Fuorisalone 2017, aspettando la Milan design week – Molteni & C

Fuorisalone 2017 Molteni

Waiting for Fuorisalone 2017 – il grande design italiano – Molteni

Fuorisalone 2017, aspettando la Milan design weekMolteni & C. La terza tappa del viaggio nel design  – dedicato in particolare ai lettori più giovani di Milano Arte Expo, vedi al LINK le altre tappe – riguarda la storia di una delle migliori aziende italiane che elevano il prestigio del made in Italy a livello planetario: Molteni. …Ha un odore particolare la bottega di Giussano, non è molto grande ma abbastanza da muoversi con libertà, i sottili pulviscoli dei legni impregnano l’aria, le mani di Angelo Molteni (tra i fondatori del primo Salone del Mobile) si muovono svelte ed esperte tra gli attrezzi, la sua concentrazione è salda e sistema una, due, tre volte lo stesso pezzo. Tutto deve essere perfetto. Il cliente è esigente, pretende perfezione e non sarà deluso.
Ogni giorno arriva però una persona nuova, tutti sono affascinati dalla qualità dei suoi prodotti, tutti vogliono un Molteni, anche se non è una marca famosa, ma nel 1934 la gente non pensava a queste superficialità. L’importante era la sostanza e i suoi mobili l’avevano.
Il lavoro aumenta ogni anno di più, Angelo Molteni non ce la fa e decide di ingrandirsi.
La bottega diventa fabbrica, nel 1947, con sessanta operai. Si chiamerà Arredamenti e non sa ancora che i suoi prodotti diventeranno un simbolo del design italiano nel mondo.
La produzione punta sulla lavorazione del tronco d’albero, seguendone tutte le fasi fino ad arrivare ad una superficie compatta e resistente capace di resistere a lungo nel tempo, la qualità più amata nei mobili, nella difficile fase del Dopoguerra.
La prima occasione arriva nel 1955 con la partecipazione alla Mostra selettiva – Concorso Internazione del Mobile, svoltasi a Cantù. Molteni parteciperà con un mobile contemporaneo, progettato da Werner Blaser, un architetto svizzero, di Basilea, che vincerà il primo premio.
Il mobile è un cassettone a tre forcelle dal design semplice e rigoroso.
Il successo viene bissato nel 1959 con un doppio podio, sempre allo stesso evento, grazie alle librerie di Yasuhiko Itoh (guardala al LINK) e della coppia Donato D’Urbino – Carlo Volonterio.
Il progetto di Itoh era futuristico, la libreria è costituita da uno scheletro finemente lavorato, ogni scaffale è delimitato una struttura rettangolare, in noce curvato, che si incastra perfettamente con le altre creando un fregio ondulato continuo dal sapore arabeggiante.


