Joseph Beuys La Tenda Verde, mostra al PAV Torino – intervista al curatore Marco Scotini

Joseph Beuys

PAV Torino – Joseph Beuys La Tenda Verde (Das Grüne Zelt)

La Tenda Verde (Das Grüne Zelt) Joseph Beuys e il concetto ampliato di ecologia: mostra al PAV Parco Arte Vivente di Torino (vedi MAPPA), aperta fino al 19 marzo 2017 – intervista al curatore Marco Scotini, di Maria Zizza.  Indagando il rapporto tra pratiche artistiche e coscienza ecologica, la mostra fa seguito a Earthrise. Visioni pre-ecologiche nell’arte italiana (2015) ed EcologEast. Arte e natura al di là del Muro (2016) e raccoglie opere e materiali di uno dei più importanti artisti del secondo Novecento, Joseph Beuys, mettendone in luce soprattutto il rapporto con la minaccia della crisi ambientale e con la politica tedesca di quegli anni. Di Beuys, di cui si è scritto e studiato in abbondanza, si indaga un’altra prospettiva, più politica e sociale, che lo ha portato, tra le altre cose, a essere presidente del movimento tedesco dei Verdi. Questa mostra è un ottimo motivo per trascorrere una giornata a Torino, per visitare il PAV – che per chi non lo avesse ancora fatto è forse uno dei centri di arte e sperimentazione artistica più interessanti in Italia – e per interrogarsi sul futuro del pianeta e sul nostro, riflettendo grazie a uno degli artisti più complessi e amati. Questi alcuni dei motivi per cui rivolgere qualche domanda a Marco Scotini, critico d’arte, direttore del dipartimento di Arti Visive della NABA e curatore della mostra.

Da un lato un fenomeno tipico della fine del XX secolo come l’estetizzazione di processi, oggetti e quotidianità del reale dall’altro una matrice che si può definire romantica. In che cosa La Tenda Verde è attuale, inserita in questi due estremi?

La Tenda Verde non è solo attuale per la sua denuncia della crisi ambientale e dell’esaurimento delle risorse naturali. Neppure semplicemente perché ci riporta alle prime formulazioni delle politiche ecologiche e dei progetti anticipatori sull’auto-sostenibilità. C’è tutto questo ma c’è anche dell’altro, senza cui la risposta ecologica non sarebbe neppure pensabile. Riportare la figura di Beuys all’interno di tale contesto e, dunque, fuori dallo stereotipo dello sciamano, significa confrontarsi con una condizione post-politica e con i presupposti di un nuovo paradigma estetico. Non si tratta di estetizzare il sociale se uno afferma “Ogni uomo è un artista”. Si tratta, all’opposto, di ridistribuire le funzioni creative e intellettuali a livello collettivo. Abbiamo a che fare con una profonda trasformazione sociologica che tocca tanto la figura dell’artista che quella dell’intellettuale in rapporto ad una produzione alternativa di soggettività. L’artisticità non è più disciplinare ma, al contrario, è come una permanente pedagogia: una procedura di espressione e di autoaffermazione che è trasversale ai diversi modi del fare e del dire, nonché ai differenti gruppi sociali. In questa visione, neppure la politica può continuare ad essere di tipo disciplinare. Fatta cioè di tecnici o di rappresentanti. La Tenda Verde muove in questa direzione e se uno vuol far di Joseph Beuys l’artista demiurgo non è dalla nostra parte.

La mostra di Joseph Beuys è la terza al PAV all’interno di una serie che sottolinea il legame indissolubile tra arte, estetica, politica e scienze. Come è nato e come è stato ragionato il lavoro su Beuys, in relazione anche al fatto che il pubblico del PAV – magari, suppongo io ma non è detto – è più sensibile e avvertito su certi temi sia dal punto di vista estetico sia da quello politico.

Di Beuys in Italia, per motivi noti, si è parlato fin troppo ma solo in una esclusiva direzione. Riproporre al PAV ‘quel Beuys’ ci sarebbe apparso una contraddizione in termini se pensiamo a Piero Gilardi e ai presupposti su cui si fonda il Parco d’Arte Vivente. Per questo abbiamo enfatizzato il ruolo che la voce o il linguaggio hanno avuto nell’artista tedesco come materiale plastico, scultoreo. I suoi discorsi registrati risuonano nelle sale così come lo slogan “Apri bene la bocca” o tutto l’aspetto comunicativo e di propaganda dei suoi poster, cartoline, multipli, edizioni, ecc. Dunque si mette a fuoco soprattutto il Beuys assembleare – tanto in classe con i suoi studenti che nel piazzale del Friedericianum a Kassel per l’Ufficio della Democrazia Diretta, così come nelle proteste dei Verdi. Come diceva Aristotele, l’uomo è un animale politico perché ha la voce, perché prende la parola. Nonostante Beuys abbia voluto riaprire la nostra attività conoscitiva o produttiva organicamente a tutti i sensi, rimane questo primato delle parole. Anche nel caso in cui si tratta di comunicare con una “lepre morta”.

Dal lavoro di Beuys a oggi come si è evoluta e che linea ha preso la riflessione sul rapporto tra pratiche artistiche e crisi ecologica?

Un critico come T. J. Demos ha appena pubblicato un libro dal titolo “Decolonizzare la natura” in cui raccoglie moltissimi esempi da tutto il mondo del rapporto tra eco-attivismo, pratiche artistiche, campi geografici e cultura visuale. Tra poco sarà possibile vedere al PAV una mostra sulla stessa tematica che fa seguito a Vegetation as a Political Agent, all’esposizione Grow It Yourself! e all’altra, Wild Energies. Diciamo che i proseliti di Beuys oggi sono davvero tanti. Ma questi prosecutori non vengono solo dell’artista tedesco ma da tutti quei maestri che al PAV abbiamo individuato come i pionieri degli anni Settanta e a cui abbiamo dedicato le mostre Earthrise, EcologEAST e quest’ultima. Quello che ci interessa è che però le tematiche ambientali o l’ecologia politica siano diventati oggi una sorta di coscienza e sensibilità diffusa.

Fenomeni come il bosco in città, gli orti urbani, il verde condiviso ma anche Isola Pepe Verde a Milano sono la prova di un desiderio di un rapporto diretto e immediato con la terra. Si tratta forse di una “natura addomesticata” (non tanto lontana dall’idea di fondo del Bosco Verticale) che, al di là della volontà di vivere in modo più coerente con certi cicli, rischia di essere l’ennesimo terreno in cui esercitare una “distinzione”?

Non sono proprio convinto che l’alleanza tra istanze eco-attiviste e pratiche artistiche abbia come obbiettivo finale quello dei “boschi verticali”. E non vorrei far confusione tra lo stra-potere del nuovo ghetto-insediamento Garibaldi Repubblica e il senza-potere di Isola Pepe Verde. Qui c’è una incomprensione di fondo. E’ come se si volesse prendere lo slogan neo-liberale “Siate creativi” per la rivendicazione dell’intellettualità di massa di cui parlavo prima a proposito de La Tenda Verde. Al PAV abbiamo fatto l’ultima personale di Bert Theis che vorrei qui ricordare e siamo ben distanti da ogni idea di natura addomestica. La rivendicazione di base dietro le insorgenze ambientaliste non viene a patti con il mercato dei suoli. Tantomeno lo legittima. Se non si comprende che dietro queste istanze c’è la richiesta radicale (e non sedata) del diritto alla città, il verde non si riduce ad altro che ad abbellimento strategico o decòr urbano.

Nella mostra si sottolinea il valore terapeutico attribuito da Beuys alla natura. Che interpretazione diamo delle opere in mostre che pure collegano depressione e potere curativo della natura, dall’esperienza nella fattoria Van Der Grinter alle definizioni a Bolognano?

Non vorrei finire questa intervista con una nota romantica come quella della terapia. Si sa che Beuys usava il mondo naturale come una più ampia metafora sociale e questo è sufficiente a spiegare che senza trasformazione dei sistemi di produzione (delle soggettività, dell’urbano, del lavoro, dei regimi patrimoniali, del potere) non c’è che un uso conformista del termine natura. Termine che può essere impiegato per giustificare qualsiasi cosa: aberrazione dell’idea di razza inclusa, come ci insegna purtroppo la storia.

Intervista e fotografie dell’allestimento di Maria Zizza – si ringrazia per il prezioso contributo Giulia Mengozzi, PAV

Mostra al PAV Torino – Parco Arte Vivente

La Tenda Verde (Das Grüne Zelt)
Joseph Beuys e il concetto ampliato di ecologia

a cura di Marco Scotini

Periodo di apertura: Sabato 5 novembre 2016 – Domenica 19 marzo 2017

PAV | Via Giordano Bruno 31, 10134 – Torino | +39 011 3182235 | press@parcoartevivente.it
Orari: venerdì, 15 – 18; sabato e domenica, 12 – 19; Ingresso: 4 euro; ridotto: 3 euro; gratuito: Abbonamento Torino Musei, Torino+Piemonte
Card, minori di 10 anni, over 65, persone con disabilità

…. > leggi anche gli altri articoli della rubrica di Maria Zizza per Milano Arte Expo magazine.

Maria Zizza

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