Mostre fotografiche Milano – Francesca Della Toffola a Spazio Tadini con Franco Fontana

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mostre fotografiche Milano – Francesca Della Toffola al museo Spazio Tadini

Mostre fotografiche MilanoFrancesca Della Toffola a Spazio Tadini. Testo e intervista di Federicapaola Capecchi. All’interno della mostra Franco Fontana & Quelli di Franco Fontana> vedi dettagli dell’esposizione espone parte del progetto Accerchiati Incanti, una fusione con la natura, in momenti di incanto e nella forma dell’autoritratto. Il progetto è ispirato agli accerchiati incanti del poeta Andrea Zanzotto e prosegue una linea di ricerca caratteristica di Francesca Della Toffola che è la relazione con la terra, gli elementi naturali, l’acqua; la fusione di corpo – il suo corpo – e natura.

L’autoritratto è una sua costante ed elemento caratteristico, così come il fondere il proprio corpo con lo spazio e l’ambiente – sia esso naturale o artificiale -, le consente di dialogare con lo spazio, col tempo, di avere uno sguardo dentro e fuori l’immagine. Esplora molte possibilità espressive dell’autoritratto, sempre con discrezione. Accerchiati incanti stimola una partecipazione attiva nell’osservazione della fotografia: associazioni di idee, percezioni, esorta l’immaginazione a unire spazi visibili e invisibili, creando, leggendo e raccontando una storia. Francesca Della Toffola mette la sua, fatta di incontri e distanze, del proprio corpo, pensiero e stati d’animo, a noi la possibilità di muoverci tra coincidenze e uno sguardo più lungo, scorgendovi la nostra o anche solo interpretando liberamente l’immagine. L’autoritratto è un vero e proprio laboratorio di scoperta, analisi e indagine; è altrettanto una sorta di performance e nelle fotografie di Della Toffola diviene strumento per fondere immaginario e reale con una originale forza emozionale; per affrontare tematiche legate al corpo e alla sua identità – oltre che la propria -, legate allo spazio; per una ricerca della bellezza, per smontare la realtà e ricomporla. La figura umana, la sua, fondendosi con l’ambiente, enfatizza quello stesso spazio che lei occupa ed il corpo, il suo, diviene uno scenario metaforico per identificarsi, ed esplorare aree di incertezza e di identità.

“Oltre l’orizzonte, oltre il limite, oltre il terreno….penetrare la superficie di materia, luce, fotografia…trasparire. Migrare in altra dimensione.
Fili d’erba germinano dalla pelle, bucano gli occhi, parlano dalle orecchie.
La terra divora, mastica, fagocita…la pelle diviene acqua,
i capelli sterpi intricati,
la bocca anfratto per radici.
Essere filo d’erba tra fili d’erba.” Francesca Della Toffola

Federicapaola Capecchi – Quali scenari si stanno delineando oggi con il continuo sviluppo delle tecnologie e di un sistema visivo in continua mutazione?In che modo sta cambiando la fotografia?

Francesca Della Toffola – Credo che la fotografia sia sempre la stessa. Cambiano i supporti (pellicola-sensore digitale) ma la capacità di catturare il momento e l’impressione di averlo fatto nella maniera più onesta possibile, intendo vicino alla realtà-verità, sono sempre le stesse. Oggi, l’immagine fotografica, come allora, per il fatto stesso di essere un’arte democratica, alla portata di tutti, si è diffusa ancora di più. Alla velocità del nostro tempo, mondo in continuo movimento, non mutamento (mi sembra rimanga sempre lo stesso). È la percezione del tempo che è cambiata, non c’è mai tempo…non il mondo. Per esempio i selfie si facevano anche allora. Ciò che è cambiato è la diffusione delle immagini, un tempo c’erano solo i libri, le fotografie stampate, le cartoline. Unico veicolo era la stampa, oggi con il web e il social, le stesse foto possono essere viste da più persone contemporaneamente. La condivisione è meravigliosa ma a volte manca un po’ di discrezione, di mistero, di silenzio, di vuoto, di attesa.

Era bello sedersi sul divano di casa e passarsi di mano in mano le foto fatte durante l’ultima vacanza e raccontarci gli aneddoti…ma forse questa è solo nostalgia. Oggi, certo, lo facciamo, ognuno con il proprio smartphone ma c’è sempre l’altro che ha un’immagine in più da farti vedere, diventa una gara…che noia!

