Antonella Sacconi fotografa, mostra Nude Forme a La Casa di Vetro, Milano

Antonella Sacconi

Antonella Sacconi – dettaglio dalla fotografia Freedom

Antonella Sacconi Nude Forme a La Casa di Vetro. Capita che Milano regali sorprese tutti i giorni. Come scoprire l’Associazione Casa di Vetro, centro culturale ed espositivo in via Luisa Sanfelice, 3 (vedi MAPPA) che convive in simbiosi con la scuola Sistema Counseling. E capita stupirsi per l’eleganza e la precisione del progetto fotografico di Antonella Sacconi sintetizzato nella mostra, da non perdere – è aperta fino al 20 novembre 2016, curata da Alessandro Luigi Perna e organizzata da Eff&Ci Facciamo Cose – Nude Forme. “La sua – scrive Perna – è una storia di seduzione e amore con l’architettura. Con quella antica, che si nutre di principi classici. E con quella contemporanea, che sembra tanto più disarmonica ma che in fondo si ispira alle stesse regole e risponde alle stesse esigenze: la ricerca del bello, la sfida agli dei o ai limiti della realtà fisica.”

Abbiamo avuto il privilegio di una visita guidata dalla stessa Sacconi all’esposizione. Non abbiamo perso l’occasione di rivolgerle qualche domanda….

Antonella Sacconi

Antonella Sacconi – Forme Nude

Cominciamo dalla presenza dell’essere umano nelle tue foto. L’uomo che costruisce e abita l’architettura, oggetto principale del tuo lavoro..

Il discorso è proprio questo, dell’homo faber: costruttore e fruitore dell’edificio. Ciò che mi interessa è mostrare l’architettura come frutto del lavoro dell’uomo. Le foto comprendono un uomo “piccolo” – anche a evidenziare la scala, le proporzioni – che non si riconosce, senza volto in primo piano. Io non voglio che l’uomo si riconosca, perché questo è l’uomo qualunque. Può essere qualsiasi uomo. E’ l’uomo in quanto tale. A volte non si capisce nemmeno se è femminile o maschile: non importa. E’ l’Homo Faber.

Le tue foto in bianco e nero tolgono ogni superfluo dai volumi e dalle forme. A volte a scapito dei chiaroscuri… Come uno scultore che possa solo “togliere” dalla pietra grezza?

… Ho sempre ammirato moltissimo le foto di architettura. Anche quelle a colori. E mi sono accorta di una cosa: mi colpivano i colori. Guardavo i colori e perdevo le linee. Allora io ho voluto fare l’operazione contraria: non “disturbare” l’occhio (fra virgolette, perché anche le foto a colori d’architettura sono bellissime) perché volevo che si capisse la linea, si giocasse sulle linee. Volevo che l’occhio andasse lì: sulla linea netta che solo il bianco e nero può dare.

Come è nata la tua passione per la fotografia?

E’ nata quando ero ragazzina. I miei genitori avevano varie macchine fotografiche … e una vecchia Voigtländer Sin da piccola mi hanno spiegato come fare. Quando portavamo le foto a sviluppare il fotografo diceva “..Queste sono orrende… e queste sono belle!”. Quelle belle erano le mie. Mi piaceva prestare attenzione ai particolrari… Più tardi, da grande, quando facevo ripetizioni agli studenti d’estate, ho comprato una macchina fotografica Olympus usata – è stata per me un’enorme soddisfazione – e ho iniziato a stampare in casa, con l’ingranditore: mi piaceva la fotografia come qualcosa di creativo. Ho capito, da allora, che con la macchina fotografica si vede meglio.

Viaggi molto. Nelle tue foto c’è architettura di mezzo mondo…

Si. E ho un incubo ricorrente: quello di partire avendo lasciato a casa la macchina fotografica. Di prendere l’aereo e dire “nooo, la macchina fotografica!”… ecco, quello per me è un incubo. Io guardo il mondo attraverso la macchina fotografica. A volte, viaggiando in compagnia qualcuno mi dice: “Guardando nella macchina fotografica non vedi! Ti perdi l’insieme”. Per me non è così.

Il mondo dei ragazzi di oggi è fatto così, grazie agli smartphone e ai social: non esisto se non c’è una fotografia che lo documenta. Tu sei anche insegnante e li frequenti quotidianamente: come interpreti questo “mutamento antropologico”?

Molti di loro la usano in maniera impropria: dove sono, là devono “immortalare” il momento, che sia il piatto che stanno mangiando o il luogo dove si trovano. Questo non mi piace molto. Però vedo che qualcuno è molto attratto dalla street photography… e di conseguenza molti di loro sono interessati a questa mia attività fotografica. Sono anche venuti alla mostra. Mi hanno scritto che gli ho aiutati a vedere le cose “con un altro occhio”… Forse perché sono abituati a guardare le cose in modo univoco. E far spostare a loro la prospettiva è interessante… Poi a loro piace l’idea di non avere un insegnate che fa solo quel lavoro.