Intanto negli anni ’60 la fabbrica diventa sempre più industria, rinnovando i propri macchinari con gli ultimi tecnologismi del settore.
Molteni decide di acquistare, dalla Germania, delle presse e degli essiccatoi, la cui finalità è produrre celermente e mantenendo alti gli standard di qualità.
In quel periodo, Angelo e suo fratello Carlo, girano il mondo per acquistare il legno migliore, arrivando addirittura in Birmania.
Lunga è la strada di chi cerca il meglio, ma breve è il ritorno sapendo di averlo trovato.
Nel 1961, Angelo Molteni è tra i fondatori del Salone del Mobile, che sarebbe diventato la più importante fiera, in Italia e nel mondo, del settore arredamento.
La prima edizione sarà un successo, con grossa affluenza del pubblico, composto sia da professionisti che da possibili acquirenti.
Il 1968 è l’anno delle rivoluzioni, dal campo musicale a quello sociale, anche il settore arredamento si presta a questo fenomeno partecipando al cambiamento di massa dal classico al moderno.
Luca Meda (vedi pagina nel sito di Molteni) sarà il protagonista di questo cambiamento, studente della Scuola di ULM, che disegnò i suoi mobili-contenitori Iride al Salone del Mobile del 1968.
Gli elementi della serie avevano una bellezza classica, con legni pregiati ma un utilizzo moderno che ben riusciva a carpire i cuori degli acquirenti nostalgici e tradizionali, facendoli passare al moderno senza trauma alcuno.
I contenitori avevano ampia funzionalità, riuscendo a fornire utilizzo di appoggio, estetica e contenimento.
Sulla stessa scia la linea Fiorenza di Tito Agnoli, che potevano essere composti con altri elementi componibili permettendo ampio gioco e possibilità di arredo.
Nel 1969 questa conversione è ormai finita e il marchio acquista Unifor e Citterio, per arricchire il settore ufficio a cui seguirà, dieci anni dopo, quella di Dada per il settore cucina.
La direzione artistica verrà affidata a Luca Meda che si impegnerà a convertire verso Molteni i più grandi nomi in circolazione.
Nel 1973, in quella che ormai è diventata un’azienda, arrivano Tobia Scarpa e sua moglie Afra.
Architetti e designer, dalla forte influenza del padre di Tobia, Carlo Scarpa. I due collaboreranno con diverse aziende del design, tra cui Cassina e Knoll International. Il loro contributo confluirà in progetti di edifici, arredo raffinati e caratteristici. Non sorprende che la coppia sia stata spesso premiata con Compassi d’Oro e International Forum Design, oltre ad avere diversi oggetti esposti in vari musei in giro per il mondo, MoMA e Louvre in primis.
Tra gli oggetti progettati per Molteni, la libreria MOP del 1974, dal design semplice ma impreziosito dai listelli in legno, pressati per ottenere un’unica superficie, la cui visione finale è un elegante gioco di fasce dai vari toni del marrone.
Nel 1975, il marchio entra in territorio arabo, precisamente in Arabia Saudita con la formula ‘Chiavi in mano‘, un contratto che conferisce totale sicurezza al cliente, che può scegliere il modello in base ad un catalogo o un listino, conoscendone in anticipo il prezzo. Molteni diverrà un leader grazie a questa formula, riscuotendo grande successo in questo Paese.
I prodotti Molteni finiranno con l’arricchire l’arredo di ambasciate, ministeri e grandi edifici arabi, portando un po’ di italianità in questo contesto.


Nel 1980, Molteni collabora con un altro grande architetto italiano, Aldo Rossi, un binomio che persisterà per quasi un ventennio.
Sue sono Milano, Carteggio e la serie Teatro (vedi al LINK) progettata con Luca Meda.
La prima è una sedia, dalla forma tradizionale, interamente in legno. La seduta è leggermente rialzata rispetto allo schienale, quest’ultimo presenta una serie di liste verticali leggermente curvate verso l’interno. Ancora una volta il marchio propone un oggetto che segue i canoni classici ma impreziosito da particolari moderni.
Stesso mood per il mobile Carteggio, composto da una lunga serie di cassetti culminanti con un pannello a persiana all’apice.
La serie ‘Teatro’ propone delle sedie ideate e realizzate per i teatri italiani, questo tema è molto sentito da Aldo Rossi che durante la sua carriera parteciperà a diverse installazioni e creazioni dall’omonimo tema. Per Molteni realizzerà delle sedie classiche in legno laccato e imbottitura in pelle o tessuto che finiranno per arredare il Teatro Carlo Felice di Genova.
Lo stesso Rossi progetta la ricostruzione del Gran Teatro La Fenice di Venezia, finanziato e finalizzato da Molteni nel 2003.
Il logo del brand cambia abito nel 1990, grazie alla matita di Felix Humm, designer elvetico che rompe gli ultimi brandelli del passato conferendone un’immagine nuova a Molteni & Co.
Negli anni 90′ la collaborazione del marchio si arricchirà di notevoli collaborazioni, italiane e non, con Rodolfo Dordoni, Jean Nouvel, Hannes Wettstein, ecc.
In questo periodo la linea aziendale si avvicina al concetto di casa, nella sua interezza. Intorno ad esso costruisce le proprie campagne pubblicitarie e la comunicazione.
Proprio per quest’ultima, viene chiamato Pierluigi Cerri che si occupa anche degli stand alle varie ferie.
Il 1994 si apre con un riconoscimento di una vita, il Compasso d’Oro alla Carriera. Ma cos’è un premio senza una nota di menzione? Ben più importante dell’oggetto fu l’attenzione della giuria che definì Molteni come un’azienda protagonista della cultura d’arredamento, una definizione immediata che pienamente incarna lo spirito del marchio.
La conquista del mercato internazionale è dovuta sicuramente alle collezioni di elevata fattura ma anche ad una mossa comunicativa molto intelligente. Nel 2004 infatti, l’espansione è mediata da Divisione Imbottiti, una specifica creata da Molteni con l’obiettivo di controllare attentamente tutte le attività di produzione e proporre progetti internazionali avvalendosi di designer rinomati all’Estero.
L’espansione sembra funzionare e nel 2008 si contano più di 600 negozi aperti in tutto il mondo.


Nel 2012 viene presentata la Gio Ponti Collection, una serie mai prodotta dall’architetto scomparso e che Molteni decide di onorare grazie alla cooperazione del Gio Ponti Archives, l’archivio storico del maestro con migliaia di bozze e idee incompiute.
La serie venne presentata al Salone del Mobile ed ebbe subito un grande successo per le linee candide e raffinate, nei cui tratti scorreva il genio e l’incanto di Ponti.
Due anni dopo anche Ron Gilad renderà onore al marchio, costruendo il Glass Cube (vedi al LINK) un’installazione che si ispira ai valori di Molteni, riuscendo a rappresentare la storia aziendale tramite un percorso artistico e multimediale che ripercorre il passato, presente e futuro del brand.
Una piccola pregustazione di ciò che avverrà l’anno successivo.
Il 2015 infatti, Molteni festeggia 80 anni. E non lo fa con una torta di compleanno in una casa di cura per anziani!
La Galleria d’Arte Moderna di Milano gli dedica l’esposizione 80!Molteni. Quel punto esclamativo richiama l’attenzione, l’allegria e la gioia per questo traguardo. L’intera mostra viene curata da Jasper Morrison e Studio Cerri & Associati, presentando per la prima volta al pubblico tutti i prototipi mai realizzati, i modelli simbolo, le icone del marchio, la lunga storia, le foto private e i pezzi pregiati. L’intera esposizione è permeata di un’eccitazione vibrante che fa quasi scomparire quello zero, ma solo per il suo entusiasmo.
Il pubblico è riuscito finalmente ad ammirare l’opera di una delle più longeve e importanti aziende italiane del design, perdendosi non solo nella sua storia ma anche tra le trame dei suoi prodotti, innovativi 80 anni fa, innovativi anche adesso.
Ancora oggi è possibile visionare l’esposizione al Molteni Museum di Giussano.
L’azienda continua a proporre le sue collezioni per la casa, concentrandosi su ogni elemento dei suoi spazi, conferendo una coerenza stilistica unica nel suo genere.
Oltre all’arredo per la casa, il brand si occupa di progetti paralleli per navi da crociere, musei, teatri, hotel, ristoranti ecc.
Le mura di Molteni non sono scalfite, le sue fondamenta sono solide e basta guardare un prodotto dell’azienda per capirne la fattura, il pregio, la stabilità e a durevolezza.
Tecnologia, design, sostenibilità sono valori aggiunti che in mancanza dell’essenza si sfalderebbero senza possibilità di ritorno.
Ma Molteni sa come lavorare, è nata in un’era dove gli oggetti non si buttavano ma si aggiustavano. Dove ciò che si comprava doveva durare una vita. Dove il lavoro era fatica e la fatica era il lavoro.
Se in futuro avrete l’occasione di ammirare un prodotto Molteni, soffermatevi sulle sue venature, concedetevi un piccolo lasso di tempo per valutarne i legni e sfioratene le superfici. Vi ritroverete nel 1934, in una piccola bottega di Giussano, con il proprietario che leviga un legno già perfetto. Ancora, ancora e ancora.
Questa è la Molteni dei record, questo è Angelo Molteni.

Link:
http://www.molteni.it/it/

a cura di A.B. Smith per Milano Arte Expo.

Fuorisalone 2017

…waiting for the Milan Design Week

Le grandi aziende che hanno cambiato il design:

Molteni

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