Come cambia il ruolo del fotografo in questo contesto? La consapevolezza di ciò che si produce fa la differenza? Non c’è più spazio per l’improvvisazione?

Credo che da sempre il fotografo se sceglie la professione, deve essere preparato, di certo non improvvisa. Oggi forse qualcuno tenta ma se non c’è una buona base tecnica, un po’ di esperienza, molta umiltà e tanto lavoro non credo si arrivi lontano. Poi la casualità e l’istinto sono un’altra cosa.

Non vi è tra di voi nessun “Fontaniano” – permettiamoci questo termine – Imparate da me a diventare voi … così vi ha insegnato Franco Fontana? Cosa vuol dire fotograficamente e umanamente?

Lavorare con il maestro significa imparare ad essere se stessi. Quando incontrai Fontana ero molto indecisa sul da farsi, mi ero da poco laureata in lettere ma l’insegnamento non mi interessava, ero alla ricerca della mia strada. B/n o colore, fotografia, poesia che fare? Attraverso le sue esercitazioni, il suo modo diretto e di poche parole ho cominciato a vedere tutto diverso, i colori avevano una loro autonomia e io, finalmente potevo vederli. Il colore vinse il bianco e nero nella mia indecisione e poi fu solo bellezza. Posso affermare che l’esperienza con Franco Fontana è stata sorprendente. La sorpresa è stata scoprirsi nuovi, coraggiosi e soprattutto dannatamente bisognosi di espressione.

Siete un gruppo di fotografi particolarmente eterogeneo. Ciò che vi unisce in questa mostra è un’intenzionalità formale. Storie diverse, personalità fotografiche molto diverse ma unite da un percorso di avvicinamento a sé stessi e al mondo, e soprattutto a quell’attimo di equilibrio che prende corpo in una forma. Ti ritrovi? E cosa pensi abbia spinto Franco Fontana a scegliere te e il tuo lavoro?

Sì, l’incontro con Franco Fontana è stato un incontro con se stessi, con la vita, con la bellezza. Penso lo sia stato per tutti noi. Credo che Franco abbia scelto il mio lavoro semplicemente perché rispecchia me stessa.

Parliamo del tuo lavoro. Quale la strada e il progetto che hai seguito? Quali risultati ha prodotto, quali che si distinguono in singolarità? Quali riflessioni e scelte, sottese alle immagini, avevi urgenza di rendere visibili?

Gli “accerchiati incanti” sono per il poeta Andrea Zanzotto quelle pozze d’acqua che si incontrano passeggiando nei palù ma anche quei cerchi che si formano nell’acqua quando cade una foglia. Nel mio progetto quei momenti d’incanto diventano il tentativo di fusione con la natura. La stessa natura dalla quale il poeta si sentiva abbracciato, confortato, avvolto. Oltre l’orizzonte, oltre il limite, oltre il terreno….penetrare la superficie di materia, luce, fotografia…trasparire. Diventare parte di un tutto infinito che si completa nella figura del cerchio come simbolo di vita, di eterno ritorno. Non ci sono limiti, spigoli, orizzonti che dilatano, ma un cerchio che gira su se stesso che impone una visione penetrante che vuole oltrepassare la superficie. Dice Italo Calvino: “Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose, ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile”.

Fotografate quello che pensate” Franco Fontana – Comunicare fotografando. .. è anche questo?

Certo, se non c’è un pensiero le immagini appaiono uguali, valgono solo per quel momento. La fotografia è espressione, comunicazione ma può rimanere sopra la superficie, dipende da noi scavare.

Si dice che il grandangolare sia l’ottica eletta per il paesaggio. Le immagini di Franco Fontana provano il contrario. Come ti poni con il tecnicismo in fotografia?

È importante la tecnica, ti permette di esprimerti in modo completo. Certo senza un’idea, un qualcosa da dire rimane sterile, fine a se stessa. Penso alle mie doppie esposizioni e alla mia “black line”, c’è una ricerca anche tecnica: con la pellicola avevo sperimentato le doppie-triple-none esposizioni e ancora prima l’interfotogramma, la linea nera che separa un fotogramma da un altro.

Franco Fontana dice di voi che siete un nuovo che si sta muovendo e crescendo. Cosa vedi per te e la tua fotografia?

La fotografia è la mia vita, mi nutro di essa. L’ho definita una “malattia che non va più via”. Sì, perché a volte fa male. Scava dentro di te e non ammette sconti. Ma questa è la mia storia.

C’è similitudine tra fotografia e parola?

Certo la fotografia è linguaggio che utilizza luci, ombre, colori, forme, linee per comunicare. Ci sono delle cose indicibili che l’immagine aiuta ad esprimere.

Quali sono le influenze esterne e convergenti, oggi, che ispirano il linguaggio espressivo della fotografia?

Credo che la storia delle fotografia sia sempre un motore di idee, così il cinema e l’arte in genere. Sono cambiati i canali, oggi si sfogliano un po’ meno libri e si predilige la ricerca nel web e attingere al mondo del social.

Oggi esistono fotografie memorabili? Se escludiamo i già grandi soliti noti?

Credo che oggi siano i media a rendere le fotografie memorabili. Per esempio la foto delle torri gemelle che crollano o il bimbo con la maglietta rossa sulla spiaggia rimarranno per sempre nella testa dei più. Conosco autori meno famosi dei quali sarà difficile dimenticare le loro immagini, per me ovviamente: una tra questi Licinio Sacconi.

Fotografia artistica … Aimée Beaubien, Christophe Jacrot Jacob, Aue Sobol, Clarissa Bonet, Adriana Lestido, Keizo Kitajima, Hellen van Meene … per intenderci sono così etichettati…cosa fa di un’immagine una foto artistica? O è il progetto l’idea che la rende tale?

Una foto è artistica se ha qualcosa da dire, se sa esprimere. L’arte per me è espressione, comunicazione. Ci sono vari strati di comprensione, di sensibilità, di età. L’arte è quando c’è creatività, fantasia. L’arte è alla portata di tutti.

Cosa pensi dell’inarrestabile progresso tecnologico in fotografia e quanto influisce sul tuo lavoro. Post produzione? In che termini e misura?

Il progresso va avanti e noi dobbiamo fare i conti con esso, non si può chiudersi. Anche perché la fotografia si nutre di realtà, quindi non può non farne parte. Ma il passato non va mai perso di vista e poi conserva sempre il suo fascino. Ne sono testimonianza i numerosi ragazzi/e che si avvicinano alla fotografia e vogliono conoscere la pellicola e la camera oscura.

Cos’è per te la fotografia e quale il valore intrinseco di uno scatto

Per me la fotografia è poesia con la quale cerco di comunicare la mia visione del mondo. Uno scatto è un pezzo di me, un frammento di un mio pensiero, un singhiozzo del mio tempo.

Francesca Della Toffola

La fotografa nasce a Montebelluna (TV) nel 1973. La passione per la fotografia cresce durante gli anni universitari a Venezia. Non è un caso la laurea in Lettere con la tesi Sulla soglia dell’immagine: Wim Wenders fotografo. Frequenta alcuni workshop di fotografia, infine, si specializza presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. Dopo un iniziale interesse verso la macrofotografia e i particolari, esplora il linguaggio fotografico: la ricerca sui materiali, la scoperta della linea nera e la riflessione sull’autoritratto. Ha realizzato mostre personali e collettive. Ha vinto premi e riconoscimenti tra i quali nel 2008 il Premio Internazionale di fotografia Creativa della Biennale di Fotografia Contemporanea Internazionale della città di Jinan (Cina). Nel 2009 pubblica il libro The black line series, edito Punto Marte. Sue fotografie fanno parte di collezioni private e pubbliche tra le quali l’Archivio Zannier, l’Archivio Storico Fotografico della Galleria Civica di Modena, il Museo Nori De Nobili di Senigallia e l’Archivio Nazionale dell’Autoritratto Fotografico di Senigallia.

Fonte biografia: Premio Nocivelli

http://www.francescadellatoffola.it/fotografie/accerchiati-incanti-2011-2014/

Leggi anche gli ultimi articoli della rubrica sui grandi fotografi a cura di Francesco Tadini su Diane Arbus , Annie Leibovitz , Helmut NewtonAnsel AdamsAndré KertészDorothea LangeArt Kane , Brassaï , Robert DoisneauRobert Mapplethorpe

 

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Una risposta

  1. stefano pavan scrive:

    Ho avuto l’occasione di vederla e di ascoltarla,ho visto le sue opere e devo dire che è come vedere qualcosa che non sai che esiste, brava e innovativa,complimenti

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