Ombre al museo, Parigi 13 marzo 2012, La Gare d’Orsay…

Antonella Sacconi

Antonella Sacconi – Ombre Al Museo – courtesy Alidem

Questa foto rappresenta la mia doppia anima, che è quella dell’insegnante / fotografa. La fotografia è stata scattata in gita scolastica, all’interno della Gare d’Orsay, dove non si può fotografare… Ho visto questa vetrata e le figure, dietro – che per me erano meravigliose… Il custode brontolava e… sono arrivati in aiuto i miei studenti che si sono disposti intorno a me, “coprendomi”, e incitandomi a scattare nell’attimo dell’assenza del custode. Io ho scattato – cosa molto bella – con la complicità dei miei studenti!

Freedom, Beekman Tower, New York, 3 novembre 2014

Beekman Tower

Beekman Tower

Questo è uno degli ultimi palazzi che ha progettato Frank Gehry, l’archistar del Guggenheim Museum di Bilbao. Volevo isolare un particolare, sulle linee di Gehry, che adoro. Fortuna ha voluto che passasse la colomba… che per me ha rappresentato New York: stavo ripensando all’11 settembre. Quella colomba mi ha dato l’idea di chiamare la foto Freedom. Qui c’è una sorta di rinascita… All’inizio non mi aveva colpito. Me la stavo dimenticando…. E’ una foto della quale mi sono innamorata dopo. La sto riscoprendo anche grazie a Alessandro Luigi Perna, il curatore della mostra, che l’ha voluta esporre fortissimamente!

Ventagli di luce, Stazione Mediopadana, Reggio Emilia, 30 giugno 2013

Antonella Sacconi

Antonella Sacconi – Ventagli Di Luce

Questo è Santiago Calatrava. E’ una foto molto diversa da come noi vediamo la stazione di Calatrava, che è tutta bianca e appare praticamente nel nulla ed è di una bellezza sconvolgente Questa fotografia l’ho scattata in serata. Ho scelto volutamente questa luce più “grigiastra” per isolare questi particolari che mi sembravano dei ventagli: davano l’idea di come è fatta la stazione, che è qualcosa di arioso, di spazioso… di spaziale, quasi!

All Around, Piazza Gae Aulenti, Milano 21 giugno 2013

Antonella Sacconi

Antonella Sacconi – All Around

Questa è un po’ una scommessa! Fotografare in un luogo che è fotografato da tutti e trovare un modo originale per farlo… A me piaceva moltissimo questa lampada – che è di Artemide (la lampada Solar Tree di Ross Lovegrove per Artemide) e ho trovato interessante farla diventare parte integrante delle linee della piazza, fotografandola dal basso con un obiettivo fish-eye. Era come se la piazza circondasse la lampada. Era, per me una “nuova visione”.

Ci sono molte foto, in mostra a La Casa del Vetro, dove vengono inquadrate le finestre di palazzi, di condomìnii …con una visione alla Hitchcock di Rear Window (La finestra sul cortile)…

Mi piace moltissimo. Quando abitavo a Firenze avevo un cortile con una serie di case intorno. La sera, al buio, guardavo la luce nelle case degli altri: mi appariva qualcosa di molto bello. Mi sarebbe piaciuto mettermi li con il cavalletto … pero, poi, se ti vedono, si chiedono: questa, che fa? Però è bello. E’ vita.

Da Firenze a Milano. Sei venuta a vivere in una città che è cambiata molto negli ultimi anni…

Io amo Milano. Intanto in virtù della sua “centralità” per la fotografia. Ed è viva. Bisogna sfatare l’idea che Milano sia soltanto una città dove si lavora… o la città della moda. Milano ha dei tesori nascosti straordinari. Faccio un esempio: ieri sono tornata per la seconda volta a San Maurizio, che è spettacolare. … Milano ha il Cenacolo. Milano ha dei musei eccezionali e un’architettura contemporanea al passo con le grandi città europee.
Certo, non si presenta come la città “turistica” per eccellenza, come Venezia, Firenze o Roma… Milano la devi scoprire!

Antonella Sacconi

Antonella Sacconi , Nude Forme a la Casa di Vetro 12-20 novembre

Mostre fotografiche a Milano da non perdere:

Antonella Sacconi Nude Forme a La Casa di Vetro

A cura di:
Alessandro Luigi Perna

Organizzazione di:
Eff&Ci – Facciamo Cose

Periodo di esposizione
Dal 12 al 20 novembre 2016

Orari di apertura al pubblico: tutti i giorni dalle 15.30 alle 19.30. Ultimo ingresso alle 19.

La Casa di Vetro, Via Luisa Sanfelice, 3 – 20137 Milano
www.lacasadivetro.com

Info per il pubblico:
Tel. 02.55019565
federica.candela@effeci-facciamocose.com
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