Milan Design Week Fuorisalone 2017, waiting for Artemide

Fuorisalone 2017

Fuorisalone 2017 – introduzione alla Milan Design Week – Artemide

Milan Design Week Fuorisalone 2017, waiting for Artemide. Continua il nostro viaggio nelle fertili vallate del design in attesa del programma di eventi Fuorisalone che riempiranno Milano di linee, forme e luci in corrispondenza delle date del Salone del Mobile 2017: dal 4 al 9 aprile. Dopo l’introduzione dedicata a Cassina – vedi > articolo – è il turno – dedicato in particolare ai nostri lettori più giovani – di una delle più magnifiche e prolifiche aziende del Made in Italy, tra i leader mondiali nel settore dell’illuminazione: Artemide.

Facciamo un piccolo salto nel tempo e, al diradarsi delle nuvole che oscuravano la visione… ecco la Dea Artemide, con il suo potente arco e le frecce d’oro, che caccia di notte grazie al flebile tremore delle torce. La sua carne è figlia della natura, il suo spirito è indipendente al volere umano e la sua mano generosa come solo una Dea della fertilità può fare. Suo fratello è Apollo, Dio del sole, che ogni mattino trascina la stella sonnolente per illuminare il giorno degli umani. Ma anche lei ha chiesto a suo padre, Zeus, di avere il dono della luce, divenendo così la personificazione della luna crescente.
Ma questo cosa c’entra con il design di Artemide? Più di quanto possa sembrare.
Artemide è un’azienda italiana, nata nel 1959, dalle menti di Ernesto Gismondi e Sergio Mazza, rispettivamente ingegnere aeronautico e architetto, entrambi laureati al Politecnico di Milano. Il primo lascerà il comando dell’azienda a Mazza dopo pochi anni per proseguire la propria carriera e diventando professore associato di Motori missilistici.
Ma ritorniamo all’azienda.
Come la vera Artemide, è portatrice di luce. Pilastro dell’illuminazione, produce accessori di elevata qualità e al passo con i tempi.
Come la vera Artemide, è indipendente al volere umano. Perché si è contraddistinta nel corso della sua storia per la sua innovazione e per non aver mai sottostato alle mode del settore, ma piuttosto per averne create di nuove.
Come la vera Artemide, è fertile. Di idee, di progetti, di creatività, di vita.
L’azienda nasce in un clima storico ascendente e sotto una buona stella, il design delle loro collezioni riescono a suscitare attenzione fin da subito grazie alla progettazione di pezzi d’arredo dalla linea elegante e inconfondibile.
La prima lampada siglata dal brand è Alfa del 1960, disegnata da Sergio Mazza. Alfa è una lampada da tavola dal caratteristico diffusore in cristallo e dalla struttura in nichelato opaco, la forma è allungata, si erge al di sopra della parabola e confluisce in un pomello.
Il risultato è un prodotto che mantiene gli elementi tradizionali pur aggiungendone altri che la distaccano fortemente da quanto già visto.
Nel 1965 viene disegnata Polluce, una lampada da terra che risulterà essere uno dei pezzi forti dell’azienda. Polluce venne disegnata da Enzo Mari e Anna Fasolis, il design di questa lampada telescopica consisteva in una sfera luminosa addossata su un lungo stelo in acciaio. Ancora una volta Artemide è vicina alle necessità dei propri acquirenti, proponendo idee facilmente localizzabili in qualsiasi arredamento e al tempo stesso dalla manutenzione rapida e facile.
A Polluce seguirà un’altra creazione di Mari, in collaborazione con Giancarlo Fassina, negli anni ’70: Aggregato. Una lampada da soffitto che ne segue lo stile, con un lungo filo sospeso che si curva strettamente per accogliere il particolare del pomello e culmina in un corpo semplice e liscio che ospita la sorgente luminosa.
Nel 1967 arriva il primo riconoscimento per il marchio, con il Compasso d’Oro, per la lampada Eclisse (vedi al LINK) disegnata da Vico Magistretti (vedi articolo).
Eclisse è un’icona de design italiano nel mondo, costituito da un corpo base e un diffusore, entrambi rotondi. La lampada da tavolo ricopre sia un significato concettuale che funzionale.
Il diffusore poteva infatti essere regolato tramite una calotta che poteva ricoprire interamente la lampadina creando un vero effetto astronomico, a questo lato simbolico si univa quello pratico di controllo della luce, rendendola diretta o diffusa.
L’ispirazione di Eclisse arriva dalle lampade cieche dei ladri ma in seguito, il suo creatore dirà di avere avuto l’idea leggendo della lanterna di Valjean de I miserabili di Victor Hugo, e di aver disegnato una bozza sul retro del libro per non dimenticarsene.
La lampada riscuoterà molto successo anche a livello internazionale, finendo esposta nei più grandi musei di tutto il mondo tra cui il Triennale Design Museum di Milano e il MoMA di New York. Ancora oggi, la lampada è in produzione ma con degli aggiornamenti. Esiste infatti una versione da parete, inoltre è stata aggiunta una rotellina per regolare il fascio luminoso senza toccare la calotta (tendente a surriscaldarsi).


