Fotografia, Milano: Fabrizio Maestroni in mostra selezionato da Franco Fontana

Mostre fotografiche Milano

Mostre fotografiche Milano – Fabrizio Maestroni nella selezione di Franco Fontana a Spazio Tadini

Mostre fotografiche a Milano: Fabrizio Maestroni – è tra i 31 fotografi scelti da Fontana per la collettiva a Spazio Tadini vedi al > LINK – espone alcune fotografie del progetto Acquarium. Intervista e testo di Federicapaola Capecchi – In voga da tempo ormai le fotografie mosse o sfuocate sono spesso una scelta per rendere l’immagine atemporale o con un senso di indeterminatezza, intima o misteriosa. Maestroni vuole giocare con un’illusione, cerca di astrarre il particolare dal resto dell’immagine, alla ricerca di una liquida confusione. Non in un’accezione negativa: la confusione di luoghi anonimi dove l’indefinito rileva un interesse inaspettato. Immagini blurred in cui cercare che ogni elemento (mano, borsa, piede, occhiale) si relazioni perfettamente con ogni altro elemento, con cui ridurre informazioni ed elementi meno importanti, guardando le quali nutrire il dubbio che sia tutto egualmente importante quanto non di gran peso. Fabrizio Maestroni cerca una sorta di precarietà dove la figura umana lascia nell’occhio di chi guarda un che di riconoscibile ma al tempo stesso sfuggente, insegue una dilatazione del tempo che renda il particolare traccia e protagonista.

Nel saggio di Susan Sontag “Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società” attraverso la citazione della caverna di Platone, troviamo diverse riflessioni su come le fotografie siano forse i più misteriosi oggetti che formano, dandogli spessore, l’ambiente che noi definiamo moderno. Viene posta l’attenzione su come fotografare significhi appropriarsi della cosa che si fotografa, stabilire con il mondo una relazione particolare che dà una sensazione di conoscenza e quindi di potere […] Vorrei commentassimo questo passo del libro, alla luce di quelli che ritieni gli insegnamenti più importanti ricevuti durante la tua esperienza con Franco Fontana, e del problema sollevato dalla Sontag dell’ambiguità della fotografia come strumento di conoscenza.

Nel mito della caverna di Platone le persone erano imprigionate e forzate a osservare ombre proiettate da un fuoco acceso da altri. Forse la fotografia, intesa come “fare fotografia”, è un mezzo possibile per liberarsi da questa prigionia e iniziare a creare autonomamente le proprie “ombre”. Su questo concordo con Sontag che afferma che con lo scatto ci si appropria della cosa che si fotografa. Ricordo al riguardo un insegnamento di Fontana: quando punti l’obiettivo verso un albero, tu diventi l’albero e l’albero diventa te stesso. Il pericolo è che si scambi quella fotografia come un documento della realtà, quando invece è sempre una interpretazione. L’oggetto reale è sempre fuori dalla grotta…

Quali scenari si stanno delineando oggi con il continuo sviluppo delle tecnologie e di un sistema visivo in continua mutazione?In che modo sta cambiando la fotografia?

Credo che social network e mezzi analoghi abbiano un impatto molto più limitato di quello che si pensi sulla fotografia. Ovviamente intendo una fotografia di un certo livello qualitativo e contenutistico. Abbiamo solo strumenti molto più potenti per poter osservare e poter condividere. Mostre di opere di 20, 30, 40 anni fa sono regolarmente proposte e restano in molti casi attualissime, un esempio è lo stesso Fontana, oppure Gastel, visto di recente al Palazzo della Ragione a Milano.

Come cambia il ruolo del fotografo in questo contesto? La consapevolezza di ciò che si produce fa la differenza? Non c’è più spazio per l’improvvisazione?

L’improvvisazione esiste sempre, ma non è facile eseguirla in modo soddisfacente e coerente. Il corso di Fontana ci ha insegnato a cercare maggiormente noi stessi quando fotografiamo, e a metterci in discussione anziché continuare ciecamente a ripetere gli stessi scatti (senza improvvisazione, appunto).

Non vi è tra di voi nessun “Fontaniano” – permettiamoci questo termine – come a dire … Imparate da me a diventare voi … così vi ha insegnato Franco Fontana? Cosa vuol dire fotograficamente e umanamente?

Questa è una lezione fondamentale, e la più difficile. Potrebbe significare anche smettere di fotografare quello che si è fotografato fino ad ora e abbracciare altre vie. Non credo di essere ancora arrivato a questa condizione di “nirvana”, magari ci vorrà tutta la vita, ma sicuramente sarà una motivazione costante di cambiamento e messa in discussione.

Siete un gruppo di fotografi particolarmente eterogeneo. Ciò che vi unisce in questa mostra è un’intenzionalità formale. Storie diverse, personalità fotografiche molto diverse ma unite da un percorso di avvicinamento a sé stessi e al mondo, e soprattutto a quell’attimo di equilibrio che prende corpo in una forma. Ti ritrovi? E cosa pensi abbia spinto Franco Fontana a scegliere te e il tuo lavoro?

Tutti i nostri lavori sono legati da una forte volontà di interpretazione soggettiva del mondo. Credo che il Maestro abbia ritrovato anche nelle mie fotografie questo anelito.

Parliamo del tuo lavoro. Quale la strada e il progetto che hai seguito? Quali risultati ha prodotto, quali che si distinguono in singolarità? Quali riflessioni e scelte, sottese alle immagini, avevi urgenza di rendere visibili?

Il lavoro si chiama “Aquarium”, è un proseguimento sul filone che mi appassiona molto della fotografia di strada. L’elemento singolare è il tempo lungo, l’uso del flash, e l’inquadratura sulle persone che ho cercato sempre di cogliere da una visuale piuttosto bassa, rendendo l’idea della vasca (l’acquario del titolo) in cui queste figure si aggirano. Devo dire che pochi giorni prima di questa mostra Fontana stesso mi ha rinnovato i suoi suggerimenti su come proseguire in questo lavoro, puntando più sui particolari (mani, parti di corpo, eccetera).

Si dice che il grandangolare sia l’ottica eletta per il paesaggio. Le immagini di Franco Fontana provano il contrario. Come ti poni con il tecnicismo in fotografia?

La fotografia è un’arte che per necessità si è sviluppata in parallelo allo strumento tecnico richiesto per compierla. Questo ha portato qualcuno a dare eccessiva importanza alla perfezione tecnica. Ora come ora per me la macchina fotografica deve essere uno strumento il più possibile “trasparente” sia per me sia per le persone che mi ritrovo a fotografare: quindi macchine compatte, modalità P e nient’altro.

Franco Fontana dice di voi che siete un nuovo che si sta muovendo e crescendo. Cosa vedi per te e la tua fotografia?

Forse per il livello a cui sono (di puro appassionato), non mi sono ancora posto il problema di pianificare un futuro in questo ambito. Sempre di più però mi trovo a pensare che devo fotografare prima di tutto (se son esclusivamente) per me stesso, seguendo quello che mi colpisce della realtà al momento, senza pianificazioni.

C’è similitudine tra fotografia e parola?

Certamente, però dal punto di vista della trasmissione del contenuto la parola è lineare, mentre la fotografia ha a disposizione tutto lo spazio davanti allo spettatore, che può interpretarla e immergersi come più gli è consono. Meno immediatezza e linearità ci sono, più si attiva l’interesse.

Fotografia artistica … Aimée Beaubien, Christophe Jacrot, Jacob Aue Sobol, Clarissa Bonet, Adriana Lestido, Keizo Kitajima, Hellen van Meene … per intenderci sono così etichettati…cosa fa di un’immagine una foto artistica? O è il progetto l’idea che la rende tale?

Una immagine se vista all’interno di un progetto coerente acquista sicuramente più valore, sia che si parli di foto artistiche sia di reportage. Per questo anche in vista dell’esposizione, Fontana ci ha spinto a lavorare su progetti di respiro un po’ più ampio. Ovviamente ci sono artisti che hanno una identità così forte da fare di questa idea il proprio stile, per esempio il citato Jacob Aue Sobol, o lo stesso Fontana. Speriamo di poter giungere lì, un giorno…

Mostre di Fotografia a Milano:

Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana

a Spazio Tadini

Periodo: da domenica 23 ottobre a domenica 20 novembre 2016

orari apertura della mostra: da mercoledì a sabato 15:30 – 20:30, domenica 14:30 – 18:00 – chiusura: lunedì e martedì

Ingresso  5 euro

Insieme a Fontana: Alex Mezzenga, Andrea Razzoli, Andrea Simeone Sarchi, Dario Apostoli, Denis Aimar, Elena Melloni, Fausto Corsini, Francesca Della Toffola, Francesco Bucchianeri, Franco Sortini, Lisa Berbardini, Marco La Vista, Massimo De Gennaro, Michela Petti, Paolo Guidotti, Roberto Mirulla, Silvia Dominici, Mirko Lamonaca, Fabrizio Maestroni, Carolina Cuneo, Tea Giobbo, Valeria Fioranti, Maria Rossi, Marzia Braulin, Laura Fabbri, Paola Musumeci, Roberto Tibuzzi, Giuliana Mariniello, Mauro Faletti, Alessandra Carosi.

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