1960 da padre haitiano e madre portoricana. Sin da bambino, mostrò, sulla scia dei cartoni animati, una grande predilezione per il disegno, peculiarità che indusse i genitori a valorizzare il suo talento. In seguito a un grave incidente stradale, fu ricoverato in ospedale per un mese: durante la degenza, la madre gli regalò il testo di anatomia di Henry Gray che molto lo influenzò. Dopo il divorzio dei genitori e un periodo di vagabondaggio per le strade di New York, Basquiat iniziò a frequentare Al Diaz, uno street artist con cui avrebbe iniziato un sodalizio culminato nella crew SAMO (Same Old Shit, traducibile in italiano con “la solita vecchia merda”).

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In questo periodo, iniziò anche a fare uso di LSD e di droghe pesanti, che costeranno a Diaz la vita. Iniziò, poi, a guadagnarsi da vivere vendendo cartoline da lui dipinte, e fu grazie a una di queste che cambiò la sua vita: in un ristorante di SoHo, avvicinò Andy Warhol, che gliene acquistò una e che rimase colpito dal suo talento. Cominciò a frequentare alcuni club esclusivi della scena di New York, presso i quali conobbe Keith Haring e Madonna, con la quale ebbe una relazione.

I primi anni ’80, per lui, furono un periodo intensissimo di mostre newyorkesi, insieme a Warhol, Haring e al fotografo Robert Mapplethorpe, ma furono due italiani a dedicargli le prime mostre personali, colpiti dalle sue opere negli Stati Uniti. Emilio Mazzoli lo fece esporre a Modena, nella sua galleria, mentre la romana Annina Nosei gli dedicò una personale a New York. Queste mostre, soprattutto la seconda, gli aprirono la strada delle mostre internazionali, dalla Svizzera all’Olanda.

Nel 1984 iniziò un sodalizio con Andy Warhol, con il quale, insieme all’italiano Francesco Clemente, avrebbe realizzato un ciclo di dipinti “a sei mani” per una galleria svizzera, ma riprese anche a usare pesantemente droghe e a soffrire di disturbi psichici legati a commenti negativi della critica sulle sue opere. Ciò segnò anche i suoi ultimi anni: l’uso di droghe si acuì dopo la morte di Warhol, per lui un trauma, ma cercò di disintossicarsi, senza, però, riuscirvi, in quanto morì nel 1988, a soli 27 anni, per overdose di eroina, nella sua casa di New York.

Basquiat è un artista archetipico, e le sue opere in mostra lo testimoniano. Jean-Michel è un primitivo, che realizza opere intense, dai colori fortissimi e che attirano l’occhio, ma che rappresentano visioni trasognate, che superano la dimensione umana verso l’onirico e, perché no, anche l’allucinazione legata all’uso di droghe. Le sue figure sono maschere che non hanno tridimensionalità, ma solo due dimensioni, e che rievocano le tradizioni africane delle origini dei suoi genitori, neri di Haiti e di Porto Rico, e che costituiscono un punto di partenza per molti artisti odierni: basti pensare all’esempio di Mark e Paul Kostabi, che si rifecero a Basquiat molto palesemente.

L’Arte di Basquiat è anche un archetipo della Street Art: basti pensare come, sia da solo che con Warhol e Francesco Clemente, Jean-Michel abbia utilizzato il supporto del ready-made trovato per strada come supporto per un’opera, e le due porte dipinte esposte in mostra ne sono la miglior prova. Nelle sue opere, anche il motivo dei cartoni animati torna molto spesso, soprattutto nei colori intensi, ma anche in una certa verve narrativa che lo delinea ancora oggi come un adulto in cui è rimasta la creatività di un bambino piccolo. Torna spesso l’anatomia di Gray, con le ossa, le mani e i muscoli continuamente selezionati nelle sue tele, ma torna anche spesso l’idea della fertilità espressa dal simbolo fallico, spesso esibito nelle sue opere.

La parola, nelle sue opere, è fondamentale, a partire dalle lettere dell’alfabeto, come la A archetipica, che allude alle origini primitive della nostra creatività, ma anche tramite un uso quasi didascalico del lemma, che spesso compare sulle sue tele. Nei suoi piatti c’è anche irrisione, voglia di fare ironia, attraverso una Storia dell’Arte in ceramica: Cimabue è rappresentato da un piatto bianco e vuoto su cui campeggia solo il suo nome, mentre i grandi delle Avanguardie del Novecento, da Picasso a Man Ray, sono omaggiati attraverso le loro opere, mentre l’amico Warhol è ritratto molto realisticamente e Keith Haring addirittura intento a masturbarsi.

La sua Arte è anche voglia di giocare con colori, tonalità diverse e altri materiali, come i ritagli di giornale, resi attraverso un sapiente uso del collage che allude al bombardamento pubblicitario e consumistico dell’America anni ’80, secondo norme che già i surrealisti e i dadaisti avevano teorizzato cinquant’anni prima. La logica conclusione è data dalle opere realizzate insieme a Warhol e a Clemente, grandi pannelli urbani, che anticipano il graffitismo, in cui Basquiat si immedesimò nel ruolo del boxeur, il pugile che si difende per conquistare spazi vitali. In fondo, Basquiat era anche ciò, un combattente che cercava di fare a spallate per trovare una nicchia in cui vivere esprimendo la sua creatività.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli e recensioni di S. Malvicini per Milano Arte Expo

Jean-Michel Basquiat

MUDEC – Museo delle Culture di Milano

Via Tortona 56 20144
Orari: lunedì 14.30-19.30;
martedì – mercoledì- venerdì – domenica 9.30-19.30;
giovedì – sabato 9.30-22.30

Biglietti per la mostra di Basquiat a Milano:

Visitatori individuali
12,00 € Intero
10,00 € Ridotto
8,00 € Ridotto speciale
Gruppi
10,00 € Gruppi adulti
6,00 € Gruppi scuole
3,00 € Scuola infanzia (3-6 anni)

Info e prenotazioni, telefono 0254917

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