Il 1972 è un data epocale perché verrà messa in commercio la prima lampada alogena Tizio di Richard Sapper (vedi al LINK). Questa lampada da tavolo è stata prodotta in milioni di esemplari, la sua base è costituita dal trasformatore e la struttura non ha alcune vite ma composta da diverse parti montate a pressione. In caso di caduta o di smontaggio può essere, quindi, facilmente rimontata. Il sistema di bilanciamento permette una profonda dinamica ai movimenti di Tizio, che unisce poco ingombro rendendo questa lampada un piccolo miracolo dell’ante litteram.
Dagli anni ’80, l’attenzione e il successo di Artemide sfocia nell’apertura di una filiale negli Stati Uniti, sarà la prima tappa di una vasta rete che negli anni a seguire si ritroverà con 24 società distribuite e collegate in tutto il mondo, 5 showroom e punti vendita in 98 paesi.
Nel 1987 nasce Tolomeo (vedila al LINK), la lampada da tavolo diventata simbolo del Made in Italy. In quegli anni, in qualsiasi ufficio, la lampada Tolomeo faceva degna presenza su qualsiasi scrivania.
L’innovazione apportata da questa lampada a braccio è l’eliminazione dell’obsoleto sistema a molla per l’adozione di un meccanismo rivoluzionario a sospensione. Il design è sintetico e si presta ai canoni rigorosi dell’office design.
Questo gioiello disegnato da Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina verrà premiato con il Compasso d’Oro nel 1989, ad esso seguirà il Compasso d’Oro alla Carriera nel 1995, riconoscimento che non premia un singolo oggetto bensì il lavoro di un’intera azienda e dei suoi 800 dipendenti.
L’anno successivo, Artemide adotta lo slogan The Human Light che sintetizza gli ideali del brand, la luce al servizio dell’uomo riassume anni di lavoro, progetti, riconoscimenti e passione. Filosofia seguita ancora oggi, con la stessa capacità e caparbietà.
Sempre nel 1996 nasce il progetto Metamorfosi,il cui intento è plasmare la luce ottenendone multiple atmosfere colorate.
Nel 1999 Artemide vince il Leone di Bronzo al Festival della pubblicità di Cannes, nello stesso anno Carlotta Bevilacqua, designer e manager dell’azienda, guida l’acquisizione del gruppo Danese Milano, che entrerà a far parte di Artemide, aumentandone il pregio e aggiungendo un elemento valido essendo un laboratorio artigianale dalla produzione unica.


Nel 2004 arriva un altro Compasso d’Oro, questa volta per la lampada Pipe, ad opera di Herzog & De Meuron. Questo riflettore da soffitto ha un caratteristico corpo serpentino da poter modellare a proprio piacimento, la sua struttura in acciaio e ricoperta da silicone per prevenirne l’ingiallimento mentre la sorgente luminosa è ricoperta da acciaio traforato per aumentare la luminosità e migliorarne il design.
Ma se la Dea Artemide era rappresentata dalla luna bianca, anche il marchio, nel 2006, decide di affidarsi al candore di questo colore proponendo il progetto My White Light. Questa serie gioca sulle varie temperature del bianco (dalla più fredda alla più calda) ed è la terza tappa del percorso cominciato con Metamorfosi. Se in quest’ultimo era il colore il vero protagonista, trasceso in A.LS.O che ne ampliava la ricerca al suono e all’aria, con ‘My White Light’ avviene il prodigio del design. Con uno sguardo alla sostenibilità, alla semplicità e alle prestazioni, il progetto utilizza i colori primari (rosso, giallo e blu secondo il classico sistema RGB) per ottenere un bianco materico le cui sfumature sono decise dal cliente.
Il risultato è una linea nuova, raffinata e dal potere estetico molto forte.
Nel 2007, l’importante Red Dot Design Award viene conferito alla lampada da tavolo Itis di Naoto Fukasawa. Il designer giapponese riesce a infondere alle sue creazioni, l’armonia visiva e il relax funzionale della sua terra natia. La lampada è costituita da segmento che inizia e finisce in due cerchi. Minimalista e flessibile, la struttura è costituita da metallo, zamak e plastica, l’asta è regolabile fino a 90 gradi mentre la testa fino a 180 gradi emanando luce diretta o diffusa.
La sorgente è a LED e ciò conferma le aspirazioni eco sostenibili di Artemide, conferendo un notevole risparmio energetico a Itis.
A questo prezioso elemento d’illuminazione se ne aggiungerà un altro che ricalcherà gli stessi valori, vincendo anche lui un Red Dot Design – Best of the best. Stiamo parlando del lampadario ‘Mercury’ di Ross Lovegrove, la cui linea quasi spaziale gli attribuisce un aspetto futuristico dal fascino indubbio.
La struttura metallizzata è composta da un corpo centrale e una serie di ciottoli di dimensioni minori sospese al di sotto, esse riflettono e irradiano la luce in fasci luminosi dall’effetto spettacolare. La prova che l’arte non conosce limiti e anche elementi d’arredo possono divenire sculture.
E continuando il concetto di sospensione, il lampadario Noto (vedilo al LINK) del 2009, vincitore anch’esso del Red Dot Design – Best of the best, riprende il concetto del drago cinese, tagliandone la coda di carta e trasformandola in una serie in vetro tubulare leggermente ondulata e dal culmine rosso. I sei cilindri diffondono la luce regalando alla stanza un design distintivo e dalla forte personalità.
Negli anni a seguire l’azienda farà incetta di premi, per le lampade da tavolo ‘Doride’, ‘Cadmio’, ‘Ippolito’; le lampade da soffitto e da parete ‘Cosmic Leaf’, ‘Cosmic Rotation’, ‘Cosmic Angel’, ‘Melete’, ‘Copernico’, ‘Algoritmo’, Cefiso’, ‘Cata’, ‘Rea’, ‘Demetra’, Eggboard’, ‘Solido Garden’, ‘Meteorite’, ‘Solium’ e la collezione ‘IN-EI’ disegnata da Issey Miyake.
Quest’ultima costituita da elementi riciclati delle bottiglie PET, la cui lavorazione riduce del 40% il consumo di energia e le emissioni di anidride carbonica, rispetto alla lavorazione dei nuovi materiali.
I pezzi della collezione sono piccoli capolavori del design, ognuno caratterizzato dalla struttura fortemente lavorata in pieghe plastiche, secondo una tecnica personale della designer.
Si sente fortemente l’influenza del Giappone e della sua lavorazione tipica degli origami, dando nuova accezione al tridimensionale e regalando esperienze visive e non semplici accensioni.
Artemide ha anche collaborato a progetti ambiziosi, lavorando al quartier generale della Pirelli e l’autodromo di Shangai, usato per le gare di Formula 1.
Il cammino di Artemide è ancora lungo, l’identità di questo brand è forte e compatto e continua per la sua strada a testa alta unendo l’amore per la luce alla ricerca progettuale, proponendo pezzi storici di design che ben si allontanano dai prodotti che usualmente vengono proposti dal mercato.
La linea aziendale è ben conscia della potenzialità dei propri designer, da sempre maestri dell’illuminazione per l’illuminazione.

A.B. Smith

Link:
http://www.artemide.it/home/index.action
http://www.artemide.com/azienda/identity.action

Fuorisalone 2017

…waiting for the Milan Design Week

Le grandi aziende che hanno cambiato il design: Artemide

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