Palazzo Morando: mostra Milano, storia di una rinascita a cura di Stefano Galli

Palazzo Morando

mostra a Milano – Palazzo Morando

Palazzo Morando: mostra Milano, storia di una rinascita. 1943-1953 dai bombardamenti alla ricostruzione, a cura di Stefano Galli. Apertura dal 10 novembre 2016 al 12 febbraio 2017. Recensione di Stefano Malvicini. Palazzo Morando (vedi MAPPA) si conferma sede privilegiata di mostre fotografiche dedicate a Milano e alle sue vicissitudini. Questa volta, protagonista dell’esposizione è la città bombardata e della ricostruzione immediata nel secondo Dopoguerra.

Curata da Stefano Galli, la mostra è un percorso multimediale, tra immagini, video, manifesti, copertine di periodici illustrate da grandi disegnatori come il mitico Walter Molino e pannelli esplicativi sulla vita milanese dell’epoca. La prima parte dell’esposizione intende soffermarsi sugli effetti devastanti sull’antico tessuto urbano medievale di Milano da parte dei bombardamenti anglo-americani tra il 1943 e il 1944, non solo immortalati dalle foto ma anche drammaticamente descritti da poeti come Salvatore Quasimodo.

Milano ne uscì sconvolta: le bombe non colpirono solo le aree industriali del Portello, di Sesto San Giovanni e della zona di Taliedo o gli snodi ferroviari di Greco, Lambrate e Rogoredo, ma anche il patrimonio monumentale del Centro, purtroppo a causa di errori di virata degli aerei e di sganciamento delle dirompenti, che colpirono alcuni tra gli edifici più antichi di Milano. In mostra sono esposte immagini di devastazione su Palazzo Reale, come prova ancora la Sala delle Cariatidi, su parte del Duomo, che ebbe danni solo marginali, sul convento di Santa Maria delle Grazie, con il refettorio colpito in pieno, sul Castello Sforzesco e sulla basilica di Sant’Ambrogio, con la parte absidale decorata a mosaico e la sagrestia affrescata dal Tiepolo completamente polverizzate.

Soprattutto, però, furono colpite le case e le attività commerciali, come provano le immagini di edifici d’epoca distrutti in Corso Indipendenza e in Via Saffi, o anche lo snodo commerciale del Carrobbio. C’è spazio anche per i drammi umani, come la strage della scuola di Gorla, dove morirono, sotto una bomba, a causa di un errore di comunicazione, 203 persone, molte delle quali bambini: toccante è la foto dei funerali celebrati in Duomo dall’allora arcivescovo Schuster.

Varie sono anche le foto dedicate alla presenza nazifascista in città, dall’Albergo Diana a Porta Venezia, sede del comando tedesco, a Villa Triste in Via Paolo Uccello, sede di sevizie e torture da parte della Polizia politica della Repubblica di Salò, fino a quelle dell’epilogo del fascismo, con i corpi di Mussolini, Claretta Petacci e alcuni gerarchi, come Starace, appesi in Piazzale Loreto. Molte sono le immagini che ritraggono i milanesi smarriti e increduli, ma mai disperati e pronti a rinascere: la ricostruzione, infatti, iniziò subito, e in maniera solerte.

Le foto, provenienti da illustri archivi storici, ritraggono il pullulare dei milanesi intenti a ricostruire la città in maniera simile alla precedente ma non proprio uguale. Le foto del concerto alla Scala, diretto da Arturo Toscanini, nel maggio 1946, e della Fiera Campionaria ne sono la migliore prova documentale: la voglia di rinascere, dopo la priorità assegnata alle case, alle industrie e ai monumenti, è simboleggiata dalla Cultura, dalla Musica e da quello che era, sì, un luogo commerciale ma anche una meta di svago del weekend dei milanesi a caccia di prodotti nuovi e di tendenza per le loro abitazioni appena ricostruite.

Molto spazio è affidato anche a istantanee dedicate alla vita quotidiana dei milanesi in tempo di guerra, dalle mense collettive al fenomeno del mercato nero e ai giochi dei ragazzini per distrarsi dalle difficoltà di ogni giorno. La Milano post-ricostruzione e la voglia di rinascere sono anche simboleggiate dai mezzi di trasporto dell’epoca, dalle mille biciclette in giro per la città alle Lambrette fino ai tram, raffigurati prima nei depositi di Porta Ticinese, Via Leoncavallo e Via Messina sotto le bombe e, poi, pieni di gente per le strade della città rinata.

Il riscatto di Milano passò anche attraverso la cancellazione di alcuni luoghi antichi della città, sacrificati a nuovi edifici o alla speculazione, come nel caso della contrada del Bottonuto, oggi Piazza Diaz con le vie limitrofe Marconi e Baracchini, il palazzo Sfondrati, di cui oggi rimane solo il portale in Piazza Erculea o quello Visconti, di cui, ora, restano solo tracce del cancello su Via Senato.

Il cambiamento della città è il tema dell’ultima parte della mostra, che intende raffigurare sia l’evolversi della società dalla miseria dei tempi di guerra al boom economico, rappresentato da elettrodomestici e oggetti d’uso quotidiano a inizio anni ’50, ma anche la voglia di Cultura che mosse il Comune a patrocinare le due grandi mostre a Palazzo Reale dedicate a Caravaggio (1951) e a Picasso (1953). Ancora una volta, però, sono le immagini di edifici nuovi a passare il testimone dall’epoca fascista, attraverso il conflitto e le bombe, alla nuova Italia repubblicana e democratica: i grattacieli di Piazza della Repubblica, l’edificio di Piero Bottoni su Corso Buenos Aires, le rinate aree industriali che iniziarono ad attirare manodopera dalle province limitrofe, dal Veneto devastato dalle alluvioni e dal Sud, e i quartieri periferici come QT8, sempre del Bottoni, San Siro e Corvetto, sono la migliore testimonianza della voglia di vivere e di ritornare a respirare dopo anni bui, che i milanesi, con grande compostezza e dignità, seppero dimostrare durante la transizione tra dittatura, guerra e democrazia.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli e recensioni di S. Malvicini per Milano Arte Expo

Milano – mostre consigliate:

10 novembre 2016 – 12 febbraio 2017

Milano, storia di una rinascita. 1943-1953 dai bombardamenti alla ricostruzione

a cura di Stefano Galli

Palazzo Morando | Costume Moda Immagine

Piano terra – Spazi espositivi

Ingresso a pagamento da martedì a domenica, 10-20 | giovedì, 10-22.